7 gennaio 2002 – ottavo giorno lunedì 10 settembre 2012
2002, la prima volta Cuba (8)
7 gennaio 2002 – ottavo giorno martedì 4 settembre 2012
L'acchianata di Santa Rosalia
Ma si sa, la fede è un persorso lastricato di ostacoli. Il primo è la sfottuta (2) di amici e parenti: "Ma cu tu fa fari - Ma vacci ca' machina nna santuzza - Accura ca ti veni na botta ri sali.... e via scoraggiando. (3)
All'inizio della acchianata (lato fiera) tutti hanno voglia di scherzare o (i più pii) di recitare il Santo Rosario a voce alta. Alcuni gruppi di azione cattolica addirittura cantano a squarciagola le lodi alla Santa.
Dopo le prime 6 rampe (di 23 che lei ne ha) , l'allegria si trasforma in angoscia, i rosari in nenie, i canti in rantoli. Il resto è silenzio. Si odono solo sinistri aneliti dal profondo di polmoni stremati e, nel buio più nero, silenziosiosi e fluttuanti lampioncini ondeggiano come UFO nel cielo dell'Arizona (guarda il video in basso....con fede e pazienza. Il fenomeno inizia al secondo 11 della clip)....
Quelli che scendono giulivi sono assediati da quelli che salgono sfiduciati che chiedono notizie su quanto manchi alla fine di questa tortura sperando nella buona novella ("coraggio fratelli, siete quasi arrivati") . Ma quelli che scendono, incattiviti dalla fatica fatta, rispondono con cinismo : "ancora siete a niente!" E lo sconforto dilaga.
Qualcuno ricorda che la sofferenza dell'acchianata è così insopportabile e proverbiale che esiste a Palermo una specie di tortura che prende lo stesso nome. Si tratta di premere con il pollice sulla basetta della vittima e poi salire con pressione contropelo: è la tortura della acchianata di Monte Pellegrino. Per dire!
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.Ma torniamo alla cronaca. Alla originaria prima grazia da chiedere alla Santa se ne aggiunge subito una last minute, dettata dall'emergenza: “ti prego santuzza fammi arrivare fino in cima! Un ma firu cchiù" (5)
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.E infine le mucche! Che non si vedono, ma si sentono. Sono i campanacci. Pare che sia il segnale che indica che si è quasi arrivati. Ma è la classica leggenda metropolitana. Dopo le mucche, infatti, ci vorranno almeno altri 40 minuti di pura sofferenza! L'arrivo al piazzale del santuario è non proprio spirituale. Una specie di fiera accoglie i pellegrini che, avendo penato per la santa, ora sono tentati di abbandonarsi ai confort: bar, sedie, panini con wurstel, aranciate ghiacciate, birra, zucchero filato, gelati, pane con panelle o con milza, patatine fritte e... comodi taxi per la discesa. Tipo i mercanti del Tempio sterminati da Gesù.
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.E qualcuno si abbandona veramente ai piaceri della carne e del palato; altri cercano di resistere per non perdere lo stato di grazia conquistato con tanta sofferenza. Una visita alla grotta può distrarre e poi c'è ancora da chiedere la grazia alla Santuzza . Dopo si, perchè no? Ci si abbandona a qualche vizio. Panino con le panelle e birra Forst. "Cara Rosalia Sinibaldi (6), non devo mangiare? Non devo bere? Non mi devo sedere? E che sono un santo io?"
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.Persa la grazia, ci si può comportare ora da veri palermitani. Si buttano cicche e rifiuti per terra, si urla, si schiamazza, si acquistano gadget inutili e baggiani poi ci si prepara alla sconsiderata rissa per salire sui bus navetta che ti riportano giù. ............................................................................................................................................... ..L'autista grida, sudato, chiedendo calma. C'è da gestire migliaia di (ex) pellegrini i quali, però, incuranti dello stesso autista e dei fratelli, spingono con violenza a cu pigghiu pigghiu (7) pur di salire finalmente sul bus che li riporterà alla base del monte Pellegrino, in città, a vivere la normale vita piena di vizi e peccati, di soprusi e prepotenze.
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.pippo vinci
....
.note
(1) salita, arrampicata
(2) lo sfottò, la presa in giro, derisione
(3) ma chi te lo fa fare - ma vacci con la macchian dalla santa - stai accorto che ti viene l'nfarto!
(4) chi me lo ha fatto fare?
