venerdì 2 marzo 2012

quattro giorni al gelo di Mosca (2)

20-24 febbraio 2012


3 - i simboli di Mosca

3a La Piazza Rossa
la prima volta che andai a Mosca (correva l'anno 1984), la Piazza Rossa mi apparve come un luogo immenso, affascinante, tenebroso, pieno di storia e di storie, anche tristi; ma storie che comunque fecero la storia.... bella no? Entrare nella Piazza Rossa era come entrare nel cuore della stessa storia. Insomma per farla breve: la Piazza Rossa , rappresentava la storia del comunismo reale.
Oggi la Piazza Rossa è ridotta a una fiera. Al centro bancarelle di souvenir , piste di pattinaggio artificiali, pennacchi e torri di cartone. Insomma manco si percepisce quanto è vasta la piazza. Anzi manco si capisce di essere in una piazza. E manco si capisce dove si trova il mausoleo di Lenin che prima la dominava sta' piazza. Ma a ben guardare il mausoleo c'è ed i poveri militi, posti a guardia del mausoleo di Lenin, hanno lo storico monumento alle spalle mentre petto e occhi sono rivolti verso i multicolorati gingilli capitalisti. Insomma a guardarla bene oggi la Piazza Rossa potrebbe essere chiamata al massimo la Piazza Rosa Shocking!


3b i magazzini GUM
E vi lascio ora immaginare cosa sono diventati i magazzini GUM. Ubicati su un lato della Piazza Rossa erano il simbolo del commercio anticapitalistico. E mentre prima poteva entrare quasi chiunque a comprare quello che c'era (si, ok, c'era poco, ma tutto sovietico, unico ed a buon mercato) oggi possono entrare (e comprare) solo i ricconi di Mosca. Possono comprare tutto quello che vogliono proveniente da ogni angolo del globo a prezzi globalizzati, cioè altissimi. Insomma o perchè (prima) c'era pititto (fame) o perchè (oggi) i prezzi sono proibitivi, ai magazzini GUM il vero popolo russo non ha mai avuto vita facile. Al piano terra c'è però lo zucchero filato e Molcin ne offre una matassa alla sua Quillery. Intanto noto pure che le inferriate dei balconi interni del Gum sono state colorate di nero. Prima erano verdi. Forse hanno pensato di evitare il rischio che maturando diventassero rosse!


3c gli stagni del patriarca (Patriarshij Prud )
Oggi ce n'è uno solo. Al centro di una vasta piazza alberata . Ma di questi tempi è ghiacciato e, nonostante i divieti, la gente vi pattina dentro numerosa e gioviale. Ai bordi della piazza dove Michail Bulgakov collocò l'inizio del suo romanzo “Il maestro e Margherita”, un quartiere destinato a ricchi e intellettuali. Tra cui il celebre regista Nikita Sergeevič Mikhalkov . Molcin ha detto! E lo dice con un po' di risentimento e di amarezza . Anche lui, infatti, voleva prendere casa lì , ma lo hanno respinto trattandolo da pezzente. Devo consolarlo. La piazza-stagno-pista è piena di luci, qualche locale e musica di sottofondo per accompagnare gli esperti pattinatori moscoviti. Che musica? Ma ovvio, musica yankee! Niente Kalinka Kalinka o Popoff o Oci Ciornie, ma uno dei simboli artistici degli States anni '50: Elvis Presley. Non c'è più spazio nel mio cuore rosso per ricevere altre coltellate!


3d i grattacieli di Stalin.
Per fortuna ci sono i grattacieli di Stalin. Quelli ci sono e sono sempre gli stessi. Belli, sovietici, imponenti e di un colore tristissimo e impossibile da replicare. E di una linea che sembra il mitico Missile giocattolo degli anni 70: il Mach X della Quercetti. Quello che si lanciava con una doppia molla e ricadeva a terra di punta , sostenuta da un paracadutino di plastica. In uno di questi grattacieli c'è la casa che il regime regalò a Yury Gagarin, primo uomo nello spazio che però costruì la sua fortuna e la sua fama immortale in spazi angusti come le cabine dei jet che collaudava, la capsula a palla Vostok 1 che lo porto in orbita e, verosimilmente, la casa omaggiatagli dal Soviet Supremo. Molcin mi informa che uno di questi grattacieli Stalin Style, doveva essere costruito dove ancora nel 1984 vidi una enorme piscina scoperta con acqua riscaldata. E doveva essere l'edificio più imponente dei nove previsti, con in cima la statua del collega-rivale Lenin, nella cui testa avrebbe dovuto essere collocato lo studio di Stalin. Non l'hanno fatto ed al suo posto oggi sorge la Chiesa del Salvatore con cupole dorate e statue bronzee di pessima fattura. Insomma altro plateale sfregio all'ideale ateo – marxista


3e i cavalli di Frisia di Kimki
Sulla strada che porta all'aeroporto di Sheremetyevo , che è la stessa che porta a San Pietroburgo (ma che comunque si chiama ancora strada per Leningrado.. thiè!), ad un certo punto, presso la cittadina di Kimki, si incontra una gigantesca scultura amaranto che riproduce i cavalli di Frisia (quelle cose a croce di S. Andrea con filo spinato che indicano un confine o una trincea in zone di guerra). Ebbene questa scultura ricorda a tutti il luogo dove l'armata nera di Hitler venne fermata. Proprio alle porte di Mosca. Se fosse oggi, significherebbe avere già preso l'aeroporto ed una grande fetta della periferia ovest di Mosca. Al passaggio davanti i cavalloni di Frisia Molcin chiede ad Andrej (autista silenzioso) di rallentare per consentire all'ospite (a me) di fare alcune foto. Ma gli scatti , più che altro, riprendono tir satolli di merci e giganteschi e costosi Suv che sfrecciano verso o dall'aeroporto internazionale fottendosene della storia . Un'altra onta al ricordo della Russia comunista baluardo contro l'avanzata e la diffusione degli ideali nazisti. Molcin mi dice pure che in queste zone gelide e desolate abitano un sacco di pendolari e che ogni mattina prima di accendere la loro auto , se hanno finito la vodka, si bevono un po' di antigelo. Quello che resta lo adoperano per il radiatore. Ma scherza.......

le foto

1. un grattacielo Stalin style
2. magazzini Gum
3. i cavalli di Frisia di Kimki

pippo vinci

mercoledì 29 febbraio 2012

2002: la prima volta a Cuba (4)



Giovedì 3 gennaio 2002 – quarto giorno




Andiamo al Palermo

Si decide di cambiare alloggio. Andremo in una casa particular. Intanto, a colazione, una troia inglese ci espelle dal nostro tavolo perché era il più bello. Nadia si incazza , ma si calma con qualche fetta di waiawa.

Il tacsista, che è buono, ci accompagna da una sua amica (Mercedes) che ha camere da affittare nel rione Vedado E’ una spaziosa e antica dimora stile coloniale con giardinetto e terrazzino. Per il momento, però, è occupata e così ci sistemeremo in un condominio povero.

Sistemati, ci rechiamo all’albergo Avana Libre e qui incontriamo Pino con la sua esile e deliziosa Jolaise. In effetti è alta uno e ottanta. A pranzo mangiamo in un Palador (ristoranti privati). Che ci consiglia un maricon amico di Pino
All’entrata notiamo che sotto il palador c’e un ambulatorio di gastroenterologia.
La casa-ristorante è arredata in stile coloniale con un sacco di armi appese alle pareti. Fuori, nel terrazzino , una gabbia di pappagalli.Mangiamo gamberoni (camarones) pollo e riso.

