mercoledì 16 maggio 2012

Un week end di impegno e musica da paura a Palermo


eccoci qua.
a sinistra, la locandina che ha compilato ieri mia moglie, Elisa, bibliotecaria alla "Danilo Dolci" presso la media Virgilio (via Valdemone a Palermo), per la presentazione (in biblioteca, naturalmente) del libro di Luisa Anchisi, "Forza di gravità - storie di normale disabilità", edito da Erickson Live: venerdì 25 alle ore 17.
Nella locandina c'è anche una minima recensione fatta da me...
Il secondo appuntamento è per l'indomani, sabato 26 maggio alle ore 20.45, nei locali del circolo Arci "Tavola Tonda", in via Tavola Tonda (dietro alla Camera del Lavoro e al ristorante Tina Pica - a loro volta, dietro San Domenico di via Roma).
Tarantino deve ancora fare la locandina ma soltanto perché non ha ancora il materiale. Appena sarà pronta, la pubblicheremo.
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Orbene, per il 26 a Tavola Tonda: La presentazione del libro di questa allegra giovanotta piemontese disabile, che a sua volta lavora da istitutrice per disabili, sarà contornata da uno spettacolo di musiche e reading. Il gruppo suonante si chiama "Scuzz Scazz Ammazza Jazz", il reading si farà con <<I Testi di jazz>> di Pippo Montedoro (che è convinto di essere post dadaista) letti anche da Rita Foti e Margherita Gioia; tutti insieme, quindi, presenteranno malamente, al cospetto dell'autrice, il libro di Luisa.
Musiche, soltanto di autori morti da un casino di tempo così non ci paghiamo i diritti.
Ingresso, euro 4
sipuòfare
(pippo montedoro)

sabato 12 maggio 2012

Palermo, dove per mangiare si paga poco (8)

8- Trattoria Da Pino (Piscia e trema), via Spezio 6 al Borgo Vecchio.



Siete a piazza Sturzo e prima di inoltrarvi verso il Borgo Vecchio sulla vostra destra, dietro il gazebo dell'Amat, trovate la trattoria.

L'insegna riporta il nome "Da Pino", ma tutti conoscono il locale come Piscia e Trema, dal soprannome che fu appioppato al primo proprietario Pino Pipitone (foto a sinistra) , per via di una.... disavventura in bagno a seguito di una allegra bevuta con gli amici.



La trattoria nasce nel 1961 come punto di ritrovo privato di Pino e dei suoi vecchi compagni del dopolavoro, che trascorrevano il tempo libero tra partite a carte, uova sode e bicchieri di buon vino. Oggi è una trattoria frequentata da tutti i palermitani.



Appena entrati, si è pervasi da un'atmosfera accogliente e familiare.L'ambiente è infatti allegro e genuino ca veni u' prìu.

Tre sale con 10 tavoli (da sei posti) in perfetto stile osteria, con tanto di cerata a quadretti bianchi e rossi per un totale di 60 posti. Giovanni Pipitone (figlio di Pino e attuale proprietario) vi accoglie calorosamente e vi fa accomodare dove capita, anche (meglio) se con altri avventori. E, se non fate gli orsi, potrete dar vita ad un inatteso e cordiale simposio.


Tra gli arredi spicca la bella cassa in
stile Liberty (foto in basso); foto d'epoca ed una parete dedicata alle storiche formazioni del Palermo calcio.



Il menù è stampato sulla tovaglietta di carta sotto il coperto, ma Giovanni (o il figlio Rosario) vi aggiungono sempre quelli che sono i piatti del giorno, secondo la disponibiltà degli ingredienti.





Tra gli antipasti: caponata di melanzane, frittella (fave, carciofi, piselli), antipasto rustico all'italiana, insalata di bollito.



Tra i primi piatti: spaghetti alla bolognese (bianca o rossa), alla glassa, al pomodoro, con piselli, alla carrettiera, con sarde e finocchietti, alla Don Giovanni, alla amatriciana, con anciova



Tra i secondi : bollito, spezzatino con patate, braciola di maiale ai ferri, salsiccia, bistecca di vitello ai ferri, spiedini alla siciliana, trippa alla levitana, bollito con fagioli, arista al forno, agnello al forno, spezzatino alla genovese, pizzaiola con patate. E infine il pesce di giornata ( merluzzo bollito, polpi murati, pesce spada alla griglia , calamari fritti o arrostiti).




Per finire c'è addirittura una buona scelta di dolci (cassata al forno, profitteroles, delizie al limone), frutta fresca e gelati industriali.

Da bere vino sfuso, birra, cocacola, sprite, fanta, spuma (passito), puri o mescolati fra di loro. Da provare vino bianco (o birra) con gassosa!



Il simpatico Rosario, copia precisa di nonno Pino, che ci dà prova di insospettabili abilità letterarie, ci sciorina un elenco interminabile di personaggi famosi che hanno frequentato il locale: Francesco Benigno, Stefano Bolle, Aldo Cacioppo, i fratelli Tedesco, Totò Schillaci, i politici Miccichè, Costa e Ferrandelli, il pianista Stefano Bollani, Roland Petit e Mantovani che ha anche regalato loro la maglia autografata esposta alla parete. Anche la bella attrice Maria Grazia Cucinotta è stata qui, ma è dovuta fuggire prima di accomodarsi perché troppo ammirata dagli...... avventori.





Per un pasto completo potrete spendere dai 10 ai 15 euro, in contanti.



Il locale è aperto tutti i giorni a pranzo dalle 12 alle 15,30. La cena è servita solo di venerdì e di sabato dalle 20 alle 23. Chiuso la domenica.
Impossibile telefonare... non c'è telefono.

giovedì 10 maggio 2012

2002, la prima volta a Cuba (6)

Sabato 5 gennaio 2002 – sesto giorno

Pappo

Dopo avere fatto colazione da Mercedes prendiamo la macchina che la stessa matrona ci ha affittato. Mercedes è una signorona gioviale, bassotta, colta (fa il medico), ma tirchia…..da morire.

