domenica 25 marzo 2012

Palermo, dove per mangiare si paga poco (2)


2. Tiracasciuni, via Colonna Rotta 5

Percorrete via Colonna Rotta verso piazza Indipendenza, superate la famosa pasticceria Cappello (quella della sette veli), dopo pochi passi sulla destra trovate una voragine. Qui, fin dal 1980, c'era la trattoria Tiracasciuni Ma non vi scoraggiate, proseguite e al numero civico 5 troverete il nuovo locale.

Tre anni fa, infatti, Maurizio Virzì ha dovuto trasferire l'attività che il padre Giovanni gestito con successo per 30 anni. Giovanni decise di dare questo nome al suo locale perchè proprio lui, intraprendente giovanotto, era il Tiracasciuni: trasportava un carretto con varie mercanzie tra cui anche il carbone.

Nei due piccoli ambienti ci sono 12 tavoli e una cinquantina di posti. Le tovaglie a quadretti bianchi e blu, anche se di carta, richiamano le tradizionali tovaglie dell'antica taverna. L'ambiente è caldo e accogliente,quasi familiare. Alle pareti Maurizio ha collocato tutti gli oggetti e i ricordi che hanno fatto la storia del tiracasciuni:
foto in bianco e nero, antichi utensili da cucina, quadri, botti in legno e tipici oggetti da taverna.

Re della cucina è Giovanni Virzì, che ha iniziato la sua carriera vendendo pane ca meusa proprio sul marciapiede in via Colonna Rotta . Mamma Concetta, depositaria della tradizionale saggezza culinaria della famiglia, viene spesso ad aiutare i figli.

La trattoria offre due tipi di menù: uno alla carta che vi mostreranno, soprattutto se non siete palermitani, e l'altro, più tipico, che Maurizio vi proporrà a voce.
Come antipasto della casa un ricco piatto con acciughe, olive, caponata, frittatine di ogni tipo, involtini di melanzana. Tra i primi linguine allo scoglio, pasta alla norma,pasta alla carbonara.
Come secondi involtini di pesce,involtini di carne, polpette.

Ma se il menù ancora non vi soddisfa, chiedete a Maurizio. E' in grado di offrirvi la pasta con le sarde e finocchietto selvatico, pasta con la glassa o con i broccoli arriminati e, ovviamente, la squisita pasta Tiracasciuni con sugo di salsiccia e melanzane. Tra i secondi il bollito, lo spezzatino e la specialità della casa : la frittura di pesce con gamberetti, calamari e cappuccetti.
Oltre al vino della casa, bianco o rosso, il locale vi offre un'ampia scelta di vini di qualità. Ma noi preferiamo sempre quello da taverna, voi fate come volete. Giunti al dolce, Maurizio vi consiglierà di uscire dal locale, fare 50 metri e rivolgervi alla famosa pasticceria Cappello.


Per un pasto completo non spenderete più di 13-15 euro, solo in contanti.
Il locale è frequentato da ogni tipo di clientela, e tra questi Maurizio ricorda Totò Cuffaro, Toti e Totino, Nino Martinez, e il primo palermitano ad essere entrato al GF.


La trattoria è aperta tutti i giorni ( inclusa la domenica) a pranzo dalle 12 alle 15 e il sabato anche a cena dalle 19 alle 23.

Telefono: 091 25 30 332
cellulare : 327 289 97 42



vai all'elenco delle trattorie recensite



Giovanni, nella sua storica trattoria


Pippo Vinci, Laura Picone, Alberto Pioppo

sabato 24 marzo 2012

quattro giorni al gelo di mosca (4)


5- la verità
nel lontano 1984, e per la verità anche prima, il giornale più venduto a Mosca, in tutta la Russia e in tutta la URSS, era la PRAVDA che , tadotto in italiano, vuol dire Verità (?!?!?!). Molcin, a questo punto, mi racconta che recentemente Sergiej Shemuk , un minatore di una sperduta provincia russa, ha battuto il leggendario record di persistenza e produttività al lavoro di Stachanov da cui deriva il termine stakanovista. Che si attribuisce a tutti quei lavoratori che, indefessamente, stanno al lavoro (duro lavoro) ben oltre il tempo loro richiesto. In effetti Stachanov non fece il record di persistenza al lavoro, ma di produttività, estraendo in poco più di 5 ore ben 102 tonnellate di carbone. Shemuk nel 2010 ne ha estratte 170 nello stesso tempo.
Da cui il termine Shemukista , che suona un po' male.

Il giornalista della Pravda che ai tempi scrisse il pezzo su Stachanov, fece un errore attribuendo a Stachanov un nome diverso da quello giusto (Aleksander invece di Aleksej... o viceversa). Ma la Pravda è la verità e non può sbagliare e quindi Stalin diede ordine di cambiare i documenti di Stachanov e di tutta la sua famiglia - leggi l'articolo di Nicola Lombardozzi su la Repubblica -

Molcin mi dice che la Pravda non si vede più in giro; è solo un piccolo giornale di partito. Ed ecco perchè la foto che vedete in alto a sinistra, e che ho scattato sul metrò, è una foto rara e futuramente storica

6 - paese che vai usanze che ... copi
Partendo dalla provinciale Italia pensavo di raggiungere un posto (la Russia) più evoluto almeno dal punto di vista del livello culturale dei suoi abitanti. In effetti Mosca è piena di teatri. Ci sono teatri ovunque anche in periferia. E c'è pure un quotidiano (mi informano Molcin e mrs Quillery) che parla solo di cultura. Ed è vendutissimo. Altro che Pravda!
Bene, tutto convinto di ciò, vengo condotto sul ponte dell'amore. Sul ponte dell'amore? E qui la delusione è cocente e disarmente. Il ponte dell'amore è un ponte sulla Moscova pieno di alberelli di ferro stracolmi di..catenacci dell'amore di Moccia! No, Moccia no! Qui, in effetti, manco sanno chi è Moccia , ma hanno preso questa becera usanza importandola acriticamente da qualche becera città occidentale.

7 - la pasta a Mosca
Dopo la delusione del ponte di catenacci ci facciamo la solita passeggiata al gelo fino a che uno dei tre (io per la precisione) non decide che c'è troppo freddo. Imploro i miei due ospiti di portarmi al riparo per bere un tè o un caffè o, comunque, una cosa liquida e caldissma. Anche acqua del radiatore di una Lada appena spenta.
Sono le 5 del pomeriggio, il gelo è totale (tipo the day after tomorrow) ed entriamo in un elegante caffè. Il camerire appena realizza che siamo italiani ci dice che è pronta dell'ottima pasta asciutta. Alle 5 del pomeriggio? No grazie, noi vogliamo un caffè, magari con un dolcetto

8 - grande, molto grande
tornando a casa passiamo davanti al teatro più famoso del mondo : il Bolscioj. Molcin mi dice che Bolscioj vuol dire grande , anzi massimo. Quindi teatro Bolscioj vuol dire teatro massimo come quello di Palermo. Ma bolscioi si usa pure per dire grazie mille: spassiba bolscioj e anche nel termine Bolscevico c'è la radice bolscioi. Bolscevichi, infatti, vuol dir più o meno quelli della maggioranza.

