lunedì 16 aprile 2012

Palermo, dove per mangiare si paga poco (5)

5. Trattoria Al Ristoro del Fante (nno Sciupè). Via A. da Lentini n 3

Andate in via Montepellegrino, allo Scaro
(Mercato Ortofrutticolo di Palermo). Di fronte si apre la via Alaimo da Lentini, qualche passo e sulla destra, al numero 3, trovate la trattoria il Ristoro del Fante. In effetti gli avventori più affezionati preferiscono chiamarla Nno Sciupè. Vincenzo Lovalvo era così soprannominato per le sue qualità di Casanova-sciupafemmine.


E questa storia ce la racconta il figlio Tony che con il fratello Luca e la mamma Rosalia (Rosa) Ulizzi (la regina del locale) gestiscono l'attività fondata negli anni '60 dai nonni. Nel 1980 Sciupè, tornato dalla
Germania, la prende in gestione subentrando al padre.

All'interno un unico spazioso ambiente, con le pareti gialle (o verde mela secondo Laura) adornate con temi fiorati e nature morte. 9 tavoli con panche in legno per un totale di 36 posti. Ci colpiscono in particolar modo le tovaglie di cerata infiorata che danno al locale un aspetto allegro e domestico, con gente disposta a chiaccherare. Noi ci sentiamo a casa.

Appena seduti Tony ci indica il muro....cioè il menù: un'enorme gigantografia che elenca i piatti che vengono serviti

Nell'attesa del primo, c'è la possibilità di ammazzare il tempo spizzuliando pomodori secchi, olive, acciughe, insalata di tonno e fagioli o di pomodoro.

Tra i primi, pasta alla bolognese, all'amatriciana,al pomodoro, arrabbiata coi piselli, coi broccoli arriminati e con le sarde. Specialità della casa è la pasta alla grassa, apprezzata a tal punto che si racconta di avventori che la ordinano ben 5 volte a settimana. Porzioni intere o abbondanti mezze porzioni ( a 2 euro e 20 centesimi !).
Come secondi piatti c'è solo l'imbarazzo della scelta: arrosto di vitello, costata di maiale, petto di pollo, carne alla pizzaiola, bollito, spezzatino con patate, polpette al sugo, salsiccia al sugo, calamari fritti (io ho scelto questi ...ottimi)), pesce spada, merluzzo in bianco, e le speciali frittatine di merluzzo. E per gli esterofili c'è anche il gulash.
Da bere vino sfuso, bianco, rosso o mescolato, qualche scelta di vino in bottiglia, birra Forst o Moretti, acqua e soft drink in lattina .
Per frutta fresca un paio di scelte.

Anche qui, come sempre nel nostro giro per trattorie, non abbiamo trovato il dolce. Tony ci confida che non lo chiede mai nessuno, ma qualche volta prova a mettere sul bancone una bella cassata siciliana per attirate quelli che non hanno fretta.

Variegata e vivace la clientela:piloti e hostess dell'Alitalia che alloggiano nel vicino hotel, operai e studenti.

Tra i vip che hanno frequentato il locale Tony ricorda gli attori della serie "Squadra Antimafia"e la Miss Italia Francesca Chillemi.
Noi siamo stati ancora più fortunati, perchè abbiamo incontrato il mitico Gigetto (primo a sinistra nella foto), sedicente attore noto (?) per aver interpretato il lattaio in un film di Lino Ventura.

Per un pranzo completo potete spendere dai 6 ai 12 euro.
La trattoria è aperta tutti i giorni tranne la Domenica. A pranzo dalle 12 alle 15 e a cena dalle 18.30 alle 21.30.(il sabato niente cena)

Il numero di telefono è 091/547871






Pippo Vinci, Laura Picone, Stefano Picone




giovedì 12 aprile 2012

Antologia di Oscuria


la nostra collaboratrice Oscuria ha raccolto molti consensi per i suoi brani pubblicati in questo blog. Per agevolare i suoi numerosi followers la redazione de La Trazzera ha deciso di dedicarle un link- index da cui è facile raggiungere e leggere (o rileggere) i suoi post più cliccati. Buona lettura



1. Linosa , l'isola primigenia (22.05 12) 

2. I compromessi ossimori (19.06.12) 

3. C'era una volta..tutto! (11.07.12) 

4. Who is Who? L’intervista.Quella.Sono in Prima Pagina (13.07.12 ) 

5. Il Festino (20.07.12) 

6. Ogni uomo ha in se la sua profezia (1.08.12) 

7. L'opera al nero   (30/08/12)

8. Fiabe per adulti. Les trois mousquetaires (10/04/13)

9. E' tutto dentro di me  (22/05/13)

10. Un'insolita montagna molto alta  (12/07/13)

11. I film di Oscuria

12 fratelli, sorelle (4.11.13)

13 la violenza del papero muto . 1^ parte (21/11/13)

14 la violenza del papero muto 2^ parte (4.12.13)

15 Parodos (17/01/14)

16 la più bella dl reame (17/02/14)  

17 Mon Anoor (18/03/14) 

18 Intervista con il Mito Ettore, di Troia (6/10/2014)

19 Lucy, la prima donna (23/10/2014) 

20 Franceschino e il lupo (18/06/15)  

21 Lo Ish (24/07/15)


lunedì 9 aprile 2012

Palermo, dove per mangiare si paga poco (4)

4 . Al vero mare (ex da Giusto)– corso Tukory 156


Risalendo corso Tukory dalla Stazione Centrale , oltrepassata la Porta sant'Agata , punto d’ingresso allo storico mercato di Ballarò, sulla sinistra si incontra uno slargo e proprio qui, al numero 156 , si trova la trattoria “Al vero mare” di Salvatore e Maria Drago.


