domenica 27 maggio 2012

Palermo, dove per mangiare si paga poco (9)


9- Osteria Lo Bianco, via E. Amari 104

Da piazza Politeama, scendete verso il mare lungo la via Emerico Amari. Superata via Roma, sulla destra al numero 104, trovate il locale con la tipica insegna gialla demodè.

Nel 1931, quando fu fondata dalla famiglia Ferro, era una..... taverna dove si servivano soltanto vino e uova dure. Poco alla volta, il menù si arricchisce: spuntano i fasola cu' l'accia (fagioli e sedano). Così nasce l'osteria. Ai Ferro succedono i fratelli Lo Bianco, fino all'attuale gestione di Giulio Messina e Michele Biondo, che l'hanno rilevata nel 2011 e che sono coadiuvati da uno staff che si distingue per gioventù, gentilezza e simpatia.

L'osteria è stata recentemente rinnovata, ma sono ancora visibili elementi storici caratteristici ( dietro la parete in legno si nascondono le antiche mattonelle azzurre o uno scorcio del muro della stalla)
Vincenzo, che la sa lunga, conosce la storia più antica del locale. Nell' 800 questa era, appunto, una stalla in cui veniva posteggiata la carrozza di una ricca baronessa, che scendeva attraverso delle scale segrete per preservare la propria privacy. Il povero cocchiere alloggiava nella stanza che oggi funge da spogliatoio del personale.

Due ampie sale all'ingresso ed una più piccola all'interno accolgono una ventina di tavoli da quattro o da sei (per un totale di circa 80 posti) in pieno stile osteria: tovaglie a quadretti bianchi e rossi, sedie di legno originali ( e restaurate), arredamento rustico, atmosfera familiare che coinvolge clienti e personale, sempre disponibile a scambiare qualche battuta in sincera allegria. Forse però sui muri c'è troppa roba etnica e la sera il locale si riempe di turisti. Buon per loro! Ma ora si mangia.

Tra gli antipasti : melanzane grigliate, panelle e cazzilli, frittatine varie, parmigiana di melanzane, funghi grigliati, caponata di melanzane.
Tra i primi: pasta alla carrettiera, con piselli, alla glass , anciova, mondello (spada, melanzane e pomodoro), alla norma, alla bolognese, alle sarde o al nero di seppia.
Tra i secondi di carne: salsiccia al sugo, arrosto panato, tris di carne, bollito, spezzatino, bistecca di vitello o di maiale.
Tra i secondi di pesce: involtini di pesce spada, calamari fritti o arrostiti, pesce spada impanato alla griglia, sarde panate o grigliate, maccarronelli, gamberi arrosto.

Specialità della casa: bollito con fagioli o con verdure
Per finire potrete gustare una classica e tradizionale cassata al forno. C'è anche la frutta, se volete.
Da bere: vino sfuso bianco o rosso della Cantina Ericina, qualche etichetta siciliana, cocacola ed altri soft drinks.
Tra i personaggi famosi (di recente notorietà) che hanno bazzicato da queste parti ci ricordano Alba Parietti, Tony Sperandeo, Pif, Massimo Ciavarro e Claudio Gioè ( che è sempre piedi piedi)

L'osteria è aperta tutti i giorni a pranzo dalle 12,30 alle 15,30 e a cena dalle 17,30 alle 22,30. Chiusa la domenica.

Per un pasto completo spenderete tra i 12 e i 22 euro. Non molto "elegante" il menù senza prezzi. Ed un pranzo a base di "pesce" costa un po' troppo per i nostri standard.
Si accettano anche le carte. Mica come negli anni 60, quando i conti qui li facevano sulla carta del pane!

tel 091 2514906

Pippo Vinci, Laura Picone, Pierluigi Monforte, Alberto Pioppo, Dario Spilotros, Desirè Musumeci, Benni Li Volsi



martedì 22 maggio 2012

Linosa , l'isola primigenia


Come........ un palloncino arancione che contiene i sogni dell'infanzia fatti solo d'aria....


Linosa

10 agosto 2009 Secondo giorno. I Faraglioni.
Qui il mare entra prepotente nella terra, forza le rocce vulcaniche, ricava passaggi sotterranei e infine affiora in piccole piscine naturali, popolate da strani pesci, paguri, molluschi e conchiglie.
Capita, a volte, che vi si immergano degli umani felici



12 agosto Quarto giorno. I Fili
Barcaiolo con canna non da pesca ci porta ai Fili, minima baia, per porte due scogli enormi lisci neri. Il nome, dalle rocce tagliate a filo di piombo, scure, il vento ha disegnato visi, di umani e mostri, eroi di una battaglia combattuta ere fa.
Il drago, precipitato in mare, lasciando soli emersi i denti aguzzi ormai inerte dorme sul fondo del mare, memoria e monito di pace.



13 agosto Quinto giorno
A Ponente la scogliera e precipita e scende morbida al mare, su di lei bocche spalancate in espressioni di dolore, o piacere, tessuta di righe marchio di ricordi sensazioni emozioni di un vissuto a me imperscrutabile così come mi è ignoto l'amore che spinge il mare ad andare verso la terra e poi ritrarsi e ancora e ancora.....
L'idea è ......che prenda qualcosa da lei, la faccia sua, trasformandola e portandola con sé nell'abisso per ......mai più restituirla



14 agosto Sesto giorno
L'energia dello spirito di quest'isola penetra dentro -impetuosa e prepotente- attraverso i cinque sensi, e altri ancora. Nessuna parte di me viene risparmiata, o rimane inesplorata.



