domenica 28 luglio 2013

la Trazzera va al cinema: The Lone Ranger

A mio figlio Paolo: che sia capace di scegliere e amare


Il ragazzino porta una maschera. Indossa abiti da cowboy, impugna una  pistola. Affascinato, gira per il museo dedicato al Far West per  fermarsi davanti alla scena che ritrae Il Nobile Selvaggio: sullo sfondo monoliti rocciosi del deserto americano, un teepee e un vecchio indiano immobile che drizza minaccioso il tomahawk
"Arriva un tempo in cui un brav'uomo é costretto ad indossare una maschera", il movimento é solo delle labbra del pellerossa
Inizia così il racconto di Tonto, indiano comanchi: la sua mente si é spezzata e la sua vita é rimasta intrappolata nel perseguimento della vendetta e della distruzione di Wendigo, il Male
Unico compagno, un nero corvo imbalsamato come copricapo che egli nutre continuamente; sola vezzosa puntuale abitudine, il più antico scambio,  familiare ai pellerossa: il baratto.

Nella ricerca di un alleato alla missione di vendetta, tenta attraverso il baratto di resuscitare il capo dei ranger, grande guerriero, ma la sorte e la storia hanno scelto il fratello minore: Kimosabe, il fratello sbagliato
Indossata una maschera, questi diviene Lone Ranger
Ai due eroi, nella avventura di giustizia, si accompagna lo Spirito di Cavallo dell' Aldiqua, un bianco destriero che riporta indietro i morti alla vita, capace di volare e di stare in piedi su un ramo d'albero con tanto di cappello da cow boy sul capo.

"La Natura é veramente squilibrata"  si lascia sfuggire più volte Tonto
Come le lepri, da prede divenuti predatori, si trasformano in carnivori e divorano brandelli del coniglietto allo spiedo
E gli uomini  non sono da meno
Depredano le viscere della terra alla ricerca del prezioso argento, distruggono interi villaggi dei pellerossa -il vero eccidio americano- l'esercito  agli ordini dell'allora capitano Custer pervaso dall'esaltazione mistificata di "essere la Legge", Ciò che é Giusto

Tutta la Natura é violentata, e ha perso il suo armonioso equilibrio.Persino le rotaie della strada ferrata in costruzione per il trasporto del prezioso metallo si allungano nella carne della terra come una lunga ferita
Nel deserto vuoto, ad eccezione di gigantesche solitarie rocce altissime  antesignane dei futuri grattacieli, i nostri eroi, The Lone Ranger e Tonto, non vengono lasciati soli: a volte, come per miracolo, accade, che i più derelitti e reietti si alleino. Per la Vita.

Un'intera casa di tolleranza, guidata da Madame / splendida Helena Bonham Carter armata di gamba posticcia in avorio in cui nasconde un fucile, lotta insieme ai nativi americani e ai minatori cinesi
Corredata dall' atteso lieto fine,  ca va sans dire!,  magnifica trasposizione cinematografica del fumetto, la favola ecologica centra il bersaglio della piacevolezza che si addice ad una pellicola fresca  leggera "estiva": illude l'immaginazione, evocando un sonoro che rimbalza sui muri perimetrali, sotto il cielo stellato, con tanto di  gelato bomboniera o ghiacciolo all'arancia e magari una sigaretta... come nelle arene d'altri tempi ora scomparse.
Epperò con un monito importante, fortemente attuale: nel baratto tra l'orologio e i semi del corvo, vanno privilegiati questi ultimi perché...."Uccello non dice l'ora".

"Il Futuro é radioso, ed é appena dietro la curva"

A patto che

Oscuria

sabato 13 luglio 2013

i luoghi del raccontare

..

degli amici stanno organizzando due serate dove si leggeranno composizioni e poesie di chi vorrà partecipare (una sorta di salotto letterario)... mi hanno chiesto di partecipare, ho proposto due composizione che a quanto pare sono piaciute molto al direttore artistico che mi ha chiesto di leggerle entrambe,
tra queste "la dignitosità del dolore"  mi farebbe piacere avervi tra il pubblico......
grazie Antonella

la trazzera va al cinema

In questa rubrica vi offriamo alcume recensioni di film visti dai nostri collaboratori. Clicc sul titolo e leggi il loro giudizio. Tra parentsi l'autore della recensione
01. Quasi amici (p. limina) 19/03/12
02. This must be the place (oscuria) 8/06/12
03. Prometheus (oscuria) 11/10/12
04. La migliore offerta (oscuria) 21/01/13
05. Lincoln (a. contino) 28/01/13
06. Educazione siberiana (oscuria) 18/03/13

07. Viva la libertà (a.contino) 12/04/13
08. Lone Ranger  (oscuria) 28/07/13
09. L'uomo d'acciaio (a.contino) 02/08/13
10. Le mele di Adamo (Concetta) 10/10/13
11. Revenant (a contino) 11/03/16

venerdì 12 luglio 2013

un' insolita montagna molto alta

A SDA,
mio vettore mio mentore  mia guida
Tanto caro, nella mia Fantasia,  da tanto lontano e da tanto tempo 

"Soffio d'alito sul tuo orecchio, le labbra ti sfiorano il lobo 
un senso di brivido umido scuote la tua psiche.
E' amore? Dove lo conduci?
L'agnello sacrificale é maschio o femmina?
Attenti, l'orso inumano é in agguato"


