
Agosto…
blog surreale per geni incompresi - Inviate le vostre genialità all'indirizzo latrazzera@libero.it / siamo on line dal 30 gennaio 2008

e. Si sono persi. Con il buio non trovano l'ingresso del poderoso casolare.
Mi sfugge il tropico mentre passo davanti al collegio dei salesiani. Ci butto dentro mio figlio, erigo il braccio per un saluto romano. Oggi non lo bacio, un pezzettino di pensiero molesto mi ha toccato e dice che è proprio figlio di suo padre. Borbotto sconcezze perché la mia bella giacca blu mi ha preso addosso una strana piega di occhio sul bavero e perché con un obolo di chiarezza capisco che la mia vita è degli altri.
Magari esagero se dico che la mia agenda di carta dipinta a mano con cateteri sbiaditi in azzurro sulla copertina e brandita come un ponte per le mie battaglie intercontinentali oggi assume la consistenza della carta crespatina dei bagni: serve a così poco che questo paragrafo non prevede altro.
Stamattina ho recuperato gli zigomi troppo sottili con una polvere color mazzarino e con una bella vampata gassosa di rabbia che a pensarci bene si è intrufolata come un rumore strozzato insospettabile che conosce bene la sua destinazione: scalfire la beata domus svagata nell’interspazio tra il sonno sazio e il dirupo giornaliero verso il quale ci si cala con resistenti fili di nylon.
Prevedo introduzioni di spiriti molesti, di zanzare alla riscossa e di sette caffè tracannati in fretta nelle prossime tre ore.
I miei colleghi sono improduttivi, ci guardiamo un poco dilaniati dalla perplessità di un giorno già vissuto e ci battibecchiamo mentalmente, con un infimo ordine di domande che ci oblungano la testa e per le quali ognuno di noi strozzerebbe volentieri gli altri. In bocca abbiamo ancora briciole di parole dette ai nostri compagni proprio ieri sera, il fatto è che vogliamo impedire alle supposizioni (di questo si trattava ieri sera, di parole di cera) di andare a vivere da un’altra parte. Forse tutti preferiamo il basso continuo lagnoso ma incantatore della ripetizione trasognata. Lascio l’ufficio dopo cinque ore con l’innocuità onirica del non mondo.
Adesso mi trovo davanti alla porta di casa. La toppa mi pare una vescicola, tutti i microbi trafficano vorticosi per farmi sentire su una mongolfiera trangugiata dal vento. Non so più tornare indietro. La serratura diventa una bocca calda salivante. Mi si infossano gli occhi, la mia pazienza ha un faccino smunto e l’alito maligno. Difatti vomito sul pianerottolo e poi svengo. Di soppiatto vedo un ultimo sorriso che è la crepa sul muro sopra e le chiavi cadendo fanno uno schianticino da charleston. Tulli-tullipan.
Se fossi più giovane potrei perfino provare della tristezza, poi giocare a infilzarla o a dissimularla o a portarla davanti allo specchio – ché dolce fluttuare d’ombre ne verrebbe – invece non faccio che accoppiarmi con me stessa. Oggi vorrei proprio scrivere come la Rosselli, lei restituirebbe al vento con congedo di diamanti le fauci mordenti del suo ventre e una tesoreria di femminezze le slaccerebbe le vene. Piuttosto che un fradiciume spaiato dalla coscienza letteraria. Piuttosto che agognare buone tutte le forme d’amore e infine magari farsi coincidere brani vita opportunamente manovrati con ogni affetto possente o abbottonato o circolare o stuprante su cui si inciampa con buona condotta di vita. E considerare buone tutte le specie di amore. L’unico indizio di gioventù che mi è rimasto è l’ombelico che sbuca dai pantaloni a vita bassa. Uno spioncino vigliacco che si rivolge al passato in tempi non adatti. Potrei provare tristezza invece considero buone tutte le forme d’amore.
Mio figlio torna da scuola. Parla da solo dentro l’ascensore, bisbiglia forte. La tromba delle scale assuefatta alle scene da pianerottolo mi rimanda in dilazione la sua voce, sono una bomba, sono una bomba. Esce folletto dalla cabina e mi restituisce il saluto romano.