14 agosto Sesto giorno. La Piscina
Perché qualcosa trovi spazio occorre che qualcos'altro vada perduto.
E così capita che la Piscina divenga sarcofago-custode, per sempre, della mia cavigliera. Simulacro di ciò che era e non è più, legata al mio corpo da tredici mesi, lucente testimone di tagli cicatrici lividi di una ...ricerca.
Del sé.
La parte per l'intero, la separazione che sottende all'unione
Scivola via e, per quanto la cerchiamo, la catenina rimane invisibile nel fondo. A me persa, io persa da me.
Sceglie, con profetica saggezza, di venire smarrita in uno splendido mausoleo.
Guardo il fondo per l'ultima volta. Poi mi allontano, un sorriso triste sulle labbra, nuova luce nei miei occhi
L'isola prende, l'isola dà

15 agosto Settimo giorno. La Baia del Conte
Sette esoterico, potente cifra cara alle streghe, segno-regno del Controllo
Domino il mare, oggi cupo e agitato acciaio, il cielo greve di nubi e lacrime, pensieri e paure. Sintonia. Mi rifletto
Conchiglie enormi di rocce precipitate, vuoti gusci a cui è stato tolto il prezioso interno.
Pietre somiglianti a carcasse di delfini riposano l'ultimo sonno sulla costa di scogli
Tutti i mari hanno attraversato, i delfini, riempiendo le profondità con i loro suoni giocosi, dicendosi parole ed emozioni anche da distanze remote
La leggenda dell'oceano narra che i delfini vivono in due, per sempre, e se uno muore l'altro si toglie la vita arenandosi in attesa dell'ultimo respiro
Non male di vivere, ma gioia e dedizione del desiderio
E' l'unico modo di amare che conoscono.



16 agosto Ottavo giorno
Quella notte una matita di Luna, galassie e costellazioni le uniche luci.
Oltre il falò
Intorno siedono i Rom, occhi visionari pelli scurite abiti lacerati dal lungo vagare sulla terra di uomini senza terra passato o credo
La zingara balla, una danza lenta e fluida, il suo corpo obbedisce all'imperio dei sensuali tamburi
Oltre sé, al di là di sé
E' la Donna e l'Amante, la Madre e la Figlia, la Sorella e l'Amica
La Fine e l' Inizio
E la terra accoglie i suoi piedi-radici, la carezza del cielo gli occhi delle stelle su di lei, l'abbraccio del vento dà i brividi, il mare entra in lei e la culla nel sonno
"Io sono parte della Natura, la Natura è parte di me"
Un altro spazio .....un altro tempo
Lascia che sia.......
.....la libertà del sogno



17 Agosto Nono giorno. La Baia del Conte
Le rocce segnate da faglie, colorate di stigma arrugginite, rese imperfette da piccole grotte e asperità, natura viva e cuore dei viventi, marcata -per sempre- da sentimenti emozioni dolori gioie speranze sconfitte a tutti visibili
Il Vento ne ha impedito il pudore
Due i venti, caldo scirocco che alimenta il sogno e illude i desideri, più fresco ponente augurio di ragione e pacatezza, istinto di sopravvivenza e ricerca di una splendida "normalità"
Infine
Gli occhi aperti al sole, la pelle vibra di brezza di mare, la musica del corpo e l'anima torna a danzare
Com'era l'albero così sarà il frutto....dolce pensiero di vivere tutto
Che, dopo la lunga notte, sia giorno. E ancora giorno
Infine un sentiero illuminato ai miei piedi. Lo percorreranno....
So soltanto, con certezza, che .....qualcosa è cambiato



18 agosto Decimo giorno. I Faraglioni
Falangi di dita rese ossute scarnificate dal lungo penoso scavare nel sommerso per -alla fine- venir fuori. Creature sottomarine siamo, buie, incapaci di testimoniare se stesse, perduto il coraggio di raccontare sì le speranze, ma non i fallimenti, sì le gioie ma non le fobie, sì il dolore, ma non il piacere
Un chiodo si tende, inaspettato, verso il sole, quasi a lasciarsi baciare di più. Il mare lo afferra, ma non lo trattiene
Faraglioni faraoni, potenti della terra, inermi incapaci di assicurarsi, e mantenere a sé, ogni forma di pace armonia felicità.
L'illuminazione delle luce dura un attimo, poi svanisce, per lasciare tutti, e ogni cosa, al buio



19 agosto Undicesimo giorno. Ultimo
Faraglioni Faraoni
Mortali che raccolsero la sfida e vinsero l'Immortalità, grandi gesta donate alla Storia, e ai venturi
Disarmati falliti nella meta più grande, ancorché la più piccola: la ricerca della pace, la conquista della felicità
Violato il riposo, profanati affetti e passioni e ideali, nessuna pietà per le anime e i corpi messi a nudo, tutto di loro venne svelato.
Più degno sarebbe stato: "Null'altro è dato di sapere".
Inviolata rimanga ora l' anima, al sicuro buio tornino i desideri, trovi riparo il cuore....altrove, lontano da....
Nessuna voce o canto o poesia
Solo, sacro e improfanabile, regni il Silenzio, pietà dei vinti, onori alla resa
E poi torni la quiete
"Null'altro è dato di sapere"
Amen
"Sentire tutto in tutte le maniere,
vivere tutto da tutte le parti,
essere la stessa cosa in tutti i modi possibili allo stesso tempo..."
Hernan de Pessoa
"Noi parliamo di ciò che vediamo, leggiamo, di ciò che è reale..... non di ciò che proviamo. Le parole i fatti sono reali e si possono dire. Emozioni sensazioni, no, quelli non sono reali......"
“Trilogia della città di K”. Agotha Kristoff
Un giorno e un'ora