C'era una volta un' insolita montagna molto alta, così alta che dominava gli altissimi monti intorno a lei
Curiosamente la neve non vi cadeva mai, neppure quando tutte le cime circostanti ne erano candidamente ricoperte. Un gruppo di  nuvole le facevano da corona, e non se ne allontanavano, circondandola in un affettuoso abbraccio.Per carattere e altitudine e nonostante la leggera vegetazione di piccoli fiori ed erbette mediche finissime, quasi una peluria rosa e verde, sarebbe sembrata disabitata
Non lo era
Celato a sguardi curiosi e invasivi, un cervo enorme, gli arti snelli e forti, le corna spesse e  inanellate, grandi occhi nocciola verdastro, la peluria del mantello di un lucido marrone dai riflessi d'oro brunito.
Immobile, invisibile, a volte  uno sbuffo dalle narici o un lampo nelle pupille orgogliose o il secco rumore dello zoccolo sul terreno tradiva la sua presenza.Nessun umano l'aveva mai scorto. A nessuno era dato di immaginarne l'esistenza.Era selvatico non era mai stato adomesticato: venire addomesticati instaura un legame forte con qualcuno, un'appartenenza che dura per sempre

C'era una volta una Zingara antica. Sui rami degli alberi del bosco aveva dimora. Attorno a lei, invisibile, nota a lei sola, volteggiava una Strega, minuscola, ma infinitamente potente. Le due donne unite per sempre dal cerchio magico della vita che insieme avevano più e più volte attraversato,compiuto gli stessi passi, amato identiche scelte,  osato le stesse altitudini. In illusioni e sogni, erano pari. Nella fiducia e nel rispetto si tenevano per mano e procedevano nel cammino lunghissimo attraverso i secoli.
La Zingara attingeva generosamente alla sua attitudine alla  predizione:  segni ricavati dalla maestosità immensa e generosa della Natura: dalle piante medicinali e velenose, ai sussurri e versi degli animali del bosco, su su fino agli astri e il Sole e le stelle tutte, raggomitolata vicino alla fiamma del suo fuoco chiamava il destino affinchè parlasse.

Non distante, in silenzio, la  Strega non la perdeva di vista mentre il suo cuore dubitava e i suoi occhi tradivano l'incertezza.Incerti erano persino i loro nomi: nell'infinito dipanarsi del Tempo nei secoli li avevano dimenticati

Il Re dei cervi non aveva un nome, nessuno glielo aveva mai dato. Non ce n'era bisogno, non andava né riconosciuto né distinto.Nomina nuda tenemus

Molti soli e molte lune avevano visto le sue pupille, a molti suoni aveva regolato il labirinto del suo orecchio, il suo mantello recava segni di cicatrici e calli, le sue corna inanellate spizzicature e intagli. Molto aveva lottato.Pure, aveva preservato l'istinto fanciullesco nel cuore: era libero, naturale, selvaggio
Sdegnato dai riprovevoli comportamenti degli Uomini e degli altri esseri viventi del Mondo Animale, sudditi asserviti, aveva abbandonato ogni compagnia branco consesso sociale, per ritrarsi in un luogo appartato, un nonluogo, un altrove utopico di Vita differente

Sebbene sia certa  l'infrangibilità del Diamante, la lucentezza per ventura potrebbe venire velata dalla polvere.Aveva scelto la solitudine.Curvava il capo verso il petto, per meglio indirizzare la fronte verso i soli suoi pensieri, chiudeva il cuore al mondo che lo circondava, così da poterlo orientare all'ascolto della sua sola anima.
Unici compagni, i fiori l'erba la montagna, il cielo e il vento, e le nuvole e i fulmini.Non era più giovane, lunghi anni della sua saggia vita aveva vissuto, ma non era abbastanza vecchio da smettere di provare desideri
E ricordi
Sapientemente selezionava questi ultimi, indirizzando il pensiero verso i più cari, quelli che narravano di bellezza, di ciò che con piacevolezza l'aveva colto e sorpreso, e attraversato il mantello scuro e spesso, lasciato segno e rimasto dentro, ben custodito nel forziere prezioso del suo coraggioso cuore. E suo per sempre.
Come la montagna, che adesso saliva, più su, sempre più su.I rumori e i falò degli uomini lo seguivano e si avvicinavano.Continuò a salire, fin sulla cima, insolitamente bianca, rotonda.Le nuvole lo circondarono: il loro abbraccio era fresco, pulito. Sul suo capo i fulmini si intrecciavano, mani accoglienti, privi di alcuno scoppio minaccioso.Volse lo sguardo ai monti alle valli, grattò con lo zoccolo la pietra liscia della cima
Aspettò il Vento

La Zingara e la  Strega salirono in cima alla montagna e guardarono il cielo: era ricolmo di stelle, quasi bianco da tante galassie: ammiccavano, sorridenti.Si sentirono davvero piccole, infinitamente, un sospiro, un alito quasi. Il Vento di quei giorni aveva spazzato ogni cosa, aveva reso tutto più leggero, limpido, vero
La Strega sorrise alla Zingara.
Attesero il Vento

Il Cielo stava sopra di loro. La Dimora dei Sogni. Il Prato azzurro delle Promesse Mantenute. Il Cielo. E null'altro.Il Vento del Nord li avvolse tutti, nella sua fresca folata un abbraccio amoroso e possente
Distrusse pareti e ostacoli, aprì un varco  un modo un sentiero le porte del percorso dentro il percorso possibile...un riscaldamento ...un cerchio...una musica... un "cercarsi" ...per  "trovarsi"..come vuole il cuore ....

