martedì 23 novembre 2010

Minestra di riso con borragine e ricotta


La minestra di riso con borragine e ricotta è un piatto molto gustoso e leggero, ottimo per chi vuole mangiare salutare e con gusto.In casa mia di piatti salutari se ne cucinano pochi, perché i vegliardi non intendono rinunciare al gusto e ai piaceri della tavola, soprattutto mia madre che pretende sempre ingredienti freschissimi e rigorosamente nustrali.Ma la minestra di riso chi vurrani è tutta n’avutra storia.

Sabato scorso, sono stata a comprare un po’ di carne bbona e sincera a Balata di Baida, a che mi trovavo da quelle parti avrei dovuto comprare anche l’ottima ricotta di pecora che di solito troviamo dallo stesso macellaio, ma purtroppo, non avendola prenotata per tempo, non ne aveva.

Tornando a casa mia madre pi risia un chiancìa, la delusione, per lei, era tale ca mi parsi piatusa:– non ti preoccupare mamma, domani vado a comprarla al mercato contadino …

manco il tempo di finire che secca e decisa arrispunnia: – NO!

Un NO che non ammetteva repliche: - e cu avia a parrari chiù? Chi sacciu siddu a ricotta chi vinnunu o mercato contadino è addizionata di uranio impoverito, megghiu un pipitiari chiù!

E comu l’aviamu a fari a minestra se non si trovava la ricotta ddi chidda giusta? Accorata e silenziosa vagavo coi pensieri cercando un lume che ci desse una speranza! Niente, dovevamo rinunciare alla nostra minestra di riso.

Improvvisamente, il lume arrivò attraverso mio padre, chi ci dicìa a me matri che a ricotta di vacca, quannu è “sincera” è puru bona- e un sacciu un sacciu siddu è chiù bbona! Dico io, confortata da tanta saggezza – Bene!domani la vado a prendere a Sagana

E mia madre, per fortuna mia: - veru è! Ddu cristianu cogghi a ricotta a menziornu, dumani vacci! (Per mia madre i cristiani non hanno nome su tutti ddu cristianu si sunnu masculi, dda cristiana si sunnu fimmini).

E così, domenica minni ivu a Sagana sola soletta per andare a comprare la ricotta di mucca, che per me è più buona di quella di pecora perché la trovo meno tanfusa.

Arrivata a Sagana, ni ddu cristianu, c’erano solo mucche e vitellini nati da pochissimi giorni, e nessuna traccia umana, fiduciosa che, comunque, qualcuno sarebbe arrivato mi intrattenevo con i vitellini: chi ssu dduci! Se potessi me ne porterei uno a casa!

Chissà, magari, un giorno lo farò, potrò sempre dire che mi ha seguito: _ “cheffà”lo teniamo? Vorrei vedere la faccia di mia madre…e intanto arrivava il “vaccaro”, probabilmente Rumeno: - Signiuora che cuosa stai ciercando?Io volere ricuotta fresca tu ne avere?