Somiglia molto alla sua macchina. E’ una TICO piccola piccola. Come una mini “mini minor” Inoltre ha i seguenti difettucci:

a) il vetro anteriore, lato guidatore, non si alza né si abbassa. E’ li fermo a metà.. speriamo che non piova

b) la batteria c’è, ma è scarica ed il motore si accende solo a spinta

c) le portiere ne’ si aprono né si chiudono. Insomma sono completamente sfasciate

d) le ruote ci sono tutte, ma completamente lisce

e) i freni non esistono

Capiamo subito che siamo pazzi. Dobbiamo percorrere più di 1000 chilometri con questo coso. L’unico pregio è il canone di affitto . Solo 35 dollari al giorno.Prima di lasciare la casa di Mercedes salutiamo Giuseppe e Vittoria che ci appare affranta e affaticata certamente per colpa di Giuseppe che la stressa

ALLE 12.30 Imbocchiamo la autopista per Camaguey non prima di avere ritirato un po’ di dollari all’Hotel Nacional.La nostra meta è Florida una cittadina al centro dell’isola dove abitano i familiari di Jolaise. Pranziamo in un autogrill molto dignitoso: pizza al formaggio.

La autopista è grande ma ricca di buche. Il regime non ha tempo di occuparsi di queste minchiate. Alle 3 raggiungiamo Santa Clara . la città storica della rivoluzione. Qui il Che ottenne la vittoria decisiva contro l’esercito di Batista, Ed infatti c’è un intero museo dedicato all’eroe argentino oltre che un mausoleo.

Facciamo un po’ di acquisti al centro commerciale, poi delle foto davanti al monumento dello stivale bucato, poi un’altra con lo sfondo della bandiera cubana.

Dopo tante foto ripartiamo orgogliosi, ma sbagliamo strada . Pino, che conduce il catorcio, è messo a dura prova. C’è freddo , e il finestrino non si può chiudere. Poi si chiude. E ci godiamo la campagna, affascinante, e il tramonto, poetico. Ma dopo il tramonto c’è il buio pesto e la strada si vede a malapena.I fari della Tico sono dei lumini da cimitero!

Attraversiamo Ciego de Avila dove prendiamo in piena velocità una grossa buca. Temiamo il peggio. Riteniamo, infatti che il catorcio non possa reggere allo stress. Comunque sia alle 9 circa siamo a Florida

Case povere e basse. Strade dritte tipo far west. Comincia il giro dei parenti di Jolaise. Prima dalla zia dove troviamo, tra gli altri una bella cugina che parla italiano E’ stata sposata con uno di Bergamo e poi è scappata.

Quindi a casa sua : SHOCK! È alla periferia di Florida. In mezzo alla campagna. Un agglomerato di capannoni con muri in pietra e copertura in legno che non tocca i muri.Cioè tra il tetto e i muri c’è uno spazio enorme da cui entra di tutto dal caldo al freddo, dalla pioggia al vento……alle belve..

Attorno alla casa un cortile con galline, maiali e cavalli. Le stanze sono grandi e “arredate “ con mobili poveri stile anni 50.Arriva il papà di Jolaise che ride. Ride sempre. Ride troppo. Sul momento non capisce chi sia il fidanzato di sua figlia , Poi capisce che il genero è Pino. La madre invece è una bambolina paffutona che ride pure. Un po’ meno del marito. Forse perché ha la responsabilità della casa.

Qui ridono tutti, sempre. Poi conosciamo il figlio di Jolaise. Un bimbo piccolo piccolo che però dorme. E per questo non ride. Ma riderà domani al suo risveglio.Notiamo che i genitori di Jolaise sono bianchi e Jolaise è nera. Ma che cazzo ha scoperto Mendel?

Ad un certo punto spunta uno che si chiama Pappo. Anche lui è di colore nero pallido. E anche lui ride sempre. Il padre di Jolaise dice che quello ride perché è scemo! Infatti Pappo ci chiede se in Italia ci sono molti neri. Nadia lo corregge e gli dice che i neri da noi si chiamano “di colore” sennò si offendono. Pino non vuole illudere Pappo e gli dice che no, lui non è di colore è proprio nero.

Si comincia a cenare .Un pranzo eccezionale a base di porco, riso, insalata e un specie di patata che si chiama jucca. Per bere , acqua di cannolo. Per precauzione se la beve solo Pippo.Ora si deve dormire, ma non lì. Ci hanno prenotato una casa particular in un altro punto del villaggio.

SHOCK!! È una casa poverissima.Noi lo definiremmo un tugurio da rom. Ci comunicano pure che abbiamo lo status di clandestini. La signora dice che non è in regola con la legge degli affitti e che quindi non ci dobbiamo fare notare sennò la polizia le fa un culo così. Accanto dormono degli americani.

Nadia, per lo schifo, dorme completamente vestita. Pippo se ne fotte e si spoglia come se fosse all’Hilton. I cuscini sono neri di sporcizia. E qui neanche Pippo se la sente di rischiare la scabbia caraibica. La camera è piccola e asfissiante. In pratica è una cella di isolamento. C’è pure un bidet!! Per evitare spiacevoli e imbarazzanti comportamenti azioni Pappo ci dice che lì non possiamo fare la cacca!Noi cerchiamo di fargli capire che non ne avevamo l’intenzione. Poi ci ricordiamo che il padre di Jolaise ci ha detto che Pappo è scemo e non lo picchiamo.

Al mattino, prestissimo, Pippo si alza e vorrebbe fare la pipì, ma presto si accorge che non c’è il bagno e allora tenta di andare a fare il bisogno fuori. Ma, sorpresa, Il cancello è chiuso e non si può uscire. …….


vai alla puntata precedente (5)

domenica 6 maggio 2012

Palermo, dove per mangiare si paga poco (7)

7. Trattoria Il Bersagliere - via S. Nicolò all'Albergheria (Ballarò)

Per prima cosa, andate alla piazza di Ballarò. Imboccate via Porta di Castro e svoltate alla prima traversa sulla sinistra, meglio andare a piedi. La trattoria Il Bersagliere la trovate proprio lì all'angolo, da 108 anni, a pochi passi dal rudere della presunta casa del Conte di Cagliostro. Come potete leggere sull'insegna, la taverna è stata fondata nel 1904 e da allora è rimasta pressocchè identica. Come la adiacente edicola votiva. Sull'insegna, sopra l'ingresso, l'effigie di un sosia di Totò in versione bersagliere.