mercoledì 16 maggio 2012

Un week end di impegno e musica da paura a Palermo


eccoci qua.
a sinistra, la locandina che ha compilato ieri mia moglie, Elisa, bibliotecaria alla "Danilo Dolci" presso la media Virgilio (via Valdemone a Palermo), per la presentazione (in biblioteca, naturalmente) del libro di Luisa Anchisi, "Forza di gravità - storie di normale disabilità", edito da Erickson Live: venerdì 25 alle ore 17.
Nella locandina c'è anche una minima recensione fatta da me...
Il secondo appuntamento è per l'indomani, sabato 26 maggio alle ore 20.45, nei locali del circolo Arci "Tavola Tonda", in via Tavola Tonda (dietro alla Camera del Lavoro e al ristorante Tina Pica - a loro volta, dietro San Domenico di via Roma).
Tarantino deve ancora fare la locandina ma soltanto perché non ha ancora il materiale. Appena sarà pronta, la pubblicheremo.
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Orbene, per il 26 a Tavola Tonda: La presentazione del libro di questa allegra giovanotta piemontese disabile, che a sua volta lavora da istitutrice per disabili, sarà contornata da uno spettacolo di musiche e reading. Il gruppo suonante si chiama "Scuzz Scazz Ammazza Jazz", il reading si farà con <<I Testi di jazz>> di Pippo Montedoro (che è convinto di essere post dadaista) letti anche da Rita Foti e Margherita Gioia; tutti insieme, quindi, presenteranno malamente, al cospetto dell'autrice, il libro di Luisa.
Musiche, soltanto di autori morti da un casino di tempo così non ci paghiamo i diritti.
Ingresso, euro 4
sipuòfare
(pippo montedoro)

sabato 12 maggio 2012

Palermo, dove per mangiare si paga poco (8)

8- Trattoria Da Pino (Piscia e trema), via Spezio 6 al Borgo Vecchio.


Siete a piazza Sturzo e prima di inoltrarvi verso il Borgo Vecchio sulla vostra destra, dietro il gazebo dell'Amat, trovate la trattoria.


L'insegna riporta il nome "Da Pino", ma tutti conoscono il locale come Piscia e Trema, dal soprannome che fu appioppato al primo proprietario Pino Pipitone (foto a sinistra) , per via di una.... disavventura in bagno a seguito di una allegra bevuta con gli amici.

La trattoria nasce nel 1961 come punto di ritrovo privato di Pino e dei suoi vecchi compagni del dopolavoro, che trascorrevano il tempo libero tra partite a carte, uova sode e bicchieri di buon vino. Oggi è una trattoria frequentata da tutti i palermitani.


Appena entrati, si è pervasi da un'atmosfera accogliente e familiare.L'ambiente è infatti allegro e genuino ca veni u' prìu.


Tre sale con 10 tavoli (da sei posti) in perfetto stile osteria, con tanto di cerata a quadretti bianchi e rossi per un totale di 60 posti. Giovanni Pipitone (figlio di Pino e attuale proprietario) vi accoglie calorosamente e vi fa accomodare dove capita, anche (meglio) se con altri avventori. E, se non fate gli orsi, potrete dar vita ad un inatteso e cordiale simposio. Con Giovanni (cassiere e uomo sala) lavorano i due fratelli, Rosario (cuoco) e Salvatore (addetto alle bevande). Mentre Giuseppe, Giuseppe e Vittorio raccoglieranno in futuro l'eredità di nonno Pino; ma ora qui ci lavorano sodo!


Tra gli arredi spicca la bella cassa in
stile Liberty (foto in basso); foto d'epoca ed una parete dedicata alle storiche formazioni del Palermo calcio.



Il menù è stampato sulla tovaglietta di carta sotto il coperto, ma Giovanni (o il nipote Giuseppe) vi aggiungono sempre quelli che sono i piatti del giorno, secondo la disponibiltà degli ingredienti.



Tra gli antipasti: caponata di melanzane, frittella (fave, carciofi, piselli), antipasto rustico all'italiana, insalata di bollito.



Tra i primi piatti: spaghetti alla bolognese (bianca o rossa), alla glassa, al pomodoro, con piselli, alla carrettiera, con sarde e finocchietti, alla Don Giovanni, alla amatriciana, con anciova

Tra i secondi : bollito, spezzatino con patate, braciola di maiale ai ferri, salsiccia, bistecca di vitello ai ferri, spiedini alla siciliana, trippa alla levitana, bollito con fagioli, arista al forno, agnello al forno, spezzatino alla genovese, pizzaiola con patate. E infine il pesce di giornata ( merluzzo bollito, polpi murati, pesce spada alla griglia , calamari fritti o arrostiti).




Per finire c'è addirittura una buona scelta di dolci (cassata al forno, profitteroles, delizie al limone), frutta fresca e gelati industriali.

Da bere vino sfuso, birra, cocacola, sprite, fanta, spuma (passito), puri o mescolati fra di loro. Da provare vino bianco (o birra) con gassosa!


Il simpatico Rosario, copia precisa di nonno Pino, che ci dà prova di insospettabili abilità letterarie, ci sciorina un elenco interminabile di personaggi famosi che hanno frequentato il locale: Francesco Benigno, Stefano Bolle, Aldo Cacioppo, i fratelli Tedesco, Totò Schillaci, i politici Miccichè, Costa e Ferrandelli, il pianista Stefano Bollani, Roland Petit e Mantovani che ha anche regalato loro la maglia autografata esposta alla parete. Anche la bella attrice Maria Grazia Cucinotta è stata qui, ma è dovuta fuggire prima di accomodarsi perché troppo ammirata dagli...... avventori.