Salvo e Maria hanno rilevato l'esercizio nell’anno 2007 da Giusto Saglimbene che lo aveva fondato negli anni ’40 quando qui semplicemente si beveva e solo di tanto in tanto si servivano fave a coniglio, bollito e pesce palumbo. Il nome era “trattoria da Giusto” ma Salvo si pente di averlo sostituito con l'attuale al vero mare. Dell'antico locale Salvatore ha voluto preservare soltanto una statuetta sacra che troneggia sulla parete della sala principale. La famiglia del proprietario lavora anche nell'ambito dell'antiquariato, l'arredamento e le suppellettili sono testimonianze di questa passione. Salvatore va particolarmente fiero della sua collezione di bottigliette di liquore mignon, esposte in ogni dove.


Appena fuori , all’ingresso del locale tanti cartelli multicolore descrivono menù , specialità e offerte speciali. .. ed un tavolino sul marciapiede dove ci si può accomodare per consumare il pranzo .. in plein air. Dentro , oltrepassato un bancone con condimenti per panini e le immancabili uova sode, si entra in due sale separate da un ampio tronco di arco e con pareti una voltta mezzo parquettate ed ora sostituite da carta da parati. 8 tavoli in tutto per un totale di 45 posti comodi e spaziosi. Sulle tovaglie di telo amaranto un quadrato di carta bianca


La vicinanza del mercato di Ballarò , oramai il più grande e frequentato della città (più del Capo e molto più della Vucciria) , consente a Salvo e Maria di fare comodamente la spesa ogni giorno e quindi di servire pietanze realizzate con prodotti freschissimi. Salvo ci porta il “solito menù plastificato”, dove è possibile leggere di una ampia scelta di pietanze. Gli antipasti tipici sono a buffet: frittatine di ogni tipo, qua si frigge l'impossibile. Poi caponata e canazzo, insalate varie. Ma potete anche ordinare l'antipasto alla carta: insalata di mare, tris affumicato, ostriche, cozze scoppiate, gamberi (cocktail di.., o sgusciati con olive)


Tra i primi pasta aglio e olio, bolognese bianca o rossa, alla grassa, al pesto, con basilico e pomodoro, alla norma, con pomodoro e salsiccia, alla francescana (orgoglio della casa) , con zucchinette e melanzane.
Di secondo buona scelta di carne: pollo alla piastra, costata di vitello, hamburger, involtini di vitello alla palermitana, bollito, trippa, salsiccia e polpette; o ampia scela di pesce: pesce spada arrosto anche panato, gamberi arrostiti, calamari fritti o arrosto, frittura mista Il tutto innaffiato da vino sfuso, bianco o rosso, o imbottiglito proveniente da diverse cantine. O, ancora, birra e classici softdrink (coca , aranciata.....)




Qui (ed è la prima volta in questo giro di trattorie) si può gustare anche un dolce. Di prestigio: parfait di mandorle o tiramisù. Insomma in cucina Salvatore e Maria, che si occupa principalmente degli antipasti, lavorano sodo aiutati dalla cugina (di chi?) .



Tra i vip che hanno mangiato qui Salvatore ricorda il cantante napoletano Nino D’Angelo, l’attore Francesco Benigno e il fondatore della rete Leoluca Orlando. Il prezzo per un pasto completo è molto variabile in funzione della scelta delle pietanze ed oscilla tra i 10 - 12 euro (menù di carne) a 22 (menù di pesce). Beh, in effetti il prezzo è un po’ fuori dai canoni del nostro giro per trattorie, ma lo abbiamo provato e ve ne rendiamo conto ugualmente. Soprattutto per la sua storia e la sua longevità.


Il locale è aperto tutti i gironi tranne la domenica. A pranzo si mangia dalle 12 alle 16 . A cena dalle 19 alle 23.




Cellulare: 3343413022




Pippo Vinci, Laura Picone, Alberto Pioppo. / 4 aprile 2012




martedì 3 aprile 2012

quattro giorni al gelo di Mosca (6 e basta)


il contro reportage di Molcin

Il consiglio più spinoso, lo sapevi dall'inizio, riguarda un capo d'abbigliamento fondamentale: la calzamaglia. Lui ti guarda con commiserazione. Fa tutte le battute cretine del caso. Tua moglie, perfida, ti guarda e gli dice la tragica verità: “Lui la mette sempre”. Allora cerchi di salvare l'onore. Ne prendi una delle tue e gliela offri. Gli fai notare subito che si ferma alle caviglie e che “dunque non è un collant”.




