giovedì 6 maggio 2010

il gazebo di Aluia


Gentilissimo signor Aluia,
sono (o ero?) un affezionatissimo cliente del vostro bar. Amo (o amavo ?) venire lì da voi ogni volta che mi è (era?) possibile perché amo il posto, amo la vostra cucina, la vostra pasticceria, la gentilezza dei vostri impiegati.


Sedevo lì il sabato mattina (e non solo), sotto il bianco ombrellone a gustarmi un latte macchiato, mentre sfogliavo uno o due quotidiani, incrociavo il saluto degli amici che numerosi passavano di lì e studiavo la schedina dei sogni da giocare nella adiacente ricevitoria.


Poi un giorno mi accorsi di “certi lavori” e cominciai a sospettare, a temere. Il sospetto divenne presto certezza e la certezza si trasformò in sgomento. Il sogno svanì.Un orribile carrozzone era sorto tetro e sgraziato al posto degli allegri e bianchi ombrelloni. Da quando c’è quell’orribile carrozzone in legno non riesco più neppure a passare di lì. E da quel giorno mi sento orfano dei miei sabati mattina non avendo ancora trovato una valida alternativa che possa restituirmi quei momenti così sereni, comodi e, perché no, anche mondani.


Ma come vi siete persuasi a realizzare un tale mostro in uno degli ultimi salotti della città. Non dubito che siate in regola con i permessi ed è anche vero che in città oramai se ne vedono ovunque anche di peggiore fattura di quello da voi realizzato.Ma io credevo (povero illuso) che voi vi distingueste. Io credevo che voi consideraste la particolarità della vostra splendida posizione.


E non ditemi che il problema era quello economico. A occhio e croce i giorni in cui le dolci intemperie nostrali impedivano l’uso dello spazio antistante, in un anno, si contano sulle dita di due o tre mani.


Per il resto, la clientela, anche in quei giorni, non voi manca di certo. E mi riferisco a quella affezionata folla di gente che vi frequenta senza oziare al tavolino, grazie alla invidiabile posizione, al ricco parterre di dolci, alla pratica e gustosa rosticceria take away.

Insomma Caro signor Aluia perché non ci ripensi e ritorni alla magnifica sobrietà di una volta?


(pippo vinci)


l'articolo è già stato pubblicato sul sito www.rosalio.it

venerdì 23 aprile 2010

Petri eranu

Petri eranu, duri e senza furma,
Arbuli antichi eranu,
Ca u suli d'astati tincìa di virdi.
Un sonnu di Re ci vosi,
E petri
E arbuli
E sudura d'omini
Addivintarunu
A Matrici"

"avevo 14 anni quando partecipai ad un concorso letterario con queste parole,
vinsi il primo premio. Stasera, tornando a Monreale e passando davanti al Duomo mi sono tornate in mente, mi è tornata in mente una ragazzetta brutta, insignificante, timida che
scriveva poesie"

auguri ad Antonella

Il mito del "sogno del Re"

La leggenda racconta che Guglielmo il buono, addormentatosi all'ombra di un olivo, sognò la Madonna che gli diceva che se avesse scavato, proprio sotto quell'olivo,
avrebbe trovato un tesoro, col quale doveva, costruire in quel punto, una
chiesa consacrata a Lei. Così Guglielmo fece erigere "a Matrici" e col legno di quell'olivo fece fare
la statua della Madonna del popolo che si trova nell'altare
nella navata laterale dovo sono seppelliti i "Guglielmi".

giovedì 22 aprile 2010

Ritorno

Eccomi qui, all’aereoporto Simon Bolivar di Caracas aspettando di fare il ceck in nello sportello Alitalia (speriamo bene). Una lunga fila, ci fanno venire qui 4 ore prima, ma, non si sa
perché, non c’è nessun impiegato. Ho lasciato la mia casa, (ancora non venduta), in mano a tutti i santi dell’Avila. Lasciare sola una casa in Venezuela, è molto rischioso, potrebbero invaderla, scassinarla, ma... meglio non pensarci.

Sono cominciate le pioggie. Ieri verso l’una, mentre stavo pranzando da una mia amica, ha
cominciato a piovere fortissimo. La pioggia tropicale ha qualcosa di emozionante e struggente.
Tutto bagnato, le foglie delle piante del giardino grondanti d’acqua ed i riqui riqui, ( fiore tipo sterlizia) felici di raccogliere al loro interno il liquido che serve di nutrimento a loro ed agli
uccellini. Tutti contenti, perché la siccità è finita!

Di mattina sono stata in centro, a salutare, come ogni anno, Josè Gregorio Hernandez, in una chiesa dove c’è la sua tomba. Sull’altare un enorme quadro che lo raffigura vestito da medico, con stetoscopio e strumenti del mestiere. Un sacco di fiori, la gente pregando commossa, c’era pure un signore che mostrava delle pillole a Josè Gregorio per benedirle.

Mi veniva da piangere vedendo quanto dolore e speranza c’era nei visi della gente.
Ritorno a casa in uno scassatissimo autobus, i sedili rotti ma sullo schienale la scritta: en honor a Jesus el Nazareno.

15 Aprile, sono sul volo Roma-Palermo, solo 20 minuti di ritardo. Il volo Caracas-Roma, confesso, non è stato male, Arrivato puntualmente. Cibo scarso di quantità e di qualità, tre film fessi, sono riuscita a spostarmi in un sedile con uno vuoto accanto e quindi sono stata più comoda. Personale decente. Come sempre, per me il viaggio è un tempo
senza tempo, non penso a niente, né a quello che lascio, né a quello che troverò.

Vediamo quali saranno i frutti di questo lungo ritorno a Caracas.

Si, vediamo!

(alessandra vassallo)

giovedì 15 aprile 2010

Oceano Indiano

Il ricordo di un viaggio nelle terre bagnate dall'Oceano Indiano: Mauritius, Seichelles, Madacascar Nosi Be, Madacascar Doego Suarez, Madcascar Tamatave, Isola di Reunion. Le foto sono di Fabio Patti











lunedì 12 aprile 2010

Avatar è un’immensa palla di sterco

di Andrea Vinci

Mille milioni di dollari di incasso. Ok Jimmy hai il mio plauso, non ce l’ho con te. Forse solo un pochino per le infinite aspettative di cui avevi caricato il film: “il film della mia vita” avevi detto. Siamo sinceri, l’apice della tua carriera è Terminator.
Comunque.

Quelli che veramente non comprendo sono gli spettatori paganti. Non contenti degli “uuuh” e “ooooh” e “aaaah” e ulteriori versi vocalici e semivocalici con cui mi hanno impedito una visione serena al cinema, hanno invaso il mondo (e con il mondo intendo facebook) di frasi del tipo “il più bel film di tutti i tempi”, “stupendo”, “fantastico”, “inimitabile”.
INIMITABILE? Gli occhiali 3D vi hanno fuso il cervello?

Vorrei invitarvi a cogliere l’ironia dell’aggettivo inimitabile, dato che Avatar è già un’imitazione, una riedizione in chiave fantascientifica dei vari Pocahontas e Balla coi lupi (che poi siamo lì).
Ma voglio essere buono, soprassediamo. Andiamo alla pellicola in sé.Un marine paraplegico viene mandato, al posto del gemello morto, sul pianeta Pandora che, con la sua solita intelligenza, la razza umana sta distruggendo per estrarre della fuffa pietrificata (di cui dopo tre minuti non gliene frega più niente a nessuno). Purtroppo il pianeta in questione è infestato da puffi alti 3 metri, che guarda caso vivono sopra il più grande giacimento di fuffa pietrificata della storia.

Il marine paraplegico viene assegnato a una squadra di ricercatori (composta tra gli altri da Shaggy di scooby doo, però milanese) che opera controllando a distanza puffi creati in laboratorio. A capo della squadra c’è Sigourney Weaver, la quale, con la scusa della ricerca, passa più tempo da puffo che nel suo vero corpo perché è una vecchia, ma il suo avatar è una semifica in shorts.