Quando mi relaziono con uno straniero mi viene del tutto naturale parlare la sua stessa lingua…- cierto signiuora ma tu pagare ricuotta a Signiuore di mucca, quella di fruonte è sua casa, tu andare da questa struada poi fai prima truaversa a sinistra e tu arrivata da signiuore di mucca.Ddu cristianu, tempu ca tu cuntu, canciau nnomi ora si chiamava Signiuore di mucca.
Arrivata a casa di Signiuore di mucca, mi cci detti a canusciri, resosi conto di chi fossi cominciò a scodinzolare come un canuzzu, non che io abbia meriti particolari ma il solo fatto di essere la figlia di Pippinu Uddu, cristianu bravu e stimatu, mi da credito, specie negli ambienti contadini monrealesi, mancu si fussi a figghia di Berlusconi!
E così il signiuore di mucca, mi fece accomodare in casa perché doveva a tutti i costi offrirmi na cusuzza duci, ma prima di invitarmi ad entrare mi rassicurava del fatto che in casa c’era sua moglie, la signiuora di mucca, parabola significa tarantola abballarina: la mia onestà di picciuttedda schetta era salva.
Trasennu ‘ncasa, la signiuora di mucca m’afferrò e m’impiccicò na vasata a destra e na vasata a sinistra mi fici assittari propriu in facci a idda, a tipu comu siddu eravamo ‘ncapu un trenu, chi mi tagliava cu l’occhi spatiddati, appena m’assittavu il canuzzo di casa, uno yorkshire troppu sapuritu, mi saltò sulle ginocchia chi vulia fattu u preu e intanto il signiuore di mucca, si prodigava a riempire il tavolo di taralli, tetù, frutti di martorana, cioccolatini: - manciassi signorì!
In considerazione del fatto che sono a dieta, cercavo di individuare qualcosa di poco dannoso e mentre prendevo un biscottino nico nico, la signora mi metteva in mano un cioccolatino, e il cane continuava ad alitarmi nta facci insomma, ero accerchiata senza via di fuga. Mentre addentavo quel dolcetto a detti stretti, lui mi chiedeva, di me patri, me matri, me soru a granni, me soru a menzana, me zia, me ziu, me cucina, a me vicina di casa, quando…la domanda fatidica che capita sempre tra cozzu e cuddaru … - ma siti tri soru schetti?
Alla mia risposta affermativa la signiura di mucca, uscendo dal suo letargo: bbonu signorì accussì avi menu pinseri, ma mi dicissi na cosa, si cci attrova bbona schetta?
Domanda che non m’aspettavo, chi mi fici affucari cu du viscutteddu chi stava lippiannu, a ddu puntu un sapia chiù comu scappari.
Gravunchiu ‘ncapu a vaddera: ma la Signorina è ancora giovane, Signorì mia cugina si è sposata a sessanta anni, dico SESSANTANNI, con un vedovo padre di due figli, ma bravo signorì, bravissimo, la porta sempre a ballari e a manciarisi a pizza ffora….
Mizza!! Questa si che è una bella notizia cosa di fari savuta nall’aria!
A poco a poco acquisivo la consapevolezza che sarebbe stato difficile accomiatarsi, ogni mio tentativo era quasi invano, stavo quasi per dire che dovevo andare che il signiuore mi suggeriva di bere un bicchierino – no grazie sono astemia, mancu u tempu di sciatare che la signiuora incalzava – un whisky signorì? – NO! Sono astemia! Il marito: ma quali vuischie pigghia na cosa dduci, chi sacciu un rosolio, un limoncello na marsala!
Oh matri mia, come dovevo fare capire a questi due che non bevo, e cosa dovevo fare pi scappari a gambe levate. finalmente riuscii a trovare la chiave giusta per andarmene facendo leva sui buoni sentimenti dei due, così apprendendo che i miei genitori erano soli in casa mi dissequestrarono…
Quanto alla ricotta, non se la fecero pagare, anzi me ne regalarono un altro canestro ed io tornai a casa arricchita di due fascedde di ricuotta e consapevole che a “sessantanni” potrei sposare un brav’uomo vedovo che mi porta a ballare e a mangiare la pizza in pizzeria.
La ricetta per 4 persone
300 g di riso
Un bel mazzo di borragine raccolta a pieno campo
300 g circa di ricotta freschissima
Olio q.b.
Sale q.b
Fare bollire l’acqua aggiungere il sale e calare la verdura, appena la verdura scamuscisci n’anticchia calare il riso e portare a cottura. Appena cotto spegnere e aggiungere un po’ di olio, la ricotta e servire in tavola, chi vuole può aggiungere un po’ di parmigiano grattugiato.
Nel mio riso per farlo dietetico ho messo meno ricotta e niente olio, garantisco che è venuto altrettanto buono!

antonella gullo

sabato 20 novembre 2010

Il Marocco in due x due (3° giorno)



domenica 10 agosto 1997 - Fes

Alle 8 arriva la telefonata di papà Vitrano , segue quella di moglie Vitrano. Pippo si sente la concubina dell'uomo di affari in viaggio di piacere .

Alle 10,30 dobbiamo incontrarci con Ahmid. Abbiamo il tempo di fare il bagno in piscina , ma anche qui non ci lasciano tranquilli. Gli inservienti stanno lavando la terrazza che circonda lo specchio d'acqua provocando stagni fangosi che scorrono sotto i piedi dei bagnanti mattutini.

Usciamo dall'albergo ed ha inizio una giornata lunga e faticosa.

(trascorre il giorno)

Sono le 21,15, siamo seduti al "Restaurante des jeunes" nella Fes antica . Abbiamo appena finito di consumare una insalata fresca e piccante allo stesso momento. Elio ne lascia un quarto così - "diminuisco l'inoculo di salmonella" - dice lui - Pippo la mangia tutta , ma lascia nel piatto l'acquetta marrone affermando che su questo habitat si potrebbero fare otto puntate di quark sui microbi.

Oggi è stata una giornata dispendiosa in energie e in denaro. Ahmid davanti, Elio e Pippo dietro , più vari collaboratori sciacalleggianti, hanno percorso a piedi chilometri e chilometri all'interno dei misteriosi , tortuosi e luridi vicoli della città. Abbondavano nell'ordine : bambini, cacche di asino, munnizza e guide alla ricerca di clienti da fottere.

Abbiamo visitato il quartiere ebreo (Mellah), la città vecchia (Medina). Non so dove abbiamo visto la conceria (un inferno caldo e puzzolente), la università coranica (Medersa), la moschea andalusa, il magnifico cortile di una casa privata e infine una antica , ma ancora funzionante, casa diroccata e piena di vani e buconi utilizzata come albergo da viaggiatori morti di fame (fonduk).

Il tutto mentre la nostra guida sfuggiva alla caccia di due poliziotti . Ahmid è ricercato !

Acquisti : piatto di ceramica, tre tappeti, collana in simil ambra e falso argento, abito marocchino, spezie . Ahmid ammette che clienti come noi ne vede uno ogni morte di Imam .

Pippo lo corregge : " non come noi, ma come LUI " - indicando Elio , che a quel punto confessa di non essere un professore , ma un facoltoso hotelier. Ahmid se la ride e ci confida di non aver mai creduto alla storia del professore . " Pippo si che è un professore, non compra nulla ed ha solo la Visa....il pezzente"

Ahmid ed il suo amico sciacallo ci chiedono delle magliette . Gli rispondiamo che sono tutte in albergo e sono in numero appena sufficiente per il nostro viaggio. Non spieghiamo cosa per noi voglia dire numero sufficiente, ma la nostra scusa funziona .