La casa che abbiamo affittato si trova nella calle C. Tutto sommato, è comoda. Io e Nadia dormiamo in un lettino piccolo, piccolo. Come sempre. Pino e Jolaise in un letto grande grande. Sul tardi vengono a trovarci Prondo e Peppone., i due perugini
La sera si decide di iniziare a vivere la Havana viziosa e truculenta. Infatti ceniamo in un piccolo e malfamato ristorantino di fronte al malfamato locale chiamato “Palermo”.

La locanda è piccola ed è frequentata da malfamati e loschi individui. Ad un certo punto entra un tipo malfamato, alto e massiccio tutto vestito di bianco. Parla a voce alta. Lo conoscono tutti. Tranne noi, ovviamente. Dice di essere l’autista della pubblicità del Rum Havana Club. In pratica fa il buffone.

Dietro di noi c’è un piccolo acquario dove c’è un pesciolino che morde tutti gli altri pesciolini.
Entriamo al Palermo con 5 dollari a testa. Ci sono decine e decine di troie cubane e decine e decine di uomini indoeuropei che le toccano. E tutti si toccano. Pippo viene toccato 4 o 5 volte e si difende rifugiandosi dietro Nadia. Qui funziona così: le donne abbordano, gli uomini no. Non serve.




martedì 28 febbraio 2012

Quattro giorni al gelo di Mosca (1)

1. Origine del viaggio
Molcin lavora a Mosca e fin dal suo primo giorno in Russia (oltre due anni fa), mi ha sempre invitato per una breve vacanza nella ex terra degli zar e dei comunisti. Ma ad una condizione : “vieni quando fa freddo, è più bello!” E dopo 3 anni di cordiali ed affettuosi rifiuti, decido di cedere e di raggiungerlo, proprio nella settimana in cui il Padre Eterno ha fatto le prove per la prossima glaciazione: 28 gradi sotto zero! . “l'ideale” , esultava Molcin!
Insomma, il caro Molcin mi ha convinto e sono partito ben fornito di ogni dispositivo per contrastare la (altrimenti) sicura morte per ibernazione assistita.



2 - La metrò di Mosca

2a - introduzione
Come tutti sapete, la (o il) metrò di Mosca è la (o il) metrò più bella del mondo. E tra le più efficienti. Molte linee, molti incroci, puntualità svizzera e alta frequenza. Ogni stazione è un museo che celebra questa o quella peculiarità del mondo russo o della storia sovietica. Un vero piacere andare per metrò dove, oltretutto, si è al riparo dal gelo degli immensi boulevard.


2b - pericoli
Ma non è tutta neve quella che brilla . Ci sono pure i lati negativi. Primo: i moscoviti hanno fretta e per fare prima ammuttano (spingono) per passarti davanti per le scale mobili, all'ingresso nei corridoi e ovunque. E si infilano con prepotenza tra te ed il tuo vicino. Secondo: le porte per entrare ed uscire dall'area metrò sono possenti sesami e pesano alcune tonnellate , ma oscillano avanti e ndrè , agili come quelle dei saloon. Mietendo vittime distratte.


2.c - speaker
In prossimità di ogni fermata l'altoparlante diffonde l'annuncio dello speaker che dice “ashtaroshna” (attenzione) e poi parole incomprensibili che indicano il nome della stazione successiva. Ebbene. Se il treno si allontana dal centro lo speaker è una donna, se invece il treno viaggia in direzione opposta (ossia verso il centro della città) lo speaker è un uomo. Geniale!
Ma geniale o no, senza l'aiuto di Molcin e signora (mrs Quillery) , io sarei ancora nei sotterranei di Mosca in attesa di udire (e comprendere) il nome della mia fermata


martedì 14 febbraio 2012

2001 la prima volta a Cuba (3)

mercoledì 3 gennio 2002 - terzo giorno



i comunisti sono buoni
Già la lira è un lontano ricordo d’infanzia . L’euro ci è penetrato nelle ossa. Dopo una ricca colazione in camera, scendiamo nella hall alle 11 circa. Pino dorme ancora, dei baci perugina nessuna notizia. Nadia legge i quotidiani spagnoli nella vana ricerca di un lavoro (e qui lo cerca!).

Pippo scopre un curioso tipo di impiego il cobrador de frack…… E’ un tizio che, indossando il frac, si fa pagare dai creditori per scassare la minchia ai debitori affinché saldino il debito e li assicuta1 strade strade finché non pagano. Una specie di agente per recupero crediti vestito da carnevale. Pensiamo che a Palermo farebbe una brutta fine divenendo egli stesso, in breve tempo, da assicutatore ad assicutato.



Pino scende e crea subito un caso. Il primo nell’era dell’Euro: vuole fare colazione alle dodici. Gli concedono solo un caffè e pure lo deve pagare.



Finalmente arrivano i baci perugina. Peppone zoppica. Gli si è incarnita un’unghia e lui soffre. Lo hanno medicato all’infermeria. Si parte.



Il viaggio è faticoso. Lo sapevamo, ma l’equipaggio fa di tutto per renderlo insopportabile. Le hostess sono brutte, gli steward pure (dice Nadia). Pippo dice che ormai le bone non fanno più le hostess, ma i calendari. E così le brutte fanno le hostess.



L’arrivo all’Avana è in perfetto orario (21.55 locali). Dogana veloce (…… i comunisti sono buoni…); lentissimo il ritiro bagagli (ma non vogliono lavorare).



Ora si cerca un taxi per 5 persone. Io e Nadia scendiamo al Mirador (ottimo, lussuoso e costoso hotel ). Siamo d’accordo per vederci più tardi per trascorrere la prima intensa notte cubana. Ma a mezzanotte non si vede nessuno. Pippo e Nadia decidono di avventurarsi in città.



Prendiamo un taxi. Il tassista si chiama Gabriel , sposato, due figli. Ci mostra le foto di tutta la famiglia. Poi ci lascia al centro dell’Havana Veja (vecchia) in un locale “abierto 24 horas”



Subito ci abbordano, nell’ordine:



* Pippo, (si proprio Pippo si chiama) il pianista del “Cafè de Paris”, (dice lui);



* Bitto, alias Bob Marley, che fa la parte dello spacciatore rasta



* Tony, che fa la parte di Harry Belafonte16 giovane



Vogliono venderci di tutto. Noi rinviamo le contrattazioni al giorno dopo



Prendiamo un sandwich, poi Gabriel il buono (che ci ha aspettato latiato 2) ci riporta in Hotel



La notte Pippo si fissa con un rumore. E scassa la mischia a tutti. Il rumore resta ,ma la nottata è stata vissuta intensamente. Non è quello che volevamo?