Il marine paraplegico non ne sa un cazzo di nulla ma, per non saper né leggere né scrivere, esegue gli ordini del funciatissimo comandante dei GI Joe, nonostante questo si palesi come l’incarnazione del Male.

Primo giro di ricognizione: il marine trasformato in puffo si mette a toccare tutto e finisce nella merda; ad evitare la sua morte arriva puffetta, che prima vorrebbe ammazzarlo ma poi capisce che lui è il Prescelto e lo porta dagli altri puffi.
Superato il sacrosanto odio di rappresentanza (“la tua civiltà ci vuole distruggere quindi vogliamo solo mangiarti il cuore”), il grande puffo accoglie il marine nella tribù e lo affida alla figlia (puffetta) per farla bombare, così la finisce di essere isterica e fare ffffhhh come i gatti.
L’unico a odiarlo ancora è il braccio destro musone di grande puffo, nonché capo dei guerrieri, nonché fidanzato di puffetta, nonché futuro grande puffo.Controfigura: per apprendere cultura e usi degli indigeni entra in scena Kevin Costner blu.

Questi nativi pandoriani si rivelano indiani d’america africaneggianti animisti, la cui visione del mondo druidica “viviamo in armonia con la natura, il pianeta è vivo, panteismo a manetta” ci spacca le palle per tutta la durata del film. Kevin Costner blu resta però affascinato da questa filosofia da supermercato e ora odia gli umani-merda, che non capiscono un cazzo e vogliono solo la fuffa pietrificata.

Arriviamo così all’iniziazione per diventare un vero membro e guerriero della tribù. Il rito prevede di domare uno pterodattilo (che poi è tuo amico per sempre) e scoparsi puffetta.
Appena finita la scopata: apocalisse. Gli umani guidati dal comandante dei GI Joe vogliono distruggere tutto; Kevin Costner blu pensa allora che, per risolvere la situazione, la cosa migliore da fare sia confessare di essere stato per un minuto e mezzo una merda doppiogiochista, così tutti i puffi e soprattutto puffetta lo odiano di nuovo.

Il Comandante dei GI Joe, tazza di caffè in mano, sfodera frasi acute (“sparagliene uno su per il culo, ragazzo”) e rispolvera un paio di tattiche da guerra del Vietnam per distruggere il villaggio dei puffi, i quali si rifugiano a casa di Madre Natura.

È ora di menar le mani: Kevin Costner non serve più quindi torna il marine.

Per riabilitarsi agli occhi degli alieni, al puffo - marine tocca domare lo pterodattilo più cattivo e feroce di sempre, così tutti riconoscono che lui è il più fico e anche quello che lo odiava (che nel mentre è diventato grande puffo causa morte del precedente) gli vuole bene.
Senza motivazioni apparenti e senza alcun pathos percepibile muore Sigourney Weaver. Tutti i puffi piangono. Segue fugace apparizione di Mel Gibson blu che copiaincolla una delle arringhe preguerra di Braveheart.

Parte grande battaglia finale.

Gli umani, invece di lanciare un paio di bombe sui puffi, decidono di affrontarli con un’astronave, tre elicotteri, e cinque mech; mentre i puffi da parte loro hanno archi che sparano frecce che neanche un bazooka grande quanto casa mia. Comunque, per non far finire tutto troppo facilmente facciamo finta che gli umani hanno quasi vinto.
Muoiono il nuovo grande puffo/capo dei guerrieri e Michelle Rodriguez - che finora aveva avuto solo ruoli logistici per la storia, ma guadagna una partecipazione a Sanremo. Nessuno li caca.

Per farla breve arriviamo allo scontro finale tra il puffo marine e il comandante dei GI Joe alla guida di un mech armato di coltello alla Rambo (cosa se ne fa un robottone di un coltello non si sa).

Il puffo marine sta per morire, ma arriva puffetta che pianta due frecce in petto al comandante dipingendogli in volto un’espressione da idiota. A chiudere in lieto fine totale ci pensa Madre Natura che trasferisce per sempre il marine paraplegico nel corpo del puffo; gli umani vengono rimandati a casa e tutti felici e contenti per tutti i secoli dei secoli amen.

Ora arriveranno quelli che “eh si ma a me interessa solo la realizzazione visiva”.
Ragazzi, doveva essere il nuovo salto di qualità degli effetti speciali, roba da Star Wars negli anni settanta, ma non mi pare ci fosse da strapparsi i capelli. Tutto molto bello, davvero, ma non basta per fare un buon film. Magari la prossima volta si potrebbero perdere quei dieci minuti in più per far saltar fuori una sceneggiatura un attimo meno scontata, e che preveda dialoghi un po’ più elaborati di "qual è il piano?" "non c'è nessun piano!".

(andrea vinci)

venerdì 9 aprile 2010

12. la magia della natura


“In ogni angolo, sotto qualsiasi albero solitario, dietro il sasso più anonimo, si può nascondere il mistero.Venezuela è la terra dello stupore, territorio dell’ irreale e del meraviglioso.
Dapertutto ci sono dolenti ombre di eroi e villani, fantasmi e terribili apparizioni.
Ci sono alberi che ridono, serpenti giganteschi, pozzi che nascondono segreti, gente capace di
trasformare il suo spirito in un giaguaro o in un uccello mitologico.Il nostro paese è pieno di credenze, leggende ed aneddoti sul soprannaturale.”

“Diccionario de fantasmas, misterios y leyendas de Venezuela”

Mercedes Franco

Ed è vero.
Quanti racconti ho sentito da quando sono arrivata! Racconti di fantasmi di soldati spagnoli che di notte vivono furiose battaglie contro gli Indios nelle valli di San Sebastian, apparizioni di
fuochi fatui che improvvisamente spuntano dalla terra. Per non parlare di tutte le visite di extraterrestri in vari luoghi del Venezuela, Anche io ho visto una notte, insieme a degli amici, e
c’era anche mia figlia, uno strano oggetto che volava nel cielo ed era molto luminoso. E’ pure spuntato il giorno dopo sui giornali e nessuno ha capito cosa fosse.

Un giorno, in campagna, siamo andati con una jeep in cima ad una montagna, in un posto molto selvaggio. C’era un grande fiume, alberi di banane ed una vegetazione completamente tropicale. Lì in mezzo c’è una piccolissima cappella piena di fiori e di candele.Lì si venera una pietra.
Dicono che questa pietra cresca, ed è miracolosa ed attraverso di lei si vede l’immagine della Vergine. Ogni anno un prete va a dire la messa.

E poi c’è Jose Gregorio Hernandez, forse è il Santo (ancora non santo) più amato dai Venezuelani. Assomiglia a Charlot. Era un medico buono e fu ucciso dall’unica macchina di Caracas ai primi del 1900.C’è in corso un processo di beatificazione, ma è stato superato da Madre Teresa e Escrivà de Balaguer.C’è Maria Lionza, la “diosa” delle acque, che vive sulla montagna di Sorte in mezzo alla selva, cavalcando una danta (tapiro), migliaia di fedeli si recano presso la montagna dove si svolgono riti di purificazione, si fuma il tabacco e i medium sono posseduti dagli spiriti.

Maria Lionza ha varie corti, dalle più alte a quelle più basse.Delle sue corti fanno parte: indios, negri, eroi, tra cui Simon Bolivar, persone normali, anime del purgatorio e persino i malviventi che hanno diritto anche loro a redimersi.Gli indios vivono in contatto con la natura, le loro credenze sono legate ai fiumi, alle piante, alle montagne, alle pietre.

Gli sciamani curano e sono gli intremediari tra la loro gente e gli spiriti o i morti. In molte tribù gli sciamani usano una droga che si chiama Yopo e che si soffiano nelle narici con una cerbottana.Ho assistito ad una iniziazione di bambini di una tribù di indios Panare. Le donne tutte tatuate e i maschi colorati e pieni di piume. C’era pure un prete salesiano che, ormai completamente integrato, usava un perizoma.Simpatico!

