martedì 26 marzo 2013

Ombre di Notte

Ombre di notte
vigilano
nel buio del silenzio.

Vaghi pensieri
sperano
di sperare una speranza.

Ora non più:
lento rumor di silenzio,
una notte di ombre,
placa pensieri
addorme speranze
distrugge ricordi.

E mentre il ricordo si adagia

si affaccia il mattino di luce
puntuale di cruda realtà

ninni picone

giovedì 28 febbraio 2013

Palermo, dove per mangiare si paga poco (12)

L'ingresso dell' Osteria Cuto's a Ballarò
Osteria Cuto's 
Via Chiappara al Carmine, 2 ( Ballarò)
Percorrete via Maqueda verso la stazione centrale , superate  palazzo Comitini, sede della Provincia , ed arrivate all'altezza di via Torino (sulla sinistra). Alla vostra destra si apre un antico arco con due imponenti colonne in marmo  : é l'arco di Cutò. Da qui parte una stradina (via Chiappara) che vi coduce al mercato storico di Ballarò. E proprio sotto l'arco, sulla sinistra, si trova l'antico ingresso della osteria Cuto's.

Giorgio e Giuseppe Di Maio
Aperta negli anni trenta,nei locali che fungevano da stalla del palazzo del principe di Cutò, negli anni '70 ha cambiato gestione ed il suo nome (in un inglese storpiato) era New Pink Blak, forse per richiamare i colori della locale squadra di calcio.

 Da 5 mesi la locanda viene gestita da Giuseppe Di Maio con il figlio Giorgio che, oltre ad essere il cuoco del locale, cura i rapporti con i clienti.
All'ingresso un caratteristico bancone old style per la mescita curata da papà Giuseppe. Sulla destra si aprono due salette da pranzo, una principale con 4 tavoli e un'altra, più intima, con un solo tavolo. Per un totale di 25 posti.
La sala principale dell'osteria
 
Apppena dentro, ci si trova immersi in una magica atmosfera retrò, con le amate sedie Thonet rosse e le confortanti cerate quadrettate, bianche e verdi,sui tavoli.
Solitamente li troverete  occupati da simpatici  bevitori di birra, disposti quasi sempre a scambiare quattro chiacchiere con voi  trasformando il vostro pranzo in un allegro convivio popolare. E se siete disponibili alla chiacchiera verrete a conoscenza di personaggi e aneddoti locali, molto gustosi.Il tutto corredato da un sottofondo musicale dance, appena percettibile  e per nulla fastidioso.
dall'arco di Cutò al mercaro di Ballarò


Non essendoci la carta del menù bisogna ascoltare i consigli  del gentilissimo e giovanissimo Giorgio, che riesce a dividere il suo tempo tra i tavoli di Cuto's e i tasti del pianoforte, sua grande passione.

Da Cuto's sono pronti ad esaudire ogni vostro sfizio gastronomico. Il vicino mercato di Ballarò è una fonte inesauribile di materie prime.
Esistono comunque dei piatti che  l'osteria serve abitualmente:

la vecchia osteria New Pink Blak
Tra gli antipasti: polpette di carne dalla forma oblunga e uova sode
Tra i primi: pasta alla carrettiera, con ragù in bianco,  con piselli e prosciutto, fave a coniglio.
Tra i secondi: carne (bovina o suina) ai ferri, pesce spada ai ferri, gigantesche porzioni di gamberoni, cozze, sarde fritte. E come contorni abbondanti insalate miste, di pomodoro, di lattuga e tonno.

Da bere vino sfuso bianco e rosso, gassosa (azzusa), birra Forst a collo lungo
un secondo a base di carne di maiale

Come dolci...."viva il salato altrimenti poi non bevono assai" (Giorgio dixit)

E dopo pranzo, ancora birra e chiacchiere. Qui non si chiude bottega.

Il costo per un pasto oscilla mediamente tra i 6 e i 12 euro... tranne che non vogliate ordinare ostriche e aragosta..ma se vi basta un piatto di pasta ed una birra ve la cavate con meno di 5 euro!

Il locale è aperto tutti i giorni dalle 8 alle 21. La cena viene però servita al massimo entro le 7,30.tranne che non vogliate  organizzare una serata con gli amici . Allora è consigliabile telefonare al  
328 7437907