Per un pasto completo potrete spendere dai 10 ai 15 euro, in contanti.

Il locale è aperto tutti i giorni a pranzo dalle 12 alle 15,30. La cena è servita solo di venerdì e di sabato dalle 20 alle 23. Chiuso la domenica.
Impossibile telefonare... non c'è telefono.





Pippo Vinci, Laura Picone
12 maggio 2012




giovedì 10 maggio 2012

2002, la prima volta a Cuba (6)

Sabato 5 gennaio 2002 – sesto giorno

Pappo

Dopo avere fatto colazione da Mercedes prendiamo la macchina che la stessa matrona ci ha affittato. Mercedes è una signorona gioviale, bassotta, colta (fa il medico), ma tirchia…..da morire.

Somiglia molto alla sua macchina. E’ una TICO piccola piccola. Come una mini “mini minor” Inoltre ha i seguenti difettucci:

a) il vetro anteriore, lato guidatore, non si alza né si abbassa. E’ li fermo a metà.. speriamo che non piova

b) la batteria c’è, ma è scarica ed il motore si accende solo a spinta

c) le portiere ne’ si aprono né si chiudono. Insomma sono completamente sfasciate

d) le ruote ci sono tutte, ma completamente lisce

e) i freni non esistono

Capiamo subito che siamo pazzi. Dobbiamo percorrere più di 1000 chilometri con questo coso. L’unico pregio è il canone di affitto . Solo 35 dollari al giorno.Prima di lasciare la casa di Mercedes salutiamo Giuseppe e Vittoria che ci appare affranta e affaticata certamente per colpa di Giuseppe che la stressa

ALLE 12.30 Imbocchiamo la autopista per Camaguey non prima di avere ritirato un po’ di dollari all’Hotel Nacional.La nostra meta è Florida una cittadina al centro dell’isola dove abitano i familiari di Jolaise. Pranziamo in un autogrill molto dignitoso: pizza al formaggio.

La autopista è grande ma ricca di buche. Il regime non ha tempo di occuparsi di queste minchiate. Alle 3 raggiungiamo Santa Clara . la città storica della rivoluzione. Qui il Che ottenne la vittoria decisiva contro l’esercito di Batista, Ed infatti c’è un intero museo dedicato all’eroe argentino oltre che un mausoleo.

Facciamo un po’ di acquisti al centro commerciale, poi delle foto davanti al monumento dello stivale bucato, poi un’altra con lo sfondo della bandiera cubana.

Dopo tante foto ripartiamo orgogliosi, ma sbagliamo strada . Pino, che conduce il catorcio, è messo a dura prova. C’è freddo , e il finestrino non si può chiudere. Poi si chiude. E ci godiamo la campagna, affascinante, e il tramonto, poetico. Ma dopo il tramonto c’è il buio pesto e la strada si vede a malapena.I fari della Tico sono dei lumini da cimitero!

Attraversiamo Ciego de Avila dove prendiamo in piena velocità una grossa buca. Temiamo il peggio. Riteniamo, infatti che il catorcio non possa reggere allo stress. Comunque sia alle 9 circa siamo a Florida

Case povere e basse. Strade dritte tipo far west. Comincia il giro dei parenti di Jolaise. Prima dalla zia dove troviamo, tra gli altri una bella cugina che parla italiano E’ stata sposata con uno di Bergamo e poi è scappata.

Quindi a casa sua : SHOCK! È alla periferia di Florida. In mezzo alla campagna. Un agglomerato di capannoni con muri in pietra e copertura in legno che non tocca i muri.Cioè tra il tetto e i muri c’è uno spazio enorme da cui entra di tutto dal caldo al freddo, dalla pioggia al vento……alle belve..

Attorno alla casa un cortile con galline, maiali e cavalli. Le stanze sono grandi e “arredate “ con mobili poveri stile anni 50.Arriva il papà di Jolaise che ride. Ride sempre. Ride troppo. Sul momento non capisce chi sia il fidanzato di sua figlia , Poi capisce che il genero è Pino. La madre invece è una bambolina paffutona che ride pure. Un po’ meno del marito. Forse perché ha la responsabilità della casa.

Qui ridono tutti, sempre. Poi conosciamo il figlio di Jolaise. Un bimbo piccolo piccolo che però dorme. E per questo non ride. Ma riderà domani al suo risveglio.Notiamo che i genitori di Jolaise sono bianchi e Jolaise è nera. Ma che cazzo ha scoperto Mendel?

Ad un certo punto spunta uno che si chiama Pappo. Anche lui è di colore nero pallido. E anche lui ride sempre. Il padre di Jolaise dice che quello ride perché è scemo! Infatti Pappo ci chiede se in Italia ci sono molti neri. Nadia lo corregge e gli dice che i neri da noi si chiamano “di colore” sennò si offendono. Pino non vuole illudere Pappo e gli dice che no, lui non è di colore è proprio nero.

Si comincia a cenare .Un pranzo eccezionale a base di porco, riso, insalata e un specie di patata che si chiama jucca. Per bere , acqua di cannolo. Per precauzione se la beve solo Pippo.Ora si deve dormire, ma non lì. Ci hanno prenotato una casa particular in un altro punto del villaggio.