All'ingresso la prima saletta con due tavoli, a sinistra il bancone del bar e la teca dell'antipasto a buffet. Più avanti una seconda saletta con altri 3 tavoli. Facendo i conti, solo 20 posti in un ambiente che ti riporta alla prima metà del secolo scorso. Predomina il marmo e alle pareti sparute suppellettili che contribuiscono a creare un'atmosfera serena e casereccia. Ci piacciono in particolare i tavoli rigorosamente quadrati con tovaglia in carta e soprattutto le tipiche sedie in stile Thonet con finocchino (in plastica).

Francesco Battaglia, il giovane proprietario che ha preso in gestione il locale da 8 anni ci porta il menù:

Un'ampia scelta di antipasti a buffet: olive,acciughe, pomodori ad insalata, uova, caponata, verdure grigliate, bollito ad insalata, peperonata, frittatine, melanzane alla parmigiana.
Come primi piatti pasta al ragù rosso o bianco, con aglio olio e peperoncino, allo scoglio e alla marinara, con sugo e cotenne, zuppa di picara.
Come secondi di carne, arrosto di vitello, di maiale, bollito, salsiccia e spiedini alla palermitana.

Come secondi di pesce, calamaro arrostito e fritto misto.

Specialità della casa la Pasta con le sarde e parmigiana di melanzane.

Da bere vino rosso, bianco, spuma, coca cola, aranciata e...... whisky.
Al momento del dolce, vi indirizzeranno direttamente a soddisfare i vostri sfizi nella storica fabbrica di cannoli siciliani e frutta di martorana che sta in zona.

La conduzione è familiare, oltre ad un cuoco, in cucina Francesco si avvale dall'aiuto di due suoi cugini.

Il locale è frequentato da una clientela variegata, da avvocati e professori a muratori e putiari. Tra i personaggi famosi che recentemente hanno frequentato il locale, Francesco ricorda i comici Ficarra e Picone e l'attore Claudio Gioè.

La trattoria è aperta solo a pranzo dal lunedì al sabato, dalle 12 alle 15. Giorno di chiusura, ovviamente, domenica.
Per un pasto completo non spenderete più di 15 euro a persona... in contanti.

L'unico modo per contattare telefonicamente l'osteria è quello di chiamare il negozio di bombole del padre di Francesco, al seguente numero: 091\6512978.

Pippo Vinci, Laura Picone, Dario Spilotros, Pierluigi Monforte



domenica 22 aprile 2012

Palermo, dove per mangiare si paga poco (6)


6. Osteria Trimulina - via Trappetaro 4 (al Capo)

Imboccate la via Papireto andando verso il Tribunale, passate davanti l'Accademia Belle arti (alla vs sinistra). Dopo circa 100 metrii, sulla destra, si accede alla "via della Speranza" , dove si trova il cartello giallo con l'indicazione della Osteria ; seguite l'indicazione e vi troverete al n 4 della via Trappetaro, poco prima della chiesa di S Rosalia al Capo e vicino alle Quattro Incoronate.

Ora siete davanti ad un ingresso poco invitante, ma oltrepassate con fiducia la soglia et voilà l'ampio, mulitcolorato e multifunzionale salone della Osteria Trimulina.Tavoli di legno con classica cerata a quadri gialli e verdi, tavolo da biliardo, bancone da bar, e sulle pareti e sul tetto decine di oggetti vecchi e nuovi . In tutto 6 tavoli ben distanziati per accogliere, più o meno, 40 clienti.

Anche gli avventori sono multiformi e colorati ed intenti ad attività di ogni tipo: qualcuno gioca a carte,altri a biliardo, altri ancora guardano la tv. Tutti con qualcosa da bere in mano,solitamente l'immancabile e tradizionale "gassosa". Totuccio e la moglie gestiscono il locale con il figlio Francesco dal 1998, anzi l'hanno proprio costruito dal nulla sulle rovine di un palazzo crollato. Il nome Trimulina (verme utilizzato per la pesca) è anche il soprannome del proprietario che da giovane era il più abile pescatore del quartiere.

Il menù stavolta non è nè plastificato nè al muro, ma vi viene proposto a voce dal gestore:Come antipasto sarete invogliati a provare la specialità della casa : Caldume (quarume) alla livitana (foto in basso a sin). Oppure, per stomaci più delicati, ci sono le classiche pietanze da spizziculiare (frittatine, olive, acciughe, caponata).


Primi piatti: carrettiera, nero della seppia, anciova (con tanto di mollica atturrata), pomodoro e melanzane, frutti di mare, salsiccia e finocchio, piselli e carciofi, risotto alla marinara. Ovviamente, alla grassa. Sempre al dente, cucinata al momento e con abbondante condimento.Secondi piatti di carne: trinca di vitello,trinca di maiale, salsiccia, spiedini, agnello, brociolotti, busecca, carne di cavallo.
Secondi piatti di pesce: triglie, gamberoni, calamari, frittura mista, sarde allinguate o a beccafico, pesce spada e tonno. Tra i contorni non lasciatevi scappare la fritturina di acciughe e peperoni!

E potrebbe esserci molto di più, Totuccio è pronto a soddisfare tutte le vostre richieste, grazie alla vicinanza con il fornitissimo mercato del Capo. "Qual è il problema? A destra c'è il carnezziere e a sinistra il pescivendolo". E lo stesso vale per i dolci: due cannoli o una porzione di cassata siciliana Totuccio te li può andare a prendere al bar lì vicino. Da bere troverete un'ampia scelta: vino della casa (bianco, rosso, rosato, bianco frizzante) e poi birra, coca cola e aranciata, ma anche superalcolici.

Nel locale si organizzano anche banchetti e feste (con tanto di luci e casse da discoteca) e la domenica è dedicata alla partita 'ru Paliammu. L'osteria è aperta tutti i giorni dalle 9 ad oltranza per bere, giocare (o vedere giocare) a carte o al bigliardo, chiacchierare, vedere la tv , mangiare. Nel caso siate interessati alla cena è consigliabile telefonare in anticipo.