Sull’Avila vivono i Maestri ascesi, che sono spiriti guardiani.Come si fa a non tenere conto di tutte queste storie? Ad alcune ci credo anch’io e confesso che non è niente male pensare che c’è sempre qualcosa o qualcuno magico vicino a te.Quando vengo qui, non posso fare a meno di tenerne conto, i racconti mi affascinano, a volte mi fanno un poco di paura, però mi sembra
così normale vivere considerando animato tutto quello che ci circonda.Dicono che anche Chavez sia un seguace della santeria Cubana!

(alessandra vassallo)

sabato 3 aprile 2010

11. Caballo viejo



Caracas 30 Marzo 2010

Ieri con mia figlia, siamo andate in campagna. Abbiamo affittato un grande rustico 4x4 e siamo partite con CD, aria condizionata e sentendoci superricche.

Dovevo andare dall’avvocato a firmare dei documenti. L’avvocato è un “macho” di mezza età, con una panciona piena di birra e di cose fritte ed è appassionato di uno sport, molto praticato in quella zona chi si chiama: “toros coleado”. Si tratta di un violento e crudele sport: i cavalieri a cavallo rincorrono un toro e devono afferrarlo per la coda. Il toro poi finisce per terra trascinato, e spronato dal pubblico.

Io non l’ho mai visto e neppure voglio vederlo. La gente beve un sacco di birra, ron ed altri tipi di superalcoolici. Tutti hanno dei “sombreros” come i cowboys, anche le donne. In quella zona si ascolta la musica della pianura” llanos”. Ci sono delle orchestrine formate da: arpa criolla, cuatro (chitarra a quattro corde) e maracas e poi c’è la voce che quasi sempre è maschile solo che contrariamente al concetto del machismo, i cantanti si mettono una voce stridula e fina.

Questa musica a me piace moltissimo perché mi ricorda campi aperti dove non c'è niente tra te e l'orizzonte ed aldilà c'è un altro orizzonte ed un altro ancora: all’infinito. E poi ci sono gli allevatori di bestiame che, a cavallo, seguono le mandrie di mucche. La cosa più triste della nostra gita, è stata vedere i fiumi completamente asciutti.

>Non era mai successo, ed adesso che ci sono le vacanze di Pasqua, andare al fiume era uno dei passatempi preferiti per tutti.I fiumi, per i venezuelani sono luoghi importantissimi. In genere vanno verso tarda mattinata con donne, bambini e nonne. Si mettono dentro l’acqua mezzi dentro e mezzi fuori e stanno fino a tarda sera. I bambini giocano dentro l’acqua, gli uomini bevono e bevono alcoolici, le donne preparano il “sancocho” (vedi numero precedente), e si raccontano i “gossip” del paese: quello sta con quell’altra, quella gli ha fatto le corna, eccetera.

Lacqua del fiume è caldina e ai bordi ci sono alti alberi pieni di fiori. Nel fiume succedono anche altre cose: ci sono riti magici, battesimi legati alla santeria, si fuma il tabacco, ci si spoglia dai cattivi spiriti, si rende onore a Maria Lionza, la dea delle acque ed alla sua corte. Nel fiume ci si lava, nascono nuovi amori e ne finiscono altri.

E poi, il Venerdì santo è il giorno più propizio a questi riti! Caracas è deserta,niente traffico e l’aria pulita. Moltissimi al mare, altri a Miami che è il sogno della classe media venezuelana,
altri a Merida sulle Ande e quelli che sono rimasti in città come me, si contentano del Parco Miranda, di vedere dei film in DVD, di salire sull’Avila o andare a qualche processione Pasquale.

(alessandra vassallo)

lunedì 22 marzo 2010

10. TAGANGA

Caracas 19 Marzo 2010

Sono giorni forti, qui fa un caldo pazzesco come non ho mai sentito in trent’anni.

Oggi pomeriggio finalmente si sono sentiti dei tuoni, sembrava che dovesse cominciare un temporale, ed invece…solo poche gocce.

A Chacaito, ha piovuto fortissimo, eppure non è molto lontano da qui. Misteri delle pioggie tropicali! Il mio soggiorno è adesso pieno di un sacco di cose, dai libri alle cassette, aspettando persone che vengano a comprarli. A me, sembrano cose morte che, un qualche giorno, erano di fondamentale importanza.

Ho trovato delle lettere che avevo ricevuto quando ero in Colombia ed ho ricordato: nel 1977 avevo i documenti venezuelani scaduti, sono dovuta uscire dal paese e me ne sono andata in Colombia.Siccome, tanto per cambiare, non avevo quasi soldi, sono partita da sola in autobus.

Abbiamo attraversato meravigliosi paesaggi, tra cui la Guajra che è una regione al confine con la Colombia dove vivono gli Indios Guajiros.Sono tribù molto fiere che coltivano il culto dei morti e degli antenati e siccome non hanno passaporto né venezuelano né colombiano, posssono passare il confine quando vogliono, senza essere fermati. La donne indossano dei grandissimi vestiti tipo ponchos e sotto nascondono le mercanzie che passano da una parte all’altra. Droga,
armi, vestiti cibo. Sono donne severe che in alcune occasioni si tingono il volto di nero.

Le loro case sono di legno e palme e i recinti sono fatti con i cactus che in quella regione sono numerosissimi. La terra è rossa. Di notte siamo arrivati in un paese Colombiano vicino al confine, che si chiama Riohacha. E’ il paese più pericoloso di quella zona, lì opera la mafia guajira.

Sul mio autobus rimanemmo in quattro: l’autista, altri due, ed io. A quei tempi ero giovane. Avevo una paura tremenda, anche perché l’autobus si doveva fermare per la notte per permettere all’autista di riposare. Subito cominciarono a farmi delle proposte di tipo sessuale ed io ero realmente terrorizzata.

Improvvisamente mi vennero in mente queste magiche parole: sono sposata! Incredibile! tutto cambiò, mi ribaltarono un sedile, mi dettero una coperta e mi offrirono protezione. Io dormii tranquillamente fino al mattino. In Colombia, lavoravo in una fabbrica tessile, nella città di Barranquilla che si trova tra Cartagena e Santa Marta, sulla costa. Avevo affittato una stanza nella casa di un pescatore, in un paesino vicino a Santa Marta che si chiama Taganga..

La casa era di argilla e paglia e l’unico elemento di arredamento era un’amaca attaccata da una punta all’altra della stanza. Niente porta. Durante la settimana lavoravo in fabbrica, il Venerdì me ne andavo a Taganga ed il Sabato, a pescare con i pescatori. Partivano alle 3, 30 di mattina per raggiungere un’isola che si chiama la Aguja. Si arrivava dopo due o tre ore.

Appena arrivati gettavano le reti da ed alcuni salivano su una montagna da cui si vedeva la costa. Stavano lì ad osservare e, quando i pesci entravano nella rete, gridavano e quelli di sotto tiravano a riva le reti. Intanto si raccontavano magiche storie di pesca o di fantasmi o giocavano a dominò ed io, sempre rigorosamente con pantaloncini e maglietta, tra un bagno e l’altro ascoltavo le loro storie. Ero l’unica donna, ma mi rispettavano molto e non ho mai avuto problemi.

Poi appena tiravano le reti, mettevano da parte il primo pesce, accendevano il fuoco, preparavano una grande pentola con acqua di mare ed ognuno di loro collaborava con verdure: mais, yuca, gname, ocumo e preparavano una zuppa a cui aggiungevano il pesce appena pescato. Questa zuppa si chiama sancocho.*Quando era cotto, sul timone della barca adagiavano la parte solida della zuppa, sulla punta la testa del pesce. Ognuno prendeva un poco di brodo e pezzi di pesce e li mettevano in scodelle fatte con un seme leggero e grande che si chiama totumo.

Credo che è uno dei cibi più buoni mai provati. Poi si divideva il pescato e ne davano anche a me, però io non sapevo cosa farne perché era troppo, allora appena arrivati nel paese lo davo alle donne che aspettavano il ritorno della barca. Quello, è stato un periodo veramente felice della mia vita. Un giorno, sono andata a Cartagena, sono rimasta a dormire in un albergo nella “calle de la media Luna” e l’albergo si chiamava:Tropicana.