SHOCK!! È una casa poverissima.Noi lo definiremmo un tugurio da rom. Ci comunicano pure che abbiamo lo status di clandestini. La signora dice che non è in regola con la legge degli affitti e che quindi non ci dobbiamo fare notare sennò la polizia le fa un culo così. Accanto dormono degli americani.

Nadia, per lo schifo, dorme completamente vestita. Pippo se ne fotte e si spoglia come se fosse all’Hilton. I cuscini sono neri di sporcizia. E qui neanche Pippo se la sente di rischiare la scabbia caraibica. La camera è piccola e asfissiante. In pratica è una cella di isolamento. C’è pure un bidet!! Per evitare spiacevoli e imbarazzanti comportamenti azioni Pappo ci dice che lì non possiamo fare la cacca!Noi cerchiamo di fargli capire che non ne avevamo l’intenzione. Poi ci ricordiamo che il padre di Jolaise ci ha detto che Pappo è scemo e non lo picchiamo.

Al mattino, prestissimo, Pippo si alza e vorrebbe fare la pipì, ma presto si accorge che non c’è il bagno e allora tenta di andare a fare il bisogno fuori. Ma, sorpresa, Il cancello è chiuso e non si può uscire. …….


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domenica 6 maggio 2012

Palermo, dove per mangiare si paga poco (7)

7. Trattoria Il Bersagliere - via S. Nicolò all'Albergheria (Ballarò)

Per prima cosa, andate alla piazza di Ballarò. Imboccate via Porta di Castro e svoltate alla prima traversa sulla sinistra, meglio andare a piedi. La trattoria Il Bersagliere la trovate proprio lì all'angolo, da 108 anni, a pochi passi dal rudere della presunta casa del Conte di Cagliostro. Come potete leggere sull'insegna, la taverna è stata fondata nel 1904 e da allora è rimasta pressocchè identica. Come la adiacente edicola votiva. Sull'insegna, sopra l'ingresso, l'effigie di un sosia di Totò in versione bersagliere.

All'ingresso la prima saletta con due tavoli, a sinistra il bancone del bar e la teca dell'antipasto a buffet. Più avanti una seconda saletta con altri 3 tavoli. Facendo i conti, solo 20 posti in un ambiente che ti riporta alla prima metà del secolo scorso. Predomina il marmo e alle pareti sparute suppellettili che contribuiscono a creare un'atmosfera serena e casereccia. Ci piacciono in particolare i tavoli rigorosamente quadrati con tovaglia in carta e soprattutto le tipiche sedie in stile Thonet con finocchino (in plastica).

Francesco Battaglia, il giovane proprietario che ha preso in gestione il locale da 8 anni ci porta il menù:

Un'ampia scelta di antipasti a buffet: olive,acciughe, pomodori ad insalata, uova, caponata, verdure grigliate, bollito ad insalata, peperonata, frittatine, melanzane alla parmigiana.
Come primi piatti pasta al ragù rosso o bianco, con aglio olio e peperoncino, allo scoglio e alla marinara, con sugo e cotenne, zuppa di picara.
Come secondi di carne, arrosto di vitello, di maiale, bollito, salsiccia e spiedini alla palermitana.

Come secondi di pesce, calamaro arrostito e fritto misto.

Specialità della casa la Pasta con le sarde e parmigiana di melanzane.

Da bere vino rosso, bianco, spuma, coca cola, aranciata e...... whisky.
Al momento del dolce, vi indirizzeranno direttamente a soddisfare i vostri sfizi nella storica fabbrica di cannoli siciliani e frutta di martorana che sta in zona.

La conduzione è familiare, oltre ad un cuoco, in cucina Francesco si avvale dall'aiuto di due suoi cugini.

Il locale è frequentato da una clientela variegata, da avvocati e professori a muratori e putiari. Tra i personaggi famosi che recentemente hanno frequentato il locale, Francesco ricorda i comici Ficarra e Picone e l'attore Claudio Gioè.

La trattoria è aperta solo a pranzo dal lunedì al sabato, dalle 12 alle 15. Giorno di chiusura, ovviamente, domenica.
Per un pasto completo non spenderete più di 15 euro a persona... in contanti.

L'unico modo per contattare telefonicamente l'osteria è quello di chiamare il negozio di bombole del padre di Francesco, al seguente numero: 091\6512978.

Pippo Vinci, Laura Picone, Dario Spilotros, Pierluigi Monforte



domenica 22 aprile 2012

Palermo, dove per mangiare si paga poco (6)


6. Osteria Trimulina - via Trappetaro 4 (al Capo)

Imboccate la via Papireto andando verso il Tribunale, passate davanti l'Accademia Belle arti (alla vs sinistra). Dopo circa 100 metrii, sulla destra, si accede alla "via della Speranza" , dove si trova il cartello giallo con l'indicazione della Osteria ; seguite l'indicazione e vi troverete al n 4 della via Trappetaro, poco prima della chiesa di S Rosalia al Capo e vicino alle Quattro Incoronate.

Ora siete davanti ad un ingresso poco invitante, ma oltrepassate con fiducia la soglia et voilà l'ampio, mulitcolorato e multifunzionale salone della Osteria Trimulina.Tavoli di legno con classica cerata a quadri gialli e verdi, tavolo da biliardo, bancone da bar, e sulle pareti e sul tetto decine di oggetti vecchi e nuovi . In tutto 6 tavoli ben distanziati per accogliere, più o meno, 40 clienti.

