3c gli stagni del patriarca (Patriarshij Prud )
3d i grattacieli di Stalin.
le foto
blog surreale per geni incompresi - Inviate le vostre genialità all'indirizzo latrazzera@libero.it / siamo on line dal 30 gennaio 2008

Pippo scopre un curioso tipo di impiego il cobrador de frack…… E’ un tizio che, indossando il frac, si fa pagare dai creditori per scassare la minchia ai debitori affinché saldino il debito e li assicuta1 strade strade finché non pagano. Una specie di agente per recupero crediti vestito da carnevale. Pensiamo che a Palermo farebbe una brutta fine divenendo egli stesso, in breve tempo, da assicutatore ad assicutato.
Pino scende e crea subito un caso. Il primo nell’era dell’Euro: vuole fare colazione alle dodici. Gli concedono solo un caffè e pure lo deve pagare.
Finalmente arrivano i baci perugina. Peppone zoppica. Gli si è incarnita un’unghia e lui soffre. Lo hanno medicato all’infermeria. Si parte.
Il viaggio è faticoso. Lo sapevamo, ma l’equipaggio fa di tutto per renderlo insopportabile. Le hostess sono brutte, gli steward pure (dice Nadia). Pippo dice che ormai le bone non fanno più le hostess, ma i calendari. E così le brutte fanno le hostess.
L’arrivo all’Avana è in perfetto orario (21.55 locali). Dogana veloce (…… i comunisti sono buoni…); lentissimo il ritiro bagagli (ma non vogliono lavorare).
Ora si cerca un taxi per 5 persone. Io e Nadia scendiamo al Mirador (ottimo, lussuoso e costoso hotel ). Siamo d’accordo per vederci più tardi per trascorrere la prima intensa notte cubana. Ma a mezzanotte non si vede nessuno. Pippo e Nadia decidono di avventurarsi in città.
Prendiamo un taxi. Il tassista si chiama Gabriel , sposato, due figli. Ci mostra le foto di tutta la famiglia. Poi ci lascia al centro dell’Havana Veja (vecchia) in un locale “abierto 24 horas”
Subito ci abbordano, nell’ordine:
* Pippo, (si proprio Pippo si chiama) il pianista del “Cafè de Paris”, (dice lui);
* Bitto, alias Bob Marley, che fa la parte dello spacciatore rasta
* Tony, che fa la parte di Harry Belafonte16 giovane
Vogliono venderci di tutto. Noi rinviamo le contrattazioni al giorno dopo
Prendiamo un sandwich, poi Gabriel il buono (che ci ha aspettato latiato 2) ci riporta in Hotel
La notte Pippo si fissa con un rumore. E scassa la mischia a tutti. Il rumore resta ,ma la nottata è stata vissuta intensamente. Non è quello che volevamo?
1 - assicuta : insegue
2 - latiati : discosti
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Lunedì 31 dicembre 2001 - primo giorno
Addio vecchia Lira
Partiamo, Nadia ha una sensazione: è come se tutto non dovesse succedere. Nadia cerca occhiali, dolci, vino; fuma e dice minchiate. In più teme di scoprire che sono un narco-trafficante in fuga verso paradisi fiscali. Lei sarebbe la copertura. Io cerco di farle capire, con delicatezza, che più che una copertura lei è una scopertura: qualsiasi persona al suo fianco verrebbe scambiata per uno spacciatore e arrestata.
Ci incontriamo con Asia al terminal A. E’ con la sua famiglia. Per andare a casa sua facciamo il giro di Peppe.
Abita alla Casilina. La casa è accogliente e ben arredata ma al momento di cucinare mi accorgo che manca qualcosa: la cucina. Si cucina tipo “campeggio” in salotto. Durante il pranzo Asia è nervosa. Non mangia perché deve assolutamente collegare la stampante al PC così:
A Vessi (figlia di Asia), danno il piatto più grande di tutti, ma lei non mangia perché (dice) ha mangiato la pizza
Nadia approfitta della situazione e si mangia la pasta di tre persone: la sua , quella di Asia e quella enorme di Vessi.
la mamma di Asia fuma e se ne fotte di mangiare
Pippo resta morto di fame
Dopo pranzo si esce per fare compere per il cenone. Si va alla Romanina2 attraverso una zona lugubre, ricca di padiglioni industriali. Al centro commerciale c’è aria di festa. La gente è contenta di buttare soldi.