Poi, con complicità tutta maschile, gli mostri la feritoia sul davanti. Non la usi mai perché è una complicazione folle ed è meglio, all'occorrenza, abbassare il tutto come fanno le donne. Ma è una buona rassicurazione agli occhi del mondo. Fai la voce più maschia che puoi e gli dici cameratescamente: “E' proprio studiata per gli uomini, qui la mettono tutti”. Non è vero, questi maledetti russi vanno in giro a “meno 30” anche con i blue jeans, ma è meglio non dirglielo se vuoi ancora sperare di salvarlo. La virilità non viene messa in discussione e lui si convince.


Il problema della calzamaglia però è un altro. Qui ci sono le case più riscaldate del mondo, si arriva anche a 30 gradi sopra zero. Uno sbalzo termico di 60 gradi! Bisogna essere bravissimi a togliere e mettere il supermutandone in qualsiasi occasione (meglio se alla toilette, ovviamente). Perfino al ristorante se hai deciso di starci a lungo. Ma è troppo per uno di “quelli che abbiamo viaggiato”. Eviti di dare ulteriori istruzioni. E l'effetto è devastante. Un eccesso di calzamaglia provoca: riscaldamento eccessivo delle parti basse, impotenza garantita per almeno quindici giorni, e sudorazione fluviale con conseguente cattivo odore generalizzato. Poi dice che un ospite dopo tre giorni puzza, lui ci mette tre ore.


Ma almeno sopravvive. Va in giro per Mosca e vede tutto quello che ha raccontato su La Trazzera. Rompe il divano, cammina molto, mangia tanto e di tutto, giapponese, russo, georgiano. Ma come tutti i turisti italiani ha il suo chiodo fisso: cercare l'Unione Sovietica. La vede ovunque. E dove non la vede, si lamenta che non ci sia. Ti ricorda tuo Zio Michele, che mancava da Palermo da quarant'anni e voleva andare a prendere un gelato al castello Utveggio. “Zio, ma che dici? E' chiuso da sempre”. E lui raccontava che c'era un night e che ci si andava in carrozza e tutte le storie che si leggono sui libri.


L'Unione sovietica non esiste più da vent'anni ma nessuno, all'estero si vuole arrendere alla cosa. Né i nostalgici, né i nemici giurati. E tu che vivi in uno stato parafascista devi pure sentirti di dire che “d'altra parte, qui sono tutti comunisti”.

Ma insomma pensate un attimo a Palermo degli anni Sessanta! Un turista come i nostri di oggi, va in via Roma, si ferma davanti al Palazzo delle Poste e dice: “Ecco come sopravvive l'Italia fascista”. Roba da fisca e pirita. Per fortuna qui sono più tolleranti e ci marciano pure, con finti cimeli sovietici sulle bancarelle a tinchité.


Il nostro amico è più smaliziato. Ammette che le cose sono cambiate. Ascolta quando gli dici che i ragazzi delle scuole confondono Lenin con Stalin e che in fondo non sanno bene chi siano. Ma è più forte di lui. Fotografa le falci e martello, si indigna quando vede i lucchetti di Moccia che “hanno infestato anche il Paradiso del Popolo”. Si schifa all'idea che che Lada e le Zhigulì siano solo roba da museo o capricci per i nuovi ricchi come la nostra Balilla o la Topolino.


Ma questo è un altro discorso. Ritornerà con il caldo e gli spiegherete meglio le cose. Intanto è vivo e ancora ti domandi come mai. All'aeroporto, senza calzamaglia, sorride anche lui per lo scampato pericolo. E in fondo sei contento di poterlo ancora rivedere. Anche perché non ha ancora risposto alla eterna domanda: “Dove cavolo eri quella mattina del 1974?” - FINE



Molcin

sabato 31 marzo 2012

Palermo, dove per mangiare si paga poco (3)

3. Trattoria Trapani -piazza Giulio Cesare 16

Percorrete controsenso via Roma fino alla Stazione Centrale, invece di prendere il treno rivolgete il vostro sguardo a sinistra: Albergo Elena. Al piano terra di questo edificio,al numero civico 16 trovate la trattoria Trapani di Francesco Scaccia.

Entrando dalla piccola porticina in legno con tre vetrate ornate da rustiche tendine, vi sembrerà di essere finiti nella mensa dell'oratorio di S. Gennaro al Vomero. Due sale ampie con un arredamento essenziale, 50 posti a sedere in 11 tavoli distanti l'uno dall'altro, in modo da garantire la privacy dei commensali.
Appena seduti, ritornerete agli anni della vostra infanzia: ricordate le sedie della scuola elementare? Ecco, uguali.


E sui tavoli, il menù plastificato a difesa degli schizzi oleosi.
Vi consigliamo di iniziare con l'antipasto della casa, ricco e variegato: salame, formaggi, carciofini, funghetti e acciughe. Se risultate simpatici vi offriranno aggratis anche un piatto di panelle.
Tra i primi pasta alla bolognese, al pomodoro, con gamberi, con le vongole, alla boscaiola,al nero di seppia, con broccoli arriminati e la ospedaliera pastina in brodo.