Pippo, Laura , Piero  e Stefano
6 febbraio 2013


domenica 3 febbraio 2013

Cioncalotta: Madre Coraggio e la mia pasta alla carbonara


fusilli alla carbonara
Cioncalotta, era una gallinella nana che tenevamo come animaletto da compagnia, si nutriva, oltre che dei resti della tavola, del nostro affetto e, per la gioia di mio padre, pizzuliava pure in giardino dove in estate si faceva a nuara.
La bestiola ricambiava le nostre attenzioni con le sue uova, piccole e deliziose.
Cioncalotta, aveva una peculiarità che la caratterizzava: il trimulizzo della testa, quella testolina tremava ad una velocità pazzesca tanto che pensavo non potesse mettere bene a fuoco il mondo che le girava attorno.
Un pomeriggio di fine estate, arrivarono una decina di pulcini di addini ovaiole,  che da lì a poco sarebbero diventati dei giganti al suo cospetto….
Lei decise di adottarli tutti, un c’era verso di farici capire che non era cosa… se li mise tutti sotto le ali e guai a chi si avvicinava era nica ma ….
“Ma il coraggio e la volontà di affermarsi come madre prevarrà sulla sua natura, e la renderà cieca di fronte alle limitazioni che le si porranno davanti. Il Tempo la priverà dei suoi “figli”… e la lascerà sola, ma il suo istinto materno ormai totalmente esaltato non le permetterà di rinunciare a crescere quei colossi; anzi, in essi, cercherà la forza per tornare a volare”*
Passavano i giorni, i pulcini diventavano grandi, Cioncalotta resisteva e le sue ali si allargavano sempre di più, finché non arrivò il momento insegnasse loro a volare; le lezioni si svolgevano in giardino tra gli alberi di agrumi, dove lei saliva su rami più bassi e agitava le ali, spiccava il volo e poi tornava dai “figlioletti” che, goffi provavano ad imitarla, ma sistematicamente cadevano a terra, Cioncalotta, aveva un sogno, vederli librare liberi nell’aria… ma sarebbe rimasto solo un sogno.
Quando si arrese i ragazzi erano già maturi: le femmine cominciarono a produrre uova e i maschietti… beh facevano i maschietti…
Da allora cominciò una notevole produzione di uova, a proposito di uova...

Andiamo alla mia personalissima pasta alla carbonara

Pur essendo molto radicata alle tradizioni e al passato della mia famiglia, amo creare nuove ricette o comunque, stravolgere le originali, così l’altra volta ho fatto una carbonara lasciandomi ispirare da quello che c’era a disposizione nella dispensa di Fraginesi, luogo dove amo rifugiarmi in inverno, e si sa, nelle case di campagna, in inverno, le dispense e i frigoriferi languono.
Premetto che quel giorno, ero stata a trovare “i ceramisti” du bagghiu di Scopello, amici dai tempi in cui a Scopello si facevano vacanze all’insegna del “fancazzeggio”, eravamo munrialisi contro scupiddara, che durante l’ora della siesta, ci facevamo la guerra dell’acqua, la sera si cenava tutti insieme e di notte si andava a fare il bagno alle terme segestane.
I ceramisti oltre a vendere ceramiche hanno una fattoria  composta da una capretta, un cavallo, oche, galline e cani e gatti a più non posso, e quando capita vendono le uova freschissime, ma a me che sono amica, le uova, qule giorno, me le hanno regalate.
Mi sentivo ricca con quelle uova molto fresche e per strada mi frullava qualcosa in testa.
Appena arrivata su a Fraginesi, ho rovistato dappertutto, cerca che ti cerca ho trovato: un pezzetto di parmigiano addimuratu e un po’ di burro in frigo, tre cipolle bianche nel carrello della frutta,  un pacco di fusilli ‘nto stipu, un barattolino di noci moscate e una busta di latte.
Ho guardato dritto negli occhi il mio ospite e come un’eroina di vecchi film:
        ti  fidi di me?
Sentivo il suo cervello che, faceva trac trac ed elaborava pensieri perniciosi, ma non per me! Per lui, che ha frequentato i migliori ristoratori e pasticceri Londinesi!
“ho bedda matri! Se le dico si, un sacciu ‘nsoccu m’aspetta, se le dico no, s’affenni, cunsumatu sugnu”!
La sua buona educazione gli ha impedito di offendermi e così ho proceduto:
ho affettato la cipolla e l’ho fatta stufare in padella con il burro il sale e il pepe e un po’ d’acqua, mantenendo la fiamma molto bassa. 
Ho battuto le uova, aggiungendo un pizzico di sale e un bel po’ di noce moscata grattugiata e un goccio di latte, 
ho cotto i fusilli in abbondante acqua salata, appena al dente li ho scolati e li ho versati nella padella con la cipolla ben cotta, 
ho fatto saltare a fiamma allegra il tutto e tolti dalla fiamma 
ho aggiunto le uova battute, 
ho mescolato per bene, e rimesso un attimo su fuoco giusto per evitare che l’uovo restasse crudo, una manciata di parmigiano grattugiato e … a tavola!
Quanto al mio ospite? … mi ha promesso che mi porterà a Londra…

antonella gullo

*Molto liberamente, tratta da una prefazione di Madre Coraggio e i suoi figli di Bertolt Brecht



lunedì 28 gennaio 2013

Ho visto il Lincoln di Spielberg



la locandina del film
Ecco i miei stati d’animo ed il mio parere  prima durante  e dopo la visione del film Lincoln di Steven Spielberg

Prima del film: ottimista. Sicuro di andare a vedere un film quantomeno fatto bene. E quindi “spettacolare”. Spielberg è garanzia di “soldi spesi bene”

Dopo la prima parte del film: mi sento a disagio, la voce del doppiatore di Lincoln è sgradevole, gracchiante  e insicura. I dialoghi troppo lunghi e pesanti. A volte non immediatamente comprensibili. La breve scena di una battglia mi è sembrata ridicola. Spero (e credo) sia stata una scelta consapevole del grande regista.