9- a casa di Molcin
Molcin e mrs Quillery stanno in una bella casa di una bella zona di Mosca , quella della Arbat. A me tocca dormire in un largo (bolscioj) divano letto di solida fattura sovietica. E' comodo e resistente. Ma durante la penultima notte collassa (crolla) dalla parte del capezzale portandosi sul pavimento anche la mia testa. Nulla di grave, ma la sera successiva abbiamo dovuto procedere al tentativo di aggiustarlo. Se no sarei stato costretto a dormire in un divano più bolscioj e più comodo. In un stanza molto bolscioj!
Io e Molcin, in caldi abiti da notte, subito dopo la partita del Napoli che ha umiliato il Chelsea, abbiamo cominciato a manipolare il divano sovietico. Che essendo sovietico era pesante, austero e inaggiustabile se non da validi e geniali ingegneri sovietici stakanovisti. Quelli che hanno costruito la Vostok I di Yuri Gagarin. Infatti siamo stati due o tre ore solo per capire il geniale meccanismo che doveva impedire il crollo del mobile. E dopo avere buttato sangue e fiumi di sudore ci siamo arresi, certi che il solo modo di aggiustarlo era quello , prima, di distruggerlo. Molcin mi vuole chiedere i danni....Io lo stesso a lui, simulando un forte dolore alla tempia sinistra dovuta alla zuccata sul pavimento di marmo della Siberia. Ci accordiamo per un pareggio a reti inviolate e mi vado a coricare nel ben più comodo divano del salotto!

10 - si torna in patria
..con la promessa di tornare quando farà più caldo. Molcin mi dice che della Russia non ho capito niente solo solo perchè non incontrato un solo russo. E me ne andavo proprio il giorno in cui era stata organizzata una cena con suoi amici e collaboratori russi. Peccato, mi sarebbe piaciuto incontrarli, ma avrei capito di più? Sarei risuscito in una cena a cogliere lo spirito russo? O avrei piuttosto condizionato la loro russezza con la mia siciliezza!

pippo vinci

nella prossima puntata (l'ultima) il controreportage di Molcin. Da non perdere!

mercoledì 21 marzo 2012

Palermo,dove per mangiare si paga poco

(aggiornata al 26 novembre 2013)
Ecco l'elenco delle trattorie palermitane visitate e recensite per voi dagli inviati della Trazzera. Sono osterie tradizionali, purtroppo in via di estinzione, accomunate dall'ambiente (accogliente e familiare) e dalla pasta alla glassa (o grassa) che non manca mai nel menu. Fino a 10-15 anni fa, di questo tipo di trattorie Palermo era piena.


C'era Totò Coca Cola (alla Fiera) , Musso pittato (a Villa Trabia) , I Cocchieri (alla Magione) , Trattoria degli Artisti o il lottatore (via Ariosto), Pink and Black (arco di Cutò) Qualcuna è sopravvissuta alla crisi rinnovandosi, qualcun'altra è fallita proprio per il tentativo di rinnovarsi.Una , da noi recensita, ha chiuso i battenti da poco (fangò)

Insomma ora ne sono rimaste veramente poche e qualcuna l'abbiamo scovata. Cliccate sull'immagine e leggete il racconto dei nostri inviati.




L'ORSACCHIOTTO









DA DON CICCIO SI MANGIA BENE








TIRACASCIUNI







FANGO'  (CHIUSA DLL'OTTOBRE 2012)








TRATTORIA TRAPANI







AL VERO MARE








DA PINO (piscia e trema)







IL RISTORO DEL FANTE (nni Sciupè)







  TRIMULINA







    IL BERSAGLIERE








          
OSTERIA LO BIANCO








OSTERIA CUTO'S







http://latrazzera.blogspot.it/2013/11/palermo-dove-per-mangiare-paga-poco-13.html
PEPPINO ALLA GUADAGNA






lunedì 19 marzo 2012

quasi amici: quasi una offesa ai disabili "normali"

Un film ruffiano e offensivo che piace agli spettatori perchè li solleva dal senso di colpa verso i disabili. Ecco, in sintesi, il mio giudizio su questo film evento che sta spopolando ai botteghini di mezza Europa.

La disabilità è una tragica e drammatica evenianza e farci sopra una commedia da ridere è difficilissimo e rischioso.
Diciamo in breve quali sono gli elementi di questo film:
1 un disabile totale, ma ricco sfondato
2 un badante bello, muscoloso, alternativo, duro, simpaticissimo, intelligente, convincente, non convenzionale e che sa tutto (proprio tutto) della vita.

Bastano questi due elementi per dire che il film è una favola lontana anni luce dalla realtà. Ed anche se lo stesso film è tratto da una storia vera (così dicono) anche questa storia vera è anch'essa lontana anni luce dal 99,99% delle vite reali di disabili veri.

Altro elemento sono le numerose battute sui disabili contenute nel film e che fanno ridere la platea che anche in questi momenti si libera del proprio senso di colpa e di giusto rispetto verso queste sfortunate persone. Es “sai dove lo trovi un tetraplegico?... Lì dove lo hai lasciato!” Immaginate se battute di questo tipo venissero fatte in un salotto od in pubblico, magari proprio in presenza di un disabile. Il gelo calerebbe sul salotto. E sono certo che nessuno si permetterebbe di ridere. Giustamente.

Insomma non credo che il film dia l'immagine del dramma della disabilità, anzi quasi quasi lo nasconde facendo un brutto servizio a tutti coloro che di disabilità soffrono ogni giorno e parlo dei disabili e di chi sta loro attorno e li accudisce ogni ora del giorno ed ogni ora della notte.

Direi che questo film fa il paio con il film “la vita è bella” di Benigni, film che nascondeva dietro un irreale gioco per bambini la realtà di un'altra immane tragedia che ha colpito il genere umano: la Shoah
Insomma il successo del film è proprio qui: la liberazione collettiva dal senso di colpa!

Tutti di fronte al dramma del disabile ci troviamo imbarazzati , incapaci dei dare aiuto e, se lo diamo, ci sentiamo profondamente frustrati dal fatto che il nostro aiuto serva a poco e che non potrà mai lenire adeguatamente la sofferenza. Ed ecco che questo film ti dice invece: ma dai, non è poi così grave la disabilità se sei un miliardario e se per badante hai un aitante e simpatico attore di Hollywood!
Pietro Limina

giovedì 15 marzo 2012

Palermo, dove per mangiare si paga poco (1)


1. Da Francò (o Fangò)- via Enna 8, Palermo
(il locale ha chiuso i battenti nell'anno 2014)

La bettola di Franco Scalavino è aperta dal 1970 e state certi che, da quella data, non ha subito alcuna modifica. Il quartiere è di quelli buoni (siamo nella zona di via Catania alta ) ed è questo uno dei motivi per cui una locanda di questo tipo viene poco frequentata. "Na vota ci vinianu l'operai ca facianu i mastri pi chiddi ricchi ora cu sta crisi un travagghia cchiù nuddu, l'operai sparieru..e un travagghiu mancu ìu!" * (vedi traduzione in fondo al post)

Arrivati in via Enna 8 non vi accorgerete di essere davanti alla bettola. Niente insegna, due botti posteggiate sul marciapiede, una saracinesca chiusa per 1/4 e tante casse di birra che ostacolano l'ingresso.