Francesco tiene a sottolineare che la pasta è cucinata al momento. Ma prima di esultare per la bella notizia sappiate che sarete tutti costretti a mangiare, anche se con diversi condimenti, lo stesso tipo di pasta. Francesco fa una sola calata per ogni tavolo. Il più toco di voi (il capobranco) sceglierà per tutti. Poco importa se sarete costretti a mangiare linguine alla norma (?!).

Tra i secondi, fettine ai ferri, arrosto panato o alla palermitana (ossia panato con limone, aglio, spezie varie), filetto di pollo, involtini, agnello ai ferri, carne alla pizzaiola.
Tra i secondi di pesce, orata, sarago o pesce spada allagriglia , calamari fritti.


Da bere, oltre alla birra Kronenburg e soft drink (cocacola e aranciata), il menù vi propone la scelta tra vino sfuso rosso o bianco della cantina... Settesoli. Se scegli il bianco, non c'è problema. Ma se scegli il rosso e lo vuoi proprio rosso, azzicchi (perdi, rimani deluso). Qui si serve solo vino rosato.

Riguardo al dolce, al terzo tentativo abbiamo scoperto che il dessert, in questo tipo di locali, è cosa molto rara. La frutta fresca, invece, c'è.

Il prezzo di un pasto completo oscilla tra i 12 e i 18 euro, in contanti.

La famiglia Scaccia ha preso in gestione la trattoria nel 1965 mantenendo il nome datogli dal precedente oste ( finalmente uso questa parola). La conduzione è familiare , in cucina lavorano il fratello, la mamma e la nipote.
Il segreto del suo successo, afferma con orgoglio Francesco, è tutto nel suo motto: "poche ma spesso". Fare la spesa solo per il fabbisogno giornaliero. Questo significa che vi conviene arrivarci presto, altrimenti gli altri si fottono la spesa.

Il locale ha una clientela fissa autoctona, ma potrete incontrare spesso anche numerosi turisti, vista la vicinanza con la stazione. E Francesco esprime la sua soddisfazione tutta concentrata nella frase "Ai spic inglisc veri uell". Tra i personaggi famosi che hanno frequentato il locale, il grande Walter Chiari.

Il locale è aperto dal lunedì al sabato a pranzo dalle 12 alle 15, a cena dal lunedì al venerdì dalle 19 alle 21,30. Giorno di chiusura domenica.

tel 091 61 61 642

Pippo Vinci, Laura Picone, Alberto Pioppo

mercoledì 28 marzo 2012

quattro giorni al gelo a Mosca (5)

la Moscova surgelata

il controreportage di Molcin



Se tutte le volte che senti al telefono un tuo amico gli dici “vienimi a trovare, mi raccomando!”, poi non puoi prendertela con nessuno.

Se poi precisi con tono furbetto “ma vieni d'inverno, se no che gusto c'é?”, allora sei proprio un cretino perverso. E pericoloso.
Perfetto: unico colpevole di omicidio meteorologico premeditato.E quando lo vai a prendere all'aeroporto con la faccia da mamma ansiosa, gli fai subito un esame dettagliato al primo sguardo. Desolante. Giacchetta rossa che non andrebbe bene nemmeno a Piano Battaglia d'autunno, cappellino da jogging al Foro Italico, scarpe da assideramento sicuro e guanti da passeggio. Ma almeno ti confortano le misure: normali, trovare una cassa per il rimpatrio non dovrebbe essere difficile.
Lo realizzi una mattina di febbraio quando arriva a sorpresa la telefonata fatale: “Sono al consolato russo di Mondello, ho preso il visto. Arrivo tra tre giorni”. Mondello? Basta la parola e il caro vecchio fruscio della linea eternamente disturbata, diventa rumore di spiaggia affollata, ragazze in coda al baretto, coltelli che affettano polpo bollito da Calogero. Non sei proprio sicuro ma ti sembra anche di sentire una voce che grida “Cocco bello!”


Guardi il termometro di casa e hai la conferma delle tue preoccupazioni: meno 28, e c'è pure il sole. Ti ricomponi e annunci serissimo a tua moglie: “Questo ci muore qua. Ma come facciamo a rimandare la salma a Palermo?”. Lei ci pensa, ma non lo sa. Nessuno aveva mai azzardato una visita di questi tempi. E poi, come fanno tutte le mogli del mondo, a qualsiasi temperatura, attacca: “Sei tu che lo hai convinto a venire, poverino”.

E allora lo richiami e gli dai consigli: un collare al posto della sciarpa, un cappello vero, un piumino super... Ma mentre parli ti senti come certi insegnanti di applicazione tecnica o certi supplenti a “tre giorni”. Parli da solo e senti pure l'eco. Del resto l'amico in questione fa parte della categoria peggiore. E anche lui uno di “quelli che abbiamo viaggiato”. Li conosco, siamo tutti uguali, un po' Tex Willer, un po' Amundsen: “Noi che siamo stati qua, che abbiamo visto quelle cose lì, che ce la siamo cavata perfino quella volta in quel posto assurdo... figurati se abbiamo bisogno di consigli”.