1 - assicuta : insegue
2 - latiati : discosti





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domenica 5 febbraio 2012

2002: la prima volta a Cuba (2)


Martedì 1 gennaio 2002 – secondo giorno

Overbooking

Ci alziamo di buon’ora. Io alle 8.15, Nadia alle 9.10. Splende il sole, ma splende anche il freddo. La mamma di Asia è già in piedi, tracchiggia senza uno scopo e fuma senza mostrare di gustare la sigaretta. Insomma, dà l’idea di una che fa cose senza prìo. Mi vede e dice cose bulgare incomprensibili, ma, credo, anche prive di senso

Abbiamo dormito poco e male: in due in un lettino per bambini corti. La lavata in bagno è difficile. In bagno c’è tutto tranne quello che serve per lavarsi. Il bidet, per esempio, è usato come portavaso, il sapone non c’è ……anzi c’è, ma costituisce una scultura postmoderna di abbellimento. E non si usa. Poi fiori, quadretti e specchi stile modernariato bianco-liberty. Insomma in perfetto stile ”Sant’Agostino” di Lusso.

All’aeroporto ce la prendiamo con molta calma (sono solo le 10 e l’aereo parte alle 12.30).
Con troppa calma!Risultato: overbooking. Cioè: abbiamo il biglietto, ma sull’aereo non ci sono più i nostri posti.
Al check-in, prima dell’overbooking, ci intervista RAI 3. Anzi, più che un’intervista è un interrogatorio sull’Euro. Già quest’Euro ci ha rotto il cazzo.

Al nostro turno ci informano dell’intoppo. Noi mostriamo una moderata incazzatura. Si forma un piccolo gruppetto di incazzati. Tra essi spicca,per insulti e focosità, un fimminaro foggiano in partenza per Cuba dove andrà a trovare un’adolescente di 18 anni, di un anno più grande di sua figlia. Con noi anche un grosso spoletino, che gestisce un ristorante e ama i vini siciliani oltre che le troie cubane. Assieme a lui c’è ternano brizzolato con ”T” agrigendina. Gestisce il pub “Dr Jekill and Mr Hide”. Ha i denti fottuti e Nadia dice che tira.

Il gruppo dei cinque si muove oramai affiatato e compatto. Ci alleiamo.
Il nemico è una signorina dell’Iberia che ci dà le notizie più amare del tipo “oggi non potete partire, vediamo domani” oppure “non ci posso fare niente, è spiacevole , ma è legale
Il foggiano per non sbranarsela cambia discorso e dice che odia i baresi.

I perugini sono molto legati. Quello che fa uno lo fa pure l’altro. Nadia dice che non è il momento di smettere di fumare e si compra le sigarette. Comunque finisce che ci imbarcano su un volo Alitalia per Madrid.
Dopo un volo sopra e dentro le nuvole atterriamo a Madrid Barajas e qui inizia un’altra battaglia contro le Giubbe Rosse dell’Iberia che secondo la tipa di Roma dovrebbe:
a) darci i biglietti per l’Habana
b) condurci in Hotel
c) rimborsarci 150 Euro.

Noi non ci crediamo assolutamente.
Il foggiano, invece, fiuta l’affare e dice che dobbiamo imbrogliare dicendo che ci devono non 150, ma ben 300 euro.
Pippo, di fronte a tanta disonestà, si dimette da interprete del gruppo. Nadia, invece è felice. Finalmente uno che imbroglia! E’ il suo uomo ideale. Non ne può più di finanzieri onesti, regionali ligi ed erboristi sani

Ma gli iberici sono più fradici di noi ed alla perfida richiesta del foggiano rispondono con una provocante riduzione dell’offerta: 81 Euro.
Qui ci vorrebbe un negoziatore all’altezza di Henry Kissinger. Ma alla fine tutto rientra nei binari della normalità e ci distribuiscono 150 euro ciascuno. Nadia non è ancora contenta, non ha visto alcun illecito vantaggio in questa trattativa e , in zona Cesarini, cerca di tirare qualcosa sul cambio. La bulgara dice che 150 Euro sono 144 Dollari, l’Iberia dice che non è vero e che per loro 150 Euro sono esattamente 139 Dollari, non un centesimo di più. Pippo, ha uno scatto geniale e dice che 150 euro sono 150 euro.

Poi offre a Nadia i 5 dollari di differenza, Nadia rifiuta offesa. Lei non combatte per i soldi ma per difendere i diritti internazionali del viaggiatore.
Alla fine vince l’Iberia. Ma tutti fanno i complimenti a Nadia per la grinta ed il coraggio mostrato
Con un piccolo Bus ci traducono in hotel. Con noi altri tre norvegesi in viaggio per Cuba, ovebukati come noi. Questo fatto conferma che il problema non era sul Roma-Madrid, ma sul Madrid-Habana. E comunque l’Iberia ha fregato mezza Europa. Non solo, scopriremo in seguito che il rimborso per overbooking transoceanico era di 300 euro e non 150!
Stanza 152. Ceniamo alle 21.00 a spese, ovviamente, dell’Iberia.

Il gruppetto è titubante; Pippo prende in pugno la situazione e porta tutti (in bus e metro) a Puerta del Sol in pieno centro. E tutti sono eccitati. Per Nadia è la prima volta in metrò. Forse pure per Pino (il foggiano si chiama così).
Lo spoletino (di nome Peppone) è distrutto; vuole tornare perché è stanco e la sera prima ha fatto tardi.
Ci aggiriamo nelle vicinanze di Plaza Major. Entriamo in più di un bar per bere, ma ci càcciano perché ci vogliono anche fare mangiare. E’ una fissazione. Al 4° bar ci fanno bere ,e noi, per premiarli, mangiamo. E che lo devono dire loro se dobbiamo mangiare?
Il ritorno in hotel è avventuroso. Piove e non ci sono taxi. Così ci dividiamo in tre gruppetti. Sono le tre del mattino.
Buona Notte.

sabato 4 febbraio 2012

Che bella la neve!


La neve.....oooohhh.... che bella, ma quanta! I miei nonni, per quando nevicava molto, avevano avuto l'accortezza di fare una botola che dalla camera, al primo piano, portava alla cucina al piano terra.

Accendevano la cucina a legna, scaldavano l'ambiente, aprivano la porta dall'interno e trovandosi un muro di neve, cominciavano a spalare sino a che non si facevano un sentiero per uscire. Certo non avevano il gas, la corrente elettrica, avevano le candele, il macinino del caffè manuale e la caffettiera napoletana, il bracere nel letto e le racchette al muro e gli sci per muoversi. Insomma tutta un'altra vita....vivibile.

Oggi solo se hai la macchina per muoverti..... hai un bel problema:sono cazzi tuoi e di chi te l'ha fatta comprare (pseudo benessere). Beati i miei nonni...non potremmo tornare indietro e goderci la vita in modo più umano e meno artificiale?".

Oreste Mori, La Spezia

dal blog di Beppe Grillo

venerdì 27 gennaio 2012

PASTA CON FINOCCHIETTI E GAMBERETTI


Ma chi pesta stai impastuniannu”?
Tipica espressione che caratterizza le relazioni familiari in casa Gullo, quando mi cimento nella realizzazione di ricette innovative che coniugano tradizione e inventiva, mi spiego meglio: mia madre, appena mi vede spignattare in cucina, con ingredienti inusuali entra in panico e pi picca un si scippa i capiddi!

Mio padre, mentre si fa i suoi solitari con le carte siciliane, percepisce il pericolo e delicatamente: ma com’è foddi? eh chi saccio, u munnu sta canciannu! Ah s’arriviscissiru l’antichi! È na vriogna! Na vriogna!