Dentro, in un unico ambiente, 4 tavoli con panche di legno, coperti da cerate a fiori dai colori sbiaditi. Attorno a voi c'è... di tutto: bottiglie vuote, televisore vintage, radio anni ' 60, ancora casse di birra sparse ovunque, statue di santi e beati, stampe retrò, caricature con fumetto, mensole con boccali ca fannu scena ed una gigantesca riproduzione di una banconota da 100 mila lire appesa alla parete, un frigorifero Indesit proprio all'entrata, che custodisce gli ingredienti deperibili. Tutto appare..... sbiadito e grigio. Uno spettacolo da non perdere. C'è persino un vassoio con uova sode e sale, pret a porter.

Se deciderete di restare, sedetevi al tavolo e Franco vi elencherà i piatti del giorno: non estiste un menù alla carta, tutto dipende da come si è svegliato Franco. Se si è svegliato bene potrete gustare, tra i primi, la classica carrettiera, la bolognese rossa o in bianco, la pasta con la glassa (con o senza carne) , con i broccoli arriminati, con pic pac o una semplice sugheppiselli. A volte pure con vongole e salsa. Se siete fortunati la pasta sarà al dente, ma se è un po' tardino, niente timore , alla vostra richiesta Franco cucinerà gli spaghetti freschi freschi per voi. Basta pazientare un po'.

Nell'attesa potete spizziculiare acciughe ed olive. Tra i secondi polpette con piselli, bollito, spezzatino, sasizza al sugo, fegato, arrosto panato, cacòccioli (carciofi) in umido o alla viddanedda. Ma attenzione, se avete delle preferenze avvisate Franco il giorno prima. E per avvisarlo dovete proprio andarci, il giorno prima , perchè da Francò non c'è telefono (fisso o mobile che sia). Il venerdì, ovviamente, pesce : Franco arroste (arrostisce) sgombro, pesce palumbo. Poi baccalà e merluzzo, Tonno ocn cipolle, vugghioli fritti
Se siete molto, ma molto fortunati, potrete anche gustare quelle che lo stesso Franco ritiene essere le sue specialità: polpettone(di carne) e polpette di sarde. Il tutto accompagnato da vino da taverna della cantina Abbate, Birra Forst o Bavaria, acqua, coca cola.

Mentre Franco cucina (e lo potete pure vedere nella piccola cucina ... aperta al pubblico) , potrete conversare con un personaggio che sicuramente troverete seduto ad un tavolo mentre beve e fuma sigarette ca' si fa' iddu stissu. E' una fonte inesauribile di informazioni, racconti e sentenze sulle trattorie palermitane, ma non solo. Interrogatelo su tutto, risponderà su tutto con acume e linguaggio forbito. (di spalle nella foto 2)

Alla fine del pranzo, se non sarete pienamente soddisfatti per la qualità, lo sarete sicuramente per il prezzo. Che non supera i 8 -1 2 euro per un pasto completo.

Tra i personaggi che hanno frequentato il locale Franco ricorda con orgoglio Toti e Totino, Gigi Burruano e Tony Sperandeo.

Il locale è aperto tutti i giorni , tranne la domenica, dalle ... 10 alle 16. E potete recarvi lì anche soltanto per farvi un bicchierino. Una volta qui era il regno del tocco di birra. E Franco lo ricorda con le lacrime agli occhi. Lui era un campione!
Insomma, andare da Fangò non è solo iri a manciari, ma un' emozionante esperienza .... unica!

*******

*Una volta venivano gli operai che facevano i muratori per i ricchi, ora con questa crisi non lavora più nessuno, gli operai sono spariti e non lavoro neppure io

Pippo Vinci, Laura Picone, Alberto Pioppo


domenica 11 marzo 2012

2002: la prima volta a Cuba (5)




Venerdì 4 gennaio 2002 – quinto giorno



Giuseppe di Catania



Di mattina io e Nadia andiamo a fare colazione (o almeno tentiamo). Percorriamo tutta la Avenida 23 e incontriamo 2 o 3 Cafeterias dove dovrebbero fare il cafè. E invece no! Sorpresa! Nelle Cafeterias vendono birra.Finiamo per sederci in un locanda all’aperto del tipo “fresa y chocolate”22 con arredamento standard in plastica. Chiediamo un cafè e loro ci invitano ad accomodarci. Quindi il barman scappa. E torna dopo venti minuti con lo zucchero. Nadia si domanda come mai nel regno della canna da zucchero questi non hanno lo zucchero. Comunque il cafè è schifoso e caro (1 dollaro)

........Continuiamo la passeggiata finché non compriamo una cartina di Cuba. Decidiamo di andare al centro storico protetto dall’UNESCO, ma nessuno ce lo vuole indicare . Dicono che è troppo lontano. Ma a loro cosa gliene fotte? Alla fine incontriamo una coppietta (lui 24 lei 30 anni). Fanno la scena dei cubani buoni , onesti, disinteressati, ma pieni di problemi e vittime del regime. In effetti sono due furfanti. Ci raccontano infatti che hanno due figli, sentono freddo e vendono sigari oltre ad affittare camere.

........Giunti al centro della città vecchia, visto che noi non molliamo un solo centesimo i due spariscono dalla circolazione lasciandoci nella merda. Infatti non sappiamo dove siamo. Gira e rigira incontriamo una specie di drogheria che però non vende niente. E’ solo fetida. Una signora ci spiega che lì distribuiscono i beni di prima necessità gratuitamente. Basta mostrare una tessera (tipo 2^ Guerra mondiale) che il governo fornisce a tutte le famiglie. E tra i beni di prima necessità c’è anche il sigaro.

......Cazziando, cazziando arriviamo così all’Hotel Florida (nella foto,l'atrio dell'albergo). Al bar prendiamo una waiawa e dell’acqua. Continuiamo il giro. Cerchiamo la piazza con il pavimento di legno . La troviamo. Il legno sembra di pietra. Invece è proprio legno, pietrificato, ma legno.Sulla piazza c’è anche un mercatino del libro. Pieno di libri sulla rivoluzione. Lì vicino c’è la splendida cattedrale. Entriamo. Sull’altare sventola la bandiera di Cuba!

.......Sulla piazza antistante si aggira una pazza che somiglia a quella che a Palermo corre sempre*. Ci ferma e ci racconta un sacco di palle. Alla fine ci chiede se le possiamo mandare dall’Italia la videocassetta di Pinocchio. Arrivano Pino e Jolaise. Ci sediamo su selciato.Pippo entra in un museo di arredi coloniali che sta proprio in questa piazza. E’ senza scarpe e le guardiane (una per stanza) lo guardano con stupore. Una non si stupisce affatto e gli vuole vendere sigari.