Ormai certo che potrebbe essere il vostro ultimo incontro, lo accogli con affetto e cerchi almeno di appurare quelle cose che rischi di non sapere mai più. “Ma è vero che quella volta a scuola hai fatto la spia con il professore di Matematica?”, oppure “Mi dici finalmente perché mi hai dato buca quella mattina del 18 ottobre del 1974?”



Non che ti interessi davvero ma è tanto per recuperare qualcosa. Quando sarà un blocco di ghiaccio senza vita, potrebbe rimanerti la curiosità.
Ma “quelli che abbiamo viaggiato”, hanno mille risorse. E la faccia come il culo. Quando dopo i confortevoli tunnel dell'aeroporto, le cabine del treno, i vagoni riscaldati della metropolitana, ci tocca uscire all'aria aperta, non fa una piega. Un po' per orgoglio, un po' per sopraggiunta rigidità. Ti commuovi, sei fiero di lui. Almeno, tutto finirà con grande dignità.


Certo, cammina rasente i muri, evita con nonchalance gli spazi più aperti. E tu scopri un inconfessabile piacere sadico nell'avvertirlo: “Attento. Dai tetti potrebbe caderti in testa anche una mezza tonnellata di ghiaccio”. E, forse a causa dell'ansia e del senso di colpa, la natura umana dà il peggio di sé. Lo guardi mentre si intirizzisce sempre più mentre viene al vento gelido del centro della strada, e gli butti lì con la voce da John Wayne: “Sai, la temperatura è un po' salita di recente. Fa quasi caldo”. Lui regge il gioco, applica la vecchia formula del non dare soddisfazione. Tu godi. Ecchecavolo, se devi passare per assassino, almeno ti diverti un po'!


A casa, comunque ci arrivate. Lui continua a fingere di star bene ma ha preso un colore strano. Andrebbe messo qualche minuto nel microonde. Ma è difficile, bisognerebbe tagliarlo a pezzetti. Tua moglie gli fa mille feste. Il colpevole, è evidente sei tu, ma lei è veramente contenta di vederlo. E si scatena a sua volta nella lista dei consigli. Lui non ascolta ma questa volta non è questione di orgoglio, ha proprio i neuroni congelati. Mai visto così rimbambito, nemmeno davanti a una versione di latino!... continua



Molcin



domenica 25 marzo 2012

Palermo, dove per mangiare si paga poco (2)


2. Tiracasciuni, via Colonna Rotta 5

Percorrete via Colonna Rotta verso piazza Indipendenza, superate la famosa pasticceria Cappello (quella della sette veli), dopo pochi passi sulla destra trovate una voragine. Qui, fin dal 1980, c'era la trattoria Tiracasciuni Ma non vi scoraggiate, proseguite e al numero civico 5 troverete il nuovo locale.

Tre anni fa, infatti, Maurizio Virzì ha dovuto trasferire l'attività che il padre Giovanni gestito con successo per 30 anni. Giovanni decise di dare questo nome al suo locale perchè proprio lui, intraprendente giovanotto, era il Tiracasciuni: trasportava un carretto con varie mercanzie tra cui anche il carbone.

Nei due piccoli ambienti ci sono 12 tavoli e una cinquantina di posti. Le tovaglie a quadretti bianchi e blu, anche se di carta, richiamano le tradizionali tovaglie dell'antica taverna. L'ambiente è caldo e accogliente,quasi familiare. Alle pareti Maurizio ha collocato tutti gli oggetti e i ricordi che hanno fatto la storia del tiracasciuni:
foto in bianco e nero, antichi utensili da cucina, quadri, botti in legno e tipici oggetti da taverna.

Re della cucina è Giovanni Virzì, che ha iniziato la sua carriera vendendo pane ca meusa proprio sul marciapiede in via Colonna Rotta . Mamma Concetta, depositaria della tradizionale saggezza culinaria della famiglia, viene spesso ad aiutare i figli.

La trattoria offre due tipi di menù: uno alla carta che vi mostreranno, soprattutto se non siete palermitani, e l'altro, più tipico, che Maurizio vi proporrà a voce.
Come antipasto della casa un ricco piatto con acciughe, olive, caponata, frittatine di ogni tipo, involtini di melanzana. Tra i primi linguine allo scoglio, pasta alla norma,pasta alla carbonara.
Come secondi involtini di pesce,involtini di carne, polpette.

Ma se il menù ancora non vi soddisfa, chiedete a Maurizio. E' in grado di offrirvi la pasta con le sarde e finocchietto selvatico, pasta con la glassa o con i broccoli arriminati e, ovviamente, la squisita pasta Tiracasciuni con sugo di salsiccia e melanzane. Tra i secondi il bollito, lo spezzatino e la specialità della casa : la frittura di pesce con gamberetti, calamari e cappuccetti.
Oltre al vino della casa, bianco o rosso, il locale vi offre un'ampia scelta di vini di qualità. Ma noi preferiamo sempre quello da taverna, voi fate come volete. Giunti al dolce, Maurizio vi consiglierà di uscire dal locale, fare 50 metri e rivolgervi alla famosa pasticceria Cappello.