Alle otto passate moriamo di fame ed usciamo a piedi in cerca di cibo.

Di sera tutto appare più sereno.

Ci imbattiamo in due bravi ragazzi , studenti, che ci accompagnano disinteressati al ristorante Nuria. Sono felici di darci una mano Il ristorante è in un affascinante giardino, ma oggi è chiuso al pubblico : c'è un banchetto di matrimonio. Un'altro studente con la faccia buona ci conduce al ristorante Des Juenes . Modesto , ma allegro.

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martedì 9 novembre 2010

Il Marocco in due per due (2° giorno)

sabato 9 agosto 1997 - Casablanca - Fes
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Ore 8,30. Ancora non ci hanno portato la colazione . Alle 8,45 Pippo comincia ad insultare l'AMA (Associazione Mondiale Albergatori) attraverso un suo autorevole rappresentante (Elio) il quale non sente perché dorme con i tappi nelle orecchie.

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Dopo dieci minuti, però, arriva la petite déjeuner ed Elio si scaglia contro il povero Pippo colpevole di non avere avuto fiducia nella categoria che lui rappresenta , ma che non apprezza. Egli apprezza solo se stesso.
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Sono le 15,45 . Siamo sulla strada per Meknes ed abbiamo da poco sostituito la ruota posteriore sinistra bucata ! Il cambio è stato effettuato con sorprendente rapidità in 7-8 minuti. Cose da Ferrari.

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La visita a Rabat è stata breve. Abbiamo visto tutto quello che ci interessava. All'ingresso alla Medina un ragazzo ha deciso che era la nostra guida . Alla fine il suo "magnaccio"pretendeva 120 Dhiram (20.000 lire). Noi decidiamo di farci uno sconto e gliene diamo 20. E scappiamo inseguiti dalle urla del magnaccio.

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Pranziamo con pagnotta e olive, seduti a terra davanti ad uno sputo islamico. Contiamo di rifarci questa sera nella reggia dell'hotel Palais Jamais di Fes.

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Sulla strada per Fes assistiamo allo scoppio di una gomma del mezzo che ci precede. Ci rendiamo conto che bucare in Marocco è una disgrazia che capita spesso. E noi non abbiamo più la ruota di scorta .

Giunti a Khemisset andiamo , quindi, dal gommista. Il copertone è tagliato. Da sostituire . L'intervento è carissimo anche per due nababi come ... Elio . ben 130.000 lire..

Elio, vista la spesa da siostenere, marca il gommista a uomo alla Burnich ed infatti si accorge che il farabutto stava montando un copertone diverso e ne blocca il losco tentativo

Verso le sette di sera arriviamo a Fes e, facendoci guidare dall'istinto, seguiamoil cartello centre ville per giungere al Palais Jamais. Elio respinge il primo attacco di una guida in mobilette gridandogli dal finestrino : -" on a des amies las bas! ". L'espediente funziona e il fesano sparisce.

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Siamo felici. Abbiamo la frase segreta per toglierci dalle palle gli scocciatori . Pippo ripete la frase otto volte per impararla a memoria e metterla in pratica al più presto. L'occasione si presenta subito.

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Il secondo fesano è però più tenace del primo e non si arrende alla frase on a des amies la bas. Elio cambia strategia, usa il metodo meglio dare il portafoglio che il culo e gli offre 10 dhiram per condurci all'hotel e togliersi dalle palle.

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Anzi, per non farci fottere più volte decidiamo di comprare i servigi del ragazzo anch eper il giorno dopo e gli offriamo 30 dhiram e lui - " vuoi comprare un cammello , ma vuoi pagare un asino!"- Questa sagace risposta ci folgora e decidiamo così di arruolarlo all'istante. E meno male ! L'hotel che cercavamo era da tutt'altra parte.

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La guida sagace si chiama Ahmid , ha 20 anni, è orfano di padre, parla italiano, inglese, spagnolo, tedesco e giapponese (dice lui). ma non sa scrivere neanche l'arabo. Abbiamo buttao i soldi?

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L'albergo, descritto come uno dei più belli del Marocco, non delude le attese (anzi gli attesi). Elio gioca la carta amico albergatore e strappa uno sconto consistente. Il posto è bellissimo, camera con cesto di frutta che Pippo provvede a tsvuotare. Terrazzino su piscina con vista sulla vecchia medina. Ambiente perfetto per compagnia romantica, facciamo pensieri erotici , ma la nostra prorompente eterosessualità non ci consente di approfondire questo punto.

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Ahmid ci porta a cena in un posto molto distante. E' un campeggio-villaggio frequentato solo da marocchini e turisti fai da noi. Il gruppo musicale che allieta la serata, dopo interessanti pezzi strumentali di musica locale , passa alla esecuzione di brani cantati . Al coro si aggiunge una giovane cantante che piace molto agli avventori.

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A noi sembra sgummata. In più l'impianto di amplifiazione amplifica troppo . I decibel aumentano dolorosamente. Noi siamo seduti all'aperto a pochi decimetri dalle casse . Al nostro tavolo , oltre ad Ahmid, seggono degli spagnoli brutti . Per fortuna la musica ci impedisce di chiacchierare con loro .

