lunedì 10 settembre 2012

2002, la prima volta Cuba (8)

7 gennaio 2002 – ottavo giorno
La Tico si sfascia
Pippo si alza per primo e decide di fare un giro da solo con la tico. Sembra di girare in un villaggio africano di quelli che fanno vedere a TV 7. Ci sono cavalli che tirano carretti con ruote enormi e pieni di cianfrusaglie apparentemente inutili; gente che carrìa cose da mangiare , bambini che corrono di qua e di la’, biciclette col volante, macchine scassate, tricicli con 6 ruote, E ogni cosa non ha simili nel resto del mondo. E’ un mondo di prototipi.Torno a casa più colto di prima. Umberto Eco certe cose non le sa.
Pino e Jolaise sono pronti e così andiamo a recuperare Nadia . Sono le dieci del mattino e c’è già Pappo in giro. Nadia dice che Pappo l’ha svegliata alle 8.00 con il caffè. Pappo è innamorato di Nadia.Siamo sul punto di andare via e comincia il carosello degli indirizzi. Quelli che poi non si utilizzeranno mai nella vita. Pappo è il più organizzato di tutti e da’ il suo indirizzo a tutti.Pippo lo da’ solo a chi glielo chiede. Nadia non lo da’ a nessuno.
Ma ecco una novità. Arriva l’amica di Jolaise. 28 anni, viso da sicula , pelle da sicula , cosce da cellulite e baffi...da sicula Decide che Pippo è il suo uomo a lo invita a tornare a Florida la stessa sera dopo avere mollato la compagnia. Pippo decide di assecondare la giovane. Le fa promesse da marinaio. Nella sua vita non c’è posto per lei.Comunque sia, alle dodici si riparte per tornare all’Havana di cui abbiamo già nostalgia..
Ma il viaggio sarà amaro. Prima buchiamo una ruota e visto che guida Pippo tutti se la prendono con lui che però ha le spalle larghe.. A 8 chilometri da Santa Clara la Tico si blocca completamente e non riparte più. Siamo nel dramma.Un ciclista che passa di la’ ci rassicura e ci dice che ci manderà un meccanico. Quando, non si sa.
Poi fermiamo una jeep e Jolaise e Pino se ne vanno in cerca di aiuto.Pippo e Nadia restano lì in mezzo alla campagna cubana circondati dalla natura e dagli avvoltoi. Che sono visibilmente affamati. Qui infatti a Cuba non buttano niente e nelle discariche c’è il vuoto assoluto e allora quando c’è qualcuno in difficoltà, gli avvoltoi aspettano che muore e se lo mangiano..
Finalmente arriva la macchina del soccorso con Pino e Jolaise. Ma anche questa macchina si ferma e la dobbiamo spingere. Però ci facciamo trainare lo stesso fino ad una stazione di servizio dove non hanno niente per sistemare una macchina. Hanno solo buona volontà e tanta simpatia. Ognuno dice la sua , ma nessuno indovina il guasto.Intanto, tragedia nella tragedia, Pino si sente male. Ha la febbre, trema e ha le visioni. Noi non lo vogliamo vedere soffrire e lo riempiamo di pillole con affetto. Ma lui, ingrato, peggiora e forse morirà per intossicazione da farmaci.
Nadia intanto trova il modo di divertirsi e fa un giro sul motorino di un giovane cubano che è venuto a rompere i coglioni.. Poi scesa dal motorino, balla il tango con Pippo che telefona a casa per informarsi cosa ha fatto il Milan con il Lecce (ha vinto 1 a 0). Il Palermo, invece, ha pareggiato 3 a 3.
Pino ci odia perché noi ci divertiamo e lui sta morendo tra le braccia di Jolaise in una pompa di benzina a Cuba. Passa una specie di carro bestiame, che in effetti è un autobus economico. Ci sono almeno 70 cubani stipati che ci invitano a salire eccitati dalla visione delle due donne. Per Pino ci sarebbe anche un lettino in cabina. E tutto alla modica somma di 1 dollaro a testa. Poi ci dicono che per arrivare all’Havana la tradotta impiega 6 ore (per fare 200 chilometri) e rinunciamo.
Verso le 11 di sera arriva un delinquente di Santa Clara che vuole 100 dollari per portarci a l’Havana con una Ford Sierra. Si chiama Ernesto e dice di essere autista di professione. I soldi non li prenderà lui ma il suo armatore. A lui andranno solo pochi spicci. Decidiamo di subire la truffa. Siamo costretti.Partiamo, ma dopo 30 minuti, ormai siamo in piena notte, prendiamo una buca, sbandiamo a 140 all’ora e atterriamo indenni, ma con la ruota bucata. Insomma, Pino dice che in qualche modo bisogna morire e lui questa notte sta provando due o tre di questi modi.. poi sceglie.
Mentre cambiamo la ruota, grazie alla torcia del prudente Pippo, dal buio spunta uno che vuole un passaggio. Ma non ha visto che siamo 5, con bagagli? Lo respingiamo con decisione. E lui se ne torna nel buio dove prepara il prossimo agguato-Arriviamo all’Havana verso l’una. Ernesto dice che torna subito a Santa Clara A noi fa un po’ di pena e gli diamo pure la mancia. Pippo e Nadia però sono ancora eccitati per la notte movimentata, non hanno sonno e decidono di non andare a dormire. Vanno allora al Parque Central per farsi un panino.
Ma all’Havana di notte non si è mai soli. Qui dormono solo i minchia e infatti facciamo diversi incontri: un fotografo con polaroid, il boss del Parque Central, un tizio con baffetti che fa parte dell’arredamento del locale,Tony con il pullover Lacoste. Il boss cerca di avvicinarsi a noi, ma viene subito fermato dalla polizia. In effetti non ci ha fatto nulla, ma loro lo conoscono meglio di noi e forse fanno bene a proteggerci da lui.
Noi però non siamo d’accordo e avremmo preferito il contatto con il boss. Ci poteva insegnare tante di quelle cose!Torniamo a casa da Miriam. E’ la nostra nuova padrona di casa. Ha la casa particular proprio di fronte a quella di Mercedes. Nella stanza da letto dormono già Pino e Jolaise. Anzi, Pino non dorme e dice ”chi caaazz sieet!?”. Delira. Forse non supererà la notte.

martedì 4 settembre 2012

L'acchianata di Santa Rosalia

L'acchianata(1) di S Rosalia per i palermitani è come il viaggio a La Mecca per i mussulmani. Una volta nella vita si deve fare. E costa molto di meno. Anzi non costa nulla. Si rischia solo un po' di male alle gambe ( il giorno dopo) o un infarto (il giorno stesso), contro (se si va alla Mecca) una morte per soffocamento sotto la folla dei fedeli. Insomma. Conviene.
Ma si sa, la fede è un persorso lastricato di ostacoli. Il primo è la sfottuta (2) di amici e parenti: "Ma cu tu fa fari - Ma vacci ca' machina nna santuzza - Accura ca ti veni na botta ri sali.... e via scoraggiando. (3)