......Per mangiare andiamo al buffet del museo antropologico dove mangiamo sandwiches e cerveza Li vicino ci sono statue nude di aborigeni accucciati e Pino decide di farsi fare una foto con loro. Si torna a casa a riposare . Io e Nadia però approfittiamo del momento di pausa per andare dal barbiere. Si,vogliamo vedere qui com’è. Ed è unisex. Fanno di tutto a tutti senza nessuna discriminazione. Io mi faccio tagliare i capelli Nadia si fa fare lo shampoo e il colore (e qui se lo fa fare!).
Comunque il salone è veramente un salone. Cioè enorme con tanti peli per terra. Gli specchi sono rotti, le sedie sfondate e attaccate con scotch e spago. In più non usano acqua calda. Insomma una esperienza tremenda. E poi ci sono un sacco di vagabondi che stanno li a chiacchierare. Un maricon23 fa amicizia con Nadia e le indica una discoteca dove però Lui (dice) non può entrare in quanto maricon E’ uno degli effetti del regime. Allora Nadia si chiede cosa c’entri il culo con il sistema?

Io intervengo nella colta discussione e gli chiedo come mai parli l’italiano. Mi dice che qui tutte le troie parlano italiano. Non insisto.Per la cena, Mercedes ci cucinerà delle aragoste a prezzo di favore. Cioè più care che altrove. Torniamo a casa dove aspettiamo la visita dei baci perugina con le fidanzate locali. Pippo e Nadia sistemano la casa per accogliere le due “cognate“. Infatti ci sentiamo tutti appartenenti ad una stessa famiglia. Passeremo la serata con i parenti

Ma i due umbri vengono da soli. Perché mai?Si comincia a credere che in effetti siano anche loro dei maricones. Peppone è felice di vederci. E’ come se si volesse liberare di un incubo. Forse è la vittima Sandro (alias Prondo). Poi, non si sa perché, vanno via. A cena da Mercedes siamo quindi in 4 e non in sei. Ma ormai il conto è fatto e pagato per 6 e abbiamo aragoste in abbondanza. Decidiamo quindi invitare Giuseppe. E’ un catanese orbo24 venuto qui ad operarsi. Con lui la fidanzata cubana Vittoria, bella e colta. Ma oggi ci sentiamo generosi e intercontinentali e così offriamo l’aragosta pure a Tamomi, una studentessa giapponese. Nonostante questi generosi sforzi le aragoste sono comunque più del necessario e Pippo se ne mangia 2.
Poi, per smaltire la carica afrodisiaca ingerita, si metta suonare il piano. A questo punto Mercedes tira fuori un figlio che decide di scassarci la minchia suonando il piano. Conosce solo due accordi di imagine dei Beatles e li ripete all’infinito.Pippo allora lo spinge fuori dal seggiolino e stupisce tutti intonando Guantanamera25. E’ un’operazione rischiosissima: suonare la canzone simbolo di Cuba , a Cuba davanti ai Cubani. Ma il rischio va corso se no il piccolo di Mercedes ci avrebbe cacato la minchia per tutta la serata. Pippo riscuote un successo inatteso anche perché è l’unico a conoscere le parole della canzone.

Ora si decide di andare in discoteca . Si, ma quale?. All’Havana ce ne sono decine e decine . Oggi però sono tutte chiuse. Giuseppe si sente il capo della comitiva e non vuole ordini dal tacsista che, molto gentilmente, ci voleva condurre nell’unica discoteca aperta.useppe gli risponde che a quella discoteca ci andasse lui con sua sorella. Decidiamo che non è cosa. Allora torniamo all’Havana vecchia e ci infiliamo in un bar. Ma prima di ciò Giuseppe rischia di finire sotto una macchine. Infatti non ci vede e la sua compagna lo ha abbandonato per un po’ dimenticandoselo sul marciapiede. Ma tutto finisce bene e in armonia.
23 - maricon = omosessuale
24 - orbo = cieco, non vedente
25 - guantanamera = titolo della più famosa canzone di Cuba. E' dedicata ad una ragazza di Guantanamo, guantanamera, appunto

mercoledì 7 marzo 2012

quattro giorni al gelo di Mosca (3)




4- è l'ora di mangiare



Uno dei momenti più belli di tutti i viaggi è quello riservato al cibo, ai ristoranti, ai bar e così via.
Ed ecco che Molcin e mrs Quillery decidono di dedicare gran parte delle loro energie ospitali per soddisfare questa aspettativa dell'amico turista.



In effetti loro non sanno che il loro amico turista e (aggiungo) ospite, ama si il cibo straniero ma lo ama sopratutto se consumato nei locali di infima fama, popolari, malsani e ad elevatissimo rapporto quantità/prezzo. La qualità non è un parametro interessante



Essendo Molcin un vecchio e carissimo amico, ho subito deciso di rendergli note le mie esigenze, nella certezza che le assecondasse e le condividesse. Manco per sogno! Per motivi che mi sfuggono Lui mi ha subito umiliato dicendo che a Mosca questo schifo di locali non esistono. E se avevo questa intenzione potevo benissimo starmene a casa e mangiare a Ballarò.


Io allora gli hp risposto, che era lui in torto perchè nei romanzi di Dostojevsky questi locali ci sono e che sono molto frequentati dai personaggi dei suoi romanzi. E lui (Molcin) a ribattere che quello che ho letto si riferiva a San Pietroburgo e che comunque erano fatti di quasi 2 secoli fa. E che il treno per Pietroburgo partiva a pochi passi da casa sua. Se volevo.....


4 a - Ristorante georgiano
Cominciamo subito con il più originale. I ristoranti georgiani all'apparenza sembrano baggianissimi. Si entra e ci sitrova a 35 – 40 gradi, ma in una specie di enorme palcoscenico dove sono riprodotti ambienti esterni georgiani. Cortili, porticcioli, piazze con balconi e viuzze. Mentre si mangia (seduti ad un tavolo su un balcone finto che dà su una piazza finta) arrivano 4 anziani tracagnotti che cantano a squarciapetto 2 (proprio due) canzoni popololari georgiane. Urlano a tal punto che dopo dovranno riposare almeno mezz' ora prima di riprendere lo spettacolo. Dopo tre apparizioni non li vedemo più. Siamo molto preoccupati per loro e per le loro famiglie.
Nel frattempo i camerieri georgiani prendono le ordinazioni vestiti in coloratissimi abiti georgiani e si commuovono se un cliente chiede (ovviamente) che gli vengano servite pietanze con prodotti georgiani tipo del mar Nero. Quasi piangono e Molcin mi ricorda che tra Russia e georgia c'è una specie di guerra con conseguente embargo reciproco. Quindi niente ingredienti georgiani e niente pesci del mar Nero. Anzi si, ma solo sul menù. E questi poverini piangono ad ogni ordinazione. Ma è vita questa?



4b - Ristorante Margarita (foto 1)
Abbiamo già parlato del rione degli uomini colti che circonda gli stagni del profeta. Proprio lì c'è un delizioso ristorantino, 'interno arredato con legno caldo e rosso, che si chiama Margarita. Qui veniva a bere Bulgakov e per questo il nome ricorda il titolo del famoso romanzo del famoso scrittore. Dietro la porta, ad accogliere i clienti, un omaccione che ha come unico impegno quello di aprire la porta agli avventori prima che questi tocchino la maniglia.E ci riesce perchè sta lì con lo sguardo fisso al monitor della telecamera esterna in modo da anticipare la mossa di chi vuole entrare. Deve aprire prima lui dall'interno. Ci chiediamo: ma perchè? Forse che la maniglia esterna è pericolosa da toccare? ma allora perchè non cambiano la maniglia? L'omaccione è' sudatissimo e nervoso. E' un lavoro incomprensibile ma, riteniamo, di grande responsabilità e siamo contenti per lui e per la sua famiglia.