Anche gli avventori sono multiformi e colorati ed intenti ad attività di ogni tipo: qualcuno gioca a carte,altri a biliardo, altri ancora guardano la tv. Tutti con qualcosa da bere in mano,solitamente l'immancabile e tradizionale "gassosa". Totuccio e la moglie gestiscono il locale con il figlio Francesco dal 1998, anzi l'hanno proprio costruito dal nulla sulle rovine di un palazzo crollato. Il nome Trimulina (verme utilizzato per la pesca) è anche il soprannome del proprietario che da giovane era il più abile pescatore del quartiere.

Il menù stavolta non è nè plastificato nè al muro, ma vi viene proposto a voce dal gestore:Come antipasto sarete invogliati a provare la specialità della casa : Caldume (quarume) alla livitana (foto in basso a sin). Oppure, per stomaci più delicati, ci sono le classiche pietanze da spizziculiare (frittatine, olive, acciughe, caponata).


Primi piatti: carrettiera, nero della seppia, anciova (con tanto di mollica atturrata), pomodoro e melanzane, frutti di mare, salsiccia e finocchio, piselli e carciofi, risotto alla marinara. Ovviamente, alla grassa. Sempre al dente, cucinata al momento e con abbondante condimento.Secondi piatti di carne: trinca di vitello,trinca di maiale, salsiccia, spiedini, agnello, brociolotti, busecca, carne di cavallo.
Secondi piatti di pesce: triglie, gamberoni, calamari, frittura mista, sarde allinguate o a beccafico, pesce spada e tonno. Tra i contorni non lasciatevi scappare la fritturina di acciughe e peperoni!

E potrebbe esserci molto di più, Totuccio è pronto a soddisfare tutte le vostre richieste, grazie alla vicinanza con il fornitissimo mercato del Capo. "Qual è il problema? A destra c'è il carnezziere e a sinistra il pescivendolo". E lo stesso vale per i dolci: due cannoli o una porzione di cassata siciliana Totuccio te li può andare a prendere al bar lì vicino. Da bere troverete un'ampia scelta: vino della casa (bianco, rosso, rosato, bianco frizzante) e poi birra, coca cola e aranciata, ma anche superalcolici.

Nel locale si organizzano anche banchetti e feste (con tanto di luci e casse da discoteca) e la domenica è dedicata alla partita 'ru Paliammu. L'osteria è aperta tutti i giorni dalle 9 ad oltranza per bere, giocare (o vedere giocare) a carte o al bigliardo, chiacchierare, vedere la tv , mangiare. Nel caso siate interessati alla cena è consigliabile telefonare in anticipo.

Per un pasto completo (ma veramente completo) potete spendere dai 10 ai 18 euro.
Cell: 388 82 81 688

Pippo Vinci, Laura Picone, Stefano Picone , Ludovico Vassallo
20 aprile 2012

lunedì 16 aprile 2012

Palermo, dove per mangiare si paga poco (5)

5. Trattoria Al Ristoro del Fante (nno Sciupè). Via A. da Lentini n 3

Andate in via Montepellegrino, allo Scaro
(Mercato Ortofrutticolo di Palermo). Di fronte si apre la via Alaimo da Lentini, qualche passo e sulla destra, al numero 3, trovate la trattoria il Ristoro del Fante. In effetti gli avventori più affezionati preferiscono chiamarla Nno Sciupè. Vincenzo Lovalvo era così soprannominato per le sue qualità di Casanova-sciupafemmine.


E questa storia ce la racconta il figlio Tony che con il fratello Luca e la mamma Rosalia (Rosa) Ulizzi (la regina del locale) gestiscono l'attività fondata negli anni '60 dai nonni. Nel 1980 Sciupè, tornato dalla
Germania, la prende in gestione subentrando al padre.

All'interno un unico spazioso ambiente, con le pareti gialle (o verde mela secondo Laura) adornate con temi fiorati e nature morte. 9 tavoli con panche in legno per un totale di 36 posti. Ci colpiscono in particolar modo le tovaglie di cerata infiorata che danno al locale un aspetto allegro e domestico, con gente disposta a chiaccherare. Noi ci sentiamo a casa.

Appena seduti Tony ci indica il muro....cioè il menù: un'enorme gigantografia che elenca i piatti che vengono serviti

Nell'attesa del primo, c'è la possibilità di ammazzare il tempo spizzuliando pomodori secchi, olive, acciughe, insalata di tonno e fagioli o di pomodoro.

Tra i primi, pasta alla bolognese, all'amatriciana,al pomodoro, arrabbiata coi piselli, coi broccoli arriminati e con le sarde. Specialità della casa è la pasta alla grassa, apprezzata a tal punto che si racconta di avventori che la ordinano ben 5 volte a settimana. Porzioni intere o abbondanti mezze porzioni ( a 2 euro e 20 centesimi !).
Come secondi piatti c'è solo l'imbarazzo della scelta: arrosto di vitello, costata di maiale, petto di pollo, carne alla pizzaiola, bollito, spezzatino con patate, polpette al sugo, salsiccia al sugo, calamari fritti (io ho scelto questi ...ottimi)), pesce spada, merluzzo in bianco, e le speciali frittatine di merluzzo. E per gli esterofili c'è anche il gulash.
Da bere vino sfuso, bianco, rosso o mescolato, qualche scelta di vino in bottiglia, birra Forst o Moretti, acqua e soft drink in lattina .
Per frutta fresca un paio di scelte.

Anche qui, come sempre nel nostro giro per trattorie, non abbiamo trovato il dolce. Tony ci confida che non lo chiede mai nessuno, ma qualche volta prova a mettere sul bancone una bella cassata siciliana per attirate quelli che non hanno fretta.