Era un albergo molto povero. Le stanze avevano la misura di un letto quasi matrimoniale, per cui appena entravi ti tuffavi. I muri di separazione tra una stanza e l’altra erano dei pannelli di
cartone tinti di un colore verde acqua e dalla mia stanza ascoltavo tutto quello che succedeva accanto. Si sentivano i rumori di prestazioni sessuali ed anche le conversazioni di un trafficante di smeraldi che ho poi conosciuto, si chiamava Cesar ed era veramente simpatico.


Oggi 21 Marzo 2010
E’ arrivata mia figlia che mi sta anche aiutando a sistemare la casa.Ieri siamo state a passeggiare nel Parco di Caracas: il parco dell' est. Ma desso Chavez ha cambiato nome e si chiama Parco Miranda. Francisco de Miranda fu un generale che a parte di avere partecipato a varie guerre, ispirò le idee di Simon Bolivar. Nel parco ho fatto queste foto. E’ un posto veramente bello, se venite a Caracas, vi consiglio di andarci. In questo momento, per la grande siccità, qui, vicino casa mia, sta bruciando l'Avila.

E' un grandissimo incendio. Speriamo che riescano a controllarlo.


**************

*Il sancocho è una zuppa che può essere di diversi tipi: Di carne di vacca, di pollo, di verdure, di pesce o "cruzado" cioè incrociato ed è un misto di carne rossa e carne di pollo. In alcuni posti lo fanno con le tartarughe o altri animali selvatici.

(alessandra vassallo)

sabato 20 marzo 2010

(32) Il commissario Cardascio e lo spillone insanguinato


CAPITOLO XXXII
Fiore aulentissimo oh Rosalia, accogli il palpito del nostro cuor!
Viva Santa Rosalia

Con questo ho davvero finito. Ci sarebbe ancora tanto da dire e da mostrare di questa felicissima città e dei suoi non altrettanto felici abitanti, però, se permettete, qui mi fermo. Se ce ne sarà data occasione, si vedrà. Mi pare di avervi già detto del caso della monaca indemoniata che non aspetta altro che di essere raccontato. Con l’aria che tira di questi tempi, non è che mi faccia così tante illusioni, ma non si sa mai.
Allora, stiamo per partecipare al Festino della nostra santa Patrona, Rosalia. Dite che non c’entra niente con tutto quello che è successo prima? Abbiate fede, c’entra. Vi ricordate quando abbiamo incontrato per la prima volta quei personaggi senza volto? Lo so, sono rimasti tali e quali fino alla fine. Me ne volete fare una colpa? Comunque, in quell’occasione vi avevo detto che per tentare di capirci qualche cosa, si doveva pensare a quello che succede quando per caso ascoltiamo pezzi di conversazione sull’autobus o in un ristorante affollato.
Questa è una buona occasione, almeno secondo il sottoscritto, per mettere in pratica il consiglio che vi ho dato. Non ha funzionato per tutto il romanzo? Avete ragione. Ma tentare ancora una volta che vi costa? Ovviamente, non prometto niente. Ora spicciamoci che comincia il corteo.

Fiore aulentissimo oh Rosalia, accogli il palpito del nostro cuor!
- A quando l’annuncio ufficiale?
- Che premura c’è? Abbiamo aspettato tanto, giorno più giorno meno…
- Quindi, è fatta?
- Avevi dubbi?
- Faciamo passare l’estate, poi vediamo. Loro, comunque, sono d’accordo su tutto. Se volessimo, si potrebbe firmare domani.
- Perché perderci tempo allora?
- Datti una calmata ti ho detto! Prima chiudiamo quello che c’è da chiudere e poi a settembre si quaglia. Cazzo un’anno passò!
- Lo vedi che pure tu…
- Come al solito, non capisci una minchia. Dimmi una cosa invece. Quartararo che fine fece?
- Come che fine fece? Niente sai di quel giuda? E’ stato lui ad inguaiare quel povero cristo di Martirano e, per poco, non inguiava pure noi!
- Non so niente. Per me la questione si era chiusa già prima dell’arresto di quel picciotto. Perciò che avrebbe fatto di tanto caino da farti incazzare così?
- Come che ha fatto? Si è messo a fare il pentito quello stronzo.
- Vero mi dici? E che nomi avrebbe fatto oltre quello di Martirano?
- Solo quello, ci mancherebbe. Non saremmo qui a festeggiare ora, non credi?
- Che babbasone che sei! A te quel povero vecchio di Quartararo non t’è mai potuto calare, negalo se puoi!
- Ti metti pure a difenderlo ora a quel giuda!
- La verità è che non mi stai mai a sentire. Che ti ho detto sempre? Che Quartararo pare fissa, ma fissa non c’è e fa sempre quello che deve fare. L’hai capito o no?
- Se lo dici tu, che ti devo dire? Comunque, era troppo anziano per continuare con quel lavoro. Fa il pensionato e non se la passa manco così male.
- Va bene e i lavori all’albergo li hanno cominciati?
- Sicuro, da due settimane. Lo sai che per prenderci i soldi dei POR dobbiamo finire al più tardi la prossima primavera.
- Peccato, però, era un cesso quell’albergo, ma faceva i belli piccioli con quella clientela. Magari, dobbiamo pensare a qualche altra soluzione, che ne pensi?
Diva cui diedero lor nome i fiori,
o Santa nobile, stirpe di re.
- Ma, mica è così cretino che si presenta stasera con l’aria che c’è?
- Chi dici?con tutto questo ammuino non si capisce niente. Ah, lui…Io, per me, l’ho avvisato, poi se la vede lui…
Fiore freschissimo, oh Rosalia, accogli il palpito del nostro cuor!
E che camurria sti disoccupati! Una volta sono i senza casa, un’altra volta quelli della munnizza, mai che si possa stare in santa pace in questo schifo di città! Pure per la festa della santa patrona. La prima volta che mi capita di partecipare in veste ufficiale e vedi che bordello ti vanno a combinare questi sciamannati! Sì, sì ho capito, ora lo dico io al sindaco di non salire sul carro. Va bene, d’accordo.
Tu puro anelito dei nostri cuori,
tu faro vigile di nostra fe’
Azzo se sono imbranati! Anche per le fesserie mi devoro rompere le palle. Avesse avuto ragione la Antocci? Ma, no, magari pure io comincio a dire cretinate. Quella era un stronza e una troia, altro che. Sparì. Non si è fatta più ne’ vedere ne’ sentire, la pazza. Meglio così. Certo, ora è prefetto, la stronza. Ma, c’è da ridere, in culo al mondo l’hanno mandata! Si vede che i tanti piedi pestati alla fine hanno pagato. Voleva giocare con tutti come il gatto col topo. Che piacere! Che prio! Per me, però, l’aveva azzeccata la pulla. E non è che ci voleva tanto. Chi dovevano fare questore, Mimì Cardascio? Minchia, quello è proprio Pignatone, meglio cambiare strada.
Fiore aulentissimo oh Rosalia, accogli il palpito del nostro cuor!
- Alla faccia del caldo che fa! Ogni anno è la stessa cosa, l’afa quella giusta comincia proprio per il festino. Ma, proprio a luglio, doveva fare ritrovare le sue ossa quella santa cristiana!
- Ti metti pure a bestemmiare ora? E per di più in mezzo alla gente che ci guarda. Smettila subito e sorridi, forza!
- Non sono loro quelli?
- Quelli chi?
- Come quelli chi?
- Ah quelli. Sì, certamente. Saluta pure tu.
- Quelli non mi sono mai piaciuti. Ah, intendimi bene, ognuno bada ai propri interessi. Loro hanno fatto il loro gioco e noi il nostro. Tutto perfettamente in regola. La verità è che in fondo in fondo sono un nostalgico e non mi rassegno a dovere per forza averci a che fare con tipi come loro.
- Il fine giustifica i mezzi, caro mio. E come tu sai col nostro Fine non c’è da babbiare..eh,eh,eh.
Tu che di gelida caverna in seno,
scolpivi il nobile patto d’amor,
- E dai a me del bestemmiatore per una battuta su una santa che manco si sa se è mai esistita davvero, mentre tu ti permetti…
- Rilassati, se no senti più caldo. A proposito, devi ricordarmi di quel trasferimento. Lo sai che dopo i festeggiamenti è sempre più malleabile.
- Ti riferisci a don Cimò? E’ proprio necessario?
- Certo e, se per una volta, usassi il cervello pure tu, capiresti che dopo staremo meglio tutti quanti, compreso lui.
- In effetti, al seminario non si è trovato bene e i seminaristi si lamentano. D’accordo, vedremo.
O Rosa fulgida che dolce olia/ o giglio candido spruzzato d’or
Si è girato la faccia, quello stronzo. Non ce l’ha il coraggio di guardarmi quel figlio di buttana. Cornuto e bastuniato, che figura di merda che ho fatto! Credere a quello? Solo un babbasone come me ci poteva cascare. Il bello guadagno per quella carognata del referto? solo questo peso sulla coscienza.
Tra cento ostacoli, concedi almeno,
che della grazia serbiamo il fior
- Dottore…Dottore Pignatone, che piacere! Le posso presentare mia cognata di Milano..
Fiore freschissimo, oh Rosalia, accogli il palpito del nostro cuor!
E statevi fermi, per amor di Dio! Mi chiedo che ci portiamo a fare questi poveri picciriddi a cose di questo tipo e con il caldo che fa. Lui, però, la pensa diversamente. Bisogna recuperare le tradizioni. Fare vedere al popolo che tutta la chiesa partecipa alla festa della santa patrona. E chi può dire niente. Mi hanno detto che vorrebbero trasferirmi. Per certi versi la cosa non mi dispiace, per altri mi fa incavolare. Certo meglio tentare da qualche altra parte che restare qua a fare la chioccia a questi ragazzini che entrano in seminario solo per bisogno. Ma, si dice pure che il motivo starebbe nel fatto che faccio troppe domande.
Tu che sui culmini del Pellegrino
Sfogavi all’aure immenso ardor
- Don Cimò, Rosario mi ha sporcato la cotta
- Forza ragazzi, forza, guardate com’è bello il carro, forza che ora comincia il corteo.
O RosA fulgida che dolce olia/ o giglio candido spruzzato d’or
- Io niente ni saccio.
- Ma come niente, se pure stamattina te l’ho fatto leggere sul giornale.
- Io non mi ricordo
- Ah, com’è brutta a vicchiaia
Tu fa che il fervido foco divino
Avvampi ogni anima, bruci ogni cor.
- Poteva venire almeno per il Festino, Filippo! Il lavoro è lavoro, ci mancherebbe, ma quand’è troppo è troppo.
- Attenzione signora Virgilio, che sta passando il carro.
- L’ho visto, Lubjana, mica sono orba, i miei malanni ce li ho, il signore mi è testimonio, ma ci vedo ancora.
Tu che sollecita de la tua terra,
la tua malefica fugasti un dì,
- Accattacillo u torroncino u picciriddo, signò
- No, che ci ha lo stomaco delicato il bambino
- Ma, quando arriviamo?
- Ci manca poco, Anto. La sai quella del cavaliere che un giorno è partito per andare a liberare la principessa prigioniera?
- Com’è?
- Salutò a tutti, e si misi a camminare, e cammina, cammina, cammina…