All'inizio della acchianata (lato fiera) tutti hanno voglia di scherzare o (i più pii) di recitare il Santo Rosario a voce alta. Alcuni gruppi di azione cattolica addirittura cantano a squarciagola le lodi alla Santa.
Dopo le prime 6 rampe (di 23 che lei ne ha) , l'allegria si trasforma in angoscia, i rosari in nenie, i canti in rantoli. Il resto è silenzio. Si odono solo sinistri aneliti dal profondo di polmoni stremati e, nel buio più nero, silenziosiosi e fluttuanti lampioncini ondeggiano come UFO nel cielo dell'Arizona (guarda il video in basso....con fede e pazienza. Il fenomeno inizia al secondo 11 della clip)....

.........Sorpendente vedere fedeli di ogni età (2 – 70) di ogni quartiere (Zen – Libertà) , di ogni ceto sociale ( Lauria - Ballarò) di ... 2 razze (panormiti – tamil). Tutti insieme accomunati dalla voglia di fede o di avventura. La salita dura troppo e già alla 12^ rampa si comincia a credere di non farcela. Si comincia persino a perdere la Fede .. "cu mu fici fari? "(4)
Quelli che scendono giulivi sono assediati da quelli che salgono sfiduciati che chiedono notizie su quanto manchi alla fine di questa tortura sperando nella buona novella ("coraggio fratelli, siete quasi arrivati") . Ma quelli che scendono, incattiviti dalla fatica fatta, rispondono con cinismo : "ancora siete a niente!" E lo sconforto dilaga.


Qualcuno ricorda che la sofferenza dell'acchianata è così insopportabile e proverbiale che esiste a Palermo una specie di tortura che prende lo stesso nome. Si tratta di premere con il pollice sulla basetta della vittima e poi salire con pressione contropelo: è la tortura della acchianata di Monte Pellegrino. Per dire!
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.Ma torniamo alla cronaca. Alla originaria prima grazia da chiedere alla Santa se ne aggiunge subito una last minute, dettata dall'emergenza: “ti prego santuzza fammi arrivare fino in cima! Un ma firu cchiù" (5)
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E infine le mucche! Che non si vedono, ma si sentono. Sono i campanacci. Pare che sia il segnale che indica che si è quasi arrivati. Ma è la classica leggenda metropolitana. Dopo le mucche, infatti, ci vorranno almeno altri 40 minuti di pura sofferenza! L'arrivo al piazzale del santuario è non proprio spirituale. Una specie di fiera accoglie i pellegrini che, avendo penato per la santa, ora sono tentati di abbandonarsi ai confort: bar, sedie, panini con wurstel, aranciate ghiacciate, birra, zucchero filato, gelati, pane con panelle o con milza, patatine fritte e... comodi taxi per la discesa. Tipo i mercanti del Tempio sterminati da Gesù.
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.E qualcuno si abbandona veramente ai piaceri della carne e del palato; altri cercano di resistere per non perdere lo stato di grazia conquistato con tanta sofferenza. Una visita alla grotta può distrarre e poi c'è ancora da chiedere la grazia alla Santuzza . Dopo si, perchè no? Ci si abbandona a qualche vizio. Panino con le panelle e birra Forst. "Cara Rosalia Sinibaldi (6), non devo mangiare? Non devo bere? Non mi devo sedere? E che sono un santo io?"
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Persa la grazia, ci si può comportare ora da veri palermitani. Si buttano cicche e rifiuti per terra, si urla, si schiamazza, si acquistano gadget inutili e baggiani poi ci si prepara alla sconsiderata rissa per salire sui bus navetta che ti riportano giù. ............................................................................................................................................... ..L'autista grida, sudato, chiedendo calma. C'è da gestire migliaia di (ex) pellegrini i quali, però, incuranti dello stesso autista e dei fratelli, spingono con violenza a cu pigghiu pigghiu (7) pur di salire finalmente sul bus che li riporterà alla base del monte Pellegrino, in città, a vivere la normale vita piena di vizi e peccati, di soprusi e prepotenze.
.....
.pippo vinci
....
.note
(1) salita, arrampicata
(2) lo sfottò, la presa in giro, derisione
(3) ma chi te lo fa fare - ma vacci con la macchian dalla santa - stai accorto che ti viene l'nfarto!

(4) chi me lo ha fatto fare?
(5) ... non ce la faccio più
(6) il nome completo di S Rosalia
(7) di qua e di là, alla cieca


(foto e video di M. Philppson)



lunedì 3 settembre 2012

esca viva (1)