Torniamo in albergo

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Giunti a mezzanotte non andiamo a letto e, seduti al balconcino , approfittando di una temperatura dolcissima, diamo luogo ad una fitta conversazione/dibattito/ talk show su vantaggi, svantaggi e futuro di Internet.

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Elio si schiera a favore della rete Pippo, invece, sostiene con forza quelli a sfavore. E prevede un crollo di internet nel giro di pochi lustri.

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Al momento di andare a letto dalle 250 moschee della santa Fes , si levano altrettante assordanti urla che invocano Allah. Sono le 3,30. Nessuno può più dormire ... e per le 6 del mattino ci aspettiamo una telefonata da parte del Vitrano padre. Nella Milano deserta di mezzo Agosto si sta consumando una tragedia all'hotel Carlysle Brera : l'ascensore non entra nel buco!


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venerdì 29 ottobre 2010

Il Marocco in due per due (1° giorno)

venerdì 8 agosto 1997 - Casablanca

Siamo in albergo (El Kandara) e stiamo pianificando il nostro tour. Sulla carta tutto sembra visitabile in pochi giorni e così si decide di non tralasciare nulla. Visiteremo ogni pozzo, ogni medina ed ogni oasi finora conosciuta in Marocco.


All'aeroporto la AVIS ci ha consegnato una Renault 19 tutta nuova e tutta nera. Ideale per un posto caldo come il Marocco in pieno Agosto nell'anno del Nigno. "Sicuramente non daremo nell'occhio" - Abbiamo pensato -. Ed ecco che , invece , la polizia ci ha subito fermati chiedendoci il pizzo: 10.000 lire.

Ore 19.30 dalla grande Moschea Hassan II urlano ! E' la preghiera della sera.

Alle 20,45. Arrivano i primi colpi al nostro orgoglio di viaggiatori provetti. Il ristorante Nesma , trovato subito come se lo conoscessimo a memoria, si è trasformato in bar e non fa più da mangiare. Pensiamo che troppi lettori della Lonely Planet andavano lì per cenare e loro si sono scassati la minchia di cucinare per tutta questa gente. Abbiamo tentato di trovare il ristorante Las Delicias . Ma al suo posto esiste oggi solo una enorme voragine circondata da un muro. Cominciamo a perdere la fiducia verso la nostra guida e verso chi ce l'ha consigliata (Paola ndr)


Qui nel Marocco del nord gli indigeni non sembrano molto svegli e da pochi fatti già accaduti comprendiamo che ogni impresa , anche la più semplice , come trovare un indirizzo, si trasformerà in avventura: è molto eccitante

All'angolo di rue Ghali Ahmed (per esempio) abbiamo chiesto ad un passante se sapesse indiarci rue Ghali Ahmed appunto; gli interrogati, ridendoci in faccia, sostenevano che tale via non esisteva. Eppure sopra la loro testa c'era chiara la scritta Rue Ghali Ahmed !

E poi, di fronte al ristorante Le Cardinal abbiamo chiesto ad un elegantissimo vigile se sapesse darci qualche informazione per raggiungere il ristorante davanti cui egli faceva servizio da almeno 5 ore. Non ne sapeva niente.


Di fronte al suo sbigottimento lo abbiamo informato che la locanda si trovava proprio nelle vicinanze di Place Nations Unies al centro della quale egli si trovava in quel momento con noi . Il vigile ha pure negato l'esistenza di questa piazza. Improvvisamente il furbone, dietro indicazione di Pippo, vede l'insegna del ristorante di fronte ai suoi occhi increduli e con molta professionalità ci indica soddisfatto il posto da noi cercato. Lo abbiamo mandato a caGare e ora stiamo aspettando les brochettes d'agneau.

Un'ora fa un negoziante sosteneva che il n. 168 fosse dispari.


Pippo non perde tempo ed è subito all'abbordaggio . Vuole confondersi con gli avventori del posto e quindi fraternizza con un tunisino alcolista ubriaco e fetido. I due non si intendono e quindi comunicano con manate sulle spalle e givemefives arabi.

La serata si preannuncia piccante , soprattutto per il peperoncino nelle olive.

Elio ha scelto bene : brochettes. Pippo è rimasto fottuto . Il tagine d'agneau e mandorle è un ammasso di grasso immerso in una brodaglia marrone su cui galleggiano mandorle usate.


Tornati in hotel si decide di cominciare a fare i signori. Vogliamo ordinare la colazione in camera per l'indomani. C'è l'apposita carta da compilare a appendere fuori dalla porta. Pippo dice che la carta è fatta male e che non si capisce niente. Il cliente è trattato male!



Elio difende la sua categoria e dice che il cliente è un ignorante . -" Noi (gestori ndr) facciamo di tutto per progettare queste schede venendo incontro alle esigenze dell'utente che reagisce sempre da ingrato e analfabeta " -. Comunque, la compiliamo a modo nostro. Staremo a vedere.

martedì 19 ottobre 2010

temevo il mare



Temevo il mare,
tuttavia, anch’io,
ero lì.

Portavo sempre con me un libro,
ne lessi due o tre righe
ma le parole si confusero
col debole brusio
di uomini,
donne,
bambini.