Dopo la parte centrale del film: comincio ad abiturami alla voce di Lincoln. Pare che sia vicina alla realtà e lo stesso Daniel Day Lewis ha dovuto faticare per recitare in modo così sgradevole. La vicenda si fa molto interessante . Questo film parla di real politic o di politica “sporca”. Loncoln era un grande uomo ed un grande idealista, ma a in questo mondo bisogna saperci fare con gli uomini, con i loro vizi, i loro interessi e i loro pregiudizi. Bisogna abbassarsi al loro livello, addirittura ingannarli, per ottenere qualche cosa di veramente importante.

Alla fine del film.: esco più consapevole di qualcosa, ma non so di cosa. Esco dal cinema con un bagaglio storico molto più ricco. Sono oramai sicuro che la storia ufficiale ci abbia nascosto gran parte della verità. Ovunque ed in qualunque epoca. La storia ufficiale è frutto di quello che non si è mai vito, scritto e sentito. Piccola nota: la parte finale racconta dell'assassinio del presidente. Ho temuto che Spielberg ce lo facesse vedere penalizzando di molto il (mio) giudizio. A che serve fare vedere una cosa conosciuta, scontata ed ininfluente nell'equilibrio del racconto? In effetti il modo in cui il regista ci racconta l'episodio è  geniale.Una idea assolutamente sorprendente Ma(ovviamente) non ve la raccontiamo.
 
Giudizio complessivo. Tecnicamente un film superbo (ma questo è ovvio trattandosi della migliore troupe  del mondo). Non è certamente il miglior e film di Spielberg, ma quello che si scopre è molto, ma molto interessante. Credo che gli americani lo apprezzeranno molto più di noi trattandosi di nuove verità sulla loro storia (relativaente)  recente. Viene quasi quasi voglia di rivederlo per capire meglio tante sottigliezze che durante la  prima visione non possono essere colte.Consigliato

lunedì 21 gennaio 2013

La Migliore Offerta di Giuseppe Tornatore

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L’espandibilità dell’uomo moderno

Virgil Oldmann è un “umanopuzzle” omogeneo
Autentico modello di modernità, fobico, disgregato, mancante, alienato, afflitto da svariate paure e malattie conseguenti.
In lui, la fobia non cambia di segno per convertirsi in coscienza di una ricerca, dono e spinta ad aprire altre porte, tensione da cui discenderebbe apprensione ma anche fiducia.

Né coraggio né tolleranza né fede: solo, rifiuto delsi dipana nei secoli.diverso”
Per Virgil Oldmann nessuna ricerca o curiosità o piacere sta oltre l’orizzonte artistico: la vita sociale é un termine inarticolabile
L’ offerta del mondo conoscibile, messa a disposizione, perdura inaccettata.

L’ impossibilità di parametri condivisi, la forte esigenza di soggettivismo impera e, scena dopo scena, si rivela e si chiarisce dalla collezione di guanti sempre indossati, al servizio di piatti e bicchieri personali utilizzati al ristorante, dall’assenza di presenze umane nell’immensa casa museo, alla stanza segreta pinacoteca di ritratti femminili dei più prestigiosi pittori di ogni tempo.

Tantissime tele, tutte le donne amate dal protagonista
Se la relazione si sostiene sul sentire e sul sentimento, se l’altro é parte di un arco temporale che lo contiene e gli dà senso, il tempo dell’amore per Virgil si dipana nei secoli.
A volte, però, ciò che abbiamo dentro chiede e ha bisogno di diventare autentico: cogliere l’attimo, ma cogliere anche la storia di cui quell’attimo è un frammento.

Accade dunque che Virgil si innamori, di una donna che è il suo fronte/retro, l’immagine specchio, particolare e atavica ricerca identitaria.
Il recupero non poteva essere né rinviato o limitato: apparteniamo ad un mondo/modo più grande, apparteniamo all’altro, siamo l’altro
La riscoperta di un’identità unica e chiara deve ricomporsi con l’identità dell’altro: l’unica l’ultima chance di risveglio dal letargo in cui versiamo, per tornare alla vita reale.