Vado in cucina a friggere la cotoletta per lui, per un attimo sono tranquilla. Rimango scondita a chiedermi cos’è il coraggio e a dissanguarmi una sigaretta da ultimo paragrafo. Il mio spazio mi detesta, ci penso per bene, per secoli. Il manico della padellina decentrata intanto diventa incandescente, l’odore acre di gomma bruciata mi dispensa dal clima agheggiato di questa intercapedine, m’agguanta così la nausea e mi sbriciola in una corrente di pazienza. Difatti svengo, la padella cadendo fa uno schianticino da charleston. Tulli-tullipan.
rossella valentino




Ringrazio Reimarus (1694-1768): in una sera senza Luna e senza luogo mi raccontò questa storia La sua Profezia fu chiara fin dalla nascita
A Jesi, sotto una tenda innalzata nella pubblica piazza affinché tutti avessero contezza dell’evento, la madre lo portò alla luce. Anno Domini 1194. Lei era Costanza d’Altavilla. Lui, Federico II , Stupor Mundi
Sensibilità irruenta, ispirazioni improvvise e irrefrenabili, intuito formidabile, originalità e irrequietezza, fascino e passionalità, forza innovatrice e ribelle, protettore delle arti e grande rinnovatore, viene incoronato Re a quattordici anni.
E’ sera. Lieve brezza di mare attraversa Porta Felice, risale per il Cassaro, si inchina scivolando sotto Porta Nuova, giunge alla terrazza di C.P.B.. Tremano le fiammelle delle torce sui muretti.Volgo lo sguardo, al suo palazzo: Lui è lì, a pochi passi da me. Dorme
Ascolto la mia voce narrare.Quaranta occhi divengono un solo paio, e scende il silenzio.Alla sua corte, luogo di incontro fra le culture greca, latina, araba ed ebraica, vigente il culto della pace, di cui il Re é garante, vive un guerriero, il più valoroso, e il più fidato: il suo miglior amico.
Questi con angoscia confida al Re - amico di amare una saracena, un’infedele
Dubbi e paure del cuore del guerriero passano nel cuore del Sovrano del Sacro Romano Impero, alimentando altrettanti dubbi e paure, ma di ordine cristiano, teologico.Il dubbio è il fondamento e l’essenza dell’intelligenza, della trasformazione orientata al progresso.Antesignano dei poliedrici geni del rinascimento, Federico ha fame di risposte, e di conferme.Con la sua perfetta conoscenza della lingua araba, l’Imperatore del Sacro Romano Impero scrive missive a tutti i sultani dell’ Islam, i nemici della cristianità.
Se mi incanta il nemico
Il tema é centrale e fondante: si tratta di Dio.Il mondo è opera della creazione di Dio ed è stato creato per consentire la maggior felicità possibile degli esseri viventi
“Rimane quindi una unica via veramente universale: la lingua e il libro della natura, le opere di Dio e le tracce della perfezione divina che in essa si mostrano chiaramente come in uno specchio a tutti gli uomini, ai dotti come agli indotti, ai barbari come ai Greci, agli Ebrei come ai cristiani, in tutti i luoghi e in tutti i tempi »
Reimarus, Apologia di coloro che adorano Dio secondo ragione
Sopra tutti, lo scambio intellettuale più intenso e stimolante con Al Kamil, sultano del Cairo. I due uomini si legano, oltre e attraverso il proprio Dio. Per ordine di un irritatissimo e avido Papa Innocenzo III, Federico parte per le Crociate.Al Cairo, guerrieri cristiani e musulmani in pace circondano protettivi i loro Re, quindi li conducono nel deserto.
Così tante stelle, così blu il cielo d’Africa, al di sopra della tenda dove, per tre giorni e tre notti, isolati da tutto, i due sovrani parlano di Dio.
“ E … nient’altro ..?!?!”, cinica e doppiosensista Rossella
Mi assento di nuovo.Dentro il sarcofago, il fianco accanto a quello di Federico, una donna.Si ignora il suo nome: una delle tante mogli, forse Jolanda di Brienne madre dell’erede al trono Enrico VII, o l’ultima che amò, o la più amata….Dormono fianco a fianco: di più non é dato di sapere.Buonanotte, che la notte vi sia dolce
Insieme
Oscuria

14 luglio 2012
Passiamo sotto la magnificenza della storica pagoda/grattacielo trionfo di luci che è Porta Nuova, i nostri passi rallentano -puro istinto di sopravvivenza- al cospetto della folla immensa che strabocca dal cortile della Cattedrale, circonda il carro della Santa e asfissia l’intero Cassaro.
Identico il nostro pensiero: da dove spuntano tutti stì palermitani? L’afa dei 35 gradi di questa sera si mixa moltiplicandosi all’odore fortissimo di umanità.