siamo tutti figli di Cristoforo Colombo
uno
“Guarda le mie tette
le mie dita sono sette
se son bagnata non lo dico
forse ben lo sa il tuo fico
tra le gambe lo tieni chiuso
quanto vorrei ficcarci il muso!”
una cosuccia simpatica scritta alle medie ai miei compagni su pizzini di cotone bianco shocking – straccetti ritagliati dalle mie mutandine - in genere se era fissata la loro interrogazione per qualche minuto dopo. Troppo mi facevano ridere, troppo.
Se l’interrogazione andava male tornando a posto trovavano la carta delle mie caramelle ben aperta sul banco:
“Quant’è lunga la tua pistola
non ti credo sulla parola
la voglio proprio tutta vedere
poi la misuro col mio sedere”.
siamo familiari, in fondo. Mi avvolgono con fasce nuziali, mi apparano con coda e orecchie di cartone, mi mettono una carota in bocca, mi intrufolano fettucce colorate dentro la gonnellina da collegiale. Mi portano in giro inzaccherata nelle trine, io da piccola sempre di sghimbescio sul passeggino.
Da lì assaporavo le terga ansimanti dei passanti. Che lirica beatitudine guardare quelle aride collinette dondolanti esteticamente schiantose. Poi mi snodavo le braccia e le gambe in reclami disperati con un surplus di energia centrifuga e allora mi divincolavano dal passeggino e mi dicevano di non lasciar loro la mano e di non scappare via ma io sorridevo sorridevano sorridevo e mostravo a tutti le mie scarpe nuove o tiravo su la gonnellina per lasciar vedere una sagrada calzamaglia color lampone acceso e mentre loro ammiccavano io ritraevo di scatto le manine dalle manone e mi andavo a sbattere muri muri o mi lasciavo sventolare tra le gambe dei passanti ma mai mai sarei andata in strada a scoprire il rossiccio del mio sangue sfilante in zampillini rapidi e suggestivi.
due
Alla mia governante manca un dente davanti, un incisivo grosso sul cui greto secco lei ficca il suo mignolino quando è soprapensiero, e si sollazza. Interminabili ditalini palato-dentali, Detta pensava tanto. Il suo fisico era elegante, moto motrice di gran classe ma la sua faccia larga non era più espressiva delle pagnottone di piana degli Albanesi.
Bruciatizza perfino, come quel pane un po’ troppo cotto. Dopo ho saputo cosa i ragazzi dicono di quelle come lei: un cuscino in faccia e via. Mi piace scarabocchiare col chinino e aggiungere vegetazione e insalata fresca e grossa frutta succulenta alle pagine troppo desolate dei libri di mia madre. Avevo voglia di vedere il sesso dei cani, le occasioni erano poche e fugaci – sempre da una macchina in corsa: succedeva niente o succedeva tutto e non ce ne accorgevamo.
Non voglio morire però amavo le grandi cisterne d’acqua. Questo è un souvenir, Trapani. Si poteva impazzire a mulinellare nelle mille chiose del centro. I locali maschi flautavano e cristallizzavano seduti al bar Mangiameli, con begli occhi di discendenza araba color tormalina e benevoli quanto un tagliacarte. Le donne spesso erano chirurgicamente grassocce climaterio-dipendenti e si incastravano perfino nelle torcelle delle gioiellerie dove esperti toreutuci avevano inciso per loro splendide tour eiffel su cammei d’oro. Ovviamente regalati dai mariti puttanofagi che non le toccavano da mesi, se non anni, non toccavano più quei quintali di glutine barocco buone solo a passeggiarsi la scimmia.
O, in alternativa: Totò, Totò, accattami u gobelin pi supra u divanu marrò. Gobelin: prezioso arazzo tessuto a mano. Nell’accezione trapanese di colore prevalentemente scuro, color cacca screziata, esattamente quella prodotta se il giorno prima la mamma ti ha costretto a mangiare trecento grammi di spinaci. Perfetto sul divano marrone. Trapani.
Per personalizzare il souvenir, quando la mia governante incontrava il suo garzone mi lasciava custodita dal portiere, che una e due era sempre ad armeggiare con le leve e gli interruttori della cisterna condominiale. Oppure quando Detta incontrava l’altro suo garzone, ossia il mio portiere, allora mi lasciavano in custodia dal portiere del condominio accanto e allora pretendo di stare in braccia a lui perché ho paura e non voglio morire e mi sento frustrata.
Però quando lui va a traccheggiare con le leve e gli interruttori della sua cisterna e io guardo tutta quell’acqua posso di nuovo essere felice. Io credevo che dentro l’acqua si potesse rinascere e condurre una vita bizzarra e inquietante ma molto molto avventurosa. E adoro l’idea di fluttuare nei liquidi. Mi attira ciò che si solve ma anche ciò che galleggia e ancor di più ciò che va a fondo.
Sorridiamo perché stiamo davanti al mare e perché siamo tutti figli di cristoforo colombo. ..continua
Rossella Valentino

domenica 2 settembre 2012

Il vento

16 maggio 2012

A Milano il cielo è azzurro e tira vento forte. Tutti si lamentano nervosi, la natura che si fa (finalmente!) sentire, li infastidisce. Il vento.

A me invece viene un' ebbrezza che mi ricorda i primi bicchieri dell' adolescenza. Lo scooter diventa una vela, i semafori boe, le svolte strambate.

Plano con delicatezza sulle ondette insidiose del selciato sconnesso, lavorando col peso, mentre calcolo intanto lo scarroccio sulle rotaie del tram. Mi preparo per il difficile doppiaggio delle bocche di Cordusio - Duomo, dove e' facile arenarsi in un basso fondale di lavoratori che manifestano.

Gioisco quando svernicio sottovento un barcone Harley-Davidson, e fremo di furia impotente quando il bordo sbagliato mi porta nella bonaccia dietro un furgone fermo in doppia fila. E l' avversario che avevo seminato, con la sua turpe e rumorosa bagnarola, si allontana odioso mostrandomi la poppa sponsorizzata: POSTE ITALIANE o, talvolta, MACELLERIA Fratelli FARAVELLI - Dal 1959.

Ormeggiato il mezzo, un salto sul pontile ed eccomi dentro l' ascensore di un elegante palazzo antico: vado ad un incontro d' affari molto importante per me, devo parlare con personaggi di rilievo. Mi aggiusto la cravatta e la camicia, mi concentro, ho in mente una cosa sola: la tensione e la gioia di quella regata mitica quando all' ultimo respiro riuscimmo a battere, per un improvviso soffio di vento amico, il noto campione olimpico. Il vento.

Capisco dove sono quando una segretaria sorridente mi invita a togliermi la cerata....pardon, l’ impermeabile, e mi fa accomodare in una sala riunioni vuota e e lussuosamente arredata. Recupero velocemente l' assetto mentale, ripasso i documenti, la situazione ritorna sotto controllo, so bene quello che devo fare.

Poco dopo, un quarantenne vestito in modo impeccabile, il primo e più importante dei tre interlocutori entrati nella sala, nello scusarsi per i 4 minuti 4 di ritardo, ma non volendo rinunciare ai 2 minuti 2 di convenevoli "personali" previsti dal protocollo, ( è un manuale vivente su come insegnano la psicologia relazionale nella "High School" da cui proviene) esclama: -"Sa com'è, questo vento mi genera un gran mal di testa, è una cosa davvero fastidiosa!”. Il vento.

I successivi 120 secondi trascorrono fra alti lai contro questo subdolo nemico dell’ umanità reo di causare praticamente ogni tipo di patologia a loro tre e ai loro parenti fino al quarto grado. Mentre annuisco ebete, di nuovo mi allontano. Siamo a ferragosto, a bordo del “Trimegista Seconda” di Antonio e Agostino. Siamo in tanti e abbiamo 20-24 anni. Navighiamo fra Palermo e Ustica, lo spinnaker e’ gonfio di un libeccio gentile, anche stavolta amico. Il vento.

Barche con altri amici bordeggiano vicino a noi, ci sono un sacco di ragazze, volano gavettoni. Siamo felici. Peschiamo alla traina perfino un bel palamito di 8 kg che ci sfamerà quella sera, una volta ancorati in rada; e ancora vino, e la chitarra e tutti a cantare: Battisti, De Andre', Venditti. De Gregori. Strofa: " Alice guarda i gatti..." Ritornello: "Ma io non ci sto più, e i pazzi siete voi..." Ritorno mentre il boss di fronte a me mi dice: " Bene, veniamo a noi...mi dica..." Vorrei rispondere: " Ci sarebbe una chitarra?"