All’iniziale perdita di orientamento, alla messa in crisi segue la coscienza dell’occasione di vita.
Il corto circuito emozionale, ancorché esistenziale, richiede memoria attinta al bagaglio artistico, e audacia
L’uomo è tale solo a partire da ciò che é.
Bellissima una delle ultime scene, in cui Virgil ruota su stesso, in forma di proposta rilettura del moderno Uomo Vitruviano

La nostra espandibilità é la ricostituzione di fili tessuti nel passato e che adesso chiedono di essere tessuti a mano



mercoledì 2 gennaio 2013

2002 la prima volta a Cuba (13-14)


Sabato 12 gennaio 2002 – tredicesimo giorno
  
   Vendono pure  le madri

Les Surfs a San Remo
   Si va al mare di nuovo. Questa volta però l’autista è un tipo più sveglio. Infatti ci lascia su una spiaggia meravigliosa e se ne va per i cazzi suoi. Evidentemente non ha secondi o terzi fini. Sulla spiaggia incontriamo un simil Taricone39. E’ preciso al divo del grande fratello. E anche la sua novia (fidanzata) è simpatica e molto carina.
     Ci facciamo delle foto poi ci scambiamo i soliti inutili recapiti. Pomeriggio, finalmente si dorme. La sera decido di portare in discoteca Odalya, la vicina di casa che spera di adescarmi, ma è purtroppo la donna più brutta di Cuba. Non ci sono dubbi. E parla sempre.
      Quindi verso le 10 di sera busso alla porta di casa di Odalya. Mi invitano a salire. E incontro un mondo nuovo.
Mi sembra di essere in casa  dei "les Surfs"….. quel gruppo di nani pigmei del Madagascar che cantò a San Remo con Rita Pavone “datemi un martello”. Le stanze sono semivuote e piene di pigmei che vanno di qua e di là.
       Odalya non si vede. Ad un certo punto scende da una scala ben vestita accompagnata dalla cugina. Che è un po’ più aggraziata di lei. Sono comunque due tappicelle e fanno tanta tenerezza. Si decide di andare al Tropicana. Ma non viene solo Odalya (per fortuna), no viene tutta la famiglia. In tutto siamo sei.
       Per strada fermano un casciabanco40 anni ’50- E’ un tacsi popolare che ci (anzi mi) costa appena 5 dollari

Giunti all’ingresso del Tropicana i miei accompagnatori cominciano ad agitarsi, a muoversi di qua e di là, a sparire e a riapparire in mezzo alla folla che attende davanti l’entrata.
 Alla fine capisco cosa succede. Sono amici dei buttafuori e ci fanno entrare gratis da una porta secondaria.
Il Tropicana è la discoteca più grande che abbia mai visto in vita mia. E’ circolare con al centro una pista immensa piena di scalmanati. Attorno alla pista tantissimi tavoli con altri scalmanati che ballano, devono, parlano, urlano. Molte le coppie miste.
      Ad un tratto si abbassano le luci e comincia un esotico carosello di fari colorati; la pista si abbassa, tutti fuggono via ed in mezzo al caos spunta una enorme orchestra variopinta che (ahimè) inizia  a suonare la cacata di minchia di musica cubana. Io sto ancora un po’ con i miei amici nani e poi me ne vado.
       Fuggo alla chetichella senza dire niente a nessuno. Prendo il tacsi e mi faccio lasciare nel posto a me più familiare dell’Avana : el Parque Central.
        Subito mi ferma un giovanotto che mi parla e poi mi conduce in un locale malfamato dove, dice , veniva Hemingway.
          Io , per nulla impressionato dalla notizia, gli dico che questo cazzo di Hemingway, visto che ha vissuto per anni a l’Havana, sarà stato praticamente ovunque e perciò non ne posso più di posti dove è stato Hemingway.!
          Ad un certo punto tra noi due si infila una giovane jineteras (pullazza)41 che mi fa varie offerte oscene. Io lerespingo tutte con decisione.
           Così lei mi offre pure sua madre dicendo che è bravissima a fare p..ni. Io la guardo , le regalo 5 dollari e me ne vado. Poi penso …. Chissà come è sua madre!?
         Dopo un giro al “mio” bar me ne vado in albergo. Si, questa sera ho deciso di dormire nell’albergo più affascinante di Avana vecchia: l’hotel Floridia. Stile coloniale con giardino interno.


  Domenica 13  gennaio 2002 - quattordicesimo giorno

  E’ finita bene

   Oggi si riparte. Prendo un tacsi e vado a posteggiare all’Hotel Miramare. L’aereo parte alle 11 di sera ed io sto morendo dal sonno. Prendo una camera e dormo. Verso le 8 vado all’aeroporto Josè Marti. C’è anche Nadia. Siamo i primi.
Per uscire da Cuba si pagano 20 dollari.

fine del viagio



martedì 1 gennaio 2013

il respiro di internet


E quando poi ti accorgi
Che le note dei versi
E le parole della musica
Si confondono...
Con la rarefazione di un respiro
Quello è il momento di . internet...!

di ninni picone 


lunedì 31 dicembre 2012

l'isola del tramonto

Talvolta ti inseguo
Luminoso e caldo tramonto di Isola
Conquisto, stanco, il contatto!
Ma è solo vetro, lucido,
Trasparente,
Pure lucente:
Mi specchio lo stesso in te
E con lo sguardo...
Ti accompagno oltre
Per cogliere subito l'alba

di ninni picone

tutte le poesie di ninni picone

lunedì 24 dicembre 2012

a tavula è trazzera


A tavula è trazzera, amicu caru,

cantava l’orbu sutta ‘n ped’i ficu,

si poi ti voli beni ‘u tavirnaru

la fama è fatta cùrcati ti dicu.