Ci facciamo coraggio e a colpi di “permesso” “scusi” “stampa” ( sarebbe forse meglio dire “pressa”…???) guadagniamo l’interno del cortile. Le mura perimetrali, il miraggio!
Ci arrampichiamo, “stasse accura a unni mette i pieri!”, mi fa una signora, ma con garbo e cortesia si sposta di qualche centimetro, proprio la misura del mio sandalo (beh, veramente solo la punta), ma tanto basta.!
Impavidi, raggiungiamo la vetta e ci sediamo sulla balaustra: la pietra é arroventata, cuoce il ”porta piume”!, però godiamo di una buona panoramica e un po’, solo un po’, -desiderio o realtà?- ventila…..si respira…si respira anche un’aria di cortesia, partecipazione, disponibilità.
Sul palco musica d’orchestra e danzatori in costumi rosso rubino, i balconi dei palazzi nobiliari spalancati e affollati, una Torre di Babele di idiomi e dialetti, il mondo cristiano e non, si raduna intorno alla “Santuzza”.
La statua realizzata dal Rizzuti esile, bianca, essenziale, eterea silhouette è perfetta, sa di santità: sembra contagiare l’aria e l’umanità tutt’intorno.
Sui gradini del carro siedono i ”santi di oggi”, persone che con il loro coraggio, dedizione, in una parola Amore, rendono grande questa immensamente perdutamente bella nostra Città.
Per una notte, una sola notte, i palermitani dimenticano affanni e ansie, orgogliosi del gruppo sanguigno “S”, si sentono dominanti nel mondo: Palermo è una città che consola (c.f.r. “I Quattro Canti di Palermo”, G. Di Piazza)
Una bianca cascata di luce sgorga dalle guglie della Cattedrale, lo stupore e l’emozione nelle migliaia di occhi rivolti in su.
L’arsura che sale è preoccupante, cerchiamo da bere…ma messa quella punta di sandalo su Corso Vittorio Emanuele…..il corteo inizia a muoversi, che tempismo, abbiamo i musicisti Balcani alle spalle, il ritmo e l’energia dell’orchestra, per ora, ci fanno dimenticare la sete. Troviamo un rifugio “di rapina” nel portone di una chiesa, mescolati a fedeli provenienti da Catanzaro: sono quelli che con più calore inneggiano alla Santa e salutano Orlando
Si muove il Carro della Santuzza trainato dai meravigliosi ragazzi di AddioPizzo, in maglietta scura e panama. Dà i brividi: "......e se cambiare il mondo finisce per essere la vera illusione, l'anelito alla libertà riesce a sopravvivere solo grazie al sogno che alimenta la speranza"
Seguono la principessa Tamil sull’elefante, le comunità multietniche in multicromie di vesti tipiche, gli sportivi diversamente abili, quindi una variegata moltitudine di fedeli, turisti, curiosi, in un unicum nell’acclamante entusiasmo di un solo grido:”Viva Palermo e Santa Rusulìa!”
La sfilata si arresta ai Quattro Canti, le mura dei palazzi –orgoglioso splendore architettonico- fungono da teloni su cui scivola il video interattivo di coloratissime immagini 3D della Santuzza, mentre Franco Scaldati, la voce bassa e arrochita, racconta il Miracolo di Pippo Montedoro
Piedi cotti e gole riarse dalla sete, infiliamo finta niente un vicoletto laterale, guadagniamo “Peppino” e il mitico Apple Jack e Corona condita. Siamo molto soddisfatti
Oscuria e C.P.B.

Incipio, in posizione proscinetica appellandomi alla generosa magnanimità dei lettori –che non traggano troppo nocumento dalle mie povere righe.
Post quam, un pensiero infinitamente grato al mio “immenso” editore Walter Pipps Matthau, per la fiducia accordatami: sono l’inviata onorata de “The Street Balzell” per la più “storica” delle interviste, roba da Prima Pagina, a la CELEBRITY NON PLUS ULTRA:
Don Manuel Juan Carlos Antonio Porro Cerro de Pigafeta y Breroza y Milàn Serrano y Patanegra, il Leader Maximo, il Tycoon -all over the world- degli Hoteliers.
12 luglio 2012
Sono in debito di ossigeno alle porte del cancello, uguali uguali a quelle di Jurassic Park, sempre in apnea supero i controlli -squisitamente corporei- della security militarizzata in perfetto look Tartarughe Ninja, infilo il viale d’accesso, largo quanto un’autostrada, arredato di sequoie secolari, ritocco il lipgloss poi precipito nell’ afasia totale al cospetto del castello White House Taj Mahal occhessoio e…perdo coscienza..