Per un pasto completo (ma veramente completo) potete spendere dai 10 ai 18 euro.
Cell: 388 82 81 688

Pippo Vinci, Laura Picone, Stefano Picone , Ludovico Vassallo
20 aprile 2012

lunedì 16 aprile 2012

Palermo, dove per mangiare si paga poco (5)

5. Trattoria Al Ristoro del Fante (nno Sciupè). Via A. da Lentini n 3

Andate in via Montepellegrino, allo Scaro
(Mercato Ortofrutticolo di Palermo). Di fronte si apre la via Alaimo da Lentini, qualche passo e sulla destra, al numero 3, trovate la trattoria il Ristoro del Fante. In effetti gli avventori più affezionati preferiscono chiamarla Nno Sciupè. Vincenzo Lovalvo era così soprannominato per le sue qualità di Casanova-sciupafemmine.


E questa storia ce la racconta il figlio Tony che con il fratello Luca e la mamma Rosalia (Rosa) Ulizzi (la regina del locale) gestiscono l'attività fondata negli anni '60 dai nonni. Nel 1980 Sciupè, tornato dalla
Germania, la prende in gestione subentrando al padre.

All'interno un unico spazioso ambiente, con le pareti gialle (o verde mela secondo Laura) adornate con temi fiorati e nature morte. 9 tavoli con panche in legno per un totale di 36 posti. Ci colpiscono in particolar modo le tovaglie di cerata infiorata che danno al locale un aspetto allegro e domestico, con gente disposta a chiaccherare. Noi ci sentiamo a casa.

Appena seduti Tony ci indica il muro....cioè il menù: un'enorme gigantografia che elenca i piatti che vengono serviti

Nell'attesa del primo, c'è la possibilità di ammazzare il tempo spizzuliando pomodori secchi, olive, acciughe, insalata di tonno e fagioli o di pomodoro.

Tra i primi, pasta alla bolognese, all'amatriciana,al pomodoro, arrabbiata coi piselli, coi broccoli arriminati e con le sarde. Specialità della casa è la pasta alla grassa, apprezzata a tal punto che si racconta di avventori che la ordinano ben 5 volte a settimana. Porzioni intere o abbondanti mezze porzioni ( a 2 euro e 20 centesimi !).
Come secondi piatti c'è solo l'imbarazzo della scelta: arrosto di vitello, costata di maiale, petto di pollo, carne alla pizzaiola, bollito, spezzatino con patate, polpette al sugo, salsiccia al sugo, calamari fritti (io ho scelto questi ...ottimi)), pesce spada, merluzzo in bianco, e le speciali frittatine di merluzzo. E per gli esterofili c'è anche il gulash.
Da bere vino sfuso, bianco, rosso o mescolato, qualche scelta di vino in bottiglia, birra Forst o Moretti, acqua e soft drink in lattina .
Per frutta fresca un paio di scelte.

Anche qui, come sempre nel nostro giro per trattorie, non abbiamo trovato il dolce. Tony ci confida che non lo chiede mai nessuno, ma qualche volta prova a mettere sul bancone una bella cassata siciliana per attirate quelli che non hanno fretta.

Variegata e vivace la clientela:piloti e hostess dell'Alitalia che alloggiano nel vicino hotel, operai e studenti.

Tra i vip che hanno frequentato il locale Tony ricorda gli attori della serie "Squadra Antimafia"e la Miss Italia Francesca Chillemi.
Noi siamo stati ancora più fortunati, perchè abbiamo incontrato il mitico Gigetto (primo a sinistra nella foto), sedicente attore noto (?) per aver interpretato il lattaio in un film di Lino Ventura.

Per un pranzo completo potete spendere dai 6 ai 12 euro.
La trattoria è aperta tutti i giorni tranne la Domenica. A pranzo dalle 12 alle 15 e a cena dalle 18.30 alle 21.30.(il sabato niente cena)

Il numero di telefono è 091/547871






Pippo Vinci, Laura Picone, Stefano Picone




lunedì 9 aprile 2012

Palermo, dove per mangiare si paga poco (4)

4 . Al vero mare (ex da Giusto)– corso Tukory 156


Risalendo corso Tukory dalla Stazione Centrale , oltrepassata la Porta sant'Agata , punto d’ingresso allo storico mercato di Ballarò, sulla sinistra si incontra uno slargo e proprio qui, al numero 156 , si trova la trattoria “Al vero mare” di Salvatore e Maria Drago.


Salvo e Maria hanno rilevato l'esercizio nell’anno 2007 da Giusto Saglimbene che lo aveva fondato negli anni ’40 quando qui semplicemente si beveva e solo di tanto in tanto si servivano fave a coniglio, bollito e pesce palumbo. Il nome era “trattoria da Giusto” ma Salvo si pente di averlo sostituito con l'attuale al vero mare. Dell'antico locale Salvatore ha voluto preservare soltanto una statuetta sacra che troneggia sulla parete della sala principale. La famiglia del proprietario lavora anche nell'ambito dell'antiquariato, l'arredamento e le suppellettili sono testimonianze di questa passione. Salvatore va particolarmente fiero della sua collezione di bottigliette di liquore mignon, esposte in ogni dove.