Per un pasto completo non spenderete più di 13-15 euro, solo in contanti.
Il locale è frequentato da ogni tipo di clientela, e tra questi Maurizio ricorda Totò Cuffaro, Toti e Totino, Nino Martinez, e il primo palermitano ad essere entrato al GF.


La trattoria è aperta tutti i giorni ( inclusa la domenica) a pranzo dalle 12 alle 15 e il sabato anche a cena dalle 19 alle 23.

Telefono: 091 25 30 332
cellulare : 327 289 97 42



vai all'elenco delle trattorie recensite



Giovanni, nella sua storica trattoria


Pippo Vinci, Laura Picone, Alberto Pioppo

sabato 24 marzo 2012

quattro giorni al gelo di mosca (4)


5- la verità
nel lontano 1984, e per la verità anche prima, il giornale più venduto a Mosca, in tutta la Russia e in tutta la URSS, era la PRAVDA che , tadotto in italiano, vuol dire Verità (?!?!?!). Molcin, a questo punto, mi racconta che recentemente Sergiej Shemuk , un minatore di una sperduta provincia russa, ha battuto il leggendario record di persistenza e produttività al lavoro di Stachanov da cui deriva il termine stakanovista. Che si attribuisce a tutti quei lavoratori che, indefessamente, stanno al lavoro (duro lavoro) ben oltre il tempo loro richiesto. In effetti Stachanov non fece il record di persistenza al lavoro, ma di produttività, estraendo in poco più di 5 ore ben 102 tonnellate di carbone. Shemuk nel 2010 ne ha estratte 170 nello stesso tempo.
Da cui il termine Shemukista , che suona un po' male.

Il giornalista della Pravda che ai tempi scrisse il pezzo su Stachanov, fece un errore attribuendo a Stachanov un nome diverso da quello giusto (Aleksander invece di Aleksej... o viceversa). Ma la Pravda è la verità e non può sbagliare e quindi Stalin diede ordine di cambiare i documenti di Stachanov e di tutta la sua famiglia - leggi l'articolo di Nicola Lombardozzi su la Repubblica -

Molcin mi dice che la Pravda non si vede più in giro; è solo un piccolo giornale di partito. Ed ecco perchè la foto che vedete in alto a sinistra, e che ho scattato sul metrò, è una foto rara e futuramente storica

6 - paese che vai usanze che ... copi
Partendo dalla provinciale Italia pensavo di raggiungere un posto (la Russia) più evoluto almeno dal punto di vista del livello culturale dei suoi abitanti. In effetti Mosca è piena di teatri. Ci sono teatri ovunque anche in periferia. E c'è pure un quotidiano (mi informano Molcin e mrs Quillery) che parla solo di cultura. Ed è vendutissimo. Altro che Pravda!
Bene, tutto convinto di ciò, vengo condotto sul ponte dell'amore. Sul ponte dell'amore? E qui la delusione è cocente e disarmente. Il ponte dell'amore è un ponte sulla Moscova pieno di alberelli di ferro stracolmi di..catenacci dell'amore di Moccia! No, Moccia no! Qui, in effetti, manco sanno chi è Moccia , ma hanno preso questa becera usanza importandola acriticamente da qualche becera città occidentale.

7 - la pasta a Mosca
Dopo la delusione del ponte di catenacci ci facciamo la solita passeggiata al gelo fino a che uno dei tre (io per la precisione) non decide che c'è troppo freddo. Imploro i miei due ospiti di portarmi al riparo per bere un tè o un caffè o, comunque, una cosa liquida e caldissma. Anche acqua del radiatore di una Lada appena spenta.
Sono le 5 del pomeriggio, il gelo è totale (tipo the day after tomorrow) ed entriamo in un elegante caffè. Il camerire appena realizza che siamo italiani ci dice che è pronta dell'ottima pasta asciutta. Alle 5 del pomeriggio? No grazie, noi vogliamo un caffè, magari con un dolcetto

8 - grande, molto grande
tornando a casa passiamo davanti al teatro più famoso del mondo : il Bolscioj. Molcin mi dice che Bolscioj vuol dire grande , anzi massimo. Quindi teatro Bolscioj vuol dire teatro massimo come quello di Palermo. Ma bolscioi si usa pure per dire grazie mille: spassiba bolscioj e anche nel termine Bolscevico c'è la radice bolscioi. Bolscevichi, infatti, vuol dir più o meno quelli della maggioranza.

9- a casa di Molcin
Molcin e mrs Quillery stanno in una bella casa di una bella zona di Mosca , quella della Arbat. A me tocca dormire in un largo (bolscioj) divano letto di solida fattura sovietica. E' comodo e resistente. Ma durante la penultima notte collassa (crolla) dalla parte del capezzale portandosi sul pavimento anche la mia testa. Nulla di grave, ma la sera successiva abbiamo dovuto procedere al tentativo di aggiustarlo. Se no sarei stato costretto a dormire in un divano più bolscioj e più comodo. In un stanza molto bolscioj!
Io e Molcin, in caldi abiti da notte, subito dopo la partita del Napoli che ha umiliato il Chelsea, abbiamo cominciato a manipolare il divano sovietico. Che essendo sovietico era pesante, austero e inaggiustabile se non da validi e geniali ingegneri sovietici stakanovisti. Quelli che hanno costruito la Vostok I di Yuri Gagarin. Infatti siamo stati due o tre ore solo per capire il geniale meccanismo che doveva impedire il crollo del mobile. E dopo avere buttato sangue e fiumi di sudore ci siamo arresi, certi che il solo modo di aggiustarlo era quello , prima, di distruggerlo. Molcin mi vuole chiedere i danni....Io lo stesso a lui, simulando un forte dolore alla tempia sinistra dovuta alla zuccata sul pavimento di marmo della Siberia. Ci accordiamo per un pareggio a reti inviolate e mi vado a coricare nel ben più comodo divano del salotto!