Il Pigafetta

sabato 1 settembre 2012

le poesie del pensiero forte di Ninni Picone

la griglia del pensiero forte
Accogliamo in queste pagine culturali alcune ra le più belle poesie di Ninni Picone, autore teatrale, attore, cabarettista  e showman palermitano. La sua lirica non è certo immediata, ma molto profonda e ricca di significati... occulti

1. I vestiti della festa
2. La cospirazione e la sottomissione 
3. Naufragio
4. Processione 
5. Il respiro di internet 
6. la luce delle tenebre 
7. l'isola del tramonto 
8. Ombre di notte

Tutti i racconti di Guglielmina Gunt

Un personaggio divertente e disinibito , gugliemina gunt. Ecco i suoi piccanti racconti che traggono ispirazione dalla vita di tutti i giorni. La sua vita? la vita di una amica o la vita di un personaggio fantasioso? Noi non lo sappiamo.. e forse neanche gugliemina lo sa!

1. Gugliemina Gunt va a Lipari. Nni so frati

giovedì 30 agosto 2012

L’Opera al Nero.


Ho l'impressione di conoscere Zeno da sempre, ho la contezza empiricamente quasi certa che sia il mio idolo/specchio riflettente: il nostro comune essere fatti di bianco/nero -perfetta tragica dicotomia-, la nostra fame di conoscenza, la nostra curiosità per l'osservazione dell'essere umano, la nostra capacità di stabilire -e mantenere-empatie con altri (io psicanalista mancata? sembrerebbe di sì, a quanto dicono), il nostro tendere ad andare "oltre" correndo qualsiasi rischio, la nostra infinita dedizione al coraggio, il nostro intransigente bisogno di Verità (parola oggi tanto desueta), l'adrenalico entusiasmo delle scoperte, anche le più piccole, degli incredibili colori della Terra,la nostra infantile capacità di stupirsi, ancora, e arrossire, la nostra impossibilità di centrarsi su se stessi perché troppo orientati al mondo, alla Vita.
il nostro essere magma, incandescente, e materia morbida plasmabile, fuoco e aria, desiderio e leggerezza, vitalità e consapevolezza, carattere e serena pacatezza, tempesta e tenera paceTutto questo, ci è comune Tutto questo non è, poi, semplicemente, l'essere umano?L’alchimista Zeno.
C’era una volta il nero che cercava- con tutte le sue forze- di incontrare il bianco…. L’impresa ardua, dura, impossibile. Il bianco rimaneva sempre distante, inaccessibile. La volpe e l’uva? O solo uno strano, imperscrutabile, incomprensibile tendere a raggiungere ciò che veramente raggiungere non possiamo perché….non è stato creato per noi.
Come se uno sbadato scacchista avesse malamente assemblato pezzi distinti –e incompatibili- di pedine di dama, e torri e cavalli e re e regine. Il gioco non si può FARE. Il fare. E’ questa, dunque, l’essenza, quella vera, la più pulita e netta e profonda, dell’esistenza? Tentare l’impossibile, invece che accontentarsi del certo, del facile, in una parola del possibile…?Ciò che più da me é diverso, distante, improbabile, di più affascina la mia audacia.
Oggi che cammino nei miei piedi, e non so dove intendano portarmi, su quale via si stiano dirigendo, oggi che l’armonia perfetta dell’ascolto di note penetra nella mia pelle, fa scorrere più veloce il sangue nelle vene e lascia fuoruscire fiumi, valanghe di pensieri e sensi liberi, intensi, caldi, così com’è calda, viva la pelle, il cuore che batte, la vita che sussurra e alita dentro di me.
Chi è vivo …..batta un colpo, o meglio dia uno strattone a chi vivo non è, e non sa di non esserlo. Soffro per chi vive una vita non scelta, non desiderata, per cui valga la pena di combattere, di soffrire anche. E tanto.
Resta in superficie, tu che hai troppa paura di sfidare l’incerto, tu che hai troppa paura di tendere al nero, o al bianco, tuo/suo contrario, una vita che é già non viva, fantasma di gioia e paura, di sensazioni, contraddizioni, perché tanto di bianco e nero é in noi.
Non manicheistica divisione fra bene e male ma di più, complessità, ecletticità, poliedrico ricco-povero essere umano che tanto in sé raccoglie e tanto di sé perde. Dalla gioia della profondità, dalla leggerezza del dolore, tira fuori ciò che di più bello c’é nell’anima tua: la purezza della tua bianca ragione incontri l’alchemica complessità di quella opera al nero che é un essere umano, tutto, intero, complesso, arduo -quanto vano forse- tentativo di coniugare paure con slanci verso l’infinito, perfetta incompiutezza e caleidoscopica contraddittorietà, materiale debolezza e geniale –quasi olfattiva- sensazione di trascendenza.
C’è, dunque, davvero qualcosa in me, in noi tutti che guarda più in alto, che percepisce un oltre verso il quale inconsapevolmente mi dirigo? E io, imperfetta opera al nero, costruzione mal improvvisata, io tentativo incauto e casuale di alchimisti ignoranti e curiosi, epperò ammalati di scienza e di sapere, spinti affannati dal desiderio profondo e metafisico di guardare oltre il velo della Natura di tutto-tutti e dopo averlo strappato essere in grado di guardare dritto al suo centro-origine, senza più paura o insicurezza o frustrazione o dolore, e sentire una voce dentro che sussurra: ora, calmati, sei giunto infine, guarda l’infinito, e ciò che c’é oltre.
Chiamalo Dio, o Jahvé, o Allah o Jeshua Ben Joseph (Gesù)…l’Uomo che ha visto oltre, dove c’era il Nulla, e il nulla era pieno d’Amore, l’amore chiamalo comunismo o salvezza o resurrezione o sms o come ti pare.
Basta che tu ci creda.
Oppure chiamalo semplicemente ciò che mi serve per essere felice. “ Tutti abbiamo il sacro dovere verso noi stessi di cercare di essere felici”Per essere felice, che mi occorre dunque? Sapere per certo che il bianco -per sua stessa natura- non incontrerà mai il nero? Apriti, dunque, cuore mio, alla sconfitta. Accettala e rassegnati. Ciò che hai sognato non esiste, o forse non è raggiungibile.
C’é dell’altro, ed é vicino, ed é caro e confortante: é il calore e l’odore della mia pelle, é il suono della risata, é cantare durante un temporale per coprire l’assordante –e per me terrorizzante- rimbombo dei tuoni, é – molto di meno e molto di più- un sorriso per strada, un grazie del cuore.
Che il cervello abbia pace, e lasci che il nero si allontani dal bianco, che muscoli e ossa e carne accettino il limite della loro stessa natura materiale, finita, peritura. Ciò che é vivo in me, in me vivrà per sempre, fino a che io non avrò fine. E quel giorno, l’anima spargerà nell’aria, nel Cosmo, ancora Amore, e Vita, trasferendo la sua Immortalità in un corpo altro (Mah, spero non si tratti di un topo…!).Più di ogni cosa importante è …...provare emozioni. Desidero, …dunque sono vivo.
Come il mare di continuo cerca di raggiungere senza esito la terra, come la barca ad ogni onda si inclina verso l’orizzonte per poi impennarsi allontanandosene, come la pioggia tenta di raggiungere il deserto ma frenata da imperscrutabili pressioni atmosferiche mai ci riesce, come il cupo nero alchemico stregonesco avido -e perché no forse invidioso?- cerca la lucentezza del bianco puro, intonso irreale, mai percorso da fremiti di dolore o di passioni, come tutto ciò che –in se stesso imperfetto- tende alla pace incompiuta ed irrealizzabile della diversità dalla sua imperfezione, difetto, pestifero bubbone, kafkiano scarafaggio, orrido mutante, umano incompiuto infelice tendi a liberarti della tua pelle materiale per assurgere alla trascendenza...?
Animo sensibile, forse solo la depressione ti prenderà.Oppure no, lascia che sia amore che ti prenda, che ti culli per tutta la lunga notte.E poi….sarà giorno
Oscuria