O pia difendici da fame e guerra
D’ogni altro contagio che ci colpì

SSSSSSSSSSSSSSSSSSSSS, BUUUMMSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSS
- Ma che fanno? Già cominciano coi fuochi? Hanno premura quest’anno?
SSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSBUUUMMSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSTrackSSSSSS
- Cornuti, sono tutti cornuti
- Ragione c’ha il signore
Fiore aulentissimo oh Rosalia, accogli il palpito del nostro cuor!
- Cornuti, sono tutti cornuti…
- Chi gli ha insegnato l’educazione a lei?
- E le signore buttane
- E staviti zitti! Minchia, se uno un po’ stari tranquillo manco pu Fistinu!
- Ah, quant’è brutta a vicchiaia…

SSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSBUUUMMSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSTrackSSSSSSBUUUMMMMTRACKTRACKSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSS SSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSBUUUMMSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSTrackSSSSSSFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFSSSSSSFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFINE

BUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUMMMMMMMMMMMMMMMMMMMMM

fine

(A.Conte)

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mercoledì 17 marzo 2010

(31) Il commissario Cardascio e lo spillone insanguinato

CAPITOLO XXXI
Commissario Domenico Cardascio, detto Mimì

- Altavilla, dici che questa volta ce lo danno questo benedetto scivolo?
- Sicuro, commissario. Me l’ha detto la Cherubini stamattina.
- Perché anche la Cherubini andrebbe in pensione?
- La prima, commissario! Da quello che si dice, le cose starebbero in questa maniera. Per ogni anno che le manca per il maturato pensionistico, lei avrebbe una leggera penalizzazione, dicono dell’uno per cento. Lei, com’è combinato commissario?
- Minchia, se ci ho mai capito niente di queste cose. Lasciamo perdere, dai, quando la questione quaglia allora ci pensiamo. Ciao, ci vediamo.

La questura è sempre la stessa, però c’è un nuovo questore. Avanti, non ditemi che non avete capito chi è. Sì, esatto, proprio, lui. Per il resto, non è che sia cambiato niente. Per esempio, la Cherubini è sempre al suo posto e pure Ruvolo, se è per questo. Se proprio volessimo trovare il pelo nell’uovo, diciamo che il clima che si respira è un tantino più tranquillo e rilassato. La dottoressa? Si è trattato di un normale avvicendamento. Ovvio. E’ una delle poche prefetto al femminile. No, non so in quale la città, e neppure mi interessa saperlo.
Cardascio si occupa ancora di denunce anonime ma, da quando la Antocci se ne è andata, non ne arrivano più tantissime. Direttive del nuovo questore: nell’ambito delle opportune misure, utili a meglio concentrare le risorse sugli obiettivi più sensibili per la sicurezza dei cittadini, le dununce anonime sono considerate d’ora in avanti delle fesserie.
L’ufficio è rimasto quello che già conoscete con una differenza, però, che Cardascio non finisce mai di lamentare. Vi ricordate che dalla sua stanza riusciva a vedere un pizzico di cattedrale? Beh, ora non più. Motivi di sicurezza anche questi. Hanno costruito un’enorma antenna che faciliterebbe le comunicazioni fra le varie questure e amen, non si vede più niente. Anzi, il povero commissario è costretto, pure di giorno, a tenete accesa la luce.
Questa mattina deve mettere da parte le carte che vanno all’archivio morto. Spera di sbrigarsi presto, perché ha un appuntamento con Michele Porcarello, in libreria.
Diciamo che arrunza, cioè non è molto attento a selezionare le carte. Le mette a casaccio dentro lo scatolone che gli hanno fornito, tanto visto le direttive del nuovo questore sono tutte fesserie, no?
Fra i fascicoli ha trovato pure delle fotocopie e si chiede se metterle insieme alle altre carte o strapparle direttamente. Ma, perché perderci tempo? Tutto nello scatolo e via! Gli passa per le mani la fotocopia della famigerata relazione di Pignatone. Cardascio evita di ricordare il caso del povero ragioniere Impallomeni. In effetti, non è che sia un ricordo allegro per lui, quindi, come fare a condannarlo se butta via anche quella senza pensarci neanche un attimo?