(5) ... non ce la faccio più
(6) il nome completo di S Rosalia
(7) di qua e di là, alla cieca
(foto e video di M. Philppson)
lunedì 3 settembre 2012
esca viva (1)
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| siamo tutti figli di Cristoforo Colombo |
le mie dita sono sette
se son bagnata non lo dico
forse ben lo sa il tuo fico
tra le gambe lo tieni chiuso
quanto vorrei ficcarci il muso!”
non ti credo sulla parola
la voglio proprio tutta vedere
poi la misuro col mio sedere”.
domenica 2 settembre 2012
Il vento

16 maggio 2012
A Milano il cielo è azzurro e tira vento forte. Tutti si lamentano nervosi, la natura che si fa (finalmente!) sentire, li infastidisce. Il vento.
A me invece viene un' ebbrezza che mi ricorda i primi bicchieri dell' adolescenza. Lo scooter diventa una vela, i semafori boe, le svolte strambate.
Plano con delicatezza sulle ondette insidiose del selciato sconnesso, lavorando col peso, mentre calcolo intanto lo scarroccio sulle rotaie del tram. Mi preparo per il difficile doppiaggio delle bocche di Cordusio - Duomo, dove e' facile arenarsi in un basso fondale di lavoratori che manifestano.
Gioisco quando svernicio sottovento un barcone Harley-Davidson, e fremo di furia impotente quando il bordo sbagliato mi porta nella bonaccia dietro un furgone fermo in doppia fila. E l' avversario che avevo seminato, con la sua turpe e rumorosa bagnarola, si allontana odioso mostrandomi la poppa sponsorizzata: POSTE ITALIANE o, talvolta, MACELLERIA Fratelli FARAVELLI - Dal 1959.
Ormeggiato il mezzo, un salto sul pontile ed eccomi dentro l' ascensore di un elegante palazzo antico: vado ad un incontro d' affari molto importante per me, devo parlare con personaggi di rilievo. Mi aggiusto la cravatta e la camicia, mi concentro, ho in mente una cosa sola: la tensione e la gioia di quella regata mitica quando all' ultimo respiro riuscimmo a battere, per un improvviso soffio di vento amico, il noto campione olimpico. Il vento.
Capisco dove sono quando una segretaria sorridente mi invita a togliermi la cerata....pardon, l’ impermeabile, e mi fa accomodare in una sala riunioni vuota e e lussuosamente arredata. Recupero velocemente l' assetto mentale, ripasso i documenti, la situazione ritorna sotto controllo, so bene quello che devo fare.
Poco dopo, un quarantenne vestito in modo impeccabile, il primo e più importante dei tre interlocutori entrati nella sala, nello scusarsi per i 4 minuti 4 di ritardo, ma non volendo rinunciare ai 2 minuti 2 di convenevoli "personali" previsti dal protocollo, ( è un manuale vivente su come insegnano la psicologia relazionale nella "High School" da cui proviene) esclama: -"Sa com'è, questo vento mi genera un gran mal di testa, è una cosa davvero fastidiosa!”. Il vento.
I successivi 120 secondi trascorrono fra alti lai contro questo subdolo nemico dell’ umanità reo di causare praticamente ogni tipo di patologia a loro tre e ai loro parenti fino al quarto grado. Mentre annuisco ebete, di nuovo mi allontano. Siamo a ferragosto, a bordo del “Trimegista Seconda” di Antonio e Agostino. Siamo in tanti e abbiamo 20-24 anni. Navighiamo fra Palermo e Ustica, lo spinnaker e’ gonfio di un libeccio gentile, anche stavolta amico. Il vento.
Barche con altri amici bordeggiano vicino a noi, ci sono un sacco di ragazze, volano gavettoni. Siamo felici. Peschiamo alla traina perfino un bel palamito di 8 kg che ci sfamerà quella sera, una volta ancorati in rada; e ancora vino, e la chitarra e tutti a cantare: Battisti, De Andre', Venditti. De Gregori. Strofa: " Alice guarda i gatti..." Ritornello: "Ma io non ci sto più, e i pazzi siete voi..." Ritorno mentre il boss di fronte a me mi dice: " Bene, veniamo a noi...mi dica..." Vorrei rispondere: " Ci sarebbe una chitarra?"