10 - si torna in patria
..con la promessa di tornare quando farà più caldo. Molcin mi dice che della Russia non ho capito niente solo solo perchè non incontrato un solo russo. E me ne andavo proprio il giorno in cui era stata organizzata una cena con suoi amici e collaboratori russi. Peccato, mi sarebbe piaciuto incontrarli, ma avrei capito di più? Sarei risuscito in una cena a cogliere lo spirito russo? O avrei piuttosto condizionato la loro russezza con la mia siciliezza!

pippo vinci

nella prossima puntata (l'ultima) il controreportage di Molcin. Da non perdere!

mercoledì 21 marzo 2012

Palermo,dove per mangiare si paga poco

(aggiornata al 26 novembre 2013)
Ecco l'elenco delle trattorie palermitane visitate e recensite per voi dagli inviati della Trazzera. Sono osterie tradizionali, purtroppo in via di estinzione, accomunate dall'ambiente (accogliente e familiare) e dalla pasta alla glassa (o grassa) che non manca mai nel menu. Fino a 10-15 anni fa, di questo tipo di trattorie Palermo era piena.


C'era Totò Coca Cola (alla Fiera) , Musso pittato (a Villa Trabia) , I Cocchieri (alla Magione) , Trattoria degli Artisti o il lottatore (via Ariosto), Pink and Black (arco di Cutò) Qualcuna è sopravvissuta alla crisi rinnovandosi, qualcun'altra è fallita proprio per il tentativo di rinnovarsi.Una , da noi recensita, ha chiuso i battenti da poco (fangò)

Insomma ora ne sono rimaste veramente poche e qualcuna l'abbiamo scovata. Cliccate sull'immagine e leggete il racconto dei nostri inviati.




L'ORSACCHIOTTO









DA DON CICCIO SI MANGIA BENE








TIRACASCIUNI







FANGO'  (CHIUSA DLL'OTTOBRE 2012)








TRATTORIA TRAPANI







AL VERO MARE








DA PINO (piscia e trema)







IL RISTORO DEL FANTE (nni Sciupè)







  TRIMULINA







    IL BERSAGLIERE








          
OSTERIA LO BIANCO








OSTERIA CUTO'S







http://latrazzera.blogspot.it/2013/11/palermo-dove-per-mangiare-paga-poco-13.html
PEPPINO ALLA GUADAGNA






lunedì 19 marzo 2012

quasi amici: quasi una offesa ai disabili "normali"

Un film ruffiano e offensivo che piace agli spettatori perchè li solleva dal senso di colpa verso i disabili. Ecco, in sintesi, il mio giudizio su questo film evento che sta spopolando ai botteghini di mezza Europa.

La disabilità è una tragica e drammatica evenianza e farci sopra una commedia da ridere è difficilissimo e rischioso.
Diciamo in breve quali sono gli elementi di questo film:
1 un disabile totale, ma ricco sfondato
2 un badante bello, muscoloso, alternativo, duro, simpaticissimo, intelligente, convincente, non convenzionale e che sa tutto (proprio tutto) della vita.

Bastano questi due elementi per dire che il film è una favola lontana anni luce dalla realtà. Ed anche se lo stesso film è tratto da una storia vera (così dicono) anche questa storia vera è anch'essa lontana anni luce dal 99,99% delle vite reali di disabili veri.

Altro elemento sono le numerose battute sui disabili contenute nel film e che fanno ridere la platea che anche in questi momenti si libera del proprio senso di colpa e di giusto rispetto verso queste sfortunate persone. Es “sai dove lo trovi un tetraplegico?... Lì dove lo hai lasciato!” Immaginate se battute di questo tipo venissero fatte in un salotto od in pubblico, magari proprio in presenza di un disabile. Il gelo calerebbe sul salotto. E sono certo che nessuno si permetterebbe di ridere. Giustamente.

Insomma non credo che il film dia l'immagine del dramma della disabilità, anzi quasi quasi lo nasconde facendo un brutto servizio a tutti coloro che di disabilità soffrono ogni giorno e parlo dei disabili e di chi sta loro attorno e li accudisce ogni ora del giorno ed ogni ora della notte.

Direi che questo film fa il paio con il film “la vita è bella” di Benigni, film che nascondeva dietro un irreale gioco per bambini la realtà di un'altra immane tragedia che ha colpito il genere umano: la Shoah
Insomma il successo del film è proprio qui: la liberazione collettiva dal senso di colpa!