Con un balzo, lo raggiunsero.Il Cervo e la Strega e la Zingara camminarono sempre, fianco a fianco
Non si incontrarono mai
La fantasia é luogo di grande salvezza dell'anima


mercoledì 22 maggio 2013

E' tutto dentro di me


A   E. M.

Mi appiattisco e mi svuoto: sono figlio bianco
E le parole scrivono sé stesse
Non c’é nulla di mio. Eppure é tutto dentro di me


Estratti da “Donne che corrono con i lupi”

“Lontano, a nord, i lupi raggiungevano le radure nel chiarore lunare, si impennavano e pregavano. Potevamo tutti abbeverarci alle stesse fonti,  senza paura.
Alle sedie e ai tavoli preferivo la terra, gli alberi e le caverne: là sentivo di potermi appoggiare alla guancia di Dio.
Ho avuto la fortuna di crescere nella Natura.
Dai fulmini seppi della subitaneità della morte e della evanescenza della vita. Una lupa uccise un suo cucciolo ferito a morte: insegnò la compassione dura, e la necessità di permettere alla morte di andare al morente. Dal solletico dei bruchi sul braccio imparai come la pelle può risvegliarsi e sentirsi viva. Arrampicandomi sulla cima degli alberi appresi come un giorno avrebbe potuto essere il sesso. Non ho dimenticato il canto di quei giorni: fame dell’anima, gioioso “ cante hondo”  canto profondo, parole che tornano a noi quando facciamo opera di rivendicazione con l’anima.
..
I grandi poteri mettono alla prova gli esseri umani per appurare se hanno già imparato a riconoscere la grandezza dell’anima in tutte le sue mutevoli forme: lo sposalizio con il selvaggio, la speranza per il futuro, l’energia che scorre, la passione creativa,  la piuma sul respiro di Dio.
--
Il sentiero, le tracce che seguiamo, il Sé innato e selvaggio. Ci lanciamo nella foresta e corriamo forte, gli occhi che scrutano il terreno, le orecchie tese, cercando…Lupi e donne sono affini per natura, curiosi di sapere, possiedono grande forza e resistenza, sensibilità acuta spirito giocoso, grande devozione. Bersagli di coloro che vogliono ripulire i territori selvaggi e i luoghi selvaggi della psiche, sanno per istinto ciò che deve vivere e ciò che deve morire, quando allontanarsi e quando restare. La Donna Selvaggia.

Lei alleata guida modello maestra, non vedremo con due soli occhi ma con gli occhi dell’intuito, che é occhiuto. Siamo notte stellata: fissiamo il mondo con migliaia di occhi. La natura selvaggia incita gli esseri umani a restare multilingue: spediti nei linguaggi dei sogni, della passione, della poesia. Ha  l’odore del buon fango umido, è la zampa posteriore della volpe. E’  la voce che dice: “da questa parte”, è  la mente che ci pensa: noi siamo i pensieri che Lei pensa. 

Vive nella lacrima e nell’oceano. E’ dal futuro e dall’inizio dei tempi. Sta nel presente, dietro di noi, e davanti a noi, per il cammino. E’ nel futuro e torna indietro nel tempo per trovarci ora. Vive nel luogo in cui si fa il linguaggio. Vive di poesia e percussione e canto, di quarti di tono e note di passaggio, in una cantata, nei blues. E’ l’attimo che precede l’ispirazione che ci abbaglia. Vive in un luogo lontano che si apre un varco verso il nostro mondo.

E la voce selvaggia dentro, nel profondo,  sussurra
Resta qui abbastanza a lungo....resta qui abbastanza a lungo da far rinascere la speranza, da far cadere il tuo gelo terminale, da abbandonare le mezze verità e avanzare lentamente e  intagliare e conquistare un passaggio, resta abbastanza a lungo per diventare forte, tentare la prova che funzionerà, resta qui abbastanza a lungo da arrivare alla finitura, non importa in quanto tempo e con quale stile………..”

Dopo la guerra, quello che ci resta da vivere non può essere che dolce, molto dolce

martedì 7 maggio 2013

Carciofata 2013

 
le birre in ghiaccio
Nell'anno 480 a.c. nei pressi della cittadina di Himera, si svolse una cruenta battaglia che vedeva affrontarsi gli eserciti di Cartagine (attaccanti) ed un gruppo di fanti e cavalieri  che difendevano le città della Sicilia (attaccati)

La battaglia fu cruenta e sanguinosa , molti furono i caduti di  entrambi gli schieramenti, ma alla fine la spuntarono i Sicelioti. E sebbene siano passati quasi duemila e cinquecento anni, i resti di quella battaglia sono stati portati alla luce solo pochi anni fa. Quello che si è ritrovato è la dimostrazione di quanto sanguinoso fu  quello scontro.
la battaglia di Hymera (480 ac)

Dopo questo evento storico e devastante , la piana di Himera trascorse 2473 anni di sonnolenta pace. La vita scorse tranquilla, lontana dai luoghi dove si faceva la storia e dove, per questo, si moriva. Ma si diventava anche eroi.

E appunto, dopo 2473 anni, ossia nell'anno  1993 d.c. ecco che un'altro cruento avvenimento doveva sconvolgere la serenità e la opulenza di questi assolati luoghi.
In una sperduta contrada di questa estesa vallata dell'Imera, oggi denominata Garbinogara,  un giovane ed audace signorotto decise di interrompere la monotonia di quella esistenza. “La Valle - disse  - deve ritrovare i fasti , il terrore e la audacia che hanno nobilitato  queste terre 2473 anni fa".