Appena fuori , all’ingresso del locale tanti cartelli multicolore descrivono menù , specialità e offerte speciali. .. ed un tavolino sul marciapiede dove ci si può accomodare per consumare il pranzo .. in plein air. Dentro , oltrepassato un bancone con condimenti per panini e le immancabili uova sode, si entra in due sale separate da un ampio tronco di arco e con pareti una voltta mezzo parquettate ed ora sostituite da carta da parati. 8 tavoli in tutto per un totale di 45 posti comodi e spaziosi. Sulle tovaglie di telo amaranto un quadrato di carta bianca


La vicinanza del mercato di Ballarò , oramai il più grande e frequentato della città (più del Capo e molto più della Vucciria) , consente a Salvo e Maria di fare comodamente la spesa ogni giorno e quindi di servire pietanze realizzate con prodotti freschissimi. Salvo ci porta il “solito menù plastificato”, dove è possibile leggere di una ampia scelta di pietanze. Gli antipasti tipici sono a buffet: frittatine di ogni tipo, qua si frigge l'impossibile. Poi caponata e canazzo, insalate varie. Ma potete anche ordinare l'antipasto alla carta: insalata di mare, tris affumicato, ostriche, cozze scoppiate, gamberi (cocktail di.., o sgusciati con olive)


Tra i primi pasta aglio e olio, bolognese bianca o rossa, alla grassa, al pesto, con basilico e pomodoro, alla norma, con pomodoro e salsiccia, alla francescana (orgoglio della casa) , con zucchinette e melanzane.
Di secondo buona scelta di carne: pollo alla piastra, costata di vitello, hamburger, involtini di vitello alla palermitana, bollito, trippa, salsiccia e polpette; o ampia scela di pesce: pesce spada arrosto anche panato, gamberi arrostiti, calamari fritti o arrosto, frittura mista Il tutto innaffiato da vino sfuso, bianco o rosso, o imbottiglito proveniente da diverse cantine. O, ancora, birra e classici softdrink (coca , aranciata.....)




Qui (ed è la prima volta in questo giro di trattorie) si può gustare anche un dolce. Di prestigio: parfait di mandorle o tiramisù. Insomma in cucina Salvatore e Maria, che si occupa principalmente degli antipasti, lavorano sodo aiutati dalla cugina (di chi?) .



Tra i vip che hanno mangiato qui Salvatore ricorda il cantante napoletano Nino D’Angelo, l’attore Francesco Benigno e il fondatore della rete Leoluca Orlando. Il prezzo per un pasto completo è molto variabile in funzione della scelta delle pietanze ed oscilla tra i 10 - 12 euro (menù di carne) a 22 (menù di pesce). Beh, in effetti il prezzo è un po’ fuori dai canoni del nostro giro per trattorie, ma lo abbiamo provato e ve ne rendiamo conto ugualmente. Soprattutto per la sua storia e la sua longevità.


Il locale è aperto tutti i gironi tranne la domenica. A pranzo si mangia dalle 12 alle 16 . A cena dalle 19 alle 23.




Cellulare: 3343413022




Pippo Vinci, Laura Picone, Alberto Pioppo. / 4 aprile 2012




martedì 3 aprile 2012

quattro giorni al gelo di Mosca (6 e basta)


il contro reportage di Molcin

Il consiglio più spinoso, lo sapevi dall'inizio, riguarda un capo d'abbigliamento fondamentale: la calzamaglia. Lui ti guarda con commiserazione. Fa tutte le battute cretine del caso. Tua moglie, perfida, ti guarda e gli dice la tragica verità: “Lui la mette sempre”. Allora cerchi di salvare l'onore. Ne prendi una delle tue e gliela offri. Gli fai notare subito che si ferma alle caviglie e che “dunque non è un collant”.




Poi, con complicità tutta maschile, gli mostri la feritoia sul davanti. Non la usi mai perché è una complicazione folle ed è meglio, all'occorrenza, abbassare il tutto come fanno le donne. Ma è una buona rassicurazione agli occhi del mondo. Fai la voce più maschia che puoi e gli dici cameratescamente: “E' proprio studiata per gli uomini, qui la mettono tutti”. Non è vero, questi maledetti russi vanno in giro a “meno 30” anche con i blue jeans, ma è meglio non dirglielo se vuoi ancora sperare di salvarlo. La virilità non viene messa in discussione e lui si convince.


Il problema della calzamaglia però è un altro. Qui ci sono le case più riscaldate del mondo, si arriva anche a 30 gradi sopra zero. Uno sbalzo termico di 60 gradi! Bisogna essere bravissimi a togliere e mettere il supermutandone in qualsiasi occasione (meglio se alla toilette, ovviamente). Perfino al ristorante se hai deciso di starci a lungo. Ma è troppo per uno di “quelli che abbiamo viaggiato”. Eviti di dare ulteriori istruzioni. E l'effetto è devastante. Un eccesso di calzamaglia provoca: riscaldamento eccessivo delle parti basse, impotenza garantita per almeno quindici giorni, e sudorazione fluviale con conseguente cattivo odore generalizzato. Poi dice che un ospite dopo tre giorni puzza, lui ci mette tre ore.


Ma almeno sopravvive. Va in giro per Mosca e vede tutto quello che ha raccontato su La Trazzera. Rompe il divano, cammina molto, mangia tanto e di tutto, giapponese, russo, georgiano. Ma come tutti i turisti italiani ha il suo chiodo fisso: cercare l'Unione Sovietica. La vede ovunque. E dove non la vede, si lamenta che non ci sia. Ti ricorda tuo Zio Michele, che mancava da Palermo da quarant'anni e voleva andare a prendere un gelato al castello Utveggio. “Zio, ma che dici? E' chiuso da sempre”. E lui raccontava che c'era un night e che ci si andava in carrozza e tutte le storie che si leggono sui libri.


L'Unione sovietica non esiste più da vent'anni ma nessuno, all'estero si vuole arrendere alla cosa. Né i nostalgici, né i nemici giurati. E tu che vivi in uno stato parafascista devi pure sentirti di dire che “d'altra parte, qui sono tutti comunisti”.

Ma insomma pensate un attimo a Palermo degli anni Sessanta! Un turista come i nostri di oggi, va in via Roma, si ferma davanti al Palazzo delle Poste e dice: “Ecco come sopravvive l'Italia fascista”. Roba da fisca e pirita. Per fortuna qui sono più tolleranti e ci marciano pure, con finti cimeli sovietici sulle bancarelle a tinchité.


Il nostro amico è più smaliziato. Ammette che le cose sono cambiate. Ascolta quando gli dici che i ragazzi delle scuole confondono Lenin con Stalin e che in fondo non sanno bene chi siano. Ma è più forte di lui. Fotografa le falci e martello, si indigna quando vede i lucchetti di Moccia che “hanno infestato anche il Paradiso del Popolo”. Si schifa all'idea che che Lada e le Zhigulì siano solo roba da museo o capricci per i nuovi ricchi come la nostra Balilla o la Topolino.