mercoledì 29 agosto 2012

Guglielmina Gunt va a Lipari. Nnì so frate


Agosto…
Il “GU” scivola immenso silenzioso candidissimo delfino sul mare privo di onde increspature virgole, e deciso punta il rotondo musetto libero privo di morso verso i faraglioni di Lipari.
Ha fame di andare all’orizzonte. Come noi. Ciascuno dei sei lascia un pezzo di cuore qui e adesso. Il pensiero è un lampo spontaneo, nessun filtro. In silenzio, rimangono sei.
La costa frastagliata e due lunghe spiagge rannicchiate tra le pareti a picco ci appaiono, sorrisi della montagna eoliana. Sento la bellezza della Natura: brividi drizzano la peluria delle braccia e delle gambe, solletico alla nuca. Mi sorprende, sempre. Desiderio muto espresso: vorrò stupirmi, ora e per sempre, dei più incredibili colori della Terra. Mi lecco le labbra, rosse e gonfie per tre giorni di continuo vento e sole. E’ quasi un’esperienza erotica. Tutti i cinque sensi allertati, e forse di più, undici…???
Appare la prima roccia sul mare. Un grande canguro la testa china sul petto, riflette o riposa o…ha paura. Gli arti raccolti sotto di sé, i muscoli molli, si sta riprendendo prima del…grande balzo. L’Ultimo
La seconda roccia
Da lontano dapprima assume le sembianze di un totem pellerossa. Per cambiarsi, quindi, all’improvviso, in un viso d’uomo. Una maschera di dolore la bocca spalancata in un urlo muto i capelli disordinatamente trattenuti sulla fronte da una fascia, più giù lunghi e scompigliati. Mi trema il cuore
Mi giro al Vulcano. Il “mio”. Assorbo la sua forza. Insieme a quella del Mare e del Vento. Nessuna paura.Semisveglia semiincosciente ripasso la serata di ieri.Ciò che accadde prima.
Alla Pomice intercettiamo l’imbarcazione del “cliente” che per pura tutela della privacy chiamerò…Mister 2: Mister compagnia aerea X + Mister casa cinematografica Y, Mister 2 è in vacanza, fianco a fianco con l’imbarcazione del suo miglior amico, Fusco appunto. Champagne, vino, musica a palla, risate liberate dell’alcool, il “Gu” si trasforma in un magico tempio, in mezzo al mare, di puro divertimento. “No grazie, bevo solo dopo il tramonto…ma non è Ramadan, lo giuro!”
Attento, Fusco più tardi mi si avvicina con calice e bottiglia: “Il sole è tramontato” Ok, faccio e brindiamo. La musica è troppo forte, e andiamo a sederci a prua, cioè lontanissimo da tutti (circa 11 metri, cm più cm meno). E non smettiamo di parlare e raccontarci e “riconoscerci” finché…é sera. Navigazione notturna fino a Lipari Marina Grande, alcolico ormeggio più “percepito” che reale.
L’indomani sera, cena in uno dei migliori ristoranti di Lipari.
Delizioso Fusco. Una serata intera a parlare ( parlare ..una parola grossa, Fusco ha lingua di “peffa” sembra Paperino!) di vela vino cibo ecoimpianti e case biodinamiche. Ingegnere semicalabro semi emiliano sommelier eccellente cuoco velista. Similes cum similibus. Il riconoscersi è immediato, e certo. Scegliamo insieme il cibo, ce lo scambiamo “Assaggia, è eccellente!”, brindiamo di continuo a tutto, ridiamo uguali delle stesse cose. Quindi, cinema: attore preferito? Sean Penn. Insieme. Risata. I 5 film che hanno superato i libri? Facileee!!! Il Padrino, morte a venezia, il gattopardo, blade runner, ….e il quinto…?????? mu scurdai!!!!!
Nooo, lo sooo, quella paracula di Rossella, “Via col Vento”!: ma come si può preferire una nullità come Ashley a quella meraviglia di uomo che è Rhett Butler / Clark Gable???? Troooopooo sctupitaaa! Risatona. Incrocio lo sguardo di mé frate, io a un capo del tavolo di dodici, lui all’altro. Disapprova…ma ormai siamo ..partiti….!!!! Frate non sentire, parliamo di lavorooooooo!!!!
E giù brindisi, estesi per pura educazione anche agli altri, facciamo brindare tutti i dodici almeno venti volte, a che cosa…loro non lo sanno..!!! Epperò levano i calici, contenti. E’ una bella serata, tavoli sotto tanti alberi, cibo delizioso vino eccellente (scelto da chi…???) atmosfera cordiale e distesa, voglia di star bene. Accanto a noi un gruppo di ragazzi e ragazze crew di chissà quale mitica imbarcazione, tutti con la stessa maglietta con su scritto: “Fuck everything. Become a pirate”.
Da “figlia” di Salgari quale sono…mi associo totalmente!
Risparmio energetico, voltaggio, 220 e 380 mia cognata candida interviene e noi durissimi e altezzosi ma che c’entra la bollettaaaa???? Fusco adesso dà proprio le spalle agli altri, noncurante.
Mi racconta di quando fece innamorare la “fidanzata” di Zeffirelli, 20 anni e 25 chili fa e mi mostra la sua foto di “tannu”, in costume naturalmente, e io confortante lo rassicuro: stai benifffffimo anche adesso, dopo una certa età la pancetta è davvero bella! E se non lo so io…. Insomma, Fusco lo appellò “vecchia bagascia” e quello/quella (non so come dire, sentite scuse della Redattrice) in risposta si innamorò perdutamente e gli regalò, dal suo prezioso atelier, i seguenti tesori: pelliccia in lapin bianco, pantalone velluto misto a ciniglia di color rossonero, camicia con colletto rigido chissaccio come non si sa però stava aggritta…etc etc. “E me li mettevo pure, ogni sera!!!” Ma …messi comeeee????
E qui giù risate da soffocare
Intanto Monsieur du Vin, in arte il sommelier del ristorante, mi parla di continuo SOLO in francese, mi fa i complimenti “Madame, Vous parlez très très bien”, ci porta uvetta stagionata spettacolare, fichi secchi, malvasia da cento euro la goccia, a noi due soli. Gli altri …patate!, roba normale….Ma a voi perché???, ci scoprono furenti
Eh, noi parliamo francese…con accento parigino poiiii!!!Hhhhuhhhiiii!
-SIETE STATI DUE MALEDUCATI, mi rimprovereranno il giorno dopo. Però lui mi ha mandato un, anzi 2 sms, stamattina manco i nove erano: “Salutami gli altri” E io, innoccccente, scrivo “Te li faluto!”-
Tornando alla serata, dopo cena, la festa di San Bartolo, patrono dell’isola.
Fuochi d’artificio molto belli, a Marina Corta, quindi passeggiata lungo il corso di Lipari. Mi prende a braccetto. Finta niente e con delicatezza capita l’occasione e mi sciolgo: non VOGLIO dare alcun segnale d’allarme, alla sua fidanzata o quello che é. Né incoraggiamenti a lui. Accamoranunpuozzooooo!!! …forse “patom”, per dirla in russo (petit cadeau per Molcin..!)
L’abbraccio di congedo comunque é lungo e forte. Come atteso, mi dico.
“A preftiffimo, mia cara..” sussurra, anzi fuffurra..
Ma può essere mai?!?!?!
Ritiro in convento di clarisse mute segregate in clausura. SUBBBITOOOO
Guglielmina Gunt