Fuori, lo squallore è totale. L’uomo ha violentato la natura, l’ha offesa per crearsi spazi artificiali a misura della sua avidità! Noi, intanto, non sappiamo cosa mangiare.
Il cenone è a rischio.. Nel carrello finiscono le cose più inutili. Pure una rana di cristallo porta oggetti ci finisce! Ma di cibo niente!. Pippo ha una brillante idea: pollo arrosto. Finito! Asia ha una idea cretina: friggiamo i pesci in salotto. Bocciata! Nel frattempo i ragazzi riempiono il carrello di alimenti cancerogeni: coca, fanta, nesquiq, duplo, caldo caldo. Alla fine si opta per salsiccia e insalata russa.
Durante il cenone Asia, come sempre, ha da fare .
Deve compilare la domanda per ottenere la cittadinanza.
Così tira fuori una carpetta piena di documenti. Ne avrà almeno 600 ne avrà. Di cui 320 sono solo certificati di residenza a… Colorno. Ma dove minchia è Colorno?
Perciò: uno se ne parte dalla Bulgaria per finire a Colorno? Pippo deduce che Asia ha dei problemi con il cibo infatti: al momento del pranzo collega la stampante con il PC, al momento di fare la spesa compra soprammobili e al momento di cenare compila moduli per ottenere la cittadinanza.
Ceniamo e brindiamo . Sono appena le 10 di sera. Che cazzo si fa fino a mezzanotte? E giunti a mezzanotte, che si fa dopo mezzanotte?
Qualcuno ha una brillante idea: per festeggiare il nuovo anno facciamo entrare in salotto un cane feroce : Jesse. Mi dicono che non è un cane feroce, ma una cagna feroce. Una maremmana che, da quando ha conosciuto il sapore della carne cruda , ama dare morsi. Per di più Asia ci comunica che Jesse è gelosa e risentita in quanto, per colpa nostra, è dovuta stare ben 5 ore (cinque) fuori sotto la poggia, lei che, poverina, è abituata a stare al caldo e in salotto. In altri termini noi le abbiamo rovinato la festa e per di più ci può mangiare.
Il clima è teso. Jesse si lancia sul tavolo per addentare le salsicce, la mamma di Asia cerca di cacciare la cagna con dei cuscinetti colorati. Asia se ne fotte e legge l’oroscopo su Internet. Pippo cerca di nascondere la sua gola alla belva inferocita. Finalmente, visto che non siamo stati sbranati, si decide di rischiare la vita per strada. Infatti manca oramai ½ ora a mezzanotte ed è tradizionalmente imprudente uscire per strada a quest’ora. Noi lo facciamo.
Alla radio ci descrivono la festa che si sta svolgendo a piazza del Popolo. Noi vogliamo andare proprio lì. Posteggiamo la macchina in via passeggiata della Ripetta mentre scatta la mezzanotte. Non abbiamo nulla da stappare o da bere, ma ci abbracciamo lo stesso, poi corriamo verso la vicina piazza del Popolo per farci schiacciare dalla folla ubriaca.
Non si riesce di entrare nella piazza, ma vediamo ugualmente i bagliori dei fuochi artificiali. C’è una calca micidiale. I bambini non vedono niente. Qualcuno prende i figli per le palle e li innalza esponendolo al fuoco. C’è chi ha portato con se i cani che, essendo bassi, vengono calpestati. Nel frattempo ci rendiamo conto che fa freddo e decidiamo di tornare in macchina.
Riprendiamo il giro . Nadia telefona sempre a RTL 102 e 53 . Finché li becca. Attraverso il microfono della radio comunica a tutta Italia che sta partendo per Cuba per vedere se sono meglio i cubani o gli italiani.
Ora basta girare a muzzo! Si va a Trastevere. Asia dice che qui non c’era mai venuta .. In cinque anni!! Ma che minchia fa questa a Roma? Decidiamo di bere del vino e così entriamo in una bella enoteca. Un mulatto ci dice che se vogliamo bere dobbiamo comprare una bottiglia ogni due persone al costo di 80.000 lire. Ma che regola è? Capiamo che sono pazzi, ma non glielo diciamo e ce ne andiamo.