Ebbene si, utilizzare la panna da cucina in casa mia è una vergogna pi un parrare da besciamella, cosa di farisi a cruci e addumannari l’aiutu du Signuruzzu!
Ma io, smanichiu sempre e mi piace, anche, inventare e rielaborare le ricette della tradizione familiare, che con ardimento provo a realizzare… e… confesso che talora utilizzo la panna da cucina e sacciu fari puri a besciamela ma per favore silenzio, chiedo un po’ di riserbo, se lo sapessero i miei, oltre a diseredarmi mi porterebbero da un esorcista.

Quando porto in tavola la “novità”, l’approccio sospettoso e diffidente dei miei, mi fa barcollare un po’ ma poi si liccanu puru u piattu, purché non sappiano che dda cosa bianca è panna, “ma che bontà ma che bontà che cos’è questa cosina qua”? un facemu ca è panna? Domanda accompagnata da una mala taliatura, ed io con gli occhi bassi, paonazza per la vergogna della pietosa bugia, lascio fuoriuscire labilmente, tutto di un fiato: No papà è ricotta di pecora! E così, è fatta salva la patria…


Ingredienti:
 Finocchietti di montagna.
 Gamberetti freschi.
 Olio
 Panna
 Aglio
 Cipolla
 Sale
 Pepe

Procedimento:
Lessare i finocchietti in abbondante acqua salata, appena cotti colarli e conservare l’acqua di cottura.
Soffriggere un paio di spicchi d’aglio in olio d’oliva, appena dorati toglierli dall’olio e aggiungere abbondate cipolla tritata finemente, fare soffriggere a fiamma bassissima finché non diventa trasparente, aggiungere i finocchietti lessati e lasciare soffriggere dolcemente per una decina di minuti, a questo punto
aggiungere un paio di mestoli di acqua di cottura dei finocchietti e appena raggiunge l’ebollizione
aggiungere i gamberetti sgusciati lasciare cuocere per pochi minuti e togliere dal fuoco.

Portare ad ebollizione l’acqua di cottura dei finocchi e calare la pasta, appena cotta colarla e versarla nuovamente nel tegame,
aggiungere il condimento mescolare e lasciare insaporire sul fuoco qualche secondo prima di spegnere aggiungere poca panna mescolare e servire.

antonella gullo

sabato 7 gennaio 2012

2002: la prima volta a Cuba (1)

Lunedì 31 dicembre 2001 - primo giorno


Addio vecchia Lira


Partiamo, Nadia ha una sensazione: è come se tutto non dovesse succedere. Nadia cerca occhiali, dolci, vino; fuma e dice minchiate. In più teme di scoprire che sono un narco-trafficante in fuga verso paradisi fiscali. Lei sarebbe la copertura. Io cerco di farle capire, con delicatezza, che più che una copertura lei è una scopertura: qualsiasi persona al suo fianco verrebbe scambiata per uno spacciatore e arrestata.


Ci incontriamo con Asia al terminal A. E’ con la sua famiglia. Per andare a casa sua facciamo il giro di Peppe.


Abita alla Casilina. La casa è accogliente e ben arredata ma al momento di cucinare mi accorgo che manca qualcosa: la cucina. Si cucina tipo “campeggio” in salotto. Durante il pranzo Asia è nervosa. Non mangia perché deve assolutamente collegare la stampante al PC così:


A Vessi (figlia di Asia), danno il piatto più grande di tutti, ma lei non mangia perché (dice) ha mangiato la pizza


Nadia approfitta della situazione e si mangia la pasta di tre persone: la sua , quella di Asia e quella enorme di Vessi.


la mamma di Asia fuma e se ne fotte di mangiare


Pippo resta morto di fame


Dopo pranzo si esce per fare compere per il cenone. Si va alla Romanina2 attraverso una zona lugubre, ricca di padiglioni industriali. Al centro commerciale c’è aria di festa. La gente è contenta di buttare soldi.


Fuori, lo squallore è totale. L’uomo ha violentato la natura, l’ha offesa per crearsi spazi artificiali a misura della sua avidità! Noi, intanto, non sappiamo cosa mangiare.


Il cenone è a rischio.. Nel carrello finiscono le cose più inutili. Pure una rana di cristallo porta oggetti ci finisce! Ma di cibo niente!. Pippo ha una brillante idea: pollo arrosto. Finito! Asia ha una idea cretina: friggiamo i pesci in salotto. Bocciata! Nel frattempo i ragazzi riempiono il carrello di alimenti cancerogeni: coca, fanta, nesquiq, duplo, caldo caldo. Alla fine si opta per salsiccia e insalata russa.


Durante il cenone Asia, come sempre, ha da fare .


Deve compilare la domanda per ottenere la cittadinanza.


Così tira fuori una carpetta piena di documenti. Ne avrà almeno 600 ne avrà. Di cui 320 sono solo certificati di residenza a… Colorno. Ma dove minchia è Colorno?


Perciò: uno se ne parte dalla Bulgaria per finire a Colorno? Pippo deduce che Asia ha dei problemi con il cibo infatti: al momento del pranzo collega la stampante con il PC, al momento di fare la spesa compra soprammobili e al momento di cenare compila moduli per ottenere la cittadinanza.


Ceniamo e brindiamo . Sono appena le 10 di sera. Che cazzo si fa fino a mezzanotte? E giunti a mezzanotte, che si fa dopo mezzanotte?


Qualcuno ha una brillante idea: per festeggiare il nuovo anno facciamo entrare in salotto un cane feroce : Jesse. Mi dicono che non è un cane feroce, ma una cagna feroce. Una maremmana che, da quando ha conosciuto il sapore della carne cruda , ama dare morsi. Per di più Asia ci comunica che Jesse è gelosa e risentita in quanto, per colpa nostra, è dovuta stare ben 5 ore (cinque) fuori sotto la poggia, lei che, poverina, è abituata a stare al caldo e in salotto. In altri termini noi le abbiamo rovinato la festa e per di più ci può mangiare.


Il clima è teso. Jesse si lancia sul tavolo per addentare le salsicce, la mamma di Asia cerca di cacciare la cagna con dei cuscinetti colorati. Asia se ne fotte e legge l’oroscopo su Internet. Pippo cerca di nascondere la sua gola alla belva inferocita. Finalmente, visto che non siamo stati sbranati, si decide di rischiare la vita per strada. Infatti manca oramai ½ ora a mezzanotte ed è tradizionalmente imprudente uscire per strada a quest’ora. Noi lo facciamo.


Alla radio ci descrivono la festa che si sta svolgendo a piazza del Popolo. Noi vogliamo andare proprio lì. Posteggiamo la macchina in via passeggiata della Ripetta mentre scatta la mezzanotte. Non abbiamo nulla da stappare o da bere, ma ci abbracciamo lo stesso, poi corriamo verso la vicina piazza del Popolo per farci schiacciare dalla folla ubriaca.


Non si riesce di entrare nella piazza, ma vediamo ugualmente i bagliori dei fuochi artificiali. C’è una calca micidiale. I bambini non vedono niente. Qualcuno prende i figli per le palle e li innalza esponendolo al fuoco. C’è chi ha portato con se i cani che, essendo bassi, vengono calpestati. Nel frattempo ci rendiamo conto che fa freddo e decidiamo di tornare in macchina.