lunedì 20 agosto 2012

L'angolo delle stelle


... superato il piano della fate , i nostri eroi arrivarono all'angolo delle stelle..
Sembra l'incipit di una fiaba e invece è l'inizio di un mondano week end trascorso in una amena località siciliana.

Tutto era stato previsto ed organizzato alla perfezione, persino la presenza di un bambino (uno solo, per carità) che evrebbe dato alibi a chi si fosse comportato da irresponsabile. Giocare con un bimbo ti consente di fare e dire cose che a 50 anni nessuno ti perdonerebbe mai!

Ma qualcosa è andato storto come lo smarrimento di un cellulare (fine della fiaba), la morte di una biscia soffocata dalla lucertola che aveva appena ingoiato (orribile visione), l'odore acre di un uovo di oca fritto alle otto del mattino (e mangiato) e la tortura inferta ad un sassofonista vegetariano costretto a cuocere sulla brace 8 chili di carne bovina e suina.

Il venerdì scorre sereno fino alla sera quando il cielo stellato della notte di San Lorenzo offre il meglio di se. Miliardi di miliardi di stelle popolano la volta nera dell'universo visibile. Ma oddio ci fosse uno che ne capisca qualche cosa. Uno capace di distinguere un pianeta da una stella, una costellazione da un ragno. Una nuvola dalla via Lattea.

Ci si limita, allora, alla ricerca di stelle (!?) cadenti. Io ne vedo una sola in 4 ore di torcicollo all'insù e lo comunico agli altri con entusiasmo. Agli altri che subito mi cazzìano ".. ma no, stupido, non lo devi dire! Ora il tuo desiderio non si avvererà. MAI! Ben ti sta! Cretino" E meno male che non si avvererà. Io, con molta superficialità, avevo desiderato un viaggio in Norvegia. Ed ora non ci andrò più risparmiando ben 2.350 euro di viaggio più 500 di supplemento per la camera singola.
Prima di andare a letto una bella schitarrata anni '70 assoltamente inascoltata dai 6/7 del gruppo che aveva altro da fare.

Il sabato mattina viene trascorso on the road facendo la spola con il vicino paese per acquistare ettolitri di vino nero di paese (che non berremo) , acquistare quotidiani di sinistra (che non leggeremo), raccogliere acqua fresca e aulentissima alla vecchia fontana (che ha cambiato colore) e parlare con i vecchi del paese di cui presto prenderemo il posto sulle lunghissime panchine di cui è disseminato tutto il centro storico del piccolo borgo madonita (ossia delle Madonie cdr) . Si trova anche il tempo per dare del pane duro (ma proprio duro) a un asinello (di quindici che lei ne ha) ed a sette cavalli bradi incontrati lungo il percorso.

Sabato sera arrivano 10 o 15 ospiti che, aggiunti ai 7 residenti , trasformano l'angolo delle stelle in una allegra mangiata di carne. Quintali di carne.
Ma mentre si attende la salsiccia cucinata con odio dal cuoco vegetariano , qualcuno che conosce tutti (tranne me), si accorge che mancano due ospiti. Li chiamano al cellulare. Si sono persi. Con il buio non trovano l'ingresso del poderoso casolare.

Mi viene una idea ".. ditegli che andrò a mettere una fiaccola sul ciglio della strada". Detto fatto. Acchiappo una fiaccola alla citronella (già accesa) e corro verso il ciglio della strada a mo' di tedoforo. Ma mentre i tedofori professionisti maneggiano fiaccole di sicurezza io ho in mano una cosa che cola cera liquida bollente. E la sua luce mi oscura il cammino. Incurante del bruciore e della cecità mi affretto a raggiungere il luogo convenuto per apporre il segnale concordato. Ma, ahinoi, la macchina con i dispersi sfreccia veloce incurante della fiaccola in movimento.

Ma il tedoforo deve portare a termine il suo compito e, pur privo di un avambraccio (cotto dalla cera), deposita la fiammella lì dove aveva lui stesso deciso di porla. Finalmente i due dispersi si accorgono della fiaccola ed entrano trionfanti al casolare dove sono accolti con gioia dagli amici "..bravi ce l'avete fatta, siete in gamba, ma come avete fatto al buio?..) E nessuno si occupa del dramma che sta vivendo il tedoforo oramai menomato a vita.