Siamo sbandati, ma decidiamo di rovinare il capodanno ad un barista. Entriamo in un bar ed il barista si mostra terrorizzato già al nostro ingresso nel suo locale. Si vede che ha già lo stress dell’euro.
Nadia parte all’attacco e chiede subito un caffè alla ragazza dietro il bancone. Questa le serve una bevanda imbevibile, Nadia si rifiuta di bere poi prende un cornetto e grida che è dell’anno scorso. E’ guerra. Intanto il proprietario suda in previsione del conto in euro. Il primo della sua vita. Noi facciamo di tutto per farlo confondere :
1) ci scambiamo i caffè
2) chiamiamo cappuccino una cioccolata
3) buttiamo nel lavandino un caffè che faceva schifo
4) apriamo le vetrine e beviamo birre
Lui, intanto cerca di non perdere il conto e smanetta alla cassa.
Poi ci chiede cosa abbiamo preso. Noi diciamo che non ci ricordiamo niente e che sono cazzi suoi. Lui dice che è un casino ed emette più di uno scontrino. Li rilegge, dice che non va, si rifà i conti con il convertitore dell’UPIM e fa un sacco di scontrini uno più sbagliato dell’altro. Alla fine , disperato, ci da’ il resto in lire. Noi gli urliamo che il resto lo vogliamo in euro. E’ nostro diritto : la lira fa parte del passato non vale più un cazzo! Abbiamo fatto i sacrifici per l’Euro ed ora vogliamo vedere i risultati.
E’ distrutto , non capisce più nulla e qui Nadia gli azzecca il colpo finale. Gli chiede se può firmarle lo scontrino. Visto che è il primo conto in Euro: è uno scontrino storico!. Lui trema tutto e comincia a balbettare . Dice che se lo fa la finanza gli fa un culo così. A questo punto, mossi a pietà usciamo dal bar e torniamo a casa dove ridiamo per tutta la notte.

I promessi sposi (ediz. 1827)
Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, viene quasi a un tratto a ristringersi e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un'ampia riviera di riscontro; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all'occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa, e l'Adda ricomincia, per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lasciano l'acqua distendersi e allentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni.
I promessi sposi (ediz. 1840)
Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un'ampia costiera dall'altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all'occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa, e l'Adda ricomincia, per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l'acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni.

MESSAGGIO PER TUTTI GLI ITALIANI ONESTI:
IL NUOVO GOVERNO, COME IL VECCHIO, CHIEDE DI AUMENTARE L'ETÀ DELLE PENSIONI PERCHÉ IN
EUROPA TUTTI LO FANNO.
- NOI CHIEDIAMO, INVECE, DI ARRESTARE TUTTI I POLITICI CORROTTI , DI ALLONTANARE DAI PUBBLICI UFFICI TUTTI QUELLI CONDANNATI IN VIA DEFINITIVA PERCHÉ IN EUROPA TUTTI LO FANNO, O SI DIMETTONO DA SOLI PER EVITARE IMBARAZZANTI FIGURE.
- DI DIMEZZARE IL NUMERO DI PARLAMENTARI PERCHE' IN EUROPA NESSUN PAESE HA COSI' TANTI POLITICI !!
- DI DIMINUIRE IN MODO DRASTICO GLI STIPENDI E I PRIVILEGI A PARLAMENTARI E SENATORI, PERCHÉ IN EUROPA NESSUNO GUADAGNA COME LORO.
- DI POTER ESERCITARE IL "MESTIERE" DI POLITICO AL MASSIMO PER 2 LEGISLATURE COME IN EUROPA TUTTI FANNO !!