Ma non fu una battaglia a far riemergere i fasti del passato, bensì una carciofata!

In un ameno e bianco casolare, Fefo de Garbi riuscì ad unire attorno alla stessa brace, una numerosa schiera di uomini, donne, cani e bambini, che, ignari di essere protagonisti di un evento storico, parteciparono  con entusiasmo e coraggio. Da allora si sono susseguite ben 20 edizioni ed il clamore provocato da questi eventi, ha oramai oscurato e ridicolizzato i fatti di 2 mila e 500 anni fa.

Il 6 maggio 2013, sì è svolta, appunto, la 20^ edizione della carciofata. Anche se gli archeologi non sono tutti concordi nel indicare il 1993 quale anno di inizio della kermesse. Ma la cynararcheologia (la branca della archeologia che si occupa di carciofate) non si è ancora dotata di moderni strumenti di indagine e le verità storiche sono ancora avvolte nel fumo delle 20 (o più) grigliate.

i dolci prima dei carciofi
Lo schema è quello classico. Dichiarare di organizzare una festicciuola per pochi intimi, per poi ,alla fine, trovarsi in mezzo ad una sterminata multitudine di invitati di ogni razza, di ogni provenienza, credo religioso, sesso , età. Inglesi, belgi, piemontesi, cerdesi, aliesi, cefaludensi collesanesi, magiari , panormiti, maltesi, valloni, drepanumensi e via dicendo. Una vera babele.

Le operazioni  iniziano di buon mattino, il campo di battaglia deve essere preparato con molta cura ed ogni particolare studiato alla perfezione. Nulla è  lasciato al caso. La nobildonna Bric de Spuches, complice e compagna di Fefo de Garbi, ha sempre voluto ed ottenuto che ogni carciofata  oscursse i fasti di quella precedente Un crescendo che condurrà inevitabilmente nel baratro della pazzia questi due infaticabili sognatori
I cani, per esempio, sono divisi in tre fasce. Quelli pericolosi in gabbia, quelli tranquilli in libertà, quelli imprevedibili e pavidi al guinzaglio.

Anche i bambini sono stati selezionati in modo da non creare disturbo. Si muovono in gruppo e in modo indipendente, scegliendo con autonomia cosa, quando e dove mangiare. Le mamme si mescolano tra di loro con abili spostamenti tra le linee e nessuno riesce ad individuare chi sia il figlio o la figlia di chi.

Molti adulti sono storici frequentatori di passate carciofate, ma i nuovi non devono sentirsi a disagio anche se tra i vecchi qualcuno tenta di screditare i presenti asserendo che i migliori sono rimasti a casa.Il sobillatore, subito individuato da orecchie (volutamente)  indiscrete, viene zittito con disonore. 

tappi e cicche
Nel bel mezzo della kermesse, arriva il menestrello che con la sua valigetta colma di giochi musicali vuole stupire gli ospiti i quali, conoscendo il musicista, hanno  snobbano il suo concerto che , come sempre, prevede un repertorio triste ed obsoleto.Solo Armo di Alia, mosso a pietà,  collabora con il musicista offrendo la sua voce ed il suo senso del ritmo.
Qualcuno, per non morire di noia, chiede addirittura l'inno di Mameli.

Il punto più alto della scorribanda musicale si raggiunge quando viene intonata la celebre Blowing in the wind che  coinvolge tutti ed in primo luogo l'unico che capisce veramente quello che canta. Il cavaliere maltese  Mark de Gozo.

E dopo 6 e forse 7 portate di salumi, formaggi, pasta, gattò di patate, carni e salsicce, ecco che arrivano i dolci a segnare l'inizio della fine delle ostilità. Ognuno tenta solo di ammirare, ma non mangiare i dolci a causa di evidenti e più che palesi problemi di linea, ma fortunatamente un saggio illuminato comunica che con quello che abbiamo già insaccato senza lamenti, il limite massimo di assimilazione metabolica è stato ampiamente superato e, caloria più  caloria meno, i dolci non provocheranno ulteriori danni . Il Titanic sta affondando, che sarà mai un cannolicchio di Campofelice di Roccella?

Puntualmente verso le 5 de la tarde arriva il momento meno atteso che, però, caratterizza la carciofata: i carciofi. C'è chi fa finta di gioire alla notizia. E scappa. Altri mostrano palese sdegno. I più millantano inesistenti allergie alla pietanza, e c'è  persino chi afferma di disconoscere il significato della stessa parola carciofata. E si allontana dai tavoli quatto quatto.

Ma i tentativi di evitare il carciofo bruciacchiato sono inutili. Il carciofo alla brace è un dovere cui nessun  può sottrarsi. Il prezzo da pagare è troppo alto: divieto di partecipazione alle future 8 edizioni.
Un prezzo troppo alto, insopportabile. Anche i carciofi vengono quindi divorati!

amedeo il dalmata




venerdì 12 aprile 2013

l a Trazzera va al cinema : viva la libertà

Toni Servillo
Spinto da amici, recensioni, tam tam e attacco serale di solitudine, decido di andare  a vedere questo nuovo film di Salvo Andò interpretato da Toni Servillo. Come si può intuire, non ero nelle migliori condizioni per essere obiettivo. 

Aggiungo che sono alquanto negativamente prevenuto sui film italiani ed americani, ed ecco che quello che scriverò su questa opera cinematografica puzza molto di inaffidabilità, lo confesso. Ma quello che segue è quello che penso io ( e temo solamente io) su questo orribile film. Chiaro?