4c Ristorante sull'isola
Su un'isola sulla (anzi nella) Moskova c'è un ristorante super moderno dove si mangia quello che si vuole. Il ristorante ha grandi vetrate sul fiume ghiacciato e Molcin mi dice che da un momeno all'altro passerà una rompighiaccio. La rompighiaccio che vorrebbe farmi provare. Non in qualità di ghiaccio, ma di passeggero. Ma la rompighiaccio non passerà mai. Il ghiaccio è troppo spesso.Ma allora che minchia di rompighiaccio è!?
Comunque , visto il bel panorama che si gode dalla vetrina, decidiamo di avvicinarci alla vetrata e di sederci al tavolo panoramico. Non è possibile. Il tavolo panoramico è occupato. Anzi è prenotato da alcuni convegnisti. Che non arriveranno mai. In tutti i ristoranti moscoviti ci sono tavoli prenotati e vuoti. Molcin sospetta che siano tavoli scassati o con spifferi gelidi o puzzolenti e allora si inventano che sono prenotati. Che si mettono a spiegare questo o quel difetto? Manco per sogno. Basta un cartello: RISERVATO. E' una idea fantastica!




4d - a casa
Ed ecco che un giorno, dopo tanto girovagare Mosca Mosca, ci concediamo una riposante cena a casa. Ma mrs Quillery non ha intenzione di cucinare e Molcin, da buon marito, se ne fotte. Sanno di avere comunque l'asso nella manica . Crostini con salmone, burro e caviale e che caviale! Il tutto innaffiato da una bibita schifosa: il kvas.



4 e - sotto lo stradone sovietico un mondo.. sovietico
L'ultimo giorno di permanenza a Mosca i miei ospiti hanno la fiacca ed io decido di fare una passeggiatina solo soletto verso una direzione scelta a caso. Dopo pochi ettometri mi ritrovo immerso nella Mosca che conscevo, la Mosca sovietica: sovietici i palazzi, sovietici i negozi (ma dove sono finito, nel passato?) sovietici i sottovia. Questi ultimi pieni di vetrinette colme di inutili cianfrusaglie, locali bui e deserti dove (forse) si beve e si mangia nel modo sovietico che tanto ho amato. Ma non è l'ora per provare e non ho tanto tempo a disposizione. Comunque ho scopertoil bluff. Non è vero che Mosca oramai è come Parigi o Londra o New York. Ma quando mai!! Non è neanche come Bagheria! Mosca è sempre la solita affascinante megalopoli sovietica! Ma tengo per me questo pensiero, magari Molcin e mrs Quillery non se ne sono accorti e mi cacciano da casa.
4 f - Mac tutto e filo pub


Tornando a casa mi trovo nuovamente sulla ricca Arbat e mi accorgo che tutta la gente che non è per la strada è da Mac Donald. Entro, e mi ritrovo di fronte una folla gigantesca che pullula e consuma dai cappuccini alle pizze ai mac panini. E qui rivedo New York, Londra, Parigi e Bagheria. Ecco cosa si meritano i figli di Putin!
E che dire del bus blu sulla Arbat (foto 2) che è in effetti un pub dove ogni sera si esibisce un cantautore triste!

4e piatti tipici
Ma veniamo al dunque: che si mangia a Mosca? Mentre i moscoviti mangiano da Mac Donald, i turisti si dedicano alla cucina russa e solo loro oramai sanno quali siano i piatti tipici della Russia. Ossia Bleeny (tipo crespelle), Shasliky (tipo involtini ), zuppa di cavoli (tipo zuppa di cavoli), , Kvas , orribile bevanda dolciastra leggermente alcolica ricavata dalla linfa di betulla, e che non beve manco Putin e se la beve si capisce da dove viene tanta cattiveria. Io l'ho provata ed ancora a 15 giorni dall'esperimento provo dei leggeri conati di vomito al solo pensiero. Però credo di essere l'unico forestale (si, sono un forestale) ad avere bevuto una betulla! Fa schifo. Che ci fa se le bruciano?
Vietato, infine, parlare di birra russa (introvabile e disprezzata) o di vino sovietico. Viene solo dalla Georgia che è attualmente nemica della sacra Russia e così anche i turisti in russia devono adeguarsi e odiare i prodotti georgiani e bere nero d'avola Cusimano.


pippo vinci


P.S. sotto : esempio di bettola palermitana preferita dall'autore del racconto.. e della foto!





venerdì 2 marzo 2012

quattro giorni al gelo di Mosca (2)

20-24 febbraio 2012





3 - i simboli di Mosca


3a La Piazza Rossa
la prima volta che andai a Mosca (correva l'anno 1984), la Piazza Rossa mi apparve come un luogo immenso, affascinante, tenebroso, pieno di storia e di storie, anche tristi; ma storie che comunque fecero la storia.... bella no? Entrare nella Piazza Rossa era come entrare nel cuore della stessa storia. Insomma per farla breve: la Piazza Rossa , rappresentava la storia del comunismo reale.

Oggi la Piazza Rossa è ridotta a una fiera. Al centro bancarelle di souvenir , piste di pattinaggio artificiali, pennacchi e torri di cartone. Insomma manco si percepisce quanto è vasta la piazza. Anzi manco si capisce di essere in una piazza. E manco si capisce dove si trova il mausoleo di Lenin che prima la dominava sta' piazza. Ma a ben guardare il mausoleo c'è ed i poveri militi, posti a guardia del mausoleo di Lenin, hanno lo storico monumento alle spalle mentre petto e occhi sono rivolti verso i multicolorati gingilli capitalisti. Insomma a guardarla bene oggi la Piazza Rossa potrebbe essere chiamata al massimo la Piazza Rosa Shocking!



3b i magazzini GUM
E vi lascio ora immaginare cosa sono diventati i magazzini GUM. Ubicati su un lato della Piazza Rossa erano il simbolo del commercio anticapitalistico. E mentre prima poteva entrare quasi chiunque a comprare quello che c'era (si, ok, c'era poco, ma tutto sovietico, unico ed a buon mercato) oggi possono entrare (e comprare) solo i ricconi di Mosca. Possono comprare tutto quello che vogliono proveniente da ogni angolo del globo a prezzi globalizzati, cioè altissimi. Insomma o perchè (prima) c'era pititto (fame) o perchè (oggi) i prezzi sono proibitivi, ai magazzini GUM il vero popolo russo non ha mai avuto vita facile. Al piano terra c'è però lo zucchero filato e Molcin ne offre una matassa alla sua Quillery. Intanto noto pure che le inferriate dei balconi interni del Gum sono state colorate di nero. Prima erano verdi. Forse hanno pensato di evitare il rischio che maturando diventassero rosse!