Ma questo è un altro discorso. Ritornerà con il caldo e gli spiegherete meglio le cose. Intanto è vivo e ancora ti domandi come mai. All'aeroporto, senza calzamaglia, sorride anche lui per lo scampato pericolo. E in fondo sei contento di poterlo ancora rivedere. Anche perché non ha ancora risposto alla eterna domanda: “Dove cavolo eri quella mattina del 1974?” - FINE



Molcin

sabato 31 marzo 2012

Palermo, dove per mangiare si paga poco (3)

3. Trattoria Trapani -piazza Giulio Cesare 16

Percorrete controsenso via Roma fino alla Stazione Centrale, invece di prendere il treno rivolgete il vostro sguardo a sinistra: Albergo Elena. Al piano terra di questo edificio,al numero civico 16 trovate la trattoria Trapani di Francesco Scaccia.

Entrando dalla piccola porticina in legno con tre vetrate ornate da rustiche tendine, vi sembrerà di essere finiti nella mensa dell'oratorio di S. Gennaro al Vomero. Due sale ampie con un arredamento essenziale, 50 posti a sedere in 11 tavoli distanti l'uno dall'altro, in modo da garantire la privacy dei commensali.
Appena seduti, ritornerete agli anni della vostra infanzia: ricordate le sedie della scuola elementare? Ecco, uguali.


E sui tavoli, il menù plastificato a difesa degli schizzi oleosi.
Vi consigliamo di iniziare con l'antipasto della casa, ricco e variegato: salame, formaggi, carciofini, funghetti e acciughe. Se risultate simpatici vi offriranno aggratis anche un piatto di panelle.
Tra i primi pasta alla bolognese, al pomodoro, con gamberi, con le vongole, alla boscaiola,al nero di seppia, con broccoli arriminati e la ospedaliera pastina in brodo.

Francesco tiene a sottolineare che la pasta è cucinata al momento. Ma prima di esultare per la bella notizia sappiate che sarete tutti costretti a mangiare, anche se con diversi condimenti, lo stesso tipo di pasta. Francesco fa una sola calata per ogni tavolo. Il più toco di voi (il capobranco) sceglierà per tutti. Poco importa se sarete costretti a mangiare linguine alla norma (?!).

Tra i secondi, fettine ai ferri, arrosto panato o alla palermitana (ossia panato con limone, aglio, spezie varie), filetto di pollo, involtini, agnello ai ferri, carne alla pizzaiola.
Tra i secondi di pesce, orata, sarago o pesce spada allagriglia , calamari fritti.


Da bere, oltre alla birra Kronenburg e soft drink (cocacola e aranciata), il menù vi propone la scelta tra vino sfuso rosso o bianco della cantina... Settesoli. Se scegli il bianco, non c'è problema. Ma se scegli il rosso e lo vuoi proprio rosso, azzicchi (perdi, rimani deluso). Qui si serve solo vino rosato.

Riguardo al dolce, al terzo tentativo abbiamo scoperto che il dessert, in questo tipo di locali, è cosa molto rara. La frutta fresca, invece, c'è.

Il prezzo di un pasto completo oscilla tra i 12 e i 18 euro, in contanti.

La famiglia Scaccia ha preso in gestione la trattoria nel 1965 mantenendo il nome datogli dal precedente oste ( finalmente uso questa parola). La conduzione è familiare , in cucina lavorano il fratello, la mamma e la nipote.
Il segreto del suo successo, afferma con orgoglio Francesco, è tutto nel suo motto: "poche ma spesso". Fare la spesa solo per il fabbisogno giornaliero. Questo significa che vi conviene arrivarci presto, altrimenti gli altri si fottono la spesa.

Il locale ha una clientela fissa autoctona, ma potrete incontrare spesso anche numerosi turisti, vista la vicinanza con la stazione. E Francesco esprime la sua soddisfazione tutta concentrata nella frase "Ai spic inglisc veri uell". Tra i personaggi famosi che hanno frequentato il locale, il grande Walter Chiari.

Il locale è aperto dal lunedì al sabato a pranzo dalle 12 alle 15, a cena dal lunedì al venerdì dalle 19 alle 21,30. Giorno di chiusura domenica.

tel 091 61 61 642

Pippo Vinci, Laura Picone, Alberto Pioppo

mercoledì 28 marzo 2012

quattro giorni al gelo a Mosca (5)



il controreportage di Molcin



Se tutte le volte che senti al telefono un tuo amico gli dici “vienimi a trovare, mi raccomando!”, poi non puoi prendertela con nessuno.




Se poi precisi con tono furbetto “ma vieni d'inverno, se no che gusto c'é?”, allora sei proprio un cretino perverso. E pericoloso.




Lo realizzi una mattina di febbraio quando arriva a sorpresa la telefonata fatale: “Sono al consolato russo di Mondello, ho preso il visto. Arrivo tra tre giorni”. Mondello? Basta la parola e il caro vecchio fruscio della linea eternamente disturbata, diventa rumore di spiaggia affollata, ragazze in coda al baretto, coltelli che affettano polpo bollito da Calogero. Non sei proprio sicuro ma ti sembra anche di sentire una voce che grida “Cocco bello!”




Guardi il termometro di casa e hai la conferma delle tue preoccupazioni: meno 28, e c'è pure il sole. Ti ricomponi e annunci serissimo a tua moglie: “Questo ci muore qua. Ma come facciamo a rimandare la salma a Palermo?”. Lei ci pensa, ma non lo sa. Nessuno aveva mai azzardato una visita di questi tempi. E poi, come fanno tutte le mogli del mondo, a qualsiasi temperatura, attacca: “Sei tu che lo hai convinto a venire, poverino”.




Perfetto: unico colpevole di omicidio meteorologico premeditato.




E allora lo richiami e gli dai consigli: un collare al posto della sciarpa, un cappello vero, un piumino super... Ma mentre parli ti senti come certi insegnanti di applicazione tecnica o certi supplenti a “tre giorni”. Parli da solo e senti pure l'eco. Del resto l'amico in questione fa parte della categoria peggiore. E anche lui uno di “quelli che abbiamo viaggiato”. Li conosco, siamo tutti uguali, un po' Tex Willer, un po' Amundsen: “Noi che siamo stati qua, che abbiamo visto quelle cose lì, che ce la siamo cavata perfino quella volta in quel posto assurdo... figurati se abbiamo bisogno di consigli”.