Esordisco col dire che la trama è basata su un escamotage vecchio come la camminata  a piedi. Vi ricorse Plauto* , e rappresenta il filo conduttore del noto romanzo di Mark Twain Il principe e il povero, per citare solo gli esempi più clamorosi e noti. Parlo della “sostituzione della persona” un sosia che prende il posto del titolare, identico.

Servillo interpreta i due personaggi. Un politico di sinistra poco brillante ed in fase calante di popolarità (tipo Bersani) ed un fratello gemello, brillante professore, ma pazzo, imprevedibile e finto ebete (tipo Peter Sellers nel film "oltre il giardino").

Putrefacente anche l'immagine  di un partito di sinistra che non dice cose di sinistra (copyright Nanni Moretti).Insomma tutto visto e rivisto come lo spot televisivo del Cynar di Ernesto Calindri

Ridicola, infine, la figura di un flaccido uomo di mezza età (sempre Servillo) nella parte del tombeur de femmes. Giovani femmes.

Che dire poi dell'attore Servillo che ritiene di cambiare personaggio semplicemente dotandosi di un perenne ed ebete sorriso  sulle labbra? Assolutamente poco credibile. Che i voli di superman sembrano più realistici

E ancora: perché mai un partito dovrebbe riprendere forza e coraggio solo per la mutazione del carattere del suo leader che, però,  continua a dire (solo con più verve e simpatia) nulla immischiato con niente? 

I suoi discorsi sono, ora si, grintosi , ma eterei e inconcludenti. E quindi il successo dell'ebete è scontato solo grazie al confrnto con il vero politico che si presentava ai comizi stando praticamente muto o biascicando frasi , d'occasione solo per il funerale di un figlio. 
E non si capisce come una mummia del genere fosse diventato segretario del più grande partito di sinistra. Che pure il caro Bersani appare, in confronto, un  appassionato trascintore di folle!

Diciamo che il popolo di sinistra esce da questo film come un popolo di deficienti se prima dà la sua  fiducia ed i suoi voti ad una larva e poi ad un ebete! I sondaggi citati nel film dicono questo.

Esco dal cinema (insieme a spettatori entusiasti) ancora più convinto delle mie prevenzioni nei confronti dei film italiani. Per quelli americani aspetto conferme. 

p.s. il momento peggiore del film: quando l'ebete , finto politico, balla a piedi nudi con frau Merkel ipnotizzata (!?) dal fascino del sosia.
p.p.s il personagio più credibile ed azzeccato, : il segretario del politco, interpretato da un bravo Valerio Mastrandrea


* il termine sosia nasce poprio dal nome di un personaggio della commedia di Plauto "l'Anfitrione"

mercoledì 10 aprile 2013

Fiabe per adulti. Inediti da “Les Trois Mousquetaires”




“Les Trois Mousquetaires
Ai cari spumeggianti osti Gianfranco e Giovanni

Il était une fois.....
Palerme, France
Correva l'anno1625…

Narra Alexandre Dumas (père) come "Les Trois Mousquetaires", Porthos, Athos et Aramis,  fiaccati e très affligés  dalle fatiche di imboscate e duelli con le guardie del perfido Cardinale Richelieu, le spade incrostate di sangue, calzettoni e stivali ormai inesorabilmente uniti a piedi fiorentissimi di calli, le natiche arrossate e piagate dal lungo strusciarsi alle selle, olezzanti  da giorni dello stesso greve tanfo delle loro fide cavalcature, au couche de soleil decidono  di riposare e ristorarsi alla celebre Locande de Canà, in Rue Allorò, numerò...chaipa!
..
Trangugiando bocconi succulenti di stinco bien cuit, avec pommes de terres, innaffiati generosamente dell'eccellente vino per cui é nomata la tavernà, le membra si rilassano, obliati agguati e duelli, il sangue riprende la sua allegra circolazione, le risate si librano fragorose.
Tant'è che, ormai definitivamente e totalmente perso, labbra e baffi trasudanti sugo di maiale e rosse goutes d’elisir  le mousquetaire Porthos, si lancia in un excursus, altamente precisissimo, ancorché scientificamente dettagliato, de...l' Eterno Femminino!
..
Corpus Foeminae: un vero trattato
Fines mulieris: l'Opus Magna!
Si inizi dalla punta dei piedi, con precisione chirurgica, e con dovizia di particolari, considerato ogni seppur minimo centimetro di pelle, ogni perfezione e tutte le virtù-  si risalga su, sempre più su, attraverso curve, dune, anfratti, grotte, angoli, gole, faglie, promontori.
E' l'Elogium Maximum trionfalissimo del Chevalier, della beltà/bontà di Eva, e delle conseguenti, discendenti ma anche ascendenti,  felicità e piaceri di Adamo.
..
I fiumi di vino ingrossano, come nella stagione autunnale, e il giulivo oste Jean-François riempie calici privi di fondo mentre il tono del valente mousquetaire si fa sempre più alto....
Il brusio degli altri avventori è ormai definitivamente sopraffatto dal vocione ilare e tonante del buon Porthos, unico intercalare le risate fragorose dei compari mousquetaires:"Incroyable, la perfection de la rotondité des culs! Orbs da circum-navigare! Stringere il Ventooo!"
..
E gongolant ricarica: " Parbleu, et que l'on faut dire de la Magnificentia de les tettes?? Dune del deserto, ma sine ansia!, promontori-riparatori, e i capessolì aussi, parfois trois, ad abundantiam, sì tre aussi!!"
"Trois? Comme nous, sì?" intercala sommesso Athos
Epperò le bon Porthos non lo sente nemmeno, e prosegue passando -magno cum gaudio!- all'abbordaggio dell'ombelico, pregiata minuscola beltà :"Petit calicé de vin, esalta aroma  gusto e pourquoi pas?, anche gli occhi !"
..
Come sciame di api che si disperde nell'aria in primavera, il chiacchiericcio degli astanti mano a mano si spegne e - ogni orecchio é teso all'ascolto delle  Meraviglie descritte sans pause dal nostro Porthos alias Stupor-Mundi-Man! - Tace, tutto il  mondo
Imperterrito, ormai inesorabilmente lanciato nell' iperspazio mulieris, ça va sans dire, non s'accorge di alcunchè.
..
Va detto che, a ce point-là, il rubicondo oste Jean.François risoluto lo interrompe:
" Que caspite faites, plus pian, tout le monde Vous écoute, Vous vous n’etes pas adduné? Serait meillor que Vous vous arrétez , rétirez vous entre votre apartmonts, Messieurs les Chevaliers !"
..
Les Trois Mousquetaires, paonazz comò pomodors bien maturés, se levent gagliardes -avec quelque difficulté en vérité...-  et s'en van à lor stons, alterement sordì alle grida di protesta e gran rammarico dei restanti avventori :"Noooo, noooo, ancooooor!", ormai tout à fait catturati dallo "scibile sine fines"  del prode narratore-navigatore.
Oui, bien sur, un grande navigatore
Di tutti i mari
 ..