Riprendiamo il giro . Nadia telefona sempre a RTL 102 e 53 . Finché li becca. Attraverso il microfono della radio comunica a tutta Italia che sta partendo per Cuba per vedere se sono meglio i cubani o gli italiani.


Ora basta girare a muzzo! Si va a Trastevere. Asia dice che qui non c’era mai venuta .. In cinque anni!! Ma che minchia fa questa a Roma? Decidiamo di bere del vino e così entriamo in una bella enoteca. Un mulatto ci dice che se vogliamo bere dobbiamo comprare una bottiglia ogni due persone al costo di 80.000 lire. Ma che regola è? Capiamo che sono pazzi, ma non glielo diciamo e ce ne andiamo.


Siamo sbandati, ma decidiamo di rovinare il capodanno ad un barista. Entriamo in un bar ed il barista si mostra terrorizzato già al nostro ingresso nel suo locale. Si vede che ha già lo stress dell’euro.


Nadia parte all’attacco e chiede subito un caffè alla ragazza dietro il bancone. Questa le serve una bevanda imbevibile, Nadia si rifiuta di bere poi prende un cornetto e grida che è dell’anno scorso. E’ guerra. Intanto il proprietario suda in previsione del conto in euro. Il primo della sua vita. Noi facciamo di tutto per farlo confondere :


1) ci scambiamo i caffè


2) chiamiamo cappuccino una cioccolata


3) buttiamo nel lavandino un caffè che faceva schifo


4) apriamo le vetrine e beviamo birre


Lui, intanto cerca di non perdere il conto e smanetta alla cassa.


Poi ci chiede cosa abbiamo preso. Noi diciamo che non ci ricordiamo niente e che sono cazzi suoi. Lui dice che è un casino ed emette più di uno scontrino. Li rilegge, dice che non va, si rifà i conti con il convertitore dell’UPIM e fa un sacco di scontrini uno più sbagliato dell’altro. Alla fine , disperato, ci da’ il resto in lire. Noi gli urliamo che il resto lo vogliamo in euro. E’ nostro diritto : la lira fa parte del passato non vale più un cazzo! Abbiamo fatto i sacrifici per l’Euro ed ora vogliamo vedere i risultati.


E’ distrutto , non capisce più nulla e qui Nadia gli azzecca il colpo finale. Gli chiede se può firmarle lo scontrino. Visto che è il primo conto in Euro: è uno scontrino storico!. Lui trema tutto e comincia a balbettare . Dice che se lo fa la finanza gli fa un culo così. A questo punto, mossi a pietà usciamo dal bar e torniamo a casa dove ridiamo per tutta la notte.




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martedì 3 gennaio 2012

que serà, canta Rodovaldo Suarez

video
Rodovaldo Suarez è un artista non vedente di Cuba. fa parte del gruppo musicale Malecon Social Club (vedi video su you tube). Io l'ho incontrato durante il mio breve viaggio a Cuba. Era seduto di fronte al tempio dei turisti : La Boteguita del Medio de L'Avana. Ed ha cantato la versione spagnola di Che sarà, un successo italiano che fu eseguto a Sanremo anche da un altro famosissimo non vedente Jose Feliciano in abbinamento con i Ricchi e Poveri

sabato 17 dicembre 2011

incipit (6) i Promessi sposi


I promessi sposi (ediz. 1827)
Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, viene quasi a un tratto a ristringersi e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un'ampia riviera di riscontro; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all'occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa, e l'Adda ricomincia, per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lasciano l'acqua distendersi e allentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni.

I promessi sposi (ediz. 1840)
Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un'ampia costiera dall'altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all'occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa, e l'Adda ricomincia, per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l'acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni.

tutti gli incipit pubblicati

martedì 6 dicembre 2011

In Europa fanno anche ben altro!


MESSAGGIO PER TUTTI GLI ITALIANI ONESTI:

IL NUOVO GOVERNO, COME IL VECCHIO, CHIEDE DI AUMENTARE L'ETÀ DELLE PENSIONI PERCHÉ IN

EUROPA TUTTI LO FANNO.

- NOI CHIEDIAMO, INVECE, DI ARRESTARE TUTTI I POLITICI CORROTTI , DI ALLONTANARE DAI PUBBLICI UFFICI TUTTI QUELLI CONDANNATI IN VIA DEFINITIVA PERCHÉ IN EUROPA TUTTI LO FANNO, O SI DIMETTONO DA SOLI PER EVITARE IMBARAZZANTI FIGURE.

- DI DIMEZZARE IL NUMERO DI PARLAMENTARI PERCHE' IN EUROPA NESSUN PAESE HA COSI' TANTI POLITICI !!

- DI DIMINUIRE IN MODO DRASTICO GLI STIPENDI E I PRIVILEGI A PARLAMENTARI E SENATORI, PERCHÉ IN EUROPA NESSUNO GUADAGNA COME LORO.

- DI POTER ESERCITARE IL "MESTIERE" DI POLITICO AL MASSIMO PER 2 LEGISLATURE COME IN EUROPA TUTTI FANNO !!

- DI METTERE UN TETTO MASSIMO ALL'IMPORTO DELLE PENSIONI EROGATE DALLO STATO (ANCHE RETROATTIVE), MAX. 5.000, 00 EURO AL MESE DI CHIUNQUE, POLITICI E NON, POICHE' IN EUROPA NESSUNO PERCEPISCE 15/20 OPPURE 30.000,00 EURO AL MESE DI PENSIONE COME AVVIENE IN ITALIA

- DI FAR PAGARE I MEDICINALI VISITE SPECIALISTICHE E CURE MEDICHE AI FAMILIARI DEI POLITICI POICHE' IN EUROPA NESSUN FAMILIARE DEI POLITICI NE USUFRUISCE COME AVVIENE INVECE IN ITALIA DOVE CON LA SCUSA DELL'IMMAGINE VENGONO ADDIRITTURA MESSI A CARICO DELLO STATO ANCHE GLI INTERVENTI DI CHIRURGIA ESTETICA, CURE BALNEOTERMALI ED ELIOTERAPIOCHE DEI FAMILIARI DEI NOSTRI POLITICI !!

CARO NUOVO GOVERNO, NON CI PARAGONARE ALLA GERMANIA DOVE NON SI PAGANO LE AUTOSTRADE, I LIBRI DI TESTO PER LE SCUOLE SONO A CARICO DELLO STATO SINO AL 18° ANNO D'ETA', IL 90 % DEGLI GLI ASILI E NIDO SONO AZIENDALI E GRATUITI E NON TI CHIEDONO 400/450 EURO COME GLI ASILI STATALI ITALIANI !!

IN FRANCIA LE DONNE POSSONO EVITARE DI ANDARE A LAVORARE PART TIME PER RACIMOLARE QUALCHE SOLDO INDISPENSABILE IN FAMIGLIA E PERCEPISCONO DALLO STATO UN ASSEGNO DI 500,00 EURO AL MESE COME CASALINGHE PIU' ALTRI BONUS IN BASE AL NUMERO DI FIGLI .

IN FRANCIA NON PAGANO LE ACCISE SUI CARBURANTI DELLE CAMPAGNE DI NAPOLEONE, NOI LE PAGHIAMO ANCORA PER LA GUERRA D'ABISSINIA !!