E quando lo vai a prendere all'aeroporto con la faccia da mamma ansiosa, gli fai subito un esame dettagliato al primo sguardo. Desolante. Giacchetta rossa che non andrebbe bene nemmeno a Piano Battaglia d'autunno, cappellino da jogging al Foro Italico, scarpe da assideramento sicuro e guanti da passeggio. Ma almeno ti confortano le misure: normali, trovare una cassa per il rimpatrio non dovrebbe essere difficile.




Ormai certo che potrebbe essere il vostro ultimo incontro, lo accogli con affetto e cerchi almeno di appurare quelle cose che rischi di non sapere mai più. “Ma è vero che quella volta a scuola hai fatto la spia con il professore di Matematica?”, oppure “Mi dici finalmente perché mi hai dato buca quella mattina del 18 ottobre del 1974?”




Non che ti interessi davvero ma è tanto per recuperare qualcosa. Quando sarà un blocco di ghiaccio senza vita, potrebbe rimanerti la curiosità.




Ma “quelli che abbiamo viaggiato”, hanno mille risorse. E la faccia come il culo. Quando dopo i confortevoli tunnel dell'aeroporto, le cabine del treno, i vagoni riscaldati della metropolitana, ci tocca uscire all'aria aperta, non fa una piega. Un po' per orgoglio, un po' per sopraggiunta rigidità. Ti commuovi, sei fiero di lui. Almeno, tutto finirà con grande dignità.




Certo, cammina rasente i muri, evita con nonchalance gli spazi più aperti. E tu scopri un inconfessabile piacere sadico nell'avvertirlo: “Attento. Dai tetti potrebbe caderti in testa anche una mezza tonnellata di ghiaccio”. E, forse a causa dell'ansia e del senso di colpa, la natura umana dà il peggio di sé. Lo guardi mentre si intirizzisce sempre più mentre viene al vento gelido del centro della strada, e gli butti lì con la voce da John Wayne: “Sai, la temperatura è un po' salita di recente. Fa quasi caldo”. Lui regge il gioco, applica la vecchia formula del non dare soddisfazione. Tu godi. Ecchecavolo, se devi passare per assassino, almeno ti diverti un po'!




A casa, comunque ci arrivate. Lui continua a fingere di star bene ma ha preso un colore strano. Andrebbe messo qualche minuto nel microonde. Ma è difficile, bisognerebbe tagliarlo a pezzetti. Tua moglie gli fa mille feste. Il colpevole, è evidente sei tu, ma lei è veramente contenta di vederlo. E si scatena a sua volta nella lista dei consigli. Lui non ascolta ma questa volta non è questione di orgoglio, ha proprio i neuroni congelati. Mai visto così rimbambito, nemmeno davanti a una versione di latino!... continua




Molcin






domenica 25 marzo 2012

Palermo, dove per mangiare si paga poco (2)


2. Tiracasciuni, via Colonna Rotta 5

Percorrete via Colonna Rotta verso piazza Indipendenza, superate la famosa pasticceria Cappello (quella della sette veli), dopo pochi passi sulla destra trovate una voragine. Qui, fin dal 1980, c'era la trattoria Tiracasciuni Ma non vi scoraggiate, proseguite e al numero civico 5 troverete il nuovo locale.

Tre anni fa, infatti, Maurizio Virzì ha dovuto trasferire l'attività che il padre Giovanni gestito con successo per 30 anni. Giovanni decise di dare questo nome al suo locale perchè proprio lui, intraprendente giovanotto, era il Tiracasciuni: trasportava un carretto con varie mercanzie tra cui anche il carbone.

Nei due piccoli ambienti ci sono 12 tavoli e una cinquantina di posti. Le tovaglie a quadretti bianchi e blu, anche se di carta, richiamano le tradizionali tovaglie dell'antica taverna. L'ambiente è caldo e accogliente,quasi familiare. Alle pareti Maurizio ha collocato tutti gli oggetti e i ricordi che hanno fatto la storia del tiracasciuni:
foto in bianco e nero, antichi utensili da cucina, quadri, botti in legno e tipici oggetti da taverna.

Re della cucina è Giovanni Virzì, che ha iniziato la sua carriera vendendo pane ca meusa proprio sul marciapiede in via Colonna Rotta . Mamma Concetta, depositaria della tradizionale saggezza culinaria della famiglia, viene spesso ad aiutare i figli.

La trattoria offre due tipi di menù: uno alla carta che vi mostreranno, soprattutto se non siete palermitani, e l'altro, più tipico, che Maurizio vi proporrà a voce.
Come antipasto della casa un ricco piatto con acciughe, olive, caponata, frittatine di ogni tipo, involtini di melanzana. Tra i primi linguine allo scoglio, pasta alla norma,pasta alla carbonara.
Come secondi involtini di pesce,involtini di carne, polpette.

Ma se il menù ancora non vi soddisfa, chiedete a Maurizio. E' in grado di offrirvi la pasta con le sarde e finocchietto selvatico, pasta con la glassa o con i broccoli arriminati e, ovviamente, la squisita pasta Tiracasciuni con sugo di salsiccia e melanzane. Tra i secondi il bollito, lo spezzatino e la specialità della casa : la frittura di pesce con gamberetti, calamari e cappuccetti.
Oltre al vino della casa, bianco o rosso, il locale vi offre un'ampia scelta di vini di qualità. Ma noi preferiamo sempre quello da taverna, voi fate come volete. Giunti al dolce, Maurizio vi consiglierà di uscire dal locale, fare 50 metri e rivolgervi alla famosa pasticceria Cappello.


Per un pasto completo non spenderete più di 13-15 euro, solo in contanti.
Il locale è frequentato da ogni tipo di clientela, e tra questi Maurizio ricorda Totò Cuffaro, Toti e Totino, Nino Martinez, e il primo palermitano ad essere entrato al GF.