martedì 26 marzo 2013

Ombre di Notte

Ombre di notte
vigilano
nel buio del silenzio.

Vaghi pensieri
sperano
di sperare una speranza.

Ora non più:
lento rumor di silenzio,
una notte di ombre,
placa pensieri
addorme speranze
distrugge ricordi.

E mentre il ricordo si adagia

si affaccia il mattino di luce
puntuale di cruda realtà

ninni picone

giovedì 28 febbraio 2013

Palermo, dove per mangiare si paga poco (12)

L'ingresso dell' Osteria Cuto's a Ballarò
Osteria Cuto's 
Via Chiappara al Carmine, 2 ( Ballarò)
Percorrete via Maqueda verso la stazione centrale , superate  palazzo Comitini, sede della Provincia , ed arrivate all'altezza di via Torino (sulla sinistra). Alla vostra destra si apre un antico arco con due imponenti colonne in marmo  : é l'arco di Cutò. Da qui parte una stradina (via Chiappara) che vi coduce al mercato storico di Ballarò. E proprio sotto l'arco, sulla sinistra, si trova l'antico ingresso della osteria Cuto's.

Giorgio e Giuseppe Di Maio
Aperta negli anni trenta,nei locali che fungevano da stalla del palazzo del principe di Cutò, negli anni '70 ha cambiato gestione ed il suo nome (in un inglese storpiato) era New Pink Blak, forse per richiamare i colori della locale squadra di calcio.

 Da 5 mesi la locanda viene gestita da Giuseppe Di Maio con il figlio Giorgio che, oltre ad essere il cuoco del locale, cura i rapporti con i clienti.
All'ingresso un caratteristico bancone old style per la mescita curata da papà Giuseppe. Sulla destra si aprono due salette da pranzo, una principale con 4 tavoli e un'altra, più intima, con un solo tavolo. Per un totale di 25 posti.
La sala principale dell'osteria
 
Apppena dentro, ci si trova immersi in una magica atmosfera retrò, con le amate sedie Thonet rosse e le confortanti cerate quadrettate, bianche e verdi,sui tavoli.
Solitamente li troverete  occupati da simpatici  bevitori di birra, disposti quasi sempre a scambiare quattro chiacchiere con voi  trasformando il vostro pranzo in un allegro convivio popolare. E se siete disponibili alla chiacchiera verrete a conoscenza di personaggi e aneddoti locali, molto gustosi.Il tutto corredato da un sottofondo musicale dance, appena percettibile  e per nulla fastidioso.
dall'arco di Cutò al mercaro di Ballarò


Non essendoci la carta del menù bisogna ascoltare i consigli  del gentilissimo e giovanissimo Giorgio, che riesce a dividere il suo tempo tra i tavoli di Cuto's e i tasti del pianoforte, sua grande passione.

Da Cuto's sono pronti ad esaudire ogni vostro sfizio gastronomico. Il vicino mercato di Ballarò è una fonte inesauribile di materie prime.
Esistono comunque dei piatti che  l'osteria serve abitualmente:

la vecchia osteria New Pink Blak
Tra gli antipasti: polpette di carne dalla forma oblunga e uova sode
Tra i primi: pasta alla carrettiera, con ragù in bianco,  con piselli e prosciutto, fave a coniglio.
Tra i secondi: carne (bovina o suina) ai ferri, pesce spada ai ferri, gigantesche porzioni di gamberoni, cozze, sarde fritte. E come contorni abbondanti insalate miste, di pomodoro, di lattuga e tonno.

Da bere vino sfuso bianco e rosso, gassosa (azzusa), birra Forst a collo lungo
un secondo a base di carne di maiale

Come dolci...."viva il salato altrimenti poi non bevono assai" (Giorgio dixit)

E dopo pranzo, ancora birra e chiacchiere. Qui non si chiude bottega.