Seduta su una vecchia
valigiacontavo quelle poche monete che mi erano rimaste,
intanto attendevo il richiamo
che arrivò come un segnale sfinito,
mi imbarcai,
il puzzo di lacrime investì la mia coscienza
persi di vista il mio tragitto,
il barcone si mise a navigare tra i flutti di un mare impietoso
fu allora che lo implorai
affinché mi confortasse
durante il tragitto.


antonella gullo

martedì 5 ottobre 2010

Alla ricerca del cinema perduto

Inizia il 7 ottobre a Palermo al circolo Daedalum in Sant'Aniano una mini rassegna di film d'autore.
Ecco la locandina della rassegna che comprende 4 pellicole di elevata qualità artistica.
La sala ove avverranno le proiezioni si trova nel centralissimo quartiere Papireto (al C apo) all'interno di una chiesa sconsacrata (Gesù e Maria in Sant'Aniano)
Per informazioni 328 706 55 68

Interessante è il programma curato dalla cultrice di cinema Rossana Dato,coadiuvata dal giovane Stefano Picone .

Il 7 ottobre la rassegna si apre con un film di Emidio Greco del 1982, “Ehrengard”, tratto da un racconto di Karen Blixen;

il 14 in programma un'opera di, Marco Ferreri, dal titolo “Chiedo asilo” che ha come protagonista Roberto Benigni;

il 21 , “Le ferie di Licu” (2006) di Vittorio Moroni, che tratta con il tema, attualissimo, dell’integrazione degli stranieri; il ciclo si chiude (ma altri ne seguiranno)

il 28 ottobre con una rarità, “Il mondo perduto”, i primi cortometraggi realizzati n Sicilia, dal 1954 al 1957, da Vittorio De Seta.

(leggi l'articolo di poresntazione su siciliainformazioni.it)

Ecco la trama del primo film in rassegna : Ehrengard film di Emidio Greco con Jean Pierre Castel e Audrey Matson. Film girato nel 1992

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EHRENGARD
di emidio greco
In una corte immaginaria all'inizio dell'Ottocento, i granduchi Fugger-Babenhausen sono preoccupati per la successione al trono: la continuità della discendenza è riposta nell'univo figlio, il principe Lotario, restio all'idea del matrimonio.

Grazie all'influenza del pittore Wolfgang Cazotte, noto dongiovanni, Lotario sposa la principessa Ludmilla. La nascita del tanto atteso erede al trono è prevista con due mesi di anticipo e, per scongiurare lo scandalo, Cazotte suggerisce che i giovani sposi si isolino per qualche tempo in un luogo remoto.

Come damigella per la principessa Ludmilla viene scelta una giovane amazzone, una bellissima vergine guerriera, Ehrengard e nell'incantevole e isolato castello Cazotte è intenzionato a sedurla.

sabato 25 settembre 2010

naufragio


Le acque agitate
di un mare in tempesta
naufragano
la nave della speranza.

Le onde violente
dei sogni confusi
annegano
i rottami di un ricordo.