Il Pigafetta
sabato 1 settembre 2012
le poesie del pensiero forte di Ninni Picone
| la griglia del pensiero forte |
1. I vestiti della festa
2. La cospirazione e la sottomissione
3. Naufragio
4. Processione
5. Il respiro di internet
6. la luce delle tenebre
7. l'isola del tramonto
8. Ombre di notte
Tutti i racconti di Guglielmina Gunt
1. Gugliemina Gunt va a Lipari. Nni so frati
giovedì 30 agosto 2012
L’Opera al Nero.
mercoledì 29 agosto 2012
Guglielmina Gunt va a Lipari. Nnì so frate

Agosto…
lunedì 20 agosto 2012
L'angolo delle stelle
... superato il piano della fate , i nostri eroi arrivarono all'angolo delle stelle..
Sembra l'incipit di una fiaba e invece è l'inizio di un mondano week end trascorso in una amena località siciliana.
Tutto era stato previsto ed organizzato alla perfezione, persino la presenza di un bambino (uno solo, per carità) che evrebbe dato alibi a chi si fosse comportato da irresponsabile. Giocare con un bimbo ti consente di fare e dire cose che a 50 anni nessuno ti perdonerebbe mai!
Ma qualcosa è andato storto come lo smarrimento di un cellulare (fine della fiaba), la morte di una biscia soffocata dalla lucertola che aveva appena ingoiato (orribile visione), l'odore acre di un uovo di oca fritto alle otto del mattino (e mangiato) e la tortura inferta ad un sassofonista vegetariano costretto a cuocere sulla brace 8 chili di carne bovina e suina.
Il venerdì scorre sereno fino alla sera quando il cielo stellato della notte di San Lorenzo offre il meglio di se. Miliardi di miliardi di stelle popolano la volta nera dell'universo visibile. Ma oddio ci fosse uno che ne capisca qualche cosa. Uno capace di distinguere un pianeta da una stella, una costellazione da un ragno. Una nuvola dalla via Lattea.
Ci si limita, allora, alla ricerca di stelle (!?) cadenti. Io ne vedo una sola in 4 ore di torcicollo all'insù e lo comunico agli altri con entusiasmo. Agli altri che subito mi cazzìano ".. ma no, stupido, non lo devi dire! Ora il tuo desiderio non si avvererà. MAI! Ben ti sta! Cretino" E meno male che non si avvererà. Io, con molta superficialità, avevo desiderato un viaggio in Norvegia. Ed ora non ci andrò più risparmiando ben 2.350 euro di viaggio più 500 di supplemento per la camera singola.
Prima di andare a letto una bella schitarrata anni '70 assoltamente inascoltata dai 6/7 del gruppo che aveva altro da fare.
Il sabato mattina viene trascorso on the road facendo la spola con il vicino p
Sabato sera arrivano 10 o 15 ospiti che, aggiunti ai 7 residenti , trasformano l'angolo delle stelle in una allegra mangiata di carne. Quintali di carne.
Ma mentre si attende la salsiccia cucinata con odio dal cuoco vegetariano , qualcuno che conosce tutti (tranne me), si accorge che mancano due ospiti. Li chiamano al cellular
e. Si sono persi. Con il buio non trovano l'ingresso del poderoso casolare.Mi viene una idea ".. ditegli che andrò a mettere una fiaccola sul ciglio della strada". Detto fatto. Acchiappo una fiaccola alla citronella (già accesa) e corro verso il ciglio della strada a mo' di tedoforo. Ma mentre i tedofori professionisti maneggiano fiaccole di sicurezza io ho in mano una cosa che cola cera liquida bollente. E la sua luce mi oscura il cammino. Incurante del bruciore e della cecità mi affretto a raggiungere il luogo convenuto per apporre il segnale concordato. Ma, ahinoi, la macchina con i dispersi sfreccia veloce incurante della fiaccola in movimento.
Ma il tedoforo deve portare a termine il suo compito e, pur privo di un avambraccio (cotto dalla cera), deposita la fiammella lì dove aveva lui stesso deciso di porla. Finalmente i due dispersi si accorgono della fiaccola ed entrano trionfanti al casolare dove sono accolti con gioia dagli amici "..bravi ce l'avete fatta, siete in gamba, ma come avete fatto al buio?..) E nessuno si occupa del dramma che sta vivendo il tedoforo oramai menomato a vita.