3c gli stagni del patriarca (Patriarshij Prud )
Oggi ce n'è uno solo. Al centro di una vasta piazza alberata . Ma di questi tempi è ghiacciato e, nonostante i divieti, la gente vi pattina dentro numerosa e gioviale. Ai bordi della piazza dove Michail Bulgakov collocò l'inizio del suo romanzo “Il maestro e Margherita”, un quartiere destinato a ricchi e intellettuali. Tra cui il celebre regista Nikita Sergeevič Mikhalkov . Molcin ha detto! E lo dice con un po' di risentimento e di amarezza . Anche lui, infatti, voleva prendere casa lì , ma lo hanno respinto trattandolo da pezzente. Devo consolarlo. La piazza-stagno-pista è piena di luci, qualche locale e musica di sottofondo per accompagnare gli esperti pattinatori moscoviti. Che musica? Ma ovvio, musica yankee! Niente Kalinka Kalinka o Popoff o Oci Ciornie, ma uno dei simboli artistici degli States anni '50: Elvis Presley. Non c'è più spazio nel mio cuore rosso per ricevere altre coltellate!



3d i grattacieli di Stalin.
Per fortuna ci sono i grattacieli di Stalin. Quelli ci sono e sono sempre gli stessi. Belli, sovietici, imponenti e di un colore tristissimo e impossibile da replicare. E di una linea che sembra il mitico Missile giocattolo degli anni 70: il Mach X della Quercetti. Quello che si lanciava con una doppia molla e ricadeva a terra di punta , sostenuta da un paracadutino di plastica. In uno di questi grattacieli c'è la casa che il regime regalò a Yury Gagarin, primo uomo nello spazio che però costruì la sua fortuna e la sua fama immortale in spazi angusti come le cabine dei jet che collaudava, la capsula a palla Vostok 1 che lo porto in orbita e, verosimilmente, la casa omaggiatagli dal Soviet Supremo. Molcin mi informa che uno di questi grattacieli Stalin Style, doveva essere costruito dove ancora nel 1984 vidi una enorme piscina scoperta con acqua riscaldata. E doveva essere l'edificio più imponente dei nove previsti, con in cima la statua del collega-rivale Lenin, nella cui testa avrebbe dovuto essere collocato lo studio di Stalin. Non l'hanno fatto ed al suo posto oggi sorge la Chiesa del Salvatore con cupole dorate e statue bronzee di pessima fattura. Insomma altro plateale sfregio all'ideale ateo – marxista



3e i cavalli di Frisia di Kimki
Sulla strada che porta all'aeroporto di Sheremetyevo , che è la stessa che porta a San Pietroburgo (ma che comunque si chiama ancora strada per Leningrado.. thiè!), ad un certo punto, presso la cittadina di Kimki, si incontra una gigantesca scultura amaranto che riproduce i cavalli di Frisia (quelle cose a croce di S. Andrea con filo spinato che indicano un confine o una trincea in zone di guerra). Ebbene questa scultura ricorda a tutti il luogo dove l'armata nera di Hitler venne fermata. Proprio alle porte di Mosca. Se fosse oggi, significherebbe avere già preso l'aeroporto ed una grande fetta della periferia ovest di Mosca. Al passaggio davanti i cavalloni di Frisia Molcin chiede ad Andrej (autista silenzioso) di rallentare per consentire all'ospite (a me) di fare alcune foto. Ma gli scatti , più che altro, riprendono tir satolli di merci e giganteschi e costosi Suv che sfrecciano verso o dall'aeroporto internazionale fottendosene della storia . Un'altra onta al ricordo della Russia comunista baluardo contro l'avanzata e la diffusione degli ideali nazisti. Molcin mi dice pure che in queste zone gelide e desolate abitano un sacco di pendolari e che ogni mattina prima di accendere la loro auto , se hanno finito la vodka, si bevono un po' di antigelo. Quello che resta lo adoperano per il radiatore. Ma scherza.......

le foto


1. un grattacielo Stalin style
2. magazzini Gum

3. i cavalli di Frisia di Kimki

pippo vinci



mercoledì 29 febbraio 2012

2002: la prima volta a Cuba (4)




Giovedì 3 gennaio 2002 – quarto giorno





Andiamo al Palermo

Si decide di cambiare alloggio. Andremo in una casa particular. Intanto, a colazione, una troia inglese ci espelle dal nostro tavolo perché era il più bello. Nadia si incazza , ma si calma con qualche fetta di waiawa.

Il tacsista, che è buono, ci accompagna da una sua amica (Mercedes) che ha camere da affittare nel rione Vedado E’ una spaziosa e antica dimora stile coloniale con giardinetto e terrazzino. Per il momento, però, è occupata e così ci sistemeremo in un condominio povero.

Sistemati, ci rechiamo all’albergo Avana Libre e qui incontriamo Pino con la sua esile e deliziosa Jolaise. In effetti è alta uno e ottanta. A pranzo mangiamo in un Palador (ristoranti privati). Che ci consiglia un maricon amico di Pino
All’entrata notiamo che sotto il palador c’e un ambulatorio di gastroenterologia.
La casa-ristorante è arredata in stile coloniale con un sacco di armi appese alle pareti. Fuori, nel terrazzino , una gabbia di pappagalli.Mangiamo gamberoni (camarones) pollo e riso.

La casa che abbiamo affittato si trova nella calle C. Tutto sommato, è comoda. Io e Nadia dormiamo in un lettino piccolo, piccolo. Come sempre. Pino e Jolaise in un letto grande grande. Sul tardi vengono a trovarci Prondo e Peppone., i due perugini
La sera si decide di iniziare a vivere la Havana viziosa e truculenta. Infatti ceniamo in un piccolo e malfamato ristorantino di fronte al malfamato locale chiamato “Palermo”.

La locanda è piccola ed è frequentata da malfamati e loschi individui. Ad un certo punto entra un tipo malfamato, alto e massiccio tutto vestito di bianco. Parla a voce alta. Lo conoscono tutti. Tranne noi, ovviamente. Dice di essere l’autista della pubblicità del Rum Havana Club. In pratica fa il buffone.

Dietro di noi c’è un piccolo acquario dove c’è un pesciolino che morde tutti gli altri pesciolini.
Entriamo al Palermo con 5 dollari a testa. Ci sono decine e decine di troie cubane e decine e decine di uomini indoeuropei che le toccano. E tutti si toccano. Pippo viene toccato 4 o 5 volte e si difende rifugiandosi dietro Nadia. Qui funziona così: le donne abbordano, gli uomini no. Non serve.



martedì 28 febbraio 2012

Quattro giorni al gelo di Mosca (1)

1. Origine del viaggio
Molcin lavora a Mosca e fin dal suo primo giorno in Russia (oltre due anni fa), mi ha sempre invitato per una breve vacanza nella ex terra degli zar e dei comunisti. Ma ad una condizione : “vieni quando fa freddo, è più bello!” E dopo 3 anni di cordiali ed affettuosi rifiuti, decido di cedere e di raggiungerlo, proprio nella settimana in cui il Padre Eterno ha fatto le prove per la prossima glaciazione: 28 gradi sotto zero! . “l'ideale” , esultava Molcin!
Insomma, il caro Molcin mi ha convinto e sono partito ben fornito di ogni dispositivo per contrastare la (altrimenti) sicura morte per ibernazione assistita.