E in questa penosa voragine
mi nutro di alghe


ninni picone

martedì 7 settembre 2010

Una notte di terrore a Fraginesi

di antonella gullo

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Era una serata (quasi) perfetta, le mie sorelle erano fuori con amici, dopo cena i miei vegliardi si erano messi a guardare la tv, io, sotto il porticato della mia casetta di villeggiatura, mi gustavo un momento tutto mio leggendo “Le cose che non ho detto” di Azar Nafisi,
trovavo conciliante leggere assorta nel silenzio della campagna, interrotta, sovente, da un guaire di cani o dalla corsa impazzita dei gatti che giocavano a farsi la guerra…
“Un fu chista a maara di Diu” pace e serenità si sarebbero dissolte, da li a poco, nel buio della notte.
Verso mezzanotte le mie sorelle, ancora, non tornavano, decisi di chiudere battenti e continuare la mia lettura a letto, i miei, già runfuliavano alla grande, dalle finestre entrava un venticello fresco che presto mi conciliò il sonno.
Dormivo profondamente ma disturbata da un sogno ansiogeno. Scherì, il delizioso sacco di pulci tisico del vicino, era in grave pericolo: la vedevo sprofondare dentro una spirale di sabbie mobili dalle quali riuscii a salvarla grazie all’arrivo delle mie sorelle che mi fecero svegliare.
Dopo un breve scambio di chiacchiere appena sussurrate per non svegliare i “giovanotti”, tornarono tenebre e silenzio... quando: patapunfate!… il morbido tonfo di qualcosa che cadeva a peso morto ruppe il silenzio. Ancora pochi secondi e … “forsi c’è a atta dintra” – La voce di mia madre segnalava un’intrusione, Scherì, era piombata, dalla finestra, addosso a dda puviredda svegliandola.
Tempu ca tu cuntu si innescò una reazione a catena, tutti svegli mentre la micetta tampasiava per casa: mio padre assittatu ‘nmezzu u lettu si misi a santiari, mia madre ne approfittò per bere un bicchiere d’acqua, me soru a granni, chidda di dda ffora, nirbusa picchì ancora un si putìa dormiri taliava u roggiu.
ed io?
io di alzarmi dal letto non ne volevo sapere proprio nenti picchì mi scantavo se poi un putìa chiù pigghiari sonnu… intanto sentivo mugolare Sherì ca si taliava ‘nto specchio da me stanza e si scantava della sua immagine riflessa, me soru “a mezzana”, la più risoluta di tutti tri soru, si avvicinò alla micia con fare diplomatico per “invitarla” ad uscire, ci fici quattru vuci e ’ntò savutu a attaredda fu fora...
Ma un ci fu versu, u tempu d’astutari tutti i luci e di tornare a provare a dormire che sentimmo granciuliare alla portafinestra del soggiorno … Scherì arrampicata alle scalette della persiana gridava comu un’agnedduzzu senza matri, vulia trasiri chi vulia trasiri.
L’armaluzza avìa a essiri scantata, mio padre pensò che probabilmente era minacciata da un animale, verosimilmente una volpe, me soru a granni, scantulina com’è, senza sapiri né leggiri e né scriviri, si barricò dentro la sua camera pensando che “l’armalo” poteva entrare dalla sua finestra e minacciare anche lei…
Quando finalmente Scherì fu al sicuro tornò la quiete … tutti tornammo nei nostri letti ma mio padre ormai un putìa chiù pigghiare sonnu e farfugliava qualcosa del tipo che all’indomani ci avia a ffari un lisciabusso a attaredda e chi avia a priparari na virghicedda pi darici lignati nelle gambe ….
Ormai era nuttata persa e ancora lunga da passare … mio padre eccitato per come era non riuscì più a dormire, così, mentre già tutte ci eravamo appinnicate, si susiu e si nni nisciu in veranda a farisi un solitariu chi carti siciliani, il tempo di fumarisi tri sigaretti e mentre sentiva il latrare di una volpe e dei suoi cuccioli, improvvisamente fu buio tetro … sembrò che si spense l’intero universo .
Come tutte le altre notti, mia madre s’avìa susutu o scuru… vide la luce accesa in veranda, pensò che fosse stata dimenticata e naturalmente la spense tornando spinzirata a dormire, senza rendersi conto che mio padre non era nel suo letto.
Ddu cristianeddu ca si truvò o scuru, sulu ‘mezzu a campagna si vitti persu, e tantuniannu tantuniannu riuscì a rientrare in casa, provocando una gran vucciuria.
Mia madre, allarmata dai rumori che venivano da fuori si susiu arrè du lettu per andare a viriri, sempre o scuru, nsoccu stava succedendo… … e mentre provava ad accendere la luce del soggiorno si sentì sfiorare la mano … anche mio padre si sentì sfiorare la mano mentre cercava di accendere la luce dallo stesso interruttore… “oh bedda matri Maria Vergine aiutami Tu!” l’urlo dei miei squarciò il silenzio della notte…
Si andarono a coricare, ma continuarono a discorrere tutta la notte, dei vurpagghiuni, del blackout, di Scherì … du scantu….
All’alba entrai nella loro stanza … chiesi a mio padre come faceva il verso della volpe, seduto in mezzo al letto mi rispose: AHUUUUU!!!!!
E pensare che la sera avanti avevamo mangiato solo una ‘nsalatedda frisca accompagnata cu pani di Castellammare chi dici: “manciami, manciami” e pi frutta anticchi di muluni d’acqua.
Certo se l’insalata è fatta con le cipolle crude, forse è un po’ indigesta e potrebbe provocare qualche incubo notturno, se poi è fatta come la faceva nonna Nina si corre il rischio di incontrare il suo spettro, chissà magari Scherì, quella notte, aveva visto la nonna…
Insalata di cipolle
Ingredienti:
2 cipolle rosse
3 0 4 pomodori
Un po’ di olive nere
Un rametto di menta fresca
Un limone bello citrigno
Uno spicchio d’aglio
sale
pepe
olio
affettare la cipolla e lasciarla macerare, con un bel po’ di sale, (per eliminare l’acqua di vegetazione) per circa un’ora, dopo di che spremerla per bene, lavarla sotto l’acqua corrente e metterla a scolare.
Sbucciare il limone, eliminare il succo spremendolo e tagliare a pezzetti in una ciotola, aggiungere il pomodoro tagliato, uno spicchio d’aglio schiacciato, le olive nere, la cipolla, la mentuccia appena raccolta e condire con abbondante olio d’oliva, aggiungere pepe e sale, mescolare per bene e portare in tavola
Le dosi sono orientative ma è importante sapere che per condire una buona insalata occorre un savio per il sale e il pepe, un avaro per l’agro (che sia aceto o limone) un generoso per l’olio e un pazzo per mescolarla…
(antonella gullo)

lunedì 16 agosto 2010

le magie di Salvator Dalì

Ammetto la mia ignoranza. Ma di Salvator Dalì conoscevo solo poche opere e molto gossip (Amanda Lear in testa).

Ma dopo il viaggio a Figueras e la visita al museo dove è conservata la sua più ampia produzione, sono rimasto affascinato da quello che è considerato a pieno diritto il genio creativo più estroso e sorprendente del secolo scorso. Non parlo più vi mostro a solo alcune foto delle sue strabilanti opere. Nell'ultima foto, uno scorcio della cittadina di Figueras (a nord di Barcellona)









lunedì 9 agosto 2010

martedì 3 agosto 2010

Pasta ca cipudduzza ‘ngranciata e pecorinu stagionatu chi spiezzi”














Potrebbe anche capitare, alle sei del mattino, appena sveglia, che di regola sono assente, anticchia nirbusa, scapiddata, senza nessuna voglia di relazionarmi con chicchessia, di sentirmi completamente investita da mia madre, arzilla picchì susuta di quattru, che cu l’occhi sbarrachiati, la voce alterata regolata su toni medio alti altissimi, accorata come se non ci fosse alcun rimedio, mi comunica: “’Ntonè, viri ca un ci su chiù cipuddi”!