- DI METTERE UN TETTO MASSIMO ALL'IMPORTO DELLE PENSIONI EROGATE DALLO STATO (ANCHE RETROATTIVE), MAX. 5.000, 00 EURO AL MESE DI CHIUNQUE, POLITICI E NON, POICHE' IN EUROPA NESSUNO PERCEPISCE 15/20 OPPURE 30.000,00 EURO AL MESE DI PENSIONE COME AVVIENE IN ITALIA
- DI FAR PAGARE I MEDICINALI VISITE SPECIALISTICHE E CURE MEDICHE AI FAMILIARI DEI POLITICI POICHE' IN EUROPA NESSUN FAMILIARE DEI POLITICI NE USUFRUISCE COME AVVIENE INVECE IN ITALIA DOVE CON LA SCUSA DELL'IMMAGINE VENGONO ADDIRITTURA MESSI A CARICO DELLO STATO ANCHE GLI INTERVENTI DI CHIRURGIA ESTETICA, CURE BALNEOTERMALI ED ELIOTERAPIOCHE DEI FAMILIARI DEI NOSTRI POLITICI !!
CARO NUOVO GOVERNO, NON CI PARAGONARE ALLA GERMANIA DOVE NON SI PAGANO LE AUTOSTRADE, I LIBRI DI TESTO PER LE SCUOLE SONO A CARICO DELLO STATO SINO AL 18° ANNO D'ETA', IL 90 % DEGLI GLI ASILI E NIDO SONO AZIENDALI E GRATUITI E NON TI CHIEDONO 400/450 EURO COME GLI ASILI STATALI ITALIANI !!
IN FRANCIA LE DONNE POSSONO EVITARE DI ANDARE A LAVORARE PART TIME PER RACIMOLARE QUALCHE SOLDO INDISPENSABILE IN FAMIGLIA E PERCEPISCONO DALLO STATO UN ASSEGNO DI 500,00 EURO AL MESE COME CASALINGHE PIU' ALTRI BONUS IN BASE AL NUMERO DI FIGLI .
IN FRANCIA NON PAGANO LE ACCISE SUI CARBURANTI DELLE CAMPAGNE DI NAPOLEONE, NOI LE PAGHIAMO ANCORA PER LA GUERRA D'ABISSINIA !!
NOI CHIEDIAMO CHE VOI POLITICI LA SMETTIATE DI OFFENDERE LA NOSTRA INTELLIGENZA, IL POPOLO ITALIANO CHIUDE 1 OCCHIO, A VOLTE 2, UN ORECCHIO E PURE L'ALTRO MA LA CORDA CHE STATE TIRANDO DA TROPPO TEMPO SI STA SPEZZANDO. CHI SEMINA VENTO, RACCOGLIE ...TEMPESTA !!!
Una mattina Gregor Samsa, destandosi da sogni inquieti, si trovò mutato in un insetto mostruoso. Era disteso sul dorso, duro come una corazza, e alzando un poco il capo poteva vedere il suo ventre bruno convesso, solcato da nervature arcuate, sul quale si manteneva a stento la coperta, prossima a scivolare a terra. Una quantità di gambe, compassionevolmente sottili in confronto alla sua mole, gli si agitava dinanzi agli occhi.
TEMA DEL CORSOprovenienza: catena di email
anno :2008
autore: sconosciuto

lunedì 18 agosto 1997 - undicesimo giorno
El jadida - Casablanca
Ultimo giorno di viaggio. A colazione Pippo si affretta a sfruttare l'ultima occasione per trovare una moglie marocchina: la caffettiera del bar. E' una donna molto spregiudicata ed è lei a fare le prime avance.
Pippo non perde occasione per attaccare bottone. Da quando ha saputo che qui si può sposare fino a quattro mogli parla con tutte quelle che incontra.
Peccato che nel rimorchiare porti a casa il più delle volte marocchini di sesso maschile che, per il solo fatto di rivolgerti la parola, vogliono essere pagati.
Ma torniamo alla caffettiera. Appena Elio si è allontanato, Pippo si è intaccato subito e , al suo ritorno Elio assisteva alla prima lite fra i due innamorati. La contesa riguardava le modalità con le quali si sarebbe dovuta svolgere la cerimonia di nozze. Pippo insisteva per il rito cattolico, la caffettiera per il rito islamico.
Se Pippo non si sposerà la colpa sarà di Elio. Quando tutto sembrava fatto Elio ha richiamato Pippo e lo ha allontanato dalla sua futura sposa. Ed è la seconda volta che questo succede in questo viaggio della speranza.
Due potenziali signore Vinci non sono diventate tali per la gelosia e l'invidia di un uomo.
Lasciata El Jadida, puntiamo su Casablanca attraversando vaste pinete .