2 - La metrò di Mosca

2a - introduzione
Come tutti sapete, la (o il) metrò di Mosca è la (o il) metrò più bella del mondo. E tra le più efficienti. Molte linee, molti incroci, puntualità svizzera e alta frequenza. Ogni stazione è un museo che celebra questa o quella peculiarità del mondo russo o della storia sovietica. Un vero piacere andare per metrò dove, oltretutto, si è al riparo dal gelo degli immensi boulevard.


2b - pericoli
Ma non è tutta neve quella che brilla . Ci sono pure i lati negativi. Primo: i moscoviti hanno fretta e per fare prima ammuttano (spingono) per passarti davanti per le scale mobili, all'ingresso nei corridoi e ovunque. E si infilano con prepotenza tra te ed il tuo vicino. Secondo: le porte per entrare ed uscire dall'area metrò sono possenti sesami e pesano alcune tonnellate , ma oscillano avanti e ndrè , agili come quelle dei saloon. Mietendo vittime distratte.


2.c - speaker
In prossimità di ogni fermata l'altoparlante diffonde l'annuncio dello speaker che dice “ashtaroshna” (attenzione) e poi parole incomprensibili che indicano il nome della stazione successiva. Ebbene. Se il treno si allontana dal centro lo speaker è una donna, se invece il treno viaggia in direzione opposta (ossia verso il centro della città) lo speaker è un uomo. Geniale!
Ma geniale o no, senza l'aiuto di Molcin e signora (mrs Quillery) , io sarei ancora nei sotterranei di Mosca in attesa di udire (e comprendere) il nome della mia fermata


martedì 14 febbraio 2012

2001 la prima volta a Cuba (3)

mercoledì 3 gennio 2002 - terzo giorno





i comunisti sono buoni
Già la lira è un lontano ricordo d’infanzia . L’euro ci è penetrato nelle ossa. Dopo una ricca colazione in camera, scendiamo nella hall alle 11 circa. Pino dorme ancora, dei baci perugina nessuna notizia. Nadia legge i quotidiani spagnoli nella vana ricerca di un lavoro (e qui lo cerca!).



Pippo scopre un curioso tipo di impiego il cobrador de frack…… E’ un tizio che, indossando il frac, si fa pagare dai creditori per scassare la minchia ai debitori affinché saldino il debito e li assicuta1 strade strade finché non pagano. Una specie di agente per recupero crediti vestito da carnevale. Pensiamo che a Palermo farebbe una brutta fine divenendo egli stesso, in breve tempo, da assicutatore ad assicutato.





Pino scende e crea subito un caso. Il primo nell’era dell’Euro: vuole fare colazione alle dodici. Gli concedono solo un caffè e pure lo deve pagare. Finalmente arrivano i baci perugina. Peppone zoppica. Gli si è incarnita un’unghia e lui soffre. Lo hanno medicato all’infermeria. Si parte.


Il viaggio è faticoso. Lo sapevamo, ma l’equipaggio fa di tutto per renderlo insopportabile. Le hostess sono brutte, gli steward pure (dice Nadia). Pippo dice che ormai le bone non fanno più le hostess, ma i calendari. E così le brutte fanno le hostess.L’arrivo all’Avana è in perfetto orario (21.55 locali). Dogana veloce (…… i comunisti sono buoni…); lentissimo il ritiro bagagli (ma non vogliono lavorare).


Ora si cerca un taxi per 5 persone. Io e Nadia scendiamo al Mirador (ottimo, lussuoso e costoso hotel ). Siamo d’accordo per vederci più tardi per trascorrere la prima intensa notte cubana. Ma a mezzanotte non si vede nessuno. Pippo e Nadia decidono di avventurarsi in città.Prendiamo un taxi. Il tassista si chiama Gabriel , sposato, due figli. Ci mostra le foto di tutta la famiglia. Poi ci lascia al centro dell’Havana Veja (vecchia) in un locale “abierto 24 horas”





Subito ci abbordano, nell’ordine:


* Pippo, (si proprio Pippo si chiama) il pianista del “Cafè de Paris”, (dice lui);


* Bitto, alias Bob Marley, che fa la parte dello spacciatore rasta


* Tony, che fa la parte di Harry Belafonte16 giovane





Vogliono venderci di tutto. Noi rinviamo le contrattazioni al giorno dopo.Prendiamo un sandwich, poi Gabriel il buono (che ci ha aspettato latiato 2) ci riporta in HotelLa notte Pippo si fissa con un rumore. E scassa la mischia a tutti. Il rumore resta ,ma la nottata è stata vissuta intensamente. Non è quello che volevamo?

1 - assicuta : insegue
2 - latiati : discosti


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domenica 5 febbraio 2012

2002: la prima volta a Cuba (2)


Martedì 1 gennaio 2002 – secondo giorno

Overbooking

Ci alziamo di buon’ora. Io alle 8.15, Nadia alle 9.10. Splende il sole, ma splende anche il freddo. La mamma di Asia è già in piedi, tracchiggia senza uno scopo e fuma senza mostrare di gustare la sigaretta. Insomma, dà l’idea di una che fa cose senza prìo. Mi vede e dice cose bulgare incomprensibili, ma, credo, anche prive di senso

Abbiamo dormito poco e male: in due in un lettino per bambini corti. La lavata in bagno è difficile. In bagno c’è tutto tranne quello che serve per lavarsi. Il bidet, per esempio, è usato come portavaso, il sapone non c’è ……anzi c’è, ma costituisce una scultura postmoderna di abbellimento. E non si usa. Poi fiori, quadretti e specchi stile modernariato bianco-liberty. Insomma in perfetto stile ”Sant’Agostino” di Lusso.

All’aeroporto ce la prendiamo con molta calma (sono solo le 10 e l’aereo parte alle 12.30).
Con troppa calma!Risultato: overbooking. Cioè: abbiamo il biglietto, ma sull’aereo non ci sono più i nostri posti.
Al check-in, prima dell’overbooking, ci intervista RAI 3. Anzi, più che un’intervista è un interrogatorio sull’Euro. Già quest’Euro ci ha rotto il cazzo.

Al nostro turno ci informano dell’intoppo. Noi mostriamo una moderata incazzatura. Si forma un piccolo gruppetto di incazzati. Tra essi spicca,per insulti e focosità, un fimminaro foggiano in partenza per Cuba dove andrà a trovare un’adolescente di 18 anni, di un anno più grande di sua figlia. Con noi anche un grosso spoletino, che gestisce un ristorante e ama i vini siciliani oltre che le troie cubane. Assieme a lui c’è ternano brizzolato con ”T” agrigendina. Gestisce il pub “Dr Jekill and Mr Hide”. Ha i denti fottuti e Nadia dice che tira.

Il gruppo dei cinque si muove oramai affiatato e compatto. Ci alleiamo.
Il nemico è una signorina dell’Iberia che ci dà le notizie più amare del tipo “oggi non potete partire, vediamo domani” oppure “non ci posso fare niente, è spiacevole , ma è legale”
Il foggiano per non sbranarsela cambia discorso e dice che odia i baresi.