Oh matri santa! – Arrispunnu iu, tra il serio e il faceto – E ora comu mu conzu u latti stamatina!?


È una risposta ca mi veni dritta du cori, dinnanzi a tanta angoscia, ma mia madre, non riesco a capirne il motivo, mi risponde laconicamente: “si cretina”! silenziosamente, mentre scaldo il latte, prendo atto della mia deficienza e della deficienza “cipollina”!




E si! A matinata fa a jurnata, facemunni a cruci ca manu manca, senza cipuddi un su po’ campari. Avutru chi Parrini vastasi, Berlusconi e manovre finanziarie, a casa mia ci sono situazioni delicate ben più gravi e serie da combattere e risolvere, prima s’accattanu i cipuddi e poi putemu cuminciari a raggiunari!




Che siano rosse, che siano bianche, che siano cipuddi scalogni, (non ho mai capito se si chiamano così perché portano sfiga), che siano ramate le cipolle non devono mancare mai! Per ogni pietanza ci vuole la sua cipolla, ma a cipudda rosa è fondamentale perché molto versatile e pronta a soddisfare ogni tipo di emergenza, addirittura con la cipolla rosa io ci faccio anche la soupe d’onion; ma la soupe d’onion, che a me piace da mourir, è difficile che riesca a farla con serenità perché, sempre per il solito principio che la cipolla con il suo “olezzo” appesta na casa, l’avissi a fari, mischinedda di mia, cu scuriceddu alle cinq de matin, accussì poi a puzza avi u tempu di svapurare nel corso di tutta la giornata… e poi a sira, iu, sempri mischinedda, mi l’avissi a manciari riquariata, e non ci sono compromessi che tengono, ci su sulu vuci frizzi e lazzi!




Scarta è mia madre! Perché quando prepara le sue ricette che prevedono l’uso della cipolla, non ne sente più puzza anzi, sente “sciavuru di cipudduzza ‘ngranciata” e quannu capita ca un c’è nenti pi cunzarici a pasta a me patri, s’arrancia a farici un piatticeddu di “pasta ca cipudduzza” cu pecorinu saliatu con la grattugia a mano. Piatto veloce, semplice e tanto gustoso




Ingredienti per quattro persone:



  • quattro cipolle di media grandezza,

  • olio abbondante

  • sale q.b.

  • pepe q.b

  • cacio pecorino con i pepi neri ben stagionato q.b

  • 300 grammi di bucatini o spaghetti


Tritare finemente la cipolla e metterla a soffriggere con abbondante olio a fiamma bassissima, la cipolla deve diventare trasparente e non deve mai prendere troppo colore, regolare di sale e pepe e lasciare cuocere, mescolandola sovente.


Contestualmente mettere l’acqua sul fuoco e mentre sia aspetta che arrivi a bollore grattugiare il pecorino.


Appena cotta, scolare la pasta, unirla alla cipolla saltare un po’ sul fuoco, e se necessario aggiungere un po’ di acqua di cottura che abbiamo avuto cura di conservarne un po’ mentre la scolavamo.


Servirla con tanto pecorino grattugiato



A me patri, quando si vede arrivare questa pasta a tavola, ci affaccianu i lacrimi all’occhi, picchì pensa a quannu era picciriddu e a bonarma di so matri, la mitica nonna Ninna da cui io prendo il nome, trafichiava ‘nta cucina pi fari tante pietanze semplici e gustose




(antonella gullo)


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lunedì 19 luglio 2010

le cronache di Pigafetta (3)

CON LA VOCE DI TOPO GIGIO

Forte dei Marmi

E' arrivato il momento degli addii: oggi e' il mio ultimo giorno di vacanza. E' domenica e si vede: la spiaggia e' affollata di bagnanti che al 90%, piedi a parte, non si bagnano. Chiamiamoli dunque “bagnandi”. O “bagnabili”.Una mezza dozzina di megayacht, salpati dal porto di Viareggio che dista ben 3 miglia, sono ancorati a 500 mt dalla riva. Immagino i loro proprietari emozionatissimi per queste avventurose navigazioni: ne avranno delle belle da raccontare una volta a terra! Guardare il monotono spiaggione brulicante sdraiati su un natante da 40 milioni deve essere un’ esperienza per la quale vale la pena diventare miliardario.


Nel bagno serpeggia invece una certa eccitazione. E' in arrivo uno dei clienti VIP. Ha il Ferrari, e il gestore fa largo nel parcheggio come dovesse arrivare un TIR. Più tardi mi offre il caffè e si giustifica spiegandomi che il cumenda (un settantenne con fidanzata sui 26\28), non sa fare la marcia indietro col suo prezioso gingillo, e lui si e' fatto venire l' ernia a furia di spingerlo indietro sulla ghiaia( anche se il servizio era ben pagato). Da quest' anno gli ha progettato una specie di corsia preferenziale a U, che gli permette di uscire usando solo la prima. Il suo sguardo mi vuole dire- "cosa si deve fare per tirare avanti!"- mentre sale a bordo della sua Mercedes SLK 300 cabrio e va a comprare il pane per il “ristorantino” del bagno (spaghetti alle vongole € 20).