NOI CHIEDIAMO CHE VOI POLITICI LA SMETTIATE DI OFFENDERE LA NOSTRA INTELLIGENZA, IL POPOLO ITALIANO CHIUDE 1 OCCHIO, A VOLTE 2, UN ORECCHIO E PURE L'ALTRO MA LA CORDA CHE STATE TIRANDO DA TROPPO TEMPO SI STA SPEZZANDO. CHI SEMINA VENTO, RACCOGLIE ...TEMPESTA !!!

SE APPROVI, PUBBLICA LO STESSO MESSAGGIO E CHIEDI AD ALTRI DI FARLO

lunedì 5 dicembre 2011

gli incipit della trazzera: indice

elenco degl incipit fino ad oggi pubblicati su questo blog
clicca sul titolo e vai al testo

1. delitto e castigo
2. madame Bovary
3. il ritratto di Dorian Grey
4. il mercante di Venezia
5. i promessi sposi

martedì 29 novembre 2011

incipit (5): La metamorfosi

Una mattina Gregor Samsa, destandosi da sogni inquieti, si trovò mutato in un insetto mostruoso. Era disteso sul dorso, duro come una corazza, e alzando un poco il capo poteva vedere il suo ventre bruno convesso, solcato da nervature arcuate, sul quale si manteneva a stento la coperta, prossima a scivolare a terra. Una quantità di gambe, compassionevolmente sottili in confronto alla sua mole, gli si agitava dinanzi agli occhi.
"Che mi è accaduto?" pensò. Non era un sogno.

(la metamorfosi di Frank kafka- traduzione di Anita Rho)

tutti gli incipit pubblicati

martedì 22 novembre 2011

CORSO di FORMAZIONE per uomini

TEMA DEL CORSO
diventare intelligente quanto una donna (quindi essere perfetti)
OBIETTIVO PEDAGOCICO:
corso di formazione che permette agli uomini di sviluppare quella parte del cervello della quale ignorano l'esistenza.





PROGRAMMA
MODULO 1:
CORSO BASE OBBLIGATORIO
1.1 imparare a vivere senza la mamma (2000 ore)
1.2 la mia donna NON è MIA MAMMA (350 ore)
1.3 capire che calcio e formula 1 non sono altro che sport (500 ore)



MODULO 2: VITA A DUE
2.1. avere bambini senza diventare geloso (50 ore)
2.2. smettere di dire boiate quando la mia donna riceve i suoi amici (500 ore)
2.3. vincere la sindrome del telecomando (550 ore)
2.4. non fare la pipì fuori dal water (100 ore, esercizi pratici con video)
2.5. riuscire a soddisfare la mia donna prima che cominci a far finta (1500 ore)
2.6. come arrivare fino al cesto dei panni sporchi senza perdersi (500 ore)
2.7. come sopravvivere ad un raffreddore senza agonizzare (300 ore)



MODULO 3: TEMPO LIBERO
3.1. stirare in due tappe (una camicia in meno di due ore: esercizi pratici)
3.2. digerire senza ruttare mentre lavo i piatti (esercizi pratici)



MODULO 4: CORSO DI CUCINA
Livello 4.1 (principianti):
gli elettrodomestici: ON = ACCESO - OFF = SPENTO
Livello 4.2 (avanzato):
la mia prima zuppa precotta senza bruciare la pentola


Esercizi pratici:
far bollire l'acqua prima di aggiungere gli spaghetti




5 Sono inoltre previsti dei temi speciali di approfondimento
a causa della complessità e difficoltà di comprensione dei temi negli incontri verranno
accettati un massimo di 8 aderenti




TEMA 5.1: il ferro da stiro, dalla lavatrice all'armadio: un processo misterioso



TEMA 5.2: tu e l'elettricità, vantaggi economici del contattare un tecnico competente per le riparazione (anche le più basilari)



TEMA 5.3: ultima scoperta scientifica, cucinare e buttare la spazzatura non provocano né impotenza né tetraplegia (pratica in laboratorio)



TEMA 5.4: perché non è reato regalarle fiori anche se sei già sposato con lei



TEMA 5.5: il rotolo di carta igienica, la carta igienica nasce da sola nel portarotolo? (esposizioni sul tema della generazione spontanea)



TEMA 5.6: come abbassare la tavoletta del bagno passo a passo (teleconferenza con l'Università di Harward)



TEMA 5.7: perché non è necessario agitare le lenzuola dopo aver emesso gas intestinali (esercizi di riflessione di coppia)





TEMA 5.8: gli uomini che guidano quando si perdono possono chiedere informazioni ai passanti senza il rischio di sembrare impotenti



(testimonianze)
TEMA 5.9:
la lavatrice
questa grande sconosciuta della casa
TEMA 5.10: è possibile fare pipì senza schizzare fuori dalla tazza?
(pratica di gruppo)



TEMA 5.11: differenze fondamentali tra il cesto della roba sporca e il suolo
(esercizi in laboratori di musicoterapica)



TEMA 5.12: l'uomo nel posto del passeggero:
è geneticamente possibile non parlare ovvero non agitarsi convulsamente mentre lei parcheggia?



TEMA 5.13: la tazza della colazione al mattino:
la tazza lievita da sé fino alla lavastoviglie? (esercizi diretti da Silvan)



TEMA 5.14: comunicazione extrasensoriale
esercizi mentali in modo che quando gli si dice che qualcosa è nel cassetto dell'armadio non
domandi “in quale?”



disponibilità per la creazione di specifici incontri per temi a richiesta

provenienza: catena di email
anno :2008
autore: sconosciuto



su Aldo Pecoraino



mercoledì 16 novembre 2011

facoltà di scienza della felicità

ANSA) - CAGLIARI, 16 NOV - Nasce in Sardegna Aristan, l'Universita' dove si apprende l'arte della gioia. Sono quasi 100 gli iscritti alla Facolta' di Scienze della felicita', corso di laurea in teorie e tecniche di salvezza dell'umanita'.

Un ateneo ideato dal regista Filippo Martinez e che partira' a gennaio ad Arborea, se si raggiungono 380 adesioni. Quaranta i docenti tra scrittori, filosofi, ricercatori e giornalisti guidati dall'attuale preside della facolta' di Giurisprudenza di Cagliari, Massimo Deiana.

domenica 30 ottobre 2011

La fine del viaggio


lunedì 18 agosto 1997 - undicesimo giorno

El jadida - Casablanca

Ultimo giorno di viaggio. A colazione Pippo si affretta a sfruttare l'ultima occasione per trovare una moglie marocchina: la caffettiera del bar. E' una donna molto spregiudicata ed è lei a fare le prime avance.

Pippo non perde occasione per attaccare bottone. Da quando ha saputo che qui si può sposare fino a quattro mogli parla con tutte quelle che incontra.

Peccato che nel rimorchiare porti a casa il più delle volte marocchini di sesso maschile che, per il solo fatto di rivolgerti la parola, vogliono essere pagati.

Ma torniamo alla caffettiera. Appena Elio si è allontanato, Pippo si è intaccato subito e , al suo ritorno Elio assisteva alla prima lite fra i due innamorati. La contesa riguardava le modalità con le quali si sarebbe dovuta svolgere la cerimonia di nozze. Pippo insisteva per il rito cattolico, la caffettiera per il rito islamico.