I perugini sono molto legati. Quello che fa uno lo fa pure l’altro. Nadia dice che non è il momento di smettere di fumare e si compra le sigarette. Comunque finisce che ci imbarcano su un volo Alitalia per Madrid.
Dopo un volo sopra e dentro le nuvole atterriamo a Madrid Barajas e qui inizia un’altra battaglia contro le Giubbe Rosse dell’Iberia che secondo la tipa di Roma dovrebbe:
a) darci i biglietti per l’Habana
b) condurci in Hotel
c) rimborsarci 150 Euro.

Noi non ci crediamo assolutamente.
Il foggiano, invece, fiuta l’affare e dice che dobbiamo imbrogliare dicendo che ci devono non 150, ma ben 300 euro.
Pippo, di fronte a tanta disonestà, si dimette da interprete del gruppo. Nadia, invece è felice. Finalmente uno che imbroglia! E’ il suo uomo ideale. Non ne può più di finanzieri onesti, regionali ligi ed erboristi sani

Ma gli iberici sono più fradici di noi ed alla perfida richiesta del foggiano rispondono con una provocante riduzione dell’offerta: 81 Euro.
Qui ci vorrebbe un negoziatore all’altezza di Henry Kissinger. Ma alla fine tutto rientra nei binari della normalità e ci distribuiscono 150 euro ciascuno. Nadia non è ancora contenta, non ha visto alcun illecito vantaggio in questa trattativa e , in zona Cesarini, cerca di tirare qualcosa sul cambio. La bulgara dice che 150 Euro sono 144 Dollari, l’Iberia dice che non è vero e che per loro 150 Euro sono esattamente 139 Dollari, non un centesimo di più. Pippo, ha uno scatto geniale e dice che 150 euro sono 150 euro.

Poi offre a Nadia i 5 dollari di differenza, Nadia rifiuta offesa. Lei non combatte per i soldi ma per difendere i diritti internazionali del viaggiatore.
Alla fine vince l’Iberia. Ma tutti fanno i complimenti a Nadia per la grinta ed il coraggio mostrato
Con un piccolo Bus ci traducono in hotel. Con noi altri tre norvegesi in viaggio per Cuba, ovebukati come noi. Questo fatto conferma che il problema non era sul Roma-Madrid, ma sul Madrid-Habana. E comunque l’Iberia ha fregato mezza Europa. Non solo, scopriremo in seguito che il rimborso per overbooking transoceanico era di 300 euro e non 150!
Stanza 152. Ceniamo alle 21.00 a spese, ovviamente, dell’Iberia.

Il gruppetto è titubante; Pippo prende in pugno la situazione e porta tutti (in bus e metro) a Puerta del Sol in pieno centro. E tutti sono eccitati. Per Nadia è la prima volta in metrò. Forse pure per Pino (il foggiano si chiama così).
Lo spoletino (di nome Peppone) è distrutto; vuole tornare perché è stanco e la sera prima ha fatto tardi.
Ci aggiriamo nelle vicinanze di Plaza Major. Entriamo in più di un bar per bere, ma ci càcciano perché ci vogliono anche fare mangiare. E’ una fissazione. Al 4° bar ci fanno bere ,e noi, per premiarli, mangiamo. E che lo devono dire loro se dobbiamo mangiare?
Il ritorno in hotel è avventuroso. Piove e non ci sono taxi. Così ci dividiamo in tre gruppetti. Sono le tre del mattino.
Buona Notte.

sabato 4 febbraio 2012

Che bella la neve!


La neve.....oooohhh.... che bella, ma quanta! I miei nonni, per quando nevicava molto, avevano avuto l'accortezza di fare una botola che dalla camera, al primo piano, portava alla cucina al piano terra.

Accendevano la cucina a legna, scaldavano l'ambiente, aprivano la porta dall'interno e trovandosi un muro di neve, cominciavano a spalare sino a che non si facevano un sentiero per uscire. Certo non avevano il gas, la corrente elettrica, avevano le candele, il macinino del caffè manuale e la caffettiera napoletana, il bracere nel letto e le racchette al muro e gli sci per muoversi. Insomma tutta un'altra vita....vivibile.

Oggi solo se hai la macchina per muoverti..... hai un bel problema:sono cazzi tuoi e di chi te l'ha fatta comprare (pseudo benessere). Beati i miei nonni...non potremmo tornare indietro e goderci la vita in modo più umano e meno artificiale?".

Oreste Mori, La Spezia

dal blog di Beppe Grillo

venerdì 27 gennaio 2012

PASTA CON FINOCCHIETTI E GAMBERETTI


“Ma chi pesta stai impastuniannu”?
Tipica espressione che caratterizza le relazioni familiari in casa Gullo, quando mi cimento nella realizzazione di ricette innovative che coniugano tradizione e inventiva, mi spiego meglio: mia madre, appena mi vede spignattare in cucina, con ingredienti inusuali entra in panico e pi picca un si scippa i capiddi!

Mio padre, mentre si fa i suoi solitari con le carte siciliane, percepisce il pericolo e delicatamente: ma com’è foddi? eh chi saccio, u munnu sta canciannu! Ah s’arriviscissiru l’antichi! È na vriogna! Na vriogna!

Ebbene si, utilizzare la panna da cucina in casa mia è una vergogna pi un parrare da besciamella, cosa di farisi a cruci e addumannari l’aiutu du Signuruzzu!
Ma io, smanichiu sempre e mi piace, anche, inventare e rielaborare le ricette della tradizione familiare, che con ardimento provo a realizzare… e… confesso che talora utilizzo la panna da cucina e sacciu fari puri a besciamela ma per favore silenzio, chiedo un po’ di riserbo, se lo sapessero i miei, oltre a diseredarmi mi porterebbero da un esorcista.

Quando porto in tavola la “novità”, l’approccio sospettoso e diffidente dei miei, mi fa barcollare un po’ ma poi si liccanu puru u piattu, purché non sappiano che dda cosa bianca è panna, “ma che bontà ma che bontà che cos’è questa cosina qua”? un facemu ca è panna? Domanda accompagnata da una mala taliatura, ed io con gli occhi bassi, paonazza per la vergogna della pietosa bugia, lascio fuoriuscire labilmente, tutto di un fiato: No papà è ricotta di pecora! E così, è fatta salva la patria…


Ingredienti:
 Finocchietti di montagna.
 Gamberetti freschi.
 Olio
 Panna
 Aglio
 Cipolla
 Sale
 Pepe

Procedimento:
Lessare i finocchietti in abbondante acqua salata, appena cotti colarli e conservare l’acqua di cottura.
Soffriggere un paio di spicchi d’aglio in olio d’oliva, appena dorati toglierli dall’olio e aggiungere abbondate cipolla tritata finemente, fare soffriggere a fiamma bassissima finché non diventa trasparente, aggiungere i finocchietti lessati e lasciare soffriggere dolcemente per una decina di minuti, a questo punto
aggiungere un paio di mestoli di acqua di cottura dei finocchietti e appena raggiunge l’ebollizione
aggiungere i gamberetti sgusciati lasciare cuocere per pochi minuti e togliere dal fuoco.

Portare ad ebollizione l’acqua di cottura dei finocchi e calare la pasta, appena cotta colarla e versarla nuovamente nel tegame,
aggiungere il condimento mescolare e lasciare insaporire sul fuoco qualche secondo prima di spegnere aggiungere poca panna mescolare e servire.

antonella gullo