Variegata e vivace la clientela:piloti e hostess dell'Alitalia che alloggiano nel vicino hotel, operai e studenti.

Tra i vip che hanno frequentato il locale Tony ricorda gli attori della serie "Squadra Antimafia"e la Miss Italia Francesca Chillemi.
Noi siamo stati ancora più fortunati, perchè abbiamo incontrato il mitico Gigetto (primo a sinistra nella foto), sedicente attore noto (?) per aver interpretato il lattaio in un film di Lino Ventura.

Per un pranzo completo potete spendere dai 6 ai 12 euro.
La trattoria è aperta tutti i giorni tranne la Domenica. A pranzo dalle 12 alle 15 e a cena dalle 18.30 alle 21.30.(il sabato niente cena)

Il numero di telefono è 091/547871






Pippo Vinci, Laura Picone, Stefano Picone




giovedì 12 aprile 2012

Antologia di Oscuria


la nostra collaboratrice Oscuria ha raccolto molti consensi per i suoi brani pubblicati in questo blog. Per agevolare i suoi numerosi followers la redazione de La Trazzera ha deciso di dedicarle un link- index da cui è facile raggiungere e leggere (o rileggere) i suoi post più cliccati. Buona lettura



1. Linosa , l'isola primigenia (22.05 12) 

2. I compromessi ossimori (19.06.12) 

3. C'era una volta..tutto! (11.07.12) 

4. Who is Who? L’intervista.Quella.Sono in Prima Pagina (13.07.12 ) 

5. Il Festino (20.07.12) 

6. Ogni uomo ha in se la sua profezia (1.08.12) 

7. L'opera al nero   (30/08/12)

8. Fiabe per adulti. Les trois mousquetaires (10/04/13)

9. E' tutto dentro di me  (22/05/13)

10. Un'insolita montagna molto alta  (12/07/13)

11. I film di Oscuria

12 fratelli, sorelle (4.11.13)

13 la violenza del papero muto . 1^ parte (21/11/13)

14 la violenza del papero muto 2^ parte (4.12.13)

15 Parodos (17/01/14)

16 la più bella dl reame (17/02/14)  

17 Mon Anoor (18/03/14) 

18 Intervista con il Mito Ettore, di Troia (6/10/2014)

19 Lucy, la prima donna (23/10/2014) 

20 Franceschino e il lupo (18/06/15)  

21 Lo Ish (24/07/15)


lunedì 9 aprile 2012

Palermo, dove per mangiare si paga poco (4)

4 . Al vero mare (ex da Giusto)– corso Tukory 156


Risalendo corso Tukory dalla Stazione Centrale , oltrepassata la Porta sant'Agata , punto d’ingresso allo storico mercato di Ballarò, sulla sinistra si incontra uno slargo e proprio qui, al numero 156 , si trova la trattoria “Al vero mare” di Salvatore e Maria Drago.


Salvo e Maria hanno rilevato l'esercizio nell’anno 2007 da Giusto Saglimbene che lo aveva fondato negli anni ’40 quando qui semplicemente si beveva e solo di tanto in tanto si servivano fave a coniglio, bollito e pesce palumbo. Il nome era “trattoria da Giusto” ma Salvo si pente di averlo sostituito con l'attuale al vero mare. Dell'antico locale Salvatore ha voluto preservare soltanto una statuetta sacra che troneggia sulla parete della sala principale. La famiglia del proprietario lavora anche nell'ambito dell'antiquariato, l'arredamento e le suppellettili sono testimonianze di questa passione. Salvatore va particolarmente fiero della sua collezione di bottigliette di liquore mignon, esposte in ogni dove.


Appena fuori , all’ingresso del locale tanti cartelli multicolore descrivono menù , specialità e offerte speciali. .. ed un tavolino sul marciapiede dove ci si può accomodare per consumare il pranzo .. in plein air. Dentro , oltrepassato un bancone con condimenti per panini e le immancabili uova sode, si entra in due sale separate da un ampio tronco di arco e con pareti una voltta mezzo parquettate ed ora sostituite da carta da parati. 8 tavoli in tutto per un totale di 45 posti comodi e spaziosi. Sulle tovaglie di telo amaranto un quadrato di carta bianca


La vicinanza del mercato di Ballarò , oramai il più grande e frequentato della città (più del Capo e molto più della Vucciria) , consente a Salvo e Maria di fare comodamente la spesa ogni giorno e quindi di servire pietanze realizzate con prodotti freschissimi. Salvo ci porta il “solito menù plastificato”, dove è possibile leggere di una ampia scelta di pietanze. Gli antipasti tipici sono a buffet: frittatine di ogni tipo, qua si frigge l'impossibile. Poi caponata e canazzo, insalate varie. Ma potete anche ordinare l'antipasto alla carta: insalata di mare, tris affumicato, ostriche, cozze scoppiate, gamberi (cocktail di.., o sgusciati con olive)


Tra i primi pasta aglio e olio, bolognese bianca o rossa, alla grassa, al pesto, con basilico e pomodoro, alla norma, con pomodoro e salsiccia, alla francescana (orgoglio della casa) , con zucchinette e melanzane.
Di secondo buona scelta di carne: pollo alla piastra, costata di vitello, hamburger, involtini di vitello alla palermitana, bollito, trippa, salsiccia e polpette; o ampia scela di pesce: pesce spada arrosto anche panato, gamberi arrostiti, calamari fritti o arrosto, frittura mista Il tutto innaffiato da vino sfuso, bianco o rosso, o imbottiglito proveniente da diverse cantine. O, ancora, birra e classici softdrink (coca , aranciata.....)