La cena volge al termine e anche oggi giunge il momento di guardare le stelle. Ma la lagnusìa regna sovrana e tutti esultano alla notizia che " ... no oggi le stelle non si vedono.... troppe nuvole... c'è foschia.. ma oggi non è san lorenzo." Insomma tutto in fiducia di un anonimo bollettino meteorologico, senza alzare gli occhi al cielo e senza andare lì dietro la stalla dei buoi al riparo della luce arificiale, fino all'angolo delle stelle.

pippo vinci

tulli - tullipan

Mi sfugge il tropico mentre passo davanti al collegio dei salesiani. Ci butto dentro mio figlio, erigo il braccio per un saluto romano. Oggi non lo bacio, un pezzettino di pensiero molesto mi ha toccato e dice che è proprio figlio di suo padre. Borbotto sconcezze perché la mia bella giacca blu mi ha preso addosso una strana piega di occhio sul bavero e perché con un obolo di chiarezza capisco che la mia vita è degli altri.

Magari esagero se dico che la mia agenda di carta dipinta a mano con cateteri sbiaditi in azzurro sulla copertina e brandita come un ponte per le mie battaglie intercontinentali oggi assume la consistenza della carta crespatina dei bagni: serve a così poco che questo paragrafo non prevede altro.

Stamattina ho recuperato gli zigomi troppo sottili con una polvere color mazzarino e con una bella vampata gassosa di rabbia che a pensarci bene si è intrufolata come un rumore strozzato insospettabile che conosce bene la sua destinazione: scalfire la beata domus svagata nell’interspazio tra il sonno sazio e il dirupo giornaliero verso il quale ci si cala con resistenti fili di nylon.

Prevedo introduzioni di spiriti molesti, di zanzare alla riscossa e di sette caffè tracannati in fretta nelle prossime tre ore.

I miei colleghi sono improduttivi, ci guardiamo un poco dilaniati dalla perplessità di un giorno già vissuto e ci battibecchiamo mentalmente, con un infimo ordine di domande che ci oblungano la testa e per le quali ognuno di noi strozzerebbe volentieri gli altri. In bocca abbiamo ancora briciole di parole dette ai nostri compagni proprio ieri sera, il fatto è che vogliamo impedire alle supposizioni (di questo si trattava ieri sera, di parole di cera) di andare a vivere da un’altra parte. Forse tutti preferiamo il basso continuo lagnoso ma incantatore della ripetizione trasognata. Lascio l’ufficio dopo cinque ore con l’innocuità onirica del non mondo.

Adesso mi trovo davanti alla porta di casa. La toppa mi pare una vescicola, tutti i microbi trafficano vorticosi per farmi sentire su una mongolfiera trangugiata dal vento. Non so più tornare indietro. La serratura diventa una bocca calda salivante. Mi si infossano gli occhi, la mia pazienza ha un faccino smunto e l’alito maligno. Difatti vomito sul pianerottolo e poi svengo. Di soppiatto vedo un ultimo sorriso che è la crepa sul muro sopra e le chiavi cadendo fanno uno schianticino da charleston. Tulli-tullipan.

Se fossi più giovane potrei perfino provare della tristezza, poi giocare a infilzarla o a dissimularla o a portarla davanti allo specchio – ché dolce fluttuare d’ombre ne verrebbe – invece non faccio che accoppiarmi con me stessa. Oggi vorrei proprio scrivere come la Rosselli, lei restituirebbe al vento con congedo di diamanti le fauci mordenti del suo ventre e una tesoreria di femminezze le slaccerebbe le vene. Piuttosto che un fradiciume spaiato dalla coscienza letteraria. Piuttosto che agognare buone tutte le forme d’amore e infine magari farsi coincidere brani vita opportunamente manovrati con ogni affetto possente o abbottonato o circolare o stuprante su cui si inciampa con buona condotta di vita. E considerare buone tutte le specie di amore. L’unico indizio di gioventù che mi è rimasto è l’ombelico che sbuca dai pantaloni a vita bassa. Uno spioncino vigliacco che si rivolge al passato in tempi non adatti. Potrei provare tristezza invece considero buone tutte le forme d’amore.

Mio figlio torna da scuola. Parla da solo dentro l’ascensore, bisbiglia forte. La tromba delle scale assuefatta alle scene da pianerottolo mi rimanda in dilazione la sua voce, sono una bomba, sono una bomba. Esce folletto dalla cabina e mi restituisce il saluto romano.

Vado in cucina a friggere la cotoletta per lui, per un attimo sono tranquilla. Rimango scondita a chiedermi cos’è il coraggio e a dissanguarmi una sigaretta da ultimo paragrafo. Il mio spazio mi detesta, ci penso per bene, per secoli. Il manico della padellina decentrata intanto diventa incandescente, l’odore acre di gomma bruciata mi dispensa dal clima agheggiato di questa intercapedine, m’agguanta così la nausea e mi sbriciola in una corrente di pazienza. Difatti svengo, la padella cadendo fa uno schianticino da charleston. Tulli-tullipan.

rossella valentino

domenica 19 agosto 2012

I vestiti della festa


Quel rovinoso intreccio
di colori audaci... anche se spenti
per dei vestiti, ancora in vita,
della festa
saranno colti da un binocolo
voutamente messo al contrario
e poi fissati in questo itinerario.

Saranno anche vestiti di una festa
creati con cure più severe
ma giudici... di un indolito dilemma:
meglio finirla presto... da poeta,
o vivere una vita lunga e concreta.

La festa... però deve durar poco
per non essere segnati a ferro e fuoco

ninni picone

domenica 12 agosto 2012

La cospirazione e la sottomissione


Si scopre il tanto atteso rischio
di annientare la nostra negligenza
con il silenzio... quando si lavora.

E' stato forse il silenzio
a decretare la sottomissione?
E' stato forse il slenzio
a provocare la cospirazione?

Creiamo allora cori a più rumori
con urli, salti, balli.... anche con fiori...
armati. E preparati a non restarne fuori

ninni picone

mercoledì 8 agosto 2012

Prepararsi alle vacanze



Prepararsi alle vacanze può provocare molto stress, cose da concludere, ultimi dettagli da definire, ultimi acquisti da organizzare.... e cosa non puoi assolutamente evitare di comprare...? Certo creme protettive, l'ultimo pareo che ti piaceva tanto e che sicuramente ti starà una favola, quelle scarpe delle quali non puoi assolutamente fare a meno e che devi assolutamente avere...


Beh no, direi proprio di no.

Lo stress maggiore è indubbiamente la scelta dei libri da portare in vacanza. Inutile dire che la ricerca ha inizio inevitabilmente dalle novità, dall'ultimo premio Strega o pari, dal consiglio di un amico o dall'ultima operazione commerciale che ti propone il tormentone di "50 sfumature.." un Harmony anni 80, che ha messo in crisi decine di amiche che sperano ancora di incrociare un Christian Gray sul bagnasciuga che sconvolga loro la vita.....

Any way... Mi sono imbattuta , "navigando", in uno scrittore giapponese Haruki Marakami e nel nostro ruspante Stefano Benni... Avevo letto lo scorso inverno "la traccia dell'angelo", oltre ai suoi precedenti libri e mi aveva colpito l'approccio con gli antidepressivi...