Il costo per un pasto oscilla mediamente tra i 6 e i 12 euro... tranne che non vogliate ordinare ostriche e aragosta..ma se vi basta un piatto di pasta ed una birra ve la cavate con meno di 5 euro!

Il locale è aperto tutti i giorni dalle 8 alle 21. La cena viene però servita al massimo entro le 7,30.tranne che non vogliate  organizzare una serata con gli amici . Allora è consigliabile telefonare al  
328 7437907

Pippo, Laura , Piero  e Stefano
6 febbraio 2013


domenica 3 febbraio 2013

Cioncalotta: Madre Coraggio e la mia pasta alla carbonara


fusilli alla carbonara
Cioncalotta, era una gallinella nana che tenevamo come animaletto da compagnia, si nutriva, oltre che dei resti della tavola, del nostro affetto e, per la gioia di mio padre, pizzuliava pure in giardino dove in estate si faceva a nuara.
La bestiola ricambiava le nostre attenzioni con le sue uova, piccole e deliziose.
Cioncalotta, aveva una peculiarità che la caratterizzava: il trimulizzo della testa, quella testolina tremava ad una velocità pazzesca tanto che pensavo non potesse mettere bene a fuoco il mondo che le girava attorno.
Un pomeriggio di fine estate, arrivarono una decina di pulcini di addini ovaiole,  che da lì a poco sarebbero diventati dei giganti al suo cospetto….
Lei decise di adottarli tutti, un c’era verso di farici capire che non era cosa… se li mise tutti sotto le ali e guai a chi si avvicinava era nica ma ….
“Ma il coraggio e la volontà di affermarsi come madre prevarrà sulla sua natura, e la renderà cieca di fronte alle limitazioni che le si porranno davanti. Il Tempo la priverà dei suoi “figli”… e la lascerà sola, ma il suo istinto materno ormai totalmente esaltato non le permetterà di rinunciare a crescere quei colossi; anzi, in essi, cercherà la forza per tornare a volare”*
Passavano i giorni, i pulcini diventavano grandi, Cioncalotta resisteva e le sue ali si allargavano sempre di più, finché non arrivò il momento insegnasse loro a volare; le lezioni si svolgevano in giardino tra gli alberi di agrumi, dove lei saliva su rami più bassi e agitava le ali, spiccava il volo e poi tornava dai “figlioletti” che, goffi provavano ad imitarla, ma sistematicamente cadevano a terra, Cioncalotta, aveva un sogno, vederli librare liberi nell’aria… ma sarebbe rimasto solo un sogno.
Quando si arrese i ragazzi erano già maturi: le femmine cominciarono a produrre uova e i maschietti… beh facevano i maschietti…
Da allora cominciò una notevole produzione di uova, a proposito di uova...

Andiamo alla mia personalissima pasta alla carbonara

Pur essendo molto radicata alle tradizioni e al passato della mia famiglia, amo creare nuove ricette o comunque, stravolgere le originali, così l’altra volta ho fatto una carbonara lasciandomi ispirare da quello che c’era a disposizione nella dispensa di Fraginesi, luogo dove amo rifugiarmi in inverno, e si sa, nelle case di campagna, in inverno, le dispense e i frigoriferi languono.
Premetto che quel giorno, ero stata a trovare “i ceramisti” du bagghiu di Scopello, amici dai tempi in cui a Scopello si facevano vacanze all’insegna del “fancazzeggio”, eravamo munrialisi contro scupiddara, che durante l’ora della siesta, ci facevamo la guerra dell’acqua, la sera si cenava tutti insieme e di notte si andava a fare il bagno alle terme segestane.
I ceramisti oltre a vendere ceramiche hanno una fattoria  composta da una capretta, un cavallo, oche, galline e cani e gatti a più non posso, e quando capita vendono le uova freschissime, ma a me che sono amica, le uova, qule giorno, me le hanno regalate.
Mi sentivo ricca con quelle uova molto fresche e per strada mi frullava qualcosa in testa.
Appena arrivata su a Fraginesi, ho rovistato dappertutto, cerca che ti cerca ho trovato: un pezzetto di parmigiano addimuratu e un po’ di burro in frigo, tre cipolle bianche nel carrello della frutta,  un pacco di fusilli ‘nto stipu, un barattolino di noci moscate e una busta di latte.
Ho guardato dritto negli occhi il mio ospite e come un’eroina di vecchi film:
        ti  fidi di me?
Sentivo il suo cervello che, faceva trac trac ed elaborava pensieri perniciosi, ma non per me! Per lui, che ha frequentato i migliori ristoratori e pasticceri Londinesi!
“ho bedda matri! Se le dico si, un sacciu ‘nsoccu m’aspetta, se le dico no, s’affenni, cunsumatu sugnu”!
La sua buona educazione gli ha impedito di offendermi e così ho proceduto:
ho affettato la cipolla e l’ho fatta stufare in padella con il burro il sale e il pepe e un po’ d’acqua, mantenendo la fiamma molto bassa. 
Ho battuto le uova, aggiungendo un pizzico di sale e un bel po’ di noce moscata grattugiata e un goccio di latte, 
ho cotto i fusilli in abbondante acqua salata, appena al dente li ho scolati e li ho versati nella padella con la cipolla ben cotta, 
ho fatto saltare a fiamma allegra il tutto e tolti dalla fiamma 
ho aggiunto le uova battute, 
ho mescolato per bene, e rimesso un attimo su fuoco giusto per evitare che l’uovo restasse crudo, una manciata di parmigiano grattugiato e … a tavola!
Quanto al mio ospite? … mi ha promesso che mi porterà a Londra…

antonella gullo

*Molto liberamente, tratta da una prefazione di Madre Coraggio e i suoi figli di Bertolt Brecht



lunedì 28 gennaio 2013

Ho visto il Lincoln di Spielberg



la locandina del film
Ecco i miei stati d’animo ed il mio parere  prima durante  e dopo la visione del film Lincoln di Steven Spielberg