Pi tia c’è sempri postu e, paru paru,

ti criscinu l’amici e li viddicu.

Nta sta trazzera scotula li ‘mbrogghi:

li megliu çiuri a tavula ti cogghi.

 Pino Correnti

traduzione

la tavola e come una trazzera, amico caro
cantava il cieco sotto un albero di fico,
e poi l’oste ti vuole bene
ti sei fatto la fama ed ora ti dico che puoi coricarti
per te c’è sempre posto ed insieme
aumentano gli amici e ti cresce l’ombellico (?)
in questa trazzera rimuovi gli intrighi
che a talola si raccolgono i fiori migliori


pino correnti
Pino Correnti, nato a Riposto (CT) nel 1925, è scrittore ed enogastronomo, storico della cucina siciliana e mediterranea, e presidente onorario dell’Unione regionale cuochi siciliani. Il suo "Il libro d’oro della cucina e dei vini di Sicilia", una sorta di bibbia gastronomica, è in auge dal 1976, data della sua prima edizione. Negli ultimi anni, Correnti si è dedicato alla ricerca e alla riproposta delle pietanze da lui definite “autenticamente afrodisiache”. Oggi si occupa principalmente della divulgazione nel mondo dell’alta cucina di Sicilia.

sabato 15 dicembre 2012

Pollo aggrassato chi patati


Alla fine degli anni sessanta, si mangiava un pollo speciale, aveva le carni sode e un odore molto buono, poi io ero particolarmente “maliabituata” perché mio padre avendo avuto anche un allevamento di polli, chiddi pa famiglia li faceva razzolare ‘menzzu u tirrenu e li nutriva cu furmintuni che integrava con i resti della tavola.
La nonna Lilì, nei pomeriggi estivi passava il tempo a sminuzzare bucce di muluni d’acqua e appena finiva chiamava i polli emettendo un suono gutturale parecchio inquietante.
E mentre nonna si occupava dei nostri polli, u “Zu Petru” e u “Zu Fifì”, uomini senza età, si occupavano del pollaio.
U zu Petru, era tanto innamorato di questo lavoro e dei polli che mi proibiva di entrare nei pollai, sennò i polli si scantavanu e ci vinìa na pasturedda, io che adoravo relazionarmi con gli animali subivo questo divieto ma quando, “A las cinco de la tarde” u zu Petru e u zu Fifì se ne andavano, io, mi precipitavo a giocare dentro il pollaio e a parlare delle mie storie ai polli.
Un giorno u Zu Petru, custode e giustiziere di polli, mi scoprì, ma questa è un’altra storia e non fa per niente ridere…
Anche io avevo il mio ruolo nella gestione del pollaio, poco meno che cinquenne, timida ma molto interessata e anticchia mafiusedda, curavo gli affari di famiglia, facendo fare a mio padre malefiure spaziali, un giorno mentre si faceva la pesa dei polli che vendeva, con fare sornione e pensando di non essere vista, stacciuta come ero poggiai il mio “esile” piedino sulla basculla al fine di aumentarne il peso, un’altra volta pensavo di tagliare le ruote di un camion perché con una manovra sbagliata aveva divelto il cancello, insomma se avessi continuato ad essere così, avrei potuto intraprendere la carriera politica, ma per fortuna col tempo mi sono aggrizzata.
Ma andiamo al nostro pollo aggrassato chi patati, se no scrivo anche di Cioncalotta.
Lo so divago, ma sono fatta così, quando scrivo comincio a cuntari i cosi dai tempi di Adamo ed Eva.
È quando parlo che sto zitta…

POLLO AGGRASSATO CHI PATATI PER 4 PERSONE

Ingredienti:
  • Un pollo tagliato a pezzi
  • 1 kg di patate
  • 2 grosse cipolle rosa
  • 5 spicchi d’aglio
  • 4 pomodori
  • Alloro
  • Un bicchiere di vino
  • Rosmarino
  • Un pezzetto piccolissimo di cannella a stecca
  • Un chiodo di garofano
  • Un chicco di pepe garofanato
  • Acqua la quantità dipende se piace più o meno asciutto
  • Olio q.b.
  • Sale e pepe