La cena volge al termine e anche oggi giunge il momento di guardare le stelle. Ma la lagnusìa regna sovrana e tutti esultano alla notizia che " ... no oggi le stelle non si vedono.... troppe nuvole... c'è foschia.. ma oggi non è san lorenzo." Insomma tutto in fiducia di un anonimo bollettino meteorologico, senza alzare gli occhi al cielo e senza andare lì dietro la stalla dei buoi al riparo della luce arificiale, fino all'angolo delle stelle.
pippo vinci
tulli - tullipan

Mi sfugge il tropico mentre passo davanti al collegio dei salesiani. Ci butto dentro mio figlio, erigo il braccio per un saluto romano. Oggi non lo bacio, un pezzettino di pensiero molesto mi ha toccato e dice che è proprio figlio di suo padre. Borbotto sconcezze perché la mia bella giacca blu mi ha preso addosso una strana piega di occhio sul bavero e perché con un obolo di chiarezza capisco che la mia vita è degli altri.
Magari esagero se dico che la mia agenda di carta dipinta a mano con cateteri sbiaditi in azzurro sulla copertina e brandita come un ponte per le mie battaglie intercontinentali oggi assume la consistenza della carta crespatina dei bagni: serve a così poco che questo paragrafo non prevede altro.
Stamattina ho recuperato gli zigomi troppo sottili con una polvere color mazzarino e con una bella vampata gassosa di rabbia che a pensarci bene si è intrufolata come un rumore strozzato insospettabile che conosce bene la sua destinazione: scalfire la beata domus svagata nell’interspazio tra il sonno sazio e il dirupo giornaliero verso il quale ci si cala con resistenti fili di nylon.
Prevedo introduzioni di spiriti molesti, di zanzare alla riscossa e di sette caffè tracannati in fretta nelle prossime tre ore.
I miei colleghi sono improduttivi, ci guardiamo un poco dilaniati dalla perplessità di un giorno già vissuto e ci battibecchiamo mentalmente, con un infimo ordine di domande che ci oblungano la testa e per le quali ognuno di noi strozzerebbe volentieri gli altri. In bocca abbiamo ancora briciole di parole dette ai nostri compagni proprio ieri sera, il fatto è che vogliamo impedire alle supposizioni (di questo si trattava ieri sera, di parole di cera) di andare a vivere da un’altra parte. Forse tutti preferiamo il basso continuo lagnoso ma incantatore della ripetizione trasognata. Lascio l’ufficio dopo cinque ore con l’innocuità onirica del non mondo.
Adesso mi trovo davanti alla porta di casa. La toppa mi pare una vescicola, tutti i microbi trafficano vorticosi per farmi sentire su una mongolfiera trangugiata dal vento. Non so più tornare indietro. La serratura diventa una bocca calda salivante. Mi si infossano gli occhi, la mia pazienza ha un faccino smunto e l’alito maligno. Difatti vomito sul pianerottolo e poi svengo. Di soppiatto vedo un ultimo sorriso che è la crepa sul muro sopra e le chiavi cadendo fanno uno schianticino da charleston. Tulli-tullipan.
Se fossi più giovane potrei perfino provare della tristezza, poi giocare a infilzarla o a dissimularla o a portarla davanti allo specchio – ché dolce fluttuare d’ombre ne verrebbe – invece non faccio che accoppiarmi con me stessa. Oggi vorrei proprio scrivere come la Rosselli, lei restituirebbe al vento con congedo di diamanti le fauci mordenti del suo ventre e una tesoreria di femminezze le slaccerebbe le vene. Piuttosto che un fradiciume spaiato dalla coscienza letteraria. Piuttosto che agognare buone tutte le forme d’amore e infine magari farsi coincidere brani vita opportunamente manovrati con ogni affetto possente o abbottonato o circolare o stuprante su cui si inciampa con buona condotta di vita. E considerare buone tutte le specie di amore. L’unico indizio di gioventù che mi è rimasto è l’ombelico che sbuca dai pantaloni a vita bassa. Uno spioncino vigliacco che si rivolge al passato in tempi non adatti. Potrei provare tristezza invece considero buone tutte le forme d’amore.
Mio figlio torna da scuola. Parla da solo dentro l’ascensore, bisbiglia forte. La tromba delle scale assuefatta alle scene da pianerottolo mi rimanda in dilazione la sua voce, sono una bomba, sono una bomba. Esce folletto dalla cabina e mi restituisce il saluto romano.