Prima del film: ottimista. Sicuro di andare a vedere un film quantomeno fatto bene. E quindi “spettacolare”. Spielberg è garanzia di “soldi spesi bene”

Dopo la prima parte del film: mi sento a disagio, la voce del doppiatore di Lincoln è sgradevole, gracchiante  e insicura. I dialoghi troppo lunghi e pesanti. A volte non immediatamente comprensibili. La breve scena di una battglia mi è sembrata ridicola. Spero (e credo) sia stata una scelta consapevole del grande regista.

Dopo la parte centrale del film: comincio ad abiturami alla voce di Lincoln. Pare che sia vicina alla realtà e lo stesso Daniel Day Lewis ha dovuto faticare per recitare in modo così sgradevole. La vicenda si fa molto interessante . Questo film parla di real politic o di politica “sporca”. Loncoln era un grande uomo ed un grande idealista, ma a in questo mondo bisogna saperci fare con gli uomini, con i loro vizi, i loro interessi e i loro pregiudizi. Bisogna abbassarsi al loro livello, addirittura ingannarli, per ottenere qualche cosa di veramente importante.

Alla fine del film.: esco più consapevole di qualcosa, ma non so di cosa. Esco dal cinema con un bagaglio storico molto più ricco. Sono oramai sicuro che la storia ufficiale ci abbia nascosto gran parte della verità. Ovunque ed in qualunque epoca. La storia ufficiale è frutto di quello che non si è mai vito, scritto e sentito. Piccola nota: la parte finale racconta dell'assassinio del presidente. Ho temuto che Spielberg ce lo facesse vedere penalizzando di molto il (mio) giudizio. A che serve fare vedere una cosa conosciuta, scontata ed ininfluente nell'equilibrio del racconto? In effetti il modo in cui il regista ci racconta l'episodio è  geniale.Una idea assolutamente sorprendente Ma(ovviamente) non ve la raccontiamo.
 
Giudizio complessivo. Tecnicamente un film superbo (ma questo è ovvio trattandosi della migliore troupe  del mondo). Non è certamente il miglior e film di Spielberg, ma quello che si scopre è molto, ma molto interessante. Credo che gli americani lo apprezzeranno molto più di noi trattandosi di nuove verità sulla loro storia (relativaente)  recente. Viene quasi quasi voglia di rivederlo per capire meglio tante sottigliezze che durante la  prima visione non possono essere colte.Consigliato

lunedì 21 gennaio 2013

La Migliore Offerta di Giuseppe Tornatore

-->
L’espandibilità dell’uomo moderno

Virgil Oldmann è un “umanopuzzle” omogeneo
Autentico modello di modernità, fobico, disgregato, mancante, alienato, afflitto da svariate paure e malattie conseguenti.
In lui, la fobia non cambia di segno per convertirsi in coscienza di una ricerca, dono e spinta ad aprire altre porte, tensione da cui discenderebbe apprensione ma anche fiducia.

Né coraggio né tolleranza né fede: solo, rifiuto delsi dipana nei secoli.diverso”
Per Virgil Oldmann nessuna ricerca o curiosità o piacere sta oltre l’orizzonte artistico: la vita sociale é un termine inarticolabile
L’ offerta del mondo conoscibile, messa a disposizione, perdura inaccettata.

L’ impossibilità di parametri condivisi, la forte esigenza di soggettivismo impera e, scena dopo scena, si rivela e si chiarisce dalla collezione di guanti sempre indossati, al servizio di piatti e bicchieri personali utilizzati al ristorante, dall’assenza di presenze umane nell’immensa casa museo, alla stanza segreta pinacoteca di ritratti femminili dei più prestigiosi pittori di ogni tempo.

Tantissime tele, tutte le donne amate dal protagonista
Se la relazione si sostiene sul sentire e sul sentimento, se l’altro é parte di un arco temporale che lo contiene e gli dà senso, il tempo dell’amore per Virgil si dipana nei secoli.
A volte, però, ciò che abbiamo dentro chiede e ha bisogno di diventare autentico: cogliere l’attimo, ma cogliere anche la storia di cui quell’attimo è un frammento.

Accade dunque che Virgil si innamori, di una donna che è il suo fronte/retro, l’immagine specchio, particolare e atavica ricerca identitaria.
Il recupero non poteva essere né rinviato o limitato: apparteniamo ad un mondo/modo più grande, apparteniamo all’altro, siamo l’altro
La riscoperta di un’identità unica e chiara deve ricomporsi con l’identità dell’altro: l’unica l’ultima chance di risveglio dal letargo in cui versiamo, per tornare alla vita reale.

All’iniziale perdita di orientamento, alla messa in crisi segue la coscienza dell’occasione di vita.
Il corto circuito emozionale, ancorché esistenziale, richiede memoria attinta al bagaglio artistico, e audacia
L’uomo è tale solo a partire da ciò che é.
Bellissima una delle ultime scene, in cui Virgil ruota su stesso, in forma di proposta rilettura del moderno Uomo Vitruviano

La nostra espandibilità é la ricostituzione di fili tessuti nel passato e che adesso chiedono di essere tessuti a mano