Se Pippo non si sposerà la colpa sarà di Elio. Quando tutto sembrava fatto Elio ha richiamato Pippo e lo ha allontanato dalla sua futura sposa. Ed è la seconda volta che questo succede in questo viaggio della speranza.

Due potenziali signore Vinci non sono diventate tali per la gelosia e l'invidia di un uomo.

Lasciata El Jadida, puntiamo su Casablanca attraversando vaste pinete .

L'hotel Toubkal sarà l'ultima dimora . Il facchino ci parla bene della polizia italiana che lo avrebbe trattato con i guanti di velluto dopo averlo messo in gattabuia come clandestino.

Concludiamo con una cena sontuosa non marocchina al ristorante libanese Baalbek.

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martedì 19 agosto 1997 - dodicesimo giorno

Casablanca

Siamo costretti a interrompere il nostro viaggio perchè non c'è più spazio sul nostro diario."Se Paola ci avesse regalato un diario con più pagine il viaggio sarebbe durato di più". Ma tutto sommato è stato meglio così.

A colazione ci servono l'espresso più buono del Marocco. Elio è prodigo di raccomandazioni per Pippo che resterà qui ancora un giorno.

Pippo dice che seguirà le sue istruzioni e quindi, per non cadere in tentazione , si chiuderà nella sua camera d'albergo sordo ai richiami delle donne marocchine che a frotte accorreranno per sposarselo..

Elio già sa che si tratta di promessa di marinaio . Pippo di sicuro tornerà a El Jadida per continuare il suo flirt con la caffettiera.

In aeroporto l'ultimo pacco. Elio ha i bagagli troppo pesanti. Il container dei medicinali è stato riempito di regali per Paola . Regali che , evidentemente pesano più dei medicinali . Incredibile!!. La multa da pagare è di 150.000 lire. Sono le 13,30. Il volo parte. L'emorroide infuria , la supposta manca, ma lascio contento sta Casablanca.

... E non finisce qui.


vai alla puntata precedente (10)

venerdì 8 luglio 2011

amo le pareti nude...o odio le "cose" appese?





Forse è una malattia delle psiche, o forse solo un alibi per non (potere) acquistare costosi quadri d'autore, ma io amo le pareti nude.




Infatti quando mi capita di entrare in una casa o in una stanza d'ufficio con quintali di cose appese alle pareti, mi sento a disagio.




Poi provo a rivoltare la frittata e considero che i malati sono coloro che amano le pareti piene di "cose" appese che, oggettivamente (o soggettivamente?) fanno apparire l'ambiente più piccolo. Tranne che non si tratti di specchi.




Quindi mi soffermo a riflettere meglio sul problema e scopro che probabilmente non è la "copertura" dei muri ad infastidirmi, ma il gusto con cui queste cose sono scelte e/o collocate. Insomma forse si dovrebbe inventare una nuova (se non c'è) disciplina: Scienza dell'Appendere le cose al muro. Una scienza che dovrebbe tradursi in una serie di regole che tutti potrebbere seguire. O prendere come suggerimento




Ma non è finita qui. Infatti mi sorge un dubbio: forse non amo le pareti nude, ma le cose appese: e la malattia si complica.



Pochi anni fa o comprato, per gola, un quadro-manifesto del sassofonista Dexter Gordon. Troppo bello per non acquistarlo. Tornata a casa ho avuto al crisi della collocazione. Dove metterlo se non lo posso appendere? Alla fine ho deciso: il quadro è in soggiorno. Ma non è appeso; è messo a terra e solo appoggiato alla parete. Ed è una collocazione che mi soddisfa molto. ..... Aiutooooooo!



Patrizia Panni

sabato 18 giugno 2011

le tagliatelle


Di nonne, io, ne ho avuto due!

Così nonna Lilì, gilusedda, mi suggerisce di iniziare il mio nuovo racconto.

Ma come, io che t’haiu annacato, sprucchiatu, pasciutu, nutricato un cunti nenti di mia”?

Nutricatu, si fa per dire, praticamente una metafora, Nonna Lilì – senza offesa nonnina. – un sapia cociri e, pi gravunchiu, manciava grevia, picchì u dutturi ci avìa dittu accussì, non abbiamo mai capito di che patologia soffrisse, anche perché nonna Lilì stava bene, erano tempi in cui i dottori si mettevano u ferru d’arreri a porta e pi sì e pi no dicianu ai cristianeddi anziani, di manciar grevio, cu picca zuccaro e picca ogghio!

Nonna Lilì, che ha passato gli ultimi anni della sua vita con noi, si era ritagliata un ruolo fondamentale e mentre mia madre ricamava il nostro corredo, lei spicchiava favi, piselli, munnava cacocciolicchi per farli sott’olio, annittava linticchi, fasola, favi, munnava mennuli, scacciava nuci, arriminava astrattu, cummattìa chi ficu e u pumaroru pi falli siccari o suli, e magia delle magie facìa i tagghiarini: impastava, scanava, stirava, tagghiava, stinnìa, calava, salava, cunzava e per la delizia dei nostri palati e la meraviglia dei nostri occhi ci fiondavamo ‘nte scannaturi i lignu dove venivano serviti cunzati ca sarsa, ricotta salata saliàta e mulincianeddi fritti ‘nta l’gghio d’aliva…. Ed era estate!

Io assistevo incantata a tutte le operazioni cercando, nel mio piccolo, di apportare il mio contributo, stirava l’impasto cu lasagnaturi con una maestria tale che faceva delle sfoglie perfettamente tonde, Giotto di Bondone, al suo cospetto, s’avìa a ghiri a mucciari.

Ne andavo fiera!

Dopo il taglio li stendeva, allineati nelle canne di fiume appuiate nelle spalliere delle sedie e si aspettava che asciugassero, per calarli ‘nta quarara chi vugghìa ‘ncapu u focu di ligna d’aliva e sarmenti.

Dopo avere appreso, dalla Nonna Lilì, tutti trucchi per fare il perfetto tagghiarinu, spesso lo ripropongo, mio padre appena mi vede impastare se la mutrìa, e al suo solito si mette a rumuliàri e a cuntari i tempi antichi.

A mia m’acchiana u nirbuso, è sempri a solita storia, che a tempo di guerra mangiavano solo tagghiarini e anzi, alla sua famiglia, andava sempre bene che avevano le materie prime e che loro erano ricchi e che invece la famiglia di mia madre sa passava scarsulidda e chi iddu, come il principe azzurro delle favole, ha salvato la fanciulla dalla miseria, insomma la solita tiritera che, temo, presto mi porterà all’esaurimento nervoso, mi sa che dovrò rivolgermi ad un bravo psicologo che mi possa aiutare a cucinare senza incorrere in crisi domestiche.

Ma andiamo ai miei tagghiarini.

Io li faccio così:

Tagghiarini cu sucu, a ricotta salata e i milinciani fritti.

O più semplicemente “Tagliatelle alla Norma”

Ingredienti per quattro persone:

Per le tagliatalle:

400 g farina di grano duro

Acqua quanto basta.

Per la salsa di pomodoro:

3 kg circa di pomodori maturi

2 o 3 cipolle

Ogghiu di chiddu bbonu q.b.

Sale

Pepe

Basilico

Inoltre.