Un Benni malinconico e irriverente verso una medicina che non cura.. Così, decido che oltre ai 2 libri dello scrittore giapponese, un immancabile Camilleri, in questa torrida estate mi faranno compagnia anche 2 libri di Stefano Benni... Ma non ho resistito!Al fascino della lettura da ombrellone e nel dolce far niente vacanziero ho ceduto alla curiosità.

Mentre tornavo a casa, approfittando della tranquillità dei mezzi pubblici di questi ultimi giorni cittadini ho letto " l'ora più bella...." pochissime pagine che mettono in moto la macchina della memoria che sonneccchia pigra nel nostro presenteche sfugge costringendoci a non soffermarci troppo sul passato..... "esiste o viaggiatore l'ora più felice della tua vita?"

Una domanda semplice , apparentemente, difficile concretamente. Ti costringe a fermarti e scavare nella memoria. Sarebbe scontato e superficiale fermarsi subito a pensare a matrimoni, nascite ecc.. un modo per non perdere troppotempo da dedicare al nostro trascorso. Non necessariamente un piccolo episodio può non appartenere ad un'ora felice. Un sorriso, un abbraccio che ti ha aperto l'anima di una persona fino ad quel momento sconosciuta, un piccolo gestoche ti cambierà la vita, che ti riempie i polmoni costringendoti a stare in apnea per paura di esplodere dalla felicita', l'inizio di una nuova fase che ti riempie di curiosità... O semplicemente una serata tra amici dove l'intimità non ha bisogno di lunghi discorsi...

Un treno preso lasciandoti alle spalle tutto, che ti carica di adrenalina e senso di libertà.Ognuno di noi ha in qualche meandro della memoria un episodio che inaspettatamente ci strappa un sorriso ebeteagli occhi del mondo.... Lo coccoliamo con tenerezza e con un po' di pudore lo nascondiamo al mondo, e a volte, anche a noi stessi.

Forse per preservarlo da qualsiasi interferenza con la vita attuale che potrebbe scalfire con la razionalità il suo fiabescoalone aureo, sfuocato, lontano....caratteristico dei ricordi.Io sto scavando nella memoria... e' un piacevole, anche se arduo cammino...

Ci vuole pazienza ma ne vale la pena.Cercando e sorridendo ti accorgi che i flashback si susseguono ed episodi accantonati sono ancora lì a farti compagniaquando vuoi.... Sotto l"ombrellone ci saranno altri libri.....Buone vacanze a tutti!

Emma

lunedì 6 agosto 2012

na matina di Austu

na matinata di Austu,
mi pari ch era,

i picciriddi d'un paisi,
di l'asia, mi pari
jucavanu e ridianu
cu ddu suli chi mittia priu
a tutti!

ma un fu accussì ammaraddiu!
u suli s'accupunò
appressu ci fu un bottu,
appresso ancora
di picciriddi
si squagghiaru

comu cira o suli...

(6 agosto 1945 - Hiroshima)

mercoledì 1 agosto 2012

Ogni uomo ha in se la sua profezia


Ringrazio Reimarus (1694-1768): in una sera senza Luna e senza luogo mi raccontò questa storia La sua Profezia fu chiara fin dalla nascita

A Jesi, sotto una tenda innalzata nella pubblica piazza affinché tutti avessero contezza dell’evento, la madre lo portò alla luce. Anno Domini 1194. Lei era Costanza d’Altavilla. Lui, Federico II , Stupor Mundi

Sensibilità irruenta, ispirazioni improvvise e irrefrenabili, intuito formidabile, originalità e irrequietezza, fascino e passionalità, forza innovatrice e ribelle, protettore delle arti e grande rinnovatore, viene incoronato Re a quattordici anni.

E’ sera. Lieve brezza di mare attraversa Porta Felice, risale per il Cassaro, si inchina scivolando sotto Porta Nuova, giunge alla terrazza di C.P.B.. Tremano le fiammelle delle torce sui muretti.Volgo lo sguardo, al suo palazzo: Lui è lì, a pochi passi da me. Dorme

Ascolto la mia voce narrare.Quaranta occhi divengono un solo paio, e scende il silenzio.Alla sua corte, luogo di incontro fra le culture greca, latina, araba ed ebraica, vigente il culto della pace, di cui il Re é garante, vive un guerriero, il più valoroso, e il più fidato: il suo miglior amico.

Questi con angoscia confida al Re - amico di amare una saracena, un’infedele

Dubbi e paure del cuore del guerriero passano nel cuore del Sovrano del Sacro Romano Impero, alimentando altrettanti dubbi e paure, ma di ordine cristiano, teologico.Il dubbio è il fondamento e l’essenza dell’intelligenza, della trasformazione orientata al progresso.Antesignano dei poliedrici geni del rinascimento, Federico ha fame di risposte, e di conferme.Con la sua perfetta conoscenza della lingua araba, l’Imperatore del Sacro Romano Impero scrive missive a tutti i sultani dell’ Islam, i nemici della cristianità.

Se mi incanta il nemico

Il tema é centrale e fondante: si tratta di Dio.Il mondo è opera della creazione di Dio ed è stato creato per consentire la maggior felicità possibile degli esseri viventi

“Rimane quindi una unica via veramente universale: la lingua e il libro della natura, le opere di Dio e le tracce della perfezione divina che in essa si mostrano chiaramente come in uno specchio a tutti gli uomini, ai dotti come agli indotti, ai barbari come ai Greci, agli Ebrei come ai cristiani, in tutti i luoghi e in tutti i tempi »

Reimarus, Apologia di coloro che adorano Dio secondo ragione

Sopra tutti, lo scambio intellettuale più intenso e stimolante con Al Kamil, sultano del Cairo. I due uomini si legano, oltre e attraverso il proprio Dio. Per ordine di un irritatissimo e avido Papa Innocenzo III, Federico parte per le Crociate.Al Cairo, guerrieri cristiani e musulmani in pace circondano protettivi i loro Re, quindi li conducono nel deserto.

Così tante stelle, così blu il cielo d’Africa, al di sopra della tenda dove, per tre giorni e tre notti, isolati da tutto, i due sovrani parlano di Dio.

“ E … nient’altro ..?!?!”, cinica e doppiosensista Rossella

Mi assento di nuovo.Dentro il sarcofago, il fianco accanto a quello di Federico, una donna.Si ignora il suo nome: una delle tante mogli, forse Jolanda di Brienne madre dell’erede al trono Enrico VII, o l’ultima che amò, o la più amata….Dormono fianco a fianco: di più non é dato di sapere.Buonanotte, che la notte vi sia dolce

Insieme

Oscuria

antologia di oscuria