Tutti di fronte al dramma del disabile ci troviamo imbarazzati , incapaci dei dare aiuto e, se lo diamo, ci sentiamo profondamente frustrati dal fatto che il nostro aiuto serva a poco e che non potrà mai lenire adeguatamente la sofferenza. Ed ecco che questo film ti dice invece: ma dai, non è poi così grave la disabilità se sei un miliardario e se per badante hai un aitante e simpatico attore di Hollywood!
Pietro Limina

giovedì 15 marzo 2012

Palermo, dove per mangiare si paga poco (1)


1. Da Francò (o Fangò)- via Enna 8, Palermo
(il locale ha chiuso i battenti nell'anno 2014)

La bettola di Franco Scalavino è aperta dal 1970 e state certi che, da quella data, non ha subito alcuna modifica. Il quartiere è di quelli buoni (siamo nella zona di via Catania alta ) ed è questo uno dei motivi per cui una locanda di questo tipo viene poco frequentata. "Na vota ci vinianu l'operai ca facianu i mastri pi chiddi ricchi ora cu sta crisi un travagghia cchiù nuddu, l'operai sparieru..e un travagghiu mancu ìu!" * (vedi traduzione in fondo al post)

Arrivati in via Enna 8 non vi accorgerete di essere davanti alla bettola. Niente insegna, due botti posteggiate sul marciapiede, una saracinesca chiusa per 1/4 e tante casse di birra che ostacolano l'ingresso.

Dentro, in un unico ambiente, 4 tavoli con panche di legno, coperti da cerate a fiori dai colori sbiaditi. Attorno a voi c'è... di tutto: bottiglie vuote, televisore vintage, radio anni ' 60, ancora casse di birra sparse ovunque, statue di santi e beati, stampe retrò, caricature con fumetto, mensole con boccali ca fannu scena ed una gigantesca riproduzione di una banconota da 100 mila lire appesa alla parete, un frigorifero Indesit proprio all'entrata, che custodisce gli ingredienti deperibili. Tutto appare..... sbiadito e grigio. Uno spettacolo da non perdere. C'è persino un vassoio con uova sode e sale, pret a porter.

Se deciderete di restare, sedetevi al tavolo e Franco vi elencherà i piatti del giorno: non estiste un menù alla carta, tutto dipende da come si è svegliato Franco. Se si è svegliato bene potrete gustare, tra i primi, la classica carrettiera, la bolognese rossa o in bianco, la pasta con la glassa (con o senza carne) , con i broccoli arriminati, con pic pac o una semplice sugheppiselli. A volte pure con vongole e salsa. Se siete fortunati la pasta sarà al dente, ma se è un po' tardino, niente timore , alla vostra richiesta Franco cucinerà gli spaghetti freschi freschi per voi. Basta pazientare un po'.

Nell'attesa potete spizziculiare acciughe ed olive. Tra i secondi polpette con piselli, bollito, spezzatino, sasizza al sugo, fegato, arrosto panato, cacòccioli (carciofi) in umido o alla viddanedda. Ma attenzione, se avete delle preferenze avvisate Franco il giorno prima. E per avvisarlo dovete proprio andarci, il giorno prima , perchè da Francò non c'è telefono (fisso o mobile che sia). Il venerdì, ovviamente, pesce : Franco arroste (arrostisce) sgombro, pesce palumbo. Poi baccalà e merluzzo, Tonno ocn cipolle, vugghioli fritti
Se siete molto, ma molto fortunati, potrete anche gustare quelle che lo stesso Franco ritiene essere le sue specialità: polpettone(di carne) e polpette di sarde. Il tutto accompagnato da vino da taverna della cantina Abbate, Birra Forst o Bavaria, acqua, coca cola.

Mentre Franco cucina (e lo potete pure vedere nella piccola cucina ... aperta al pubblico) , potrete conversare con un personaggio che sicuramente troverete seduto ad un tavolo mentre beve e fuma sigarette ca' si fa' iddu stissu. E' una fonte inesauribile di informazioni, racconti e sentenze sulle trattorie palermitane, ma non solo. Interrogatelo su tutto, risponderà su tutto con acume e linguaggio forbito. (di spalle nella foto 2)

Alla fine del pranzo, se non sarete pienamente soddisfatti per la qualità, lo sarete sicuramente per il prezzo. Che non supera i 8 -1 2 euro per un pasto completo.

Tra i personaggi che hanno frequentato il locale Franco ricorda con orgoglio Toti e Totino, Gigi Burruano e Tony Sperandeo.

Il locale è aperto tutti i giorni , tranne la domenica, dalle ... 10 alle 16. E potete recarvi lì anche soltanto per farvi un bicchierino. Una volta qui era il regno del tocco di birra. E Franco lo ricorda con le lacrime agli occhi. Lui era un campione!
Insomma, andare da Fangò non è solo iri a manciari, ma un' emozionante esperienza .... unica!

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*Una volta venivano gli operai che facevano i muratori per i ricchi, ora con questa crisi non lavora più nessuno, gli operai sono spariti e non lavoro neppure io

Pippo Vinci, Laura Picone, Alberto Pioppo