2 melenzane

Ricotta salata grattugiata

Io ci comincio ca matinata, perché devono avere il tempo di asciugare prima di calarli, per cui: impasto la farina con l’acqua, prestando attenzione che l’impasto sia piuttosto sodo, volendo si potrebbero mettere due uova ma la nonna Lilì le faceva senza e poi vengono tanfuse, l’importante è che l’impasto sia molto sodo.

Dopo che scano l’impasto, a lungo a forza di braccia, faccio dei piccoli panetti tondi che stendo col matterello fino a formare una sfoglia spessa pochi millimetri, confesso che le mie sfoglie, vengono piuttosto sgummate, ma un ci fa nenti. Le stendo su una tovaglia che ho cosparso di farina e le lascio asciugare per circa un’ora.

Intanto che aspetto che asciughino metto le melanzane, tagliate a pezzetti a spurgare col sale, e squaro il pomodoro per il sugo, dopo circa tre quarti d’ora lo passo, dopo ingrancio la cipolla tagliata piccolissima e appena è trasparente aggiungo il passato di pomodoro, aggiusto di sale e pepe e lascio cucinare, a fuoco lento, per circa un’ora.

Intanto si sono asciugate le sfoglie e sono pronte per essere tagliate, le arrotolo su se stesse e su un tagliere le taglio a striscioline larghe circa 1 cm, non avendo le canne dove stenderle le metto direttamente sul tavolo infarinato e le lascio asciugare.

Ad ora di pranzo, friggo le melanzane in abbondante olio di oliva e intanto metto a bollire l’acqua per la pasta e scaldo il sugo aggiungendo abbondante basilico.

Prima di calare le tagliatelle devo avere tutto pronto, perché cucinano ‘n tempu ca tu cuntu, quindi: tavola apparecchiata, ricotta salata già grattugiata, melanzane tutte fritte, sugo caldo e genitori già seduti a tavola, una brava mamma chiede ai figli se si sono lavati le mani, io chiedo ai miei se si sono messi le dentiere!

Appena le calo, le salo e metto un filo d’olio per evitare che si attacchino tra di loro, pochi minuti e sono cotti, li scolo, li condisco presto presto col sugo caldo e li porto a tavola così, poi ognuno aggiunge a piacere le melanzane e la ricotta salata.

Di solito ne restano e la sera, mia madre che è sempre licca di cosi fritti, le scalda in padella con un filo di olio a fiamma alta e le serve per cena. Una vera leccornia!


antonella gullo

sabato 4 giugno 2011

Il Marocco in due x due (10° giorno)

domenica 17 agosto 1997 - decimo giorno

Essaouira - El Jadida

Sono le 23 e trenta e siamo nella nostra cella del bagno penale di El Jadida che la nostra guida considera un hotel a tre stelle. In effetti l'hotel Palais Andalouse ha un passato da sontuosa residenza di Pascià. E' ricco di marmi, mosaici e stucchi, ma le stanze sono allineate lungo corridoi alcatrazeschi che danno su un cortile interno pressoché invisibile per la presenza di alti muraglioni che non lasciano passare ne' luce ne' aria.

Il caldo è asfissiante e tutti i detenuti stanno in mutande nei corridoi facendo finta di chiacchierare con il compagno di cella.. Non si è mai visto un albergo con tutte le porte delle camere spalancate anche se inutilmente. L'aria fresca dell'oceano corre lungo i corridoi senza entrare nelle celle .

Oggi abbiamo lasciato la città del vento (Essaouira) alle undici dopo aver fatto inutili acquisti e dopo aver fatto conoscenza con un ragazzo disbile , Mustafà, che dipingeva su una piccola tela tenendo il pennello stretto fra le labbra.

E' stato il momento più toccante del viaggio. Poi siamo partiti dirigendoci verso nord. Lungo il tragitto abbiamo incontrato la città-cacca di Safir. Qui decidiamo di fare rifornimento di viveri, ma alla vista del mercato ci siamo quasi lanzati e siamo scappati via. Su un carretto di frutta c'erano più mosche che acini di uva. Tanto che non si capiva se vendesse uva con contorno di mosche o mosche con contorno di uva.

Dopo Safir, Oualadia. Qui le mosche lasciavano il posto ai vacanzieri che affollavano la splendida spiaggia protetta da due isolotti sabbiosi. Il mare appariva calmo, pulito e caldo. Decidiamo di proseguire alla ricerca di una spiaggia più bella, più accessibile e, soprattutto, più esclusiva.

Quando ormai ogni speranza era perduta ecco che Pippo adocchia una piccola trazzera a guardia della quale una bella fanciulla ci fa segno che da quella strada si arriva a mare. Arrivano anche la mamma e i vari fratellini. Seguiamo il consiglio, ma la strada, invece, porta in un fosso con un tubo di plastica.

Questo errore ci costa 2 sigarette. Le dobbiamo regalare ad un tizio che ci rimette sulla strada. Dopo 3 o 4 chilometri compriamo un mellone rosso. Il molonaro ci dice che il prezzo è di 3 dhiram al chilo. Poi pesa il frutto e agguanta la calcolatrice per calcolarne il valore.

Dopo 10 minuti di conti esce dalla sua tenda e ci mostra il display della calcolatrice : 390 dhiram !

-" cosa?..... 390 ? " - Si , 390 !. Elio dice che secondo lui pagare un mellone 72.000 lire è un po' esagerato. Ma il commerciante ci fa capire che il vero prezzo è 19 dhiram, cioè 3.534 lire. Cosa significava allora 390 ?. Non lo sappiamo.

A 55 chilometri da El Jadida, la svolta. Pippo ha l'ennesimo intuito assassino. Si decide di assecondarlo e allora imbocchiamo una trazzera che ci porta in una incantevole spiaggetta con patelle giganti. C'è anche uno che pare morto , ma poi non lo vediamo più e allora pensiamo che doveva essere vivo. Mangiamo l'anguria.

Dopo un caffè orripilante, arriviamo a El Jadida. Giriamo per un'ora attorno all'hotel che cerchiamo sballottati a destra e a sinistra da tutti quelli a cui chiediamo informazioni. Noi seguiamo tutte le indicazioni che ci forniscono, ma loro si contraddicono ad ogni incrocio. Ad un certo punto siamo noi a dire a loro cosa ci devono dire per indicarci l'hotel che comunque... troviamo per caso.

La tristezza riempe i nostri cuori. Non sappiamo come consolarci Decidiamo così di trascorre solo una notte in galera e non due come si era progettato il giorno prima. Passeremo l'ultimo giorno del viaggio a Casablanca. la città di Ric.

Dopo l'ottima cena al ristorante Le Broche, partiamo alla ricerca di un posto dove vendono birra. Ci facciamo aiutare da un ragazzo buono con nome ebreo e gola tagliata. Dice di avere subito una rapina dieci giorni fa. Lo carichiamo imprudentemente in macchina.

Ibraim ci aiuta a trovare tre lattine di birra calda in un locale nascosto e ormai quasi chiuso. E' tardi e tutti vogliono andare alla festa che sta per cominciare sulla spiaggia di Sidi Bouzid e che pare durerà tutta la notte. La festa, invece, è sotto la finestra della nostra cella. C'è un matrimonio e quindi tutti gli invitati urlano e sbattono piatti. Decidiamo di perdere un po' di tempo al bar dell'albergo dove ci servono della birra ghiacciata. E, cosa più sorprendente, il cameriere è un tipo molto sveglio.


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