Amunì che si fece tardi e magari Michele ci resta male. Mi ha fatto la testa come un pallone con tutta quella premura. Chissà poi perchè? Comunque, qui, quello che c’era da fare l’ho fatto. Speriamo solo di non incrociare nessuno per le scale, perché con tutta questa smania che c’è in giro per i pensionamenti finisce che mi tengono a parlare tutta la santa giornata e allora addio appuntamento. Per la cronaca, in città ha piovuto. Anzi, a dire la verità ha proprio diluviato e, a parte il traffico impazzito più del solito, in giro non si vede un’anima. Ah che aria! Valli a capire i palermitani, prima si lamentano che schiattano per il caldo, poi appena cadono quattro gocce d’acqua Dio ce ne scampi! A me, invece, piace l’aria che si respira dopo un bel temporale. D’acqua ne è piovuta assai. Guarda i tombini, mai che li puliscano. Ora, mi tocca saltare di qua e di là per non infradiciarmi le scarpe. Comunque sempre meglio questo del caldo. Nonostante il temporale sia cessato da un’oretta abbondante, le strade hanno mutato il loro aspetto in turbolenti torrenti che, almeno, contribuiscono ad una casuale redistribuzione dell’immondizia accumulatasi nei giorni precedenti per l’ennesima crisi finanziaria dell’azienda cittadina di igiene urbana. Ma, un problema alla volta, l’acqua fa dimenticare il puzzo dei rifiuti, costituendo, però un ostacolo di non poco conto per i pochi, incauti pedoni che si arrischiano ad affrontare le vie delle città. Va bene, lasciamo perdere, le scarpe quando arrivo alla libreria me le tolgo. Tanto qua di saltare per evitare l’acqua non se ne parla. Finisce che mi mette sotto una macchina. Sembrano babbaluci i miei concittadini, appena piove escono tutti, in macchina ovviamente. Ci mancherebbe che il picciriddo mi cade malato o che il nonnò si prende la polmonite. Eccoci qua. Ma che fa Michele? tiene la porta chiusa?

- Cardascio, la finisci di scassarmi la porta, oltre a quell’altro che tu sai,? Ti ho sentito. Non ci sono sordo. Ancora, almeno.
- Ma se il negozio è aperto, me lo dici perché tieni la porta chiusa?
- E hai pure la faccia di venirmelo a chiedere? Dopo quello che è successo?
- Non ne so niente. Che ti è capitato?
- Che mi hanno fracassato il negozio, questo è successo. Quattro scimuniti che manco si sono portati via niente. Solo per il gusto di rompere le palle ai cristiani che lavorano.
- Ma vero mi dici? E quando? La denuncia l’hai fatta?
- Sì la denuncia, ma fammi il piacere Cardascio. Fammi la cortesia, attaccati il parrapicca, tu e tutti i tuoi colleghi.
- Mi dispiace Michè . Ma chi è stato?
- Te l’ho detto, quattro picciottelli, tre giorni addietro. Facevo una delle mie presentazioni e ti vedo arrivare questi qua. Certo non sono interessati al libro, mi sono detto. Va bene, forse vogliono approfittare del rinfresco. Per quello che c’era poi. Appena l’autore ha finito di dire quelle quattro cazzate che doveva dire, è cominciata la fine del mondo. Libri che volavano, signore che scappavano, un vero putiferio. Morale della favola, un danno di trecento euro almeno. Questo è il guadagno che ci ho rimediato. E tu mi vieni a chiedere perché tengo la porta del negozio chiusa? Che gli devo dire, accomodatevi?
- Ora calmati, l’importante è che non si è fatto male nessuno.
- Ah per questo, no solo spavento e i miei trecento euro. Lo sai tu quanto ci metto per guadagnarli trecento euro?
- Dai, e che non lo so che i libri non li compra più nessuno. Che solo i gialli si vendono. Lo so. Ma perché tutta questa premura di vedermi? Mi dovevi dire di quello che ti è successo?
- No, quello non c’entra niente. Ho chiamato tutti i clienti più affezionati della libreria. E tu mi pare che ci sei fra quelli affezionati, che ne dici?
- Ho capito, sono un cliente affezionato, e che dovevi dirgli ai clienti affezionati?
- Che chiudo, Cardascio. Ho deciso, ho quattro soldi da parte e me li farò bastare. Per quello che mi serve a me.
- Com’è che chiudi? E perché? Lo fai per quello che è successo? Ma finiscila, non fare il picciriddo. Succede sempre così all’inizio. Sei scantato, ma poi ti passa. Senti a me, poi passa.
- Ma che minchiate vai dicendo? Come al solito non mi stai a sentire. Te l’ho detto e te lo ripeto, quello che hanno fatto quei quattro scanazzati non c’entra niente. Sono io che mi sono stufato.
- Ma stufato di che cosa? Mi hai sempre detto che i libri sono stati la tua passione della vita e che la libreria era il meglio mestiere che ti poteva capitare. Te ne stavi tutto il santo giorno a leggere, che è la cosa che ti piace fare di più, e ci campavi pure. Meglio di così!
- Non me lo sono scordato quello che ti ho detto, Cardascio, e quando te l’ho detto, ci credevo veramente. Te lo giuro. Ora, però, non ci credo più, va bene?
- E con questo pensi di chiudermi la bocca? Eh no, amico caro, ci deve essere qualche altra cosa che non mi vuoi dire. Non insisto, ci mancherebbe. Sono fatti tuoi e tu sei padrone di parlarne o di tenerteli dentro.
- Non ti basta? Vuoi che ti dico tutta la verità? Allora, stai a sentire che te la dico davvero. Lo sai quanti anni ho, Mimì? Sessanta, hai capito? Ho sessanta anni e quasi quaranta li ho passati a leggere e a guadagnarci pure, come dici tu. L’altro giorno tutto quello che per una vita ho tenuto fuori dalla porta, mi è entrato in casa e ha fatto quello che ha fatto.
- Ah, lo vedi che c’entrano quei quattro farabutti!
- Ancora ci insisti! E statti zitto una buona volta! Tu e il tuo intuito di investigatore del cazzo! Stammi a sentire. Mi sono scantato, non lo posso negare. Ma, non è lo scanto che mi fa chiudere. No, guarda, se li vedo li ringrazio pure a quei tre sfasciallitti. La verità è che qua dentro è stato come vivere in un altro mondo. E tutti quanti ci venivate perché volevate chiudere gli occhi e lasciare fuori tutti quelli che non la pensavano come noi. Ma non ha stufato pure a te Cardascio questo modo di pensare e di campare?
- Ma che stai dicendo? Proprio non ti capisco.
- Ti sto dicendo che mi sono rotto la minchia a stare qua dentro a parlare con tipi come te o come tutti i miei clienti più affezionati. Voglio uscire e parlare con quelli che mi hanno scassato il negozio. Con quelli voglio parlare, Cardascio, perché se no…niente lasciamo perdere, che è meglio. Se non ci arrivi da solo, non sarò io ad aprirti gli occhi.
- E no, prima cominci un discorso e, poi, mi dici che è meglio lasciare perdere. Questo non è corretto, questo non me lo merito dopo tutti questi anni di amicizia.
- Dici che lo vuoi sapere? Va bene, te lo dico. Succede che cacheremo sangue, Mimì. L’hai capito o no? Ci ritroviamo qua ogni settimana, magari ti offro il caffè e ci diciamo che tutto quello che sta fuori è uno schifo. E allora, caro amico? Certo che è uno schifo, chi lo nega? Ma dimmi la verità, che cazzo ci stiamo a fare noi mentre finisce tutto a schifio?Oh, sì certo quando ci incontriamo siamo contenti perché ci specchiamo l’uno nell’altro e abbiamo la conferma di avere ragione. Può capitare che quando te ne esci con un libro in mano ti senti meglio per una mezzora. Il tempo di incrociare l’ennesimo porco maleducato che ha imbottigliato la tua macchina, posteggiando in seconda fila sullo scivolo per gli handicappati e, magari, anche sulle striscie pedonali. Ma, che ci abbiamo conluso fino ad ora con i nostri bei discorsi, me lo sai dire? Una fumeria è diventata questo posto, amico mio, dove ci scambiamo l’oppio a vicenda per scordarci che dovremmo uscire di nuovo per la strada, chi prima e chi dopo per capire che sta succedendo veramente, magari prima che sia troppo tardi per porci rimedio.
- Che c’è di male a fare due chiacchere con un amico che la pensa come te?
- C’è di male che stiamo facendo la muffa e le ragnatele. E a me non mi interessa più.
- Ma che cavolo sta succedendo? Non lo senti quest’ammuinio?