L'hotel Toubkal sarà l'ultima dimora . Il facchino ci parla bene della polizia italiana che lo avrebbe trattato con i guanti di velluto dopo averlo messo in gattabuia come clandestino.
Concludiamo con una cena sontuosa non marocchina al ristorante libanese Baalbek.
********
martedì 19 agosto 1997 - dodicesimo giorno
Casablanca
Siamo costretti a interrompere il nostro viaggio perchè non c'è più spazio sul nostro diario."Se Paola ci avesse regalato un diario con più pagine il viaggio sarebbe durato di più". Ma tutto sommato è stato meglio così.
A colazione ci servono l'espresso più buono del Marocco. Elio è prodigo di raccomandazioni per Pippo che resterà qui ancora un giorno.
Pippo dice che seguirà le sue istruzioni e quindi, per non cadere in tentazione , si chiuderà nella sua camera d'albergo sordo ai richiami delle donne marocchine che a frotte accorreranno per sposarselo..
Elio già sa che si tratta di promessa di marinaio . Pippo di sicuro tornerà a El Jadida per continuare il suo flirt con la caffettiera.
In aeroporto l'ultimo pacco. Elio ha i bagagli troppo pesanti. Il container dei medicinali è stato riempito di regali per Paola . Regali che , evidentemente pesano più dei medicinali . Incredibile!!. La multa da pagare è di 150.000 lire. Sono le 13,30. Il volo parte. L'emorroide infuria , la supposta manca, ma lascio contento sta Casablanca.
... E non finisce qui.
vai alla puntata precedente (10)


Di nonne, io, ne ho avuto due!
Così nonna Lilì, gilusedda, mi suggerisce di iniziare il mio nuovo racconto.
“Ma come, io che t’haiu annacato, sprucchiatu, pasciutu, nutricato un cunti nenti di mia”?
Nutricatu, si fa per dire, praticamente una metafora, Nonna Lilì – senza offesa nonnina. – un sapia cociri e, pi gravunchiu, manciava grevia, picchì u dutturi ci avìa dittu accussì, non abbiamo mai capito di che patologia soffrisse, anche perché nonna Lilì stava bene, erano tempi in cui i dottori si mettevano u ferru d’arreri a porta e pi sì e pi no dicianu ai cristianeddi anziani, di manciar grevio, cu picca zuccaro e picca ogghio!
Nonna Lilì, che ha passato gli ultimi anni della sua vita con noi, si era ritagliata un ruolo fondamentale e mentre mia madre ricamava il nostro corredo, lei spicchiava favi, piselli, munnava cacocciolicchi per farli sott’olio, annittava linticchi, fasola, favi, munnava mennuli, scacciava nuci, arriminava astrattu, cummattìa chi ficu e u pumaroru pi falli siccari o suli, e magia delle magie facìa i tagghiarini: impastava, scanava, stirava, tagghiava, stinnìa, calava, salava, cunzava e per la delizia dei nostri palati e la meraviglia dei nostri occhi ci fiondavamo ‘nte scannaturi i lignu dove venivano serviti cunzati ca sarsa, ricotta salata saliàta e mulincianeddi fritti ‘nta l’gghio d’aliva…. Ed era estate! 
Io assistevo incantata a tutte le operazioni cercando, nel mio piccolo, di apportare il mio contributo, stirava l’impasto cu lasagnaturi con una maestria tale che faceva delle sfoglie perfettamente tonde, Giotto di Bondone, al suo cospetto, s’avìa a ghiri a mucciari.
Ne andavo fiera!
Dopo il taglio li stendeva, allineati nelle canne di fiume appuiate nelle spalliere delle sedie e si aspettava che asciugassero, per calarli ‘nta quarara chi vugghìa ‘ncapu u focu di ligna d’aliva e sarmenti.
Dopo avere appreso, dalla Nonna Lilì, tutti trucchi per fare il perfetto tagghiarinu, spesso lo ripropongo, mio padre appena mi vede impastare se la mutrìa, e al suo solito si mette a rumuliàri e a cuntari i tempi antichi.