PROCEDIMENTO:
in un tegame metto circa un litro di acqua con una foglia di alloro, qualche ago di rosmarino, il pezzetto di cannella, il pepe garofanato e il chiodo di garofano, la faccio andare sul fuoco a fiamma bassa, così comincia ad estrarre i profumi degli aromi.
Fatto questo mi accingo a soffriggere l’aglio in una padella di alluminio, appena rosolato lo tolgo dall’olio e metto a soffriggere i pezzi pollo con qualche ago di rosmarino e una foglia di alloro, ed intanto pulisco e taglio a pezzettoni le patate,sbuccio la cipolla e la taglio nel senso della lunghezza, e riduco il pomodoro in piccoli pezzi.
Man mano che il pollo risulta ben rosolato in tutte le sue parti, lo salo e lo metto nel tegame con gli aromi che lentamente procede con la cottura.
Appena finisco col pollo passo a rosolare le patate sempre nello stesso olio e con una fiamma adeguata per non far bruciare l’olio, le patate appena pronte, le salo e le metto da parte a sgocciolare l’olio in eccesso.
Sempre nello stesso olio metto a rosolare, con una fiamma ancora più dolce la cipolla e qui metto subito il sale e un coperchio in modo che la cipolla si cuocia con la sua stessa acqua di vegetazione.
Appena la cipolla diventa trasparente, alzo la fiamma e sfumo con il vino e aggiungo il pomodoro aggiusto di sale e pepe e lascio cuore per circa un quarto d’ora.
Dopo di che l’aggiungo al pollo che intanto procede con la cottura, appena il pollo comincia a dare segni di cottura aggiungo le patate e lascio insaporire finché anche le patate non arrivino ad essere cotte.
Inutile dire che con il sugo di questo pollo ci si possono condire i bucatini o gli spaghetti.

antonella gullo 


giovedì 29 novembre 2012

2002: la prima volta a Cuba (12)


festa in campagna a Cuba
Venerdì 11 gennaio 2002 – dodicesimo giorno

  La culona con la radio

           Oggi si va al mare. Così alle 8 e 10 Pippo si alza e, come sempre, da’ la sveglia. Pippo nei viaggi che fa deve sempre fare da sveglia. Perché i compagni che si sceglie sono tutti dormiglioni. E poi si lamentano pure. Alle 9 e 30 passa Russel, il nostro autista-guida. Ha una BMW vecchia e argentata. Ci porta alla Playa dell’Oeste
          Imbocchiamo quindi la autopista per Varadero. Ci accorgiamo che questa autopista è nuova e priva di buche. E capiamo perché. E’ la autostrada più battuta dai turisti coglioni che così pensano che tutta Cuba abbia strade così. Ma noi sappiamo che non è vero.
         Russel ha paura della polizia e così ci insegna la parte che dobbiamo recitare in caso di malaugurato incontro. Noi tutti saremmo amici di lunga data. Infatti, ci dice che qui  è vietato fare da taxi se non si è tacsisti. Noi gli diciamo che in tutto il mondo è così e lui dice che non è vero e che li è così perché c’è il regime. Io penso che il signor Castro dovrebbe fare uscire un po’ di cubani per fargli capire come stanno le cose veramente.
          Las playas dell’oeste sono a pochi chilometri dall’Habana ed hanno vari nomi. Noi andremo a S. Maria del Mar che è la più famosa e la più bella. 
            Russel in effetti ci porta in un posto di merda tipo bagni Virzì38 anni ottanta. Ma cosa crede che siamo minchie? Lo cazziamo per bene e scegliamo noi la spiaggia.
Si chiama Obisco (più o meno). E’ un posto magico! Sabbia e mare limpidi, palme dappertutto e pochissima gente.
       Ma perché la bestia ci ha portato in quel posto maledetto e cacato? Forse ci voleva derubare. Non lo scopriremo mai. Intanto , però, ha le corna calate ed ha capito che noi non ci facciamo imbrogliare in questo modo. Magari in un altro modo si, ma così, no!
      Russel comunque resta con noi e mi chiede se io e Nadia siamo fidanzati. Qui a Cuba sono tutti fissati. Si avvicina un poliziotto e parla con Russel. Russel ci riferisce che il poliziotto lo ha nominato nostro protettore. Ma a lui che minchia gliene fotte?
      Accanto a noi una culona (Sonia) con la radio a tutto volume. Ci chiede se ci piace quella musica. Nadia risponde che la musica ci piace, ma il volume è troppo alto. Ma ormai il ghiaccio è rotto e la culona ci racconta la sua vita. Dice di essere cubana , e di avere sposato un messicano. Russel dice che è una troia. Russel è fissato.

       Torniamo in città. Ma prima di andare a casa decidiamo di passare dal mercato   a comprare la frutta. Al solito suo Russel ci porta nel più lurido quartiere dell’Habana. Pieno di mosche , detriti e desolazione. Poi in un mercato fetente. Mi chiedo se non esista, all’Habana, un posto umano dove comprare un po’ di frutta di cui i Caraibi sono ricchi. Per caso ne incontriamo uno. Ci fermiamo. E’ un fruttivendolo splendido: variopinto, pulito ed economico. Ma Russel chi è?
       Perché vuole fornirci una visione deprimente di Cuba? Che sia un anticastrista? O è solo un cretino? Per noi è solo un cretino.