Succede quello che doveva succedere. Ve lo siete scordato il gatto morto che il commissario ha dovuto evitare per entrare in libreria l’ultima volta che è venuto da queste parti? Dite, che c’entra il gatto morto con tutto questo putiferio? C’entra, eccome se c’entra. Ve lo siete chiesti perché il gatto era morto? Io lo so e ora ve lo dico. Il gatto era morto avvelenato. D’accordo, succede che i gatti mangino cose che non dovrebbero mangiare e ci restino stecchiti. E’ vero, ma non è questo il punto. Il nostro gatto ha mangiato una delle esche che i nostri solerti addetti alla pubblica igiene lasciano qua e là per i topi che da queste parti abbondano. Ora, quando piove saltano i tombini, almeno qui da noi succede così. E questa volta è piovuto veramente assai, cosìcchè i tombini sono saltati proprio tutti. Detto per inciso, qui è meglio che ci mettiamo al sicuro perché finisce male e non solo per l’acqua. Li vedete i sorci che scappano dalle fogne? Sì sono davvero belli grossi, non c’è che dire. E sono davvero tanti. Gli addetti all’igiene urbana avevano voglia di spargere esche, qua ci vorrebbe l’incendio di Londra ci vorrebbe. E sono in buona compagnia, vedo. Almeno quelli l’acqua dovrebbe sterminarli, perché a differenza dei topi non sanno nuotare. Come chi? Gli scarafaggi. Ah, non ve ne eravate accorti? Sì, tutte quelle macchie scure sull’acqua sono scarafaggi. Vediamo se quella signora alla finestra ci fa la cortesia di aprirci il portone. Minchia che puzzo insopportabile. Acqua di fogna è, mica acqua di colonia!
Tranquilli, che fra un poco si rimette tutto a posto.

Visto? Che vi avevo detto? L’acqua è finita chissà dove e i sorci sono tornati alle loro tane. Finchè dura, tutto è bene quello che finisce bene, siete d’accordo?
Dite che prima ho esagerato? Che volete farci, qui noi siamo tragediatori. Che vuol dire? Vuol dire che di ogni fesseria ne facciamo una tragedia. Magari per scordarci di quelle vere.
Guardate, anche Cardascio sta uscendo dalla libreria.

Che dite? Che non abbiamo detto niente del commissario? Azzo, è vero. Però, ora ce l’avete davanti. Forza. Non vi viene niente da dire. Certo, il commissario è uno come tanti, ne’ alto ne basso, ne’ grasso ne’ magro. Ha i capelli quasi tutti bianchi, porta gli occhiali e ha i baffi. E’ poco? Pazienza che ci posso fare se Cardascio è quello che è.
Però se abbiamo fortuna, lo rivediamo un’altra volta e allora, magari, avremo più tempo per conoscerlo meglio, se davvero ci tenete. Mi hanno detto che è arrivata un’altra lettera anonima su una monaca pazza e indemoniata che starebbe in un vecchio convento di via Cappuccini.
(Accì)

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sabato 13 marzo 2010

(30) Il commissario Cardascio e lo spillone insanguinato

CAPITOLO XXX
Il dottor Virgilio, don Cimò e Ciccio Martirano

Ma tu guarda chi si vede! Com’è piccolo il mondo! Non è il dottore Virgilio quello lì? A me pare proprio lui. Certo che sembra davvero un’altra persona, ma ci metterei la mano sul fuoco che è lui. Se non fosse stato per le pretese assurde che avete, mi sa che lo avremmo perso di vista per sempre. Chi ci deve venire in questo buco di posto? Lo so, lo so che c’è una basilica bizantina e che è la meglio conservata del sud Europa, ma venirci solo per questo ce ne vuole con tutto quel ben di Dio che abbiamo da vedere in Sicilia. Comunque, grazie, anche perché mi piacerebbe togliermi delle curiosità che mi sono rimaste sullo stomaco.
Innanzitutto, mi piacerebbe sapere che ci fa il dottore Virgilio da queste parti.

Dopo quello che è successo non è che potevano darmi un calcio in culo ed amen. Se la sono pensata bene e mi hanno promosso. Sì e che non lo so che questo antiquarium è proprio il cesso che non voleva nessuno? Certo che lo so, però formalmente è una promozione. Sono il nuovo direttore dell’antiquarium di *** e rispetto al posto che occupavo alla sovraintendenza è una promozione. Azzo se lo è, mi hanno pure ridotto lo stipendio quei cornuti! Comunque, a me sta benone lo stesso, pure se, ogni tanto - spesso e volentieri a dire il vero - devo aprire io il museo perché, a parte il sottoscritto, l’organico prevede solamente il signor Carmelo, custode e assenteista, e la signora Cinzia funzionaria, per cui certe cose non le può fare. Tuttavia, volete mettere con la situazione di prima? E’ vero, qui devo fare i conti ogni giorno con il signor Carmelo, un altro di salute cagionevolissima, ma di sicuro, non quanto quella di mia madre, che, detto per inciso, mi dicono abbia ripreso pure ad uscire di casa. Solo per andare a messa, ovviamente. Comunicarle la notizia del trasferimento è stata una tragedia. Però, dato che l’esperienza qualche cosa l’ha insegnata pure al sottoscritto, quando alle grida straziate annuncianti morte imminente, ho fatto presente che si trattava di lavoro, se ne è fatta una ragione. Per mia madre due soli motivi sono validi a giustificare l’abbandono di un genitore in punto di morte, il lavoro e il matrimonio. E difatti, eccomi qua.

Forza che se ne sta andando. Come che ho intenzione di fare? Ve l’ho detto o mi sbaglio? Mi piacerebbe che il dottor Virgilio mi chiarisse delle cose. Dite che non si può fare? Che va contro tutte le regole? Che la voce narrante non si può mettere a chiacchierare coi personaggi? Ma via, fatemi il piacere! E poi, pure se fosse, non me frega un bel niente.

Che vuole che le dica? All’inizio, è stato davvero un incubo. Sono stato avventato, non lo nego. Però, in coscienza, credo di meritare le più ampie attenuanti. Viene Impallomeni e mi dice che quel coccio fasullo ce l’ha messo qualcuno per bloccare tutto. Io ci credo anche perché il coccio in effetti era un falso. Poi, mi viene quell’idea balzana del nuovo sopralluogo per mettere una pietra sopra alla faccenda. E fin qui andrebbe tutto bene. Che ti combina, però, quella serpe velenosa di Perez? Guardi, mi dice, io proprio non potrò esserci, mi fa la cortesia di sostituirmi? Messa in questi termini, lei cosa avrebbe fatto al mio posto?
Chi poteva saperlo? un’intera necropoli punica è venuta fuori da quel maledetto sopralluogo! E che cavolo! I colleghi, prima di me, avevano effettuato rilievi e saggi a non finire. Lei dice? Sì ci ho pensato anch’io. Che vuole, un poco di esperienza in questi anni me la sono fatta. Mai sottovalutare chicchessia. Ha perfettamente ragione. Dice che dovevo tenermelo per me quello che ho trovato e stare zitto? Può darsi, anzi visto come sono andate dopo le cose, ha perfettamente ragione. Invece, mi sono detto, guarda che di cocci ne hanno messo più di uno quei cretini. Badi bene, non è che qualcuno mi abbia mosso qualche rimprovero. Improvvisamente, però Perez non ha più avuto tempo per ricevermi. E io mi sono trovato con quel coccio in mano che bruciava più di un cerino acceso e una relazione, che dovevo – e sottolineo dovevo – scrivere, dopo che avevo fatto la minchiata di farlo vedere agli altri componenti della commissione.
Come è andata a finire con il progetto? Non ne so niente e niente ne voglio sapere. Già ho sbagliato una volta a non canziarmi. Ora basta! Qui ci sto benone e spero che mi dimentichino presto tutti quanti, compresa mia madre. Anzi, mi faccia la cortesia di andarsene pure lei.