A mia m’acchiana u nirbuso, è sempri a solita storia, che a tempo di guerra mangiavano solo tagghiarini e anzi, alla sua famiglia, andava sempre bene che avevano le materie prime e che loro erano ricchi e che invece la famiglia di mia madre sa passava scarsulidda e chi iddu, come il principe azzurro delle favole, ha salvato la fanciulla dalla miseria, insomma la solita tiritera che, temo, presto mi porterà all’esaurimento nervoso, mi sa che dovrò rivolgermi ad un bravo psicologo che mi possa aiutare a cucinare senza incorrere in crisi domestiche.
Ma andiamo ai miei tagghiarini.
Io li faccio così:
Tagghiarini cu sucu, a ricotta salata e i milinciani fritti.
O più semplicemente “Tagliatelle alla Norma”
Ingredienti per quattro persone:
Per le tagliatalle:
400 g farina di grano duro
Acqua quanto basta.
Per la salsa di pomodoro:
3 kg circa di pomodori maturi
2 o 3 cipolle
Ogghiu di chiddu bbonu q.b.
Sale
Pepe
Basilico
Inoltre.
2 melenzane
Ricotta salata grattugiata
Io ci comincio ca matinata, perché devono avere il tempo di asciugare prima di calarli, per cui: impasto la farina con l’acqua, prestando attenzione che l’impasto sia piuttosto sodo, volendo si potrebbero mettere due uova ma la nonna Lilì le faceva senza e poi vengono tanfuse, l’importante è che l’impasto sia molto sodo.
Dopo che scano l’impasto, a lungo a forza di braccia, faccio dei piccoli panetti tondi che stendo col matterello fino a formare una sfoglia spessa pochi millimetri, confesso che le mie sfoglie, vengono piuttosto sgummate, ma un ci fa nenti. Le stendo su una tovaglia che ho cosparso di farina e le lascio asciugare per circa un’ora.
Intanto che aspetto che asciughino metto le melanzane, tagliate a pezzetti a spurgare col sale, e squaro il pomodoro per il sugo, dopo circa tre quarti d’ora lo passo, dopo ingrancio la cipolla tagliata piccolissima e appena è trasparente aggiungo il passato di pomodoro, aggiusto di sale e pepe e lascio cucinare, a fuoco lento, per circa un’ora.
Intanto si sono asciugate le sfoglie e sono pronte per essere tagliate, le arrotolo su se stesse e su un tagliere le taglio a striscioline larghe circa 1 cm, non avendo le canne dove stenderle le metto direttamente sul tavolo infarinato e le lascio asciugare.
Ad ora di pranzo, friggo le melanzane in abbondante olio di oliva e intanto metto a bollire l’acqua per la pasta e scaldo il sugo aggiungendo abbondante basilico.
Prima di calare le tagliatelle devo avere tutto pronto, perché cucinano ‘n tempu ca tu cuntu, quindi: tavola apparecchiata, ricotta salata già grattugiata, melanzane tutte fritte, sugo caldo e genitori già seduti a tavola, una brava mamma chiede ai figli se si sono lavati le mani, io chiedo ai miei se si sono messi le dentiere!
Appena le calo, le salo e metto un filo d’olio per evitare che si attacchino tra di loro, pochi minuti e sono cotti, li scolo, li condisco presto presto col sugo caldo e li porto a tavola così, poi ognuno aggiunge a piacere le melanzane e la ricotta salata.
Di solito ne restano e la sera, mia madre che è sempre licca di cosi fritti, le scalda in padella con un filo di olio a fiamma alta e le serve per cena. Una vera leccornia!
antonella gullo
domenica 17 agosto 1997 - decimo giorno Essaouira - El Jadida
Sono le 23 e trenta e siamo nella nostra cella del bagno penale di El Jadida che la nostra guida considera un hotel a tre stelle. In effetti l'hotel Palais Andalouse ha un passato da sontuosa residenza di Pascià. E' ricco di marmi, mosaici e stucchi, ma le stanze sono allineate lungo corridoi alcatrazeschi che danno su un cortile interno pressoché invisibile per la presenza di alti muraglioni che non lasciano passare ne' luce ne' aria.
Il caldo è asfissiante e tutti i detenuti stanno in mutande nei corridoi facendo finta di chiacchierare con il compagno di cella.. Non si è mai visto un albergo con tutte le porte delle camere spalancate anche se inutilmente. L'aria fresca dell'oceano corre lungo i corridoi senza entrare nelle celle .