La trattoria è aperta tutti i giorni ( inclusa la domenica) a pranzo dalle 12 alle 15 e il sabato anche a cena dalle 19 alle 23.

Telefono: 091 25 30 332
cellulare : 327 289 97 42



vai all'elenco delle trattorie recensite



Giovanni, nella sua storica trattoria


Pippo Vinci, Laura Picone, Alberto Pioppo

sabato 24 marzo 2012

quattro giorni al gelo di mosca (4)


5- la verità
nel lontano 1984, e per la verità anche prima, il giornale più venduto a Mosca, in tutta la Russia e in tutta la URSS, era la PRAVDA che , tadotto in italiano, vuol dire Verità (?!?!?!). Molcin, a questo punto, mi racconta che recentemente Sergiej Shemuk , un minatore di una sperduta provincia russa, ha battuto il leggendario record di persistenza e produttività al lavoro di Stachanov da cui deriva il termine stakanovista. Che si attribuisce a tutti quei lavoratori che, indefessamente, stanno al lavoro (duro lavoro) ben oltre il tempo loro richiesto. In effetti Stachanov non fece il record di persistenza al lavoro, ma di produttività, estraendo in poco più di 5 ore ben 102 tonnellate di carbone. Shemuk nel 2010 ne ha estratte 170 nello stesso tempo.
Da cui il termine Shemukista , che suona un po' male.

Il giornalista della Pravda che ai tempi scrisse il pezzo su Stachanov, fece un errore attribuendo a Stachanov un nome diverso da quello giusto (Aleksander invece di Aleksej... o viceversa). Ma la Pravda è la verità e non può sbagliare e quindi Stalin diede ordine di cambiare i documenti di Stachanov e di tutta la sua famiglia - leggi l'articolo di Nicola Lombardozzi su la Repubblica -

Molcin mi dice che la Pravda non si vede più in giro; è solo un piccolo giornale di partito. Ed ecco perchè la foto che vedete in alto a sinistra, e che ho scattato sul metrò, è una foto rara e futuramente storica

6 - paese che vai usanze che ... copi
Partendo dalla provinciale Italia pensavo di raggiungere un posto (la Russia) più evoluto almeno dal punto di vista del livello culturale dei suoi abitanti. In effetti Mosca è piena di teatri. Ci sono teatri ovunque anche in periferia. E c'è pure un quotidiano (mi informano Molcin e mrs Quillery) che parla solo di cultura. Ed è vendutissimo. Altro che Pravda!
Bene, tutto convinto di ciò, vengo condotto sul ponte dell'amore. Sul ponte dell'amore? E qui la delusione è cocente e disarmente. Il ponte dell'amore è un ponte sulla Moscova pieno di alberelli di ferro stracolmi di..catenacci dell'amore di Moccia! No, Moccia no! Qui, in effetti, manco sanno chi è Moccia , ma hanno preso questa becera usanza importandola acriticamente da qualche becera città occidentale.

7 - la pasta a Mosca
Dopo la delusione del ponte di catenacci ci facciamo la solita passeggiata al gelo fino a che uno dei tre (io per la precisione) non decide che c'è troppo freddo. Imploro i miei due ospiti di portarmi al riparo per bere un tè o un caffè o, comunque, una cosa liquida e caldissma. Anche acqua del radiatore di una Lada appena spenta.
Sono le 5 del pomeriggio, il gelo è totale (tipo the day after tomorrow) ed entriamo in un elegante caffè. Il camerire appena realizza che siamo italiani ci dice che è pronta dell'ottima pasta asciutta. Alle 5 del pomeriggio? No grazie, noi vogliamo un caffè, magari con un dolcetto

8 - grande, molto grande
tornando a casa passiamo davanti al teatro più famoso del mondo : il Bolscioj. Molcin mi dice che Bolscioj vuol dire grande , anzi massimo. Quindi teatro Bolscioj vuol dire teatro massimo come quello di Palermo. Ma bolscioi si usa pure per dire grazie mille: spassiba bolscioj e anche nel termine Bolscevico c'è la radice bolscioi. Bolscevichi, infatti, vuol dir più o meno quelli della maggioranza.

9- a casa di Molcin
Molcin e mrs Quillery stanno in una bella casa di una bella zona di Mosca , quella della Arbat. A me tocca dormire in un largo (bolscioj) divano letto di solida fattura sovietica. E' comodo e resistente. Ma durante la penultima notte collassa (crolla) dalla parte del capezzale portandosi sul pavimento anche la mia testa. Nulla di grave, ma la sera successiva abbiamo dovuto procedere al tentativo di aggiustarlo. Se no sarei stato costretto a dormire in un divano più bolscioj e più comodo. In un stanza molto bolscioj!
Io e Molcin, in caldi abiti da notte, subito dopo la partita del Napoli che ha umiliato il Chelsea, abbiamo cominciato a manipolare il divano sovietico. Che essendo sovietico era pesante, austero e inaggiustabile se non da validi e geniali ingegneri sovietici stakanovisti. Quelli che hanno costruito la Vostok I di Yuri Gagarin. Infatti siamo stati due o tre ore solo per capire il geniale meccanismo che doveva impedire il crollo del mobile. E dopo avere buttato sangue e fiumi di sudore ci siamo arresi, certi che il solo modo di aggiustarlo era quello , prima, di distruggerlo. Molcin mi vuole chiedere i danni....Io lo stesso a lui, simulando un forte dolore alla tempia sinistra dovuta alla zuccata sul pavimento di marmo della Siberia. Ci accordiamo per un pareggio a reti inviolate e mi vado a coricare nel ben più comodo divano del salotto!

10 - si torna in patria
..con la promessa di tornare quando farà più caldo. Molcin mi dice che della Russia non ho capito niente solo solo perchè non incontrato un solo russo. E me ne andavo proprio il giorno in cui era stata organizzata una cena con suoi amici e collaboratori russi. Peccato, mi sarebbe piaciuto incontrarli, ma avrei capito di più? Sarei risuscito in una cena a cogliere lo spirito russo? O avrei piuttosto condizionato la loro russezza con la mia siciliezza!

pippo vinci

nella prossima puntata (l'ultima) il controreportage di Molcin. Da non perdere!