Ma che mischino e mischino! A me pare davvero un gran maleducato questo dottore Virgilio. Deve ringraziare chissà chi se le cose gli sono andate alla grande. Così, almeno, la racconta lui. Poi, vallo a sapere qual è la verità. Ora muoviamoci che ho premura e abbiamo ancora delle cose da fare. Tornare in città, per esempio, e farvi vedere il famoso convento dei frati dell’Incoronazione dato che ci tenete così tanto. Dite che le cose non stanno esattamente così? Che questo giro ve lo sto imponendo io perché a voi non interessa sapere com’è andata a finire con gli ospiti di Cardascio alla caffetteria Rizzo? D’accordo, lo ammetto, ma speravo che ormai un pochino mi aveste capito. Sono all’antica, va bene. Mi piacciono ancora le storie come si raccontavano una volta. Sicuro e chi lo nega? Ma, almeno voi che ci siete, mi dispiace, dovrete seguirmi. Gli altri? Vallo a sapere, se ce ne saranno di altri.

Eccoci qui. Però, che grandi trasformazioni! Mi sa che il convento ve lo potete scordare con tutte queste impalcature. Meno male, guarda tu i casi della vita, don Raffaele, almeno lui, c’è.

Il progetto? No, la necropoli, o quello che era, non ha costituito un problema insormontabile. Questo, però, lo si è capito solo dopo. Dopo cosa? Ah, scusate, voi non ne sapete niente. E’ vero. Allora, la scoperta diciamo che ha dato il colpo di grazia definitivo alle mie speranze. Beh, diciamo che è andata come il Signore ha voluto. La congregazione ora non esiste più. Il Vaticano ci ha messo il tempo necessario, ma la bolla del Papa è arrivata. I vecchi sono all’ospizio della nostra archidiocesi. Sì, compreso, don Ermete . Poverino, non voleva rassegnarsi, ma le regole sono regole e valgono per tutti. Io che fine ho fatto? No, non mi hanno permesso di curare il passaggio dei beni della congregazione. Sì, lo capisco, il fatto di essere qui lo farebbe pensare, ma non è andata così. Del resto non ci tenevo. Lavoro in seminario. Mi è sempre piaciuto occuparmi dei giovani. Certo non sono proprio i giovani che volevo io, ma bisogna pure addubbare, accontentarsi, come si dice qui da noi. Se mi sono addubbato fino in fondo? Volete proprio sapere la verità? No! Mi è rimasta una rabbia dentro che non vi posso dire, Dio mi perdoni. Continuo a chiedermi cosa ci sto a fare il prete se mi accontento,ma risposte ancora non ne ho trovate.

Se non è uno tosto questo qui, chi mai lo sarà, dico io. Però, come ve lo devo spiegare, mi viene come un peso qui, alla bocca dello stomaco a sentire cose del genere. Perché? E come perché? Uno si canzia, un altro s’addubba, suo malgrado, ma s’addubba, dove andremo a finire? E ci resta ancora quel povero cristo di Ciccio Martirano.

All’inizio stare in carcere è stata una scoppola niente male. Qua dentro, i fatti degli altri si sanno subito. Così, nei primi tempi, ho dovuto camminare con le spalle radenti ai muri. E non è che me la sono scampata tutte le volte. Che ci volete fare, mica sono un eroe io. Però, almeno questa volta non mi sono fatto fregare. E’ vero, ho dovuto fare come la canna del famoso proverbio. Mi sono dovuto calare in tutti i sensi, con rispetto parlando, ma, i fidanzati me li sono scelti fra quelli che contano. Così, male non me la passo. Quanti anni mi hanno dato? Ventidue. L’avvocato mi ha detto che mi è andata bene. Boh? Io di queste cose non è che ne capisco granchè. Mi ha assicurato che se mi comporto come si deve fra massimo quindici esco. Sì avrò quasi quaranta anni. No, non me lo immagino come potrà essere e neppure ci voglio pensare. Per quale motivo poi? Per ora sono qua e qua devo restare. Se mi rode di starci senza avere fatto niente? Altro che se mi fa incazzare! Qua dentro, però, dicono tutti così, che non hanno fatto niente. Alla fine, che volete, mi confondo pure io e penso di essere come gli altri. No, che minchiate andate dicendo, lo so che Impallomeni non l’ho ammazzato. Ma, non è che posso continuare a dire in eterno, guarda sarà come dici tu, ma io non ho ammazzato nessuno. Non ci mettono niente a farmi la pelle, fidanzati e non fidanzati. A casa? Mi è rimasta solo mia madre. Viene sempre quando può povera donna e non mi fa mancare niente.
Arrivederci, statemi bene e, se vedete il commissario Cardascio, me lo dovete salutare tanto e gli dovete dire che io rancore a lui non ne porto. Lo so che lui mi ha creduto. Arrivederci.

Con Martirano abbiamo finito, mi pare. Non chiedetemi niente, per favore. Che volete che vi dica che qua i buoni perdono sempre e altre minchiate di questo tipo. Va bene, perdono sempre. Vi meravigliate? cosa dovrebbero fare con i cattivi, un povero prete, un impiegato scafato, ma imprudente e un frocio ingenuo? Ditemelo? Ah, non ce la fate? E allora fatemi il sacrosanto piacere di starvene zitti.
Ah, scusate, scusate, mi dicono che non abbiamo ancora finito. C’è rimasto Cardascio.

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venerdì 12 marzo 2010

9. Gli oggetti

E così sono arrivata al fatidico momento: quello di sgombrare la casa, perché la sto vendendo.
Il mio viaggio in Venezuela doveva durare uno o due mesi, ed invece è durato 35 anni. Anzi il mio non è stato un viaggio, è stata la mia
vita per tanti anni. Ho pure preso la nazionalità, ho avuto una figlia, ho lavorato in fabbrica, ho fatto mostre ed ho avuto ed ho amici. Ho avuto discussioni e meravigliosi momenti felici. Amori ed antipatie, come avrei potuto averli a Palermo o a Genova o in qualsiasi parte del mondo.

Quindi questo pezzzetto di diario, è quello degli oggetti. Già gli oggetti, quanta importanza gli abbiamo dato: una cartolina di un amore in viaggio dove, dietro la scrittura leggevi tante parole
appassionate e ti riempiva il mondo. I disegni di quando mia figlia era piccola, e la sua passione erano i Troll. Per cui disegnava questi mostruosi esseri con i capelli colorati e gli occhi vuoti. Ma…erano così teneri!

Libri in italiano: quando ero fanatica di Patricia Highsmith, poi la fase di Carlos Castaneda , i libri di viaggi ( che non abbandonerò), i viaggi di Colombo, quelli di Humboldt barone tedesco, appassionato esploratore,una mia passione, che viaggiava e misurava le montagne ed
i vulcani del SudAmerica e raccoglieva dati e farfalle. Il libro del Venezuela scoperta dai viaggiatori Europei, gli sgabelli a forma di tigre degli indios Makiritare . Le cronache dei conquistatori, di Frà Bartolomè de Las Casas vescovo Spagnolo,che che fu lunico a difendere gli indios « Tutta questa gente di ogni genere fu creata da Dio senza malvagità e senza doppiezze [...]. »

Libri sulle farfalle venezolane, sui serpenti, sugli uccelli e le orchidee che cresono selvatiche sugli alberi e sui prati. Ricette di Margarita, i ristoranti di Caracas. Biglietti da visita dei ferramenta, di quelli che fanno le spedizioni internazionali, di un amica o amicho che chissà dov’è adesso. Prima di cominciare a scrivere, mi sono fatta una meravigliosa doccia sulla terrazza al buio, le stelle su di me ed il profilo dell’Avila e delle palme che si muovono pianissimo. Questi non sono oggetti ed oggi avvolgono ed accarezzano i miei sensi.

Gli oggetti?
Quelli ad un certo punto perdono di significato, si riempiono di polvere e, serviranno di più a qualcun altro, ma questa sensazione di benessere dell’acqua che mi scorre addosso è soltanto mia ed è di questo istante. Quindi, tutto passa, anche gli oggetti che a volte ci sembrano eterni.
Se io fossi Garcia Marquez, li trasformerei in meravigliosi sogni surreali o forse in abitanti silenziosi di case ormai divorate dalla selva.
Ma preferisco disfarmene e trovarne degli altri.

(alessandra vassallo)