Oggi abbiamo lasciato la città del vento (Essaouira) alle undici dopo aver fatto inutili acquisti e dopo aver fatto conoscenza con un ragazzo disbile , Mustafà, che dipingeva su una piccola tela tenendo il pennello stretto fra le labbra.
E' stato il momento più toccante del viaggio. Poi siamo partiti dirigendoci verso nord. Lungo il tragitto abbiamo incontrato la città-cacca di Safir. Qui decidiamo di fare rifornimento di viveri, ma alla vista del mercato ci siamo quasi lanzati e siamo scappati via. Su un carretto di frutta c'erano più mosche che acini di uva. Tanto che non si capiva se vendesse uva con contorno di mosche o mosche con contorno di uva.
Dopo Safir, Oualadia. Qui le mosche lasciavano il posto ai vacanzieri che affollavano la splendida spiaggia protetta da due isolotti sabbiosi. Il mare appariva calmo, pulito e caldo. Decidiamo di proseguire alla ricerca di una spiaggia più bella, più accessibile e, soprattutto, più esclusiva.
Quando ormai ogni speranza era perduta ecco che Pippo adocchia una piccola trazzera a guardia della quale una bella fanciulla ci fa segno che da quella strada si arriva a mare. Arrivano anche la mamma e i vari fratellini. Seguiamo il consiglio, ma la strada, invece, porta in un fosso con un tubo di plastica.
Questo errore ci costa 2 sigarette. Le dobbiamo regalare ad un tizio che ci rimette sulla strada. Dopo 3 o 4 chilometri compriamo un mellone rosso. Il molonaro ci dice che il prezzo è di 3 dhiram al chilo. Poi pesa il frutto e agguanta la calcolatrice per calcolarne il valore.
Dopo 10 minuti di conti esce dalla sua tenda e ci mostra il display della calcolatrice : 390 dhiram !
-" cosa?..... 390 ? " - Si , 390 !. Elio dice che secondo lui pagare un mellone 72.000 lire è un po' esagerato. Ma il commerciante ci fa capire che il vero prezzo è 19 dhiram, cioè 3.534 lire. Cosa significava allora 390 ?. Non lo sappiamo.
A 55 chilometri da El Jadida, la svolta. Pippo ha l'ennesimo intuito assassino. Si decide di assecondarlo e allora imbocchiamo una trazzera che ci porta in una incantevole spiaggetta con patelle giganti. C'è anche uno che pare morto , ma poi non lo vediamo più e allora pensiamo che doveva essere vivo. Mangiamo l'anguria.
Dopo un caffè orripilante, arriviamo a El Jadida. Giriamo per un'ora attorno all'hotel che cerchiamo sballottati a destra e a sinistra da tutti quelli a cui chiediamo informazioni. Noi seguiamo tutte le indicazioni che ci forniscono, ma loro si contraddicono ad ogni incrocio. Ad un certo punto siamo noi a dire a loro cosa ci devono dire per indicarci l'hotel che comunque... troviamo per caso.
La tristezza riempe i nostri cuori. Non sappiamo come consolarci Decidiamo così di trascorre solo una notte in galera e non due come si era progettato il giorno prima. Passeremo l'ultimo giorno del viaggio a Casablanca. la città di Ric.
Dopo l'ottima cena al ristorante Le Broche, partiamo alla ricerca di un posto dove vendono birra. Ci facciamo aiutare da un ragazzo buono con nome ebreo e gola tagliata. Dice di avere subito una rapina dieci giorni fa. Lo carichiamo imprudentemente in macchina.
Ibraim ci aiuta a trovare tre lattine di birra calda in un locale nascosto e ormai quasi chiuso. E' tardi e tutti vogliono andare alla festa che sta per cominciare sulla spiaggia di Sidi Bouzid e che pare durerà tutta la notte. La festa, invece, è sotto la finestra della nostra cella. C'è un matrimonio e quindi tutti gli invitati urlano e sbattono piatti. Decidiamo di perdere un po' di tempo al bar dell'albergo dove ci servono della birra ghiacciata. E, cosa più sorprendente, il cameriere è un tipo molto sveglio.
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