L' occhio mi cade casualmente sulla fidanzata del Ferrari. Indossa 3 francobolli di leopardo, uno triangolare e 2 ellittici, alcune dozzine di sonagli metallici al collo e agli arti, megaocchiali da sole con griffe cubitale. E' giovane ma e' già passata dal gommista, che le ha vulcanizzato un ubertoso seno levitante; ancorato, piuttosto che sorretto, dalle 2 ellissi in leopardo. Il particolare conferisce un che di innaturale alla sua figura, ma è molto bella, e ha l’ aria imprevedibilmente simpatica.


Viene verso di me: nascondo occhiali da vista e corriere dello sport, tiro dentro la pancia andando in apnea, contraggo i muscoli, mi appoggio virilmente al banco del bar, cerco di pensare a una cosa trendy da ordinare ( sul ripiano dietro vedo solo Oro Pilla,Vecchia Romagna e liquore Strega: ma non si erano estinti?). Poi, disperato ordino un caffè, ma con la voce da topo gigio per via dell’ apnea. Di colpo lei si blocca, risponde al cellulare, torna indietro, sparisce. Mi rilasso.


Il mio ombelico si allontana con decisione, il mio corpo riacquista tutte le sue graziose rotondita’. “meglio cosi’”,- mi dico, mentre torno a informarmi avidamente sugli ultimi acquisti della Ternana: “non era il mio tipo”.


Pigafetta, Forte dei Marmi


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giovedì 15 luglio 2010

Le cronache di Pigafetta (2)

NON SI TRATTA DEL LOOK!

Forte dei Marmi
Ho capito il perchè della scarsa popolarità di cui godo presso i genitori e le tate che frequentano il bagno. Non si tratta del look: a quello ho posto rimedio comprando x
10 euri, da una boutique ambulante gestita da un geometra senegalese, un enorme bracone bianco e neroabidas"( proprio così), e un paio di infradito con bandiera del Brasile. Sono a posto.
Il problema e' che per fare divertire mio figlio, organizzo pesca al granchio, tuffi dal pedalo'( molto applaudito il mio "carpiato occulto"),meduse assassine, surf acrobatico etc. Tali attività sovversive inducono gli altri bambini a distogliere lo sguardo dalla Playstation, ed alcuni di loro (addirittura!), si avvicinano per giocare con noi. Ciò e' molto destabilizzante, perchè induce i loro genitori ad alzarsi dalle sdraio per seguire e vigilare sui loro piccoli rompicoglioni.

Il loro terrore, come dettomi da una mamma, e' che poi gli chiedano di farlo anche in nostra assenza. Poi finisce che i poveri genitori si bagnano con l' acqua salata, si riempiono di sabbia, sono costretti a nuotare... Un incubo! La domanda che mi viene posta e' d' altronde solo una: fino a quando ti fermi? Alla mia risposta " molto poco" i volti si rasserenano, i diaframmi si rilassano, le labbra si schiudono in una pietosa bugia: " che peccato!".

L' unica sinceramente dispiaciuta e' la vegliarda, da me ribattezzata "Nonna Summer" per la sua inesauribile vitalità , che mi ha fatto promettere che berrò un bicchiere nel suo villun di Monza. Hai visto mai che mi sistemo?

Pigafetta, Forte dei Marmi
con la scritta " caccia alle

lunedì 12 luglio 2010

le cronache di Pigafetta (1)

VISTOSAMENTE OUT OF FASHION

Forte dei Marmi, bagno XYZ. Covo di cumenda storici e di parvenus, con innesti di misteriose tribù russe o affini.

Osservatorio privilegiato per capire gli ultimi orientamenti della liposuzione e della chirurgia estetica in generale. E' difficile distinguere i canotti dai labbroni, e le boe segnaletiche dalle tette 5^ misura. Meglio cercare la valvola, prima di commettere errori tipo cercare di ormeggiare il pedalo' al busto di una 65
enne galleggiante!

Ho salutato festosamente la mamma di un bimbo grande amico di mio figlio, che ricordavo vagamente dall'anno scorso, affettuosamente ricambiato. Solo dopo 5 minuti ho capito che era la nonna (integralmente rifatta e quasi identica alla figlia), e che non l' avevo mai vista prima.

Troppo tardi: non so più cosa inventarmi x declinare gli inviti della vegliarda a bere qualcosa nel suo villun! X fortuna sono vistosamente out of fashion, quindi poco considerato dagli avventori del bagno: non ho neanche un capino col marchio D&G bello grande, solo un coccodrillino scolorito e ormai sdentato sul costume.

Proverò a colmare il gap con un tatuaggio:petto,polpaccio o mezzachiappa? Rosa cuore o ippocampo? Mi consiglierò con uno dei molti calciatori che incrocio sull' arenile. Si riconoscono da lontano: sono blu, con rare pennellate scarlatte, non hanno più un pezzetto di pelle dal colore normale. Le loro accompagnatrici hanno invece bikini di lame', talora tempestati da cocci di vetro luccicanti. Il popolo li (le) guarda ammirato. Anch'io, ovviamente.


Pigafetta , Forte dei Marmi