Qui (ed è la prima volta in questo giro di trattorie) si può gustare anche un dolce. Di prestigio: parfait di mandorle o tiramisù. Insomma in cucina Salvatore e Maria, che si occupa principalmente degli antipasti, lavorano sodo aiutati dalla cugina (di chi?) .



Tra i vip che hanno mangiato qui Salvatore ricorda il cantante napoletano Nino D’Angelo, l’attore Francesco Benigno e il fondatore della rete Leoluca Orlando. Il prezzo per un pasto completo è molto variabile in funzione della scelta delle pietanze ed oscilla tra i 10 - 12 euro (menù di carne) a 22 (menù di pesce). Beh, in effetti il prezzo è un po’ fuori dai canoni del nostro giro per trattorie, ma lo abbiamo provato e ve ne rendiamo conto ugualmente. Soprattutto per la sua storia e la sua longevità.


Il locale è aperto tutti i gironi tranne la domenica. A pranzo si mangia dalle 12 alle 16 . A cena dalle 19 alle 23.




Cellulare: 3343413022




Pippo Vinci, Laura Picone, Alberto Pioppo. / 4 aprile 2012




martedì 3 aprile 2012

quattro giorni al gelo di Mosca (6 e basta)


il contro reportage di Molcin

Il consiglio più spinoso, lo sapevi dall'inizio, riguarda un capo d'abbigliamento fondamentale: la calzamaglia. Lui ti guarda con commiserazione. Fa tutte le battute cretine del caso. Tua moglie, perfida, ti guarda e gli dice la tragica verità: “Lui la mette sempre”. Allora cerchi di salvare l'onore. Ne prendi una delle tue e gliela offri. Gli fai notare subito che si ferma alle caviglie e che “dunque non è un collant”.




Poi, con complicità tutta maschile, gli mostri la feritoia sul davanti. Non la usi mai perché è una complicazione folle ed è meglio, all'occorrenza, abbassare il tutto come fanno le donne. Ma è una buona rassicurazione agli occhi del mondo. Fai la voce più maschia che puoi e gli dici cameratescamente: “E' proprio studiata per gli uomini, qui la mettono tutti”. Non è vero, questi maledetti russi vanno in giro a “meno 30” anche con i blue jeans, ma è meglio non dirglielo se vuoi ancora sperare di salvarlo. La virilità non viene messa in discussione e lui si convince.


Il problema della calzamaglia però è un altro. Qui ci sono le case più riscaldate del mondo, si arriva anche a 30 gradi sopra zero. Uno sbalzo termico di 60 gradi! Bisogna essere bravissimi a togliere e mettere il supermutandone in qualsiasi occasione (meglio se alla toilette, ovviamente). Perfino al ristorante se hai deciso di starci a lungo. Ma è troppo per uno di “quelli che abbiamo viaggiato”. Eviti di dare ulteriori istruzioni. E l'effetto è devastante. Un eccesso di calzamaglia provoca: riscaldamento eccessivo delle parti basse, impotenza garantita per almeno quindici giorni, e sudorazione fluviale con conseguente cattivo odore generalizzato. Poi dice che un ospite dopo tre giorni puzza, lui ci mette tre ore.


Ma almeno sopravvive. Va in giro per Mosca e vede tutto quello che ha raccontato su La Trazzera. Rompe il divano, cammina molto, mangia tanto e di tutto, giapponese, russo, georgiano. Ma come tutti i turisti italiani ha il suo chiodo fisso: cercare l'Unione Sovietica. La vede ovunque. E dove non la vede, si lamenta che non ci sia. Ti ricorda tuo Zio Michele, che mancava da Palermo da quarant'anni e voleva andare a prendere un gelato al castello Utveggio. “Zio, ma che dici? E' chiuso da sempre”. E lui raccontava che c'era un night e che ci si andava in carrozza e tutte le storie che si leggono sui libri.


L'Unione sovietica non esiste più da vent'anni ma nessuno, all'estero si vuole arrendere alla cosa. Né i nostalgici, né i nemici giurati. E tu che vivi in uno stato parafascista devi pure sentirti di dire che “d'altra parte, qui sono tutti comunisti”.

Ma insomma pensate un attimo a Palermo degli anni Sessanta! Un turista come i nostri di oggi, va in via Roma, si ferma davanti al Palazzo delle Poste e dice: “Ecco come sopravvive l'Italia fascista”. Roba da fisca e pirita. Per fortuna qui sono più tolleranti e ci marciano pure, con finti cimeli sovietici sulle bancarelle a tinchité.


Il nostro amico è più smaliziato. Ammette che le cose sono cambiate. Ascolta quando gli dici che i ragazzi delle scuole confondono Lenin con Stalin e che in fondo non sanno bene chi siano. Ma è più forte di lui. Fotografa le falci e martello, si indigna quando vede i lucchetti di Moccia che “hanno infestato anche il Paradiso del Popolo”. Si schifa all'idea che che Lada e le Zhigulì siano solo roba da museo o capricci per i nuovi ricchi come la nostra Balilla o la Topolino.


Ma questo è un altro discorso. Ritornerà con il caldo e gli spiegherete meglio le cose. Intanto è vivo e ancora ti domandi come mai. All'aeroporto, senza calzamaglia, sorride anche lui per lo scampato pericolo. E in fondo sei contento di poterlo ancora rivedere. Anche perché non ha ancora risposto alla eterna domanda: “Dove cavolo eri quella mattina del 1974?” - FINE



Molcin