      Tornando a casa passiamo dal museo de la Revolution.  
Ma è tardi e così rinviamo la visita. Ci limitiamo a vedere dall’esterno il Granma ossia il battello con il quale Fidel è sbarcato a Cuba per dare inizio alla stagione rivoluzionaria.
       Quella prima missione fu un disastro, ma comunque diede il via alla rivoluzione.
La sera decidiamo di andare in discoteca. Ci accompagna la cameriera di Mercedes. Il posto si chiama “1860”. E’ sul mare ed è bellissimo. 

sabato 24 novembre 2012

Il mendicante d'amore

Ore 15.30 ritorno a casa dal lavoro morta stremata sconnessa fusa
Due i desideri, gli ultimi prima del mio ormai inevitabile imminente decesso: fame + pisolo
A falcate mosse da un corpo inerte sospinto da …boh! tento di guadagnare il portone
Ma eccolo, mi si para davanti: sui trenta ben vestito non male, mi sembra  
I miei occhi sono  resi quasi ciechi da computer fame sonno per cui ..nessuna certezza
Con voce educata mi ferma: Scusi…
D’istinto apro la borsa in cerca del portafoglio: pure n’assegno gli farei, basta che mi lascia fare quei due passi che mi separano da casa….
“No, non voglio soldi -fa lievemente offeso ma con grande dolcezza- Le spiego: la mia compagna mi ha lasciato e da dieci mesi  non faccio l’amore con una donna….”
Sarà l’immensa stanchezza, ho le allucinazioni uditive..
Mi guarda sincero supplichevole speranzoso…
…. é VERO quello che ho sentito…non ci posso credere… 
Una tumpulata NO, uno sputo NO, un calcio nelle palle NO ! ! !
Provo solo una grande pena
Balbetto una cosa tipo: Mi dispiace, non posso aiutarti
E infine il portone è mio

domenica 18 novembre 2012

Cosa deve essere un blog?



Nella home page di questo blog c'è un piccolo post che festeggia i 5 anni di vita del sito creatoda pippo vinci.
Ad oggi su quel post celebrativo si contano ben (per questo blog) 10 commenti. I commentatori, oltre a fare gli auguri, discutono su cosa sia un blog , o cosa dovrebbe essere. E ognuno ha la sua rispettabilissima opinione. In fondo nessuno si è mai sognato di relegare il concetto di blog entro limiti netti ed invalicabili. Il blog è un mezzo per dire delle cose. Pertanto io giudicherei un blog solo in funzione delle cose che dice e su nient'alto che questo.

Io voglio dire la mia ed il simpatico (anche se a me sconosciuto) blogger mi ha concesso l'onore di trasformatre il mio commento in un post vero e peroprio. Il primo della mia vita

Ebbene io non giudicherei la qualità o la legittimità di un blog sul numero dei commenti e neppure sul numero delle visite, ma sicuramente (ripeto) sulla qualità stessa dei  post pubblicati. E' come giudicare un libro solo sulle vendite (grande libro, volevo i pantaloni? O i best sellers di Bruno Vespa?)

Aggiungo che nei blog molto commentati, si apre una specie di guerra tra i commentatori. Nessuno cede alla opinione dell'altro, tutti tengono duro, fino a quando l'esaperazione e/o la mancaza di argomenti a favore della propria teoria tesi  si trasformano in becero insulto.

Ed allora ben venga un blog poco (?) seguito, ma pacato nei toni (non certo nei contenuti)  come La Trazzera.

Sergio Cane - palermo

venerdì 2 novembre 2012

Ezio Mauro non ha capito niente

Oggi su Repubblica.it c'è la consueta analisi di Ezio Mauro sui fatti della politica. Mauro afferma due cose che fanno comprendere come il direttore del noto  e diffuso quotidiano abbia (a mio parere)  compreso molto poco o nulla del fenomeno Grillo.
Il suo pensiero è così sitetizzato:
"...l'avvicinamento di Grillo a Di Pietro segna una svolta nella strategia dell'antipolitica che ora pesca nel mare della sinistra ..."

 prima castroneria: grillo = antipolitica : oramai questa semplificazione offensiva la pensa solo il Direttore mentre analisti politici e sopratutto politici  e strateghi del palazzo hanno smesso di lanciare questa accusa a Beppe Grillo. Tutti (tranne Mauro) hanno capito che la vera antipolitica è quella portata avanati per oltre un ventennio dalla casta. E grazie a questa antipolitica della casta che il Movimento 5 Stelle sta avendo questo enorme successo!

seconda castrioneria: l'antipolitica pesca nel mare della sinistra: forse il Direttore è un po' confuso, ma considerare Antonio di Pietro un uomo di sinistra è com considerare  berluscini un democratico o Stalin un francescano. Ma dove vive Ezio Mauro?

sabato 20 ottobre 2012

2002 La prima volta a Cuba (11)

Giovedì 10 gennaio 2002 – undicesimo giorno
    
Siamo di nuovo ricchi

Oggi è una giornata cruciale. Non ci sono alternative: o ricchi o poveri.
Si va al Nacional con il terrore dipinto nel volto. E infatti non ci sono ancora i soldi. La tizia del Nacional ci suggerisce di andare all’oficina che risolve i problemi di questo tipo. L’oficina si trova nei pressi dell’Hotel Habana Libre. Yolanda ci dice che qui tutti fanno la nostra fine. Tutti vengono a Cuba pensando di essere ricchi e di fare i nababbi . Poi invece si accorgono che noi non siamo minchia e gli fottiamo un sacco di soldi. Ma ormai è troppo tardi e così fanno questa fine.