Un maggiordomo da: oh-invidia-disse-Queen Elizabeth, mi accoglie e mi conduce.
Il ticchettio dei miei tacchi Ferragamo fa da cadenza metrica al ripasso mentale della mia mise, tailleur nero serio illuminato da blusa plissée in seta bianca: ok, ce la posso fare, sono perfetta!
Il training autogeno va inesorabilmente impietosamente scemando via via che passiamo per saloni, gallerie (oddio,non guardare le pareti, quella rondine in campo blu, quelle figure color oro nude sulla spiaggia, non può essere…), precipita alle piscine, (ma quante c..sono?!?!). Una biondona vestita, si fa per dire!, di macula galoppa un delfino vero…vorrà dire “qualcosa”....???
Incrociamo eterei Efebi da far morire a Venezia Dirk Bogarde e Thomas Mann, ma anche Giorgio Armani suvvia!, splendide vestali e sacerdotesse tornate viventi dalla più pura classicità ellenistica e infine, finalmente, giungiamo alla Stanza Reale.
Pigramente disteso su un trono/altare che il Buddha di Smeraldo di Bangkok manco su sogna, giace Il mio Trimalchione, avvolto solo di un impalpabile caftano azzurro. Sotto il vestito, niente. Giuro che evito disperatamente di notare le “pubenda” svelate da ogni sua movenza.
“Francis Forte, Conrad Hilton, ma chi sono stì pezzenti?, tuona. Ho sposato Paris (Hilton, N.d.R.) solo per il piacere di divorziare e chiedere una fortuna al di lei taccagnissimo padre, oltre ad una manciata dei suoi albergucoli-postriboli”.
Queste sono le soddisfazioni della vita..!
La leggenda narra che principiò la sua fortuna scavando la sua prima tonnellata d’oro nel Klondike, Zio Paperone che imbroglione!, o che addirittura avesse fatto alcuni cocaflights per Pablo (Escobar, N. d. R.)
El Magnifico –così nomato anche per la quantità di ”frutti” di quell’albero che raccolse, fu parecchio flesciato durante i suoi nombrosi pubblici amplessi; sopra tutti, L’indimenticabile: con tanto di frusta e mutina in pelle nera, in ginocchio dietro ad una Luisa Veronica Ciccone (nessuna nota stavota, lo san tutti, N.d.R.) in posizione ovicaprina, nientepòpòdimeno che nel letto de le Roi Solei, a Versailles.
Sessualmente molto democratico, immensamente colto –conosce tutti gli stati possibili della…m….”acqua”! solido - liquido – gassoso (gassoso, nooo!, N. d. R. disperata!), non disdegna né segna alcuna differenza o razzismo, basta che preferibilmente di “Lato B” si tratti…….
Baccanali, fistini, orge, qualunquemente, dunque
Da “femmina” devo ammettere che, pur non collimando esattamente con i miei gusti (mi considero un po’ più intellectual chic) non è proprio da buttare: il guizzo a volte ironico negli occhi –molto stile Sean Connery- il naso pronunciato e volitivo –un po’ alla Christian Bale dell’ultimo Batman –oh mio eroe!!!- per intenderci, quello stirare all’inverosimile le labbra, molto Johnny Depp/Jack Sparrow.
Ciò che più mi colpì, in verità, fu il ciondolo che portava appeso al collo, un granchio d’oro.
Il bellissimo oggetto brillava ad ogni sua mossa, quasi enfasi delle parole, sulla parte della porzione del collo e del petto, che univa.
Che fungesse da trasmettitore dal mondo delle idee, la mente, e quello delle emozioni, il cuore?
Il dubbio mi rimase. Solo, mi disse trattarsi di un gioiello portafortuna, privilegio dei sovrani inca.
Ettepareva!
Nel concedermi tale illuminazione, mi accarezza, mon privilège!, la coscia
“Che morbidezza..-fa-…da asiatica..” E si lecca le labbra
Usaccio,pensai, già mu dissero …scurdatillo!!! Resta…gassoso!!!
Nel congedarmi, indietreggiando china fino a terra e senza mai volgere le spalle,non si sa mai!!!, soppeso le due opzioni:
a)utilizzare la pelle per la pubblicità di Vernel, o altro ammorbidente miglior euro-offerente;
b)tornare diritta diritta a casa e sorseggiare una chimay mentre mailo il pezzo all’ Editor.
Scelgo la seconda
Oscuria
P.S. Spero che questo Vi sia molto piaciuto