Vado in cucina a friggere la cotoletta per lui, per un attimo sono tranquilla. Rimango scondita a chiedermi cos’è il coraggio e a dissanguarmi una sigaretta da ultimo paragrafo. Il mio spazio mi detesta, ci penso per bene, per secoli. Il manico della padellina decentrata intanto diventa incandescente, l’odore acre di gomma bruciata mi dispensa dal clima agheggiato di questa intercapedine, m’agguanta così la nausea e mi sbriciola in una corrente di pazienza. Difatti svengo, la padella cadendo fa uno schianticino da charleston. Tulli-tullipan.
rossella valentino
domenica 19 agosto 2012
I vestiti della festa

Quel rovinoso intreccio
di colori audaci... anche se spenti
per dei vestiti, ancora in vita,
della festa
saranno colti da un binocolo
voutamente messo al contrario
e poi fissati in questo itinerario.
Saranno anche vestiti di una festa
creati con cure più severe
ma giudici... di un indolito dilemma:
meglio finirla presto... da poeta,
o vivere una vita lunga e concreta.
La festa... però deve durar poco
per non essere segnati a ferro e fuoco
ninni picone
domenica 12 agosto 2012
La cospirazione e la sottomissione

Si scopre il tanto atteso rischio
di annientare la nostra negligenza
con il silenzio... quando si lavora.
E' stato forse il silenzio
a decretare la sottomissione?
E' stato forse il slenzio
a provocare la cospirazione?
Creiamo allora cori a più rumori
con urli, salti, balli.... anche con fiori...
armati. E preparati a non restarne fuori
ninni picone
mercoledì 8 agosto 2012
Prepararsi alle vacanze

Beh no, direi proprio di no.
Lo stress maggiore è indubbiamente la scelta dei libri da portare in vacanza. Inutile dire che la ricerca ha inizio inevitabilmente dalle novità, dall'ultimo premio Strega o pari, dal consiglio di un amico o dall'ultima operazione commerciale che ti propone il tormentone di "50 sfumature.." un Harmony anni 80, che ha messo in crisi decine di amiche che sperano ancora di incrociare un Christian Gray sul bagnasciuga che sconvolga loro la vita.....
Any way... Mi sono imbattuta , "navigando", in uno scrittore giapponese Haruki Marakami e nel nostro ruspante Stefano Benni... Avevo letto lo scorso inverno "la traccia dell'angelo", oltre ai suoi precedenti libri e mi aveva colpito l'approccio con gli antidepressivi...
Un Benni malinconico e irriverente verso una medicina che non cura.. Così, decido che oltre ai 2 libri dello scrittore giapponese, un immancabile Camilleri, in questa torrida estate mi faranno compagnia anche 2 libri di Stefano Benni... Ma non ho resistito!Al fascino della lettura da ombrellone e nel dolce far niente vacanziero ho ceduto alla curiosità.
Mentre tornavo a casa, approfittando della tranquillità dei mezzi pubblici di questi ultimi giorni cittadini ho letto " l'ora più bella...." pochissime pagine che mettono in moto la macchina della memoria che sonneccchia pigra nel nostro presenteche sfugge costringendoci a non soffermarci troppo sul passato..... "esiste o viaggiatore l'ora più felice della tua vita?"
Una domanda semplice , apparentemente, difficile concretamente. Ti costringe a fermarti e scavare nella memoria. Sarebbe scontato e superficiale fermarsi subito a pensare a matrimoni, nascite ecc.. un modo per non perdere troppotempo da dedicare al nostro trascorso. Non necessariamente un piccolo episodio può non appartenere ad un'ora felice. Un sorriso, un abbraccio che ti ha aperto l'anima di una persona fino ad quel momento sconosciuta, un piccolo gestoche ti cambierà la vita, che ti riempie i polmoni costringendoti a stare in apnea per paura di esplodere dalla felicita', l'inizio di una nuova fase che ti riempie di curiosità... O semplicemente una serata tra amici dove l'intimità non ha bisogno di lunghi discorsi...
Un treno preso lasciandoti alle spalle tutto, che ti carica di adrenalina e senso di libertà.Ognuno di noi ha in qualche meandro della memoria un episodio che inaspettatamente ci strappa un sorriso ebeteagli occhi del mondo.... Lo coccoliamo con tenerezza e con un po' di pudore lo nascondiamo al mondo, e a volte, anche a noi stessi.
Forse per preservarlo da qualsiasi interferenza con la vita attuale che potrebbe scalfire con la razionalità il suo fiabescoalone aureo, sfuocato, lontano....caratteristico dei ricordi.Io sto scavando nella memoria... e' un piacevole, anche se arduo cammino...