Comunque la cacacazzi ci mette in contatto con il servizio Visa in Italia. La soluzione c’è: basta mettersi in contatto con la mia banca e chiedere di aumentare la disponibilità della VISA. Mi! E a lei facile sembra? A noi sembra una soluzione impossibile. Da film di 007. Come minchia facciamo a telefonare alla mia banca? E quelli poi si convincono? E se si convincono, in quanto tempo faranno tutto ciò? E’ la fine. Penso che 30 anni di studio sono stati buttati al vento e non mi salveranno da questa tragedia. Comunque ci proviamo. Ma  dove troviamo il numero di telefono della mia banca?.

Lo troviamo su internet Telefoniamo. In Italia è quasi ora di chiusura e il Minchia che mi risponde dice che ci penserà domani. Come, DOMANI !? Io insisto cercando difargli capire in che situazione sono. Cade la linea e già ho speso quasi tutti i soldi per questa chiamata inutile. Le speranze si affievoliscono. Richiamo, becco il direttore che mosso a pietà dice che posso farmi una vacanza tranquilla e che ci pensa lui a me. Farà tutto in tempi brevissimi. Non ci crediamo per niente. Intanto non abbiamo più soldi . La telefonata ha esaurito tutti i nostri possedimenti (38 dollari!!)

E’ il tracollo! Se il direttore ci ha ingannati saremo costretti a dormire tre giorni all’aeroporto senza nulla dd mangiare e senza neppure i soldi per pagare la tassa di uscita. Una vergogna mondiale!
Da poveri andiamo al Malecon, ci corichiamo sul muretto e aspettiamo. Alcuni giovani avaneri33 si tuffano a mare felici. Anche loro sono poveri, ma ci sono abituati. Mica possono vivere col cutugno34 tutta la vita!
Le avanere fanno autostop per rimorchiare. Dei poliziotti, forse gelosi, le cazzìano. Abbiamo fame e ci dirigiamo verso un quartiere molto, ma molto popolare dove si dovrebbe mangiare con pochi spiccioli. Entriamo in un bar popolare. Un sandwich, una birra ed una Coca Cola locale alla spina. I baristi ballano e sono neri, quindi gelosi, come ci ha detto la cognatina.
Mentre ci gustiamo il povero spuntino al bancone, si avvicina il solito disperato e ci vuole vendere sigari, targhe di auto, passaggi con carro paricular. Noi non gli diciamo che siamo più disgraziati di lui. Non ci crederebbe mai.Torniamo al Nacional per ricontrollare se siamo ancora poveri.
     
Evviva. Siamo di nuovo ricchi!
Il mio direttore ha fatto il miracolo.. E subito ci adeguiamo al nostro stato di benestanti andando a prendere un costoso Daiquiri35 al bar del Nacional. E ci sembra pure economico :$ 3,5. Trattasi di granita i limone con rum.
Bene, si ricomincia la vita da ricchi all’Habana. Ma Nadia non demorde e costringe Pippo a tornare a casa a piedi. Decidiamo pure di invitare a cena Jolaise. Appuntamento all’Habana Libre alle 21.
Mangiamo al ristorante  xxxxxxxxxxxx che si trova proprio accanto al nostro bar preferito di scoppiati. L’ambiente è accogliente. C’è la solita guardiana triste dei cessi. Pippo mangia merluzzo, Jolaise invece porco. Nadia è fissata col vegetariano e si assuppa36 un orribile riso indiano con .. bacon! Il tutto allietato da due tristi, ma bravi musicisti con violino e chitarra. Il costo della cena è di 8 dollari a testa.

      Vogliamo continuare a divertirci e per farlo chiediamo ai passanti di indicarci una bella discoteca locale. Ci dicono di andare al “Rosalia de Castro”. E’ a due passi. In un vecchio palazzo tipo via Roma*. Al primo piano. Sembra di essere ad una festa privata anni sessanta. Una stanza lunga con tutte le sedie accostate al muro. Di diverso c’è la presenza del bar. L’ingresso 2 dollari. A Jolaise controllano il passaporto.
      Si comincia con la solita pallosa musica salsa. Poi si continua con uno show di due animatori che usano 3 disgraziati per divertire il pubblico. Che in effetti si diverte. Poicomincia la musica “disco”. E da questo momento riprende l’assalto a forte Apache. L’assalto agli europei (cioè noi) per motivi “ufficialmente” erotici, ma “realmente” economici.
Nadia è circondata da cubani e  due italiani . Pippo è conteso da tre cubane. I due però resistono e si difendono l’un l’altro. Jolaise balla bene , ma sempre allo stesso modo  qualunque musica mettano. Alle 1 e 30 si torna a casa.