Ci vuole pazienza ma ne vale la pena.Cercando e sorridendo ti accorgi che i flashback si susseguono ed episodi accantonati sono ancora lì a farti compagniaquando vuoi.... Sotto l"ombrellone ci saranno altri libri.....Buone vacanze a tutti!
Emma
lunedì 6 agosto 2012
na matina di Austu
mi pari ch era,
i picciriddi d'un paisi,
di l'asia, mi pari
jucavanu e ridianu
cu ddu suli chi mittia priu
a tutti!
ma un fu accussì ammaraddiu!
u suli s'accupunò
appressu ci fu un bottu,
appresso ancora
di picciriddi
si squagghiaru
comu cira o suli...
(6 agosto 1945 - Hiroshima)
mercoledì 1 agosto 2012
Ogni uomo ha in se la sua profezia

Ringrazio Reimarus (1694-1768): in una sera senza Luna e senza luogo mi raccontò questa storia La sua Profezia fu chiara fin dalla nascita
A Jesi, sotto una tenda innalzata nella pubblica piazza affinché tutti avessero contezza dell’evento, la madre lo portò alla luce. Anno Domini 1194. Lei era Costanza d’Altavilla. Lui, Federico II , Stupor Mundi
Sensibilità irruenta, ispirazioni improvvise e irrefrenabili, intuito formidabile, originalità e irrequietezza, fascino e passionalità, forza innovatrice e ribelle, protettore delle arti e grande rinnovatore, viene incoronato Re a quattordici anni.
E’ sera. Lieve brezza di mare attraversa Porta Felice, risale per il Cassaro, si inchina scivolando sotto Porta Nuova, giunge alla terrazza di C.P.B.. Tremano le fiammelle delle torce sui muretti.Volgo lo sguardo, al suo palazzo: Lui è lì, a pochi passi da me. Dorme
Ascolto la mia voce narrare.Quaranta occhi divengono un solo paio, e scende il silenzio.Alla sua corte, luogo di incontro fra le culture greca, latina, araba ed ebraica, vigente il culto della pace, di cui il Re é garante, vive un guerriero, il più valoroso, e il più fidato: il suo miglior amico.
Questi con angoscia confida al Re - amico di amare una saracena, un’infedele
Dubbi e paure del cuore del guerriero passano nel cuore del Sovrano del Sacro Romano Impero, alimentando altrettanti dubbi e paure, ma di ordine cristiano, teologico.Il dubbio è il fondamento e l’essenza dell’intelligenza, della trasformazione orientata al progresso.Antesignano dei poliedrici geni del rinascimento, Federico ha fame di risposte, e di conferme.Con la sua perfetta conoscenza della lingua araba, l’Imperatore del Sacro Romano Impero scrive missive a tutti i sultani dell’ Islam, i nemici della cristianità.
Se mi incanta il nemico
Il tema é centrale e fondante: si tratta di Dio.Il mondo è opera della creazione di Dio ed è stato creato per consentire la maggior felicità possibile degli esseri viventi
“Rimane quindi una unica via veramente universale: la lingua e il libro della natura, le opere di Dio e le tracce della perfezione divina che in essa si mostrano chiaramente come in uno specchio a tutti gli uomini, ai dotti come agli indotti, ai barbari come ai Greci, agli Ebrei come ai cristiani, in tutti i luoghi e in tutti i tempi »
Reimarus, Apologia di coloro che adorano Dio secondo ragione
Sopra tutti, lo scambio intellettuale più intenso e stimolante con Al Kamil, sultano del Cairo. I due uomini si legano, oltre e attraverso il proprio Dio. Per ordine di un irritatissimo e avido Papa Innocenzo III, Federico parte per le Crociate.Al Cairo, guerrieri cristiani e musulmani in pace circondano protettivi i loro Re, quindi li conducono nel deserto.
Così tante stelle, così blu il cielo d’Africa, al di sopra della tenda dove, per tre giorni e tre notti, isolati da tutto, i due sovrani parlano di Dio.
“ E … nient’altro ..?!?!”, cinica e doppiosensista Rossella
Mi assento di nuovo.Dentro il sarcofago, il fianco accanto a quello di Federico, una donna.Si ignora il suo nome: una delle tante mogli, forse Jolanda di Brienne madre dell’erede al trono Enrico VII, o l’ultima che amò, o la più amata….Dormono fianco a fianco: di più non é dato di sapere.Buonanotte, che la notte vi sia dolce
